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venerdì 5 giugno 2015

Tortine al nettare di mirtilli con bacche di goji: profumo di avventura

I mirtilli hanno per me odore e sapore di vacanza, vita all'aria aperta e famiglia. Da piccola trascorrevo ogni vacanza in Valsassina con mamma, papà e sorella. Eravamo dei veri montanari degli anni '90: calzettoni di spugna, magliette della Yomo, cappellini dell'oratorio, scarponi tramandati di madre in figlia, di zia in nipote, di cugina in cugina, di sorella in sorella e via così.
Camminavamo anche tutto il giorno, pasteggiavamo a polenta e stufati negli alpeggi, prendevamo acquazzoni, senza stress né inutili preoccupazioni (mai preso un raffreddore). Sapevo riconoscere le piante di ortiche, more, lamponi e mirtilli, sapevo che le fragoline che guardano all'insù non son buone da mangiare. La sera costruivamo e decoravamo fionde con i rami trovati sul sentiero, in inverno mettevamo bucce di mandarini sulla stufa.

Chissà se queste cose si fanno ancora negli anni 2000? 

Tortine vegan al nettare di mirtilli con bacche di goji

venerdì 6 marzo 2015

Tortine al té matcha e mandorle salate caramellate

4 marzo 2015: un altro compleanno che scivola via. Come la domenica, come le vacanze in montagna, e come tutte le cose belle che trascorrono in un soffio di vento.
Non ho mai amato rivolgermi al passato con espressioni del tipo "In tutta la mia vita non ho mai fatto/detto/provato...", perché credo proprio che leggendole qualcuno possa -ad ragionem- burlarsi di me e della mia freschissima stagionatura. Diciamo che non sarò più una robiolina, ma al massimo posso considerarmi una caciottina fresca.
Quindi niente più frasi di circostanza sul tempo che fugge.
 
Una cosa però non si può negare: collezionare compleanni implica una crescente difficoltà di ricordare ciascuno di quei giorni di festa. Che cosa ho fatto l'anno scorso? Siamo stati fuori a cena? Che torta avevo preparato quella volta? C'era anche mia sorella quell'anno? Cosa mi aveva regalato Merlino?
Forse è proprio questo che mi turba nell'inesorabile trascorrere del tempo: dimenticare le cose belle. Piccoli gesti che mi avevano reso felice in particolari momenti, ma anche ciò che non avrei dovuto dire o fare in una certa situazione, per non ripeterlo una seconda volta.
 
Confesso di essere molto legata ai ricordi. Posso dire che vivo di ricordi. Non solo quelli visivi, ma anche  olfattivi, tattili e, ovviamente, gustativi. Nella mia testa di caciottina fresca sono tutti legati in un mélange, dove qua e là mi tocca riempire i solchi lasciati dalla memoria che vacilla. In questo lavoro filologico il blog mi aiuta molto. Mi piace rileggere i post di anni fa, ritrovare quella me stessa di allora e sorridere nel constatare che i problemi si sono volatilizzati, oppure sono cambiati... credo che sia un ottimo deterrente per prevenire le ansie sul futuro. Che -almeno quello- sempre incerto è rimasto...!
 
 
...e indovinate qual è l'altro modo per sconfiggere l'ansia sul futuro??
 
 
Tortine al té matcha e mandorle salate caramellate
 

Per 6-8 tortine

150 g di farina 0
50 g di farina 2
2 C di té matcha
200 ml di latte di riso e mandorle
60 g di malto di riso + 1 C
1/2 bustina di cremor tartaro
1 C di aceto
25 g di olio di semi di girasole deodorato
un pizzico di sale
 
 
 
Setacciare le polveri tranne il té. A parte, versare in una scodella l'olio, il sale e il malto. Sciogliere il té matcha in un goccio di latte caldo, aggiungerlo ai liquidi. Versare nella terrina con le farine e mescolare velocemente, versando il latte di riso e mandorle poco alla volta. Il composto deve risultare fluido ma non troppo, più denso della pastella per le crepes. In ultimo, aggiungere l'aceto. Non mescolare troppo, riempire i pirottini fino a 1 cm dal bordo. Pestare grossolanamente le mandorle salate, cospargere la superficie e aggiungere una punta di malto sopra, che servirà per caramellarle. Se le mandorle affondano, il composto è troppo liquido.
Infornare a 160° per circa 20 minuti. Fare la prova stecchino.









sabato 14 dicembre 2013

Quadrotti di cachi e grano saraceno al cacao (glutenfree)

Le torte sbagliate - i dolci che se non ti lecchi le dita godi a metà - le dosi "a occhio" - la cucina fatta di sensazioni - a naso direi che basta così - quanno ce vo' ce vo' - un pizzico anche di questo per dare lo zing - proviamo a bilanciare con quest'altro ingrediente...

... e soprattutto morire se riesco a seguire una ricetta per filo e per segno !

Ecco qui, tradotta in luoghi comuni, la mia poetica culinaria. Non è una brutta cosa affidarsi al proprio istinto per certe cose. Voglio dire: per quanto gratificante e fondamentale possa essere mangiare in un certo modo, non mando il mondo in malora se mi sveglio una mattina e nel curry di ceci ci metto un pizzico di coriandolo... Posso dunque improvvisare con una certa leggerezza.
Però mi piacerebbe essere consapevole di ciò che faccio, avere un fondamento per le mie creazioni strampalate, una conferma che non sono una pazza esaltata e uno straccio di approvazione da qualcuno "che ne sa"..

Ma io sono così: acqua di rose, via col vento, o la va o la spacca...
 (e ridacci di cliché!)





E questo dolce non è da meno! Avevo la mia bella ricettina davanti (che fra l'altro avevo scritto IO, un paio d'anni fa!) di questa torta di cachi e grano saraceno. Inizio a preparare: farina di grano saraceno, fecola di patate, 4 cachi maturi, grappa... cavoli, niente grappa! ..beh ripiego sul rum. Semola di grano d... beh ma se la sostituisco con la farina di mais diventa anche glutenfree, dai facciamo così. Andiamo avanti: lievito... no dai, facciamo col bicarbonato che il lievito chimico sa sempredi finto.
etc etc.

E fu così che questa ricetta di una normale torta lievitata con cachi e grano saraceno, diventò un dolce godurioso, vegan e senza glutine, di cachi, cacao e grano saraceno. Potrebbe essere un ottimo dolcetto del pranzo di natale, per i sentori di cannella, cacao e noccioline è decisamente invernale!



Ecco la pseudo-ricetta (è implicito il "circa" per ogni quantitativo, desolata...!)


Quadrotti di cachi e grano saraceno al cacao

4 cachi molto maturi
4 cucchiai di olio d'oliva leggero
150 g di farina di grano saraceno
25 g di fecola
50 g di farina di mais fioretto
25 g di arachidi tostate al naturale
40 g di zucchero integrale Mascobado
25 g di sciroppo di riso
1 cucchiaio di cacao amaroConacado
50 g di uvetta
2 cucchiai di rum scuro (facoltativo)
1 cucchiaino di cannella macinata
1 tazzina da caffé di acqua di fiori d'arancio
1 cucchiaino di bicarbonato + 1 cucchiaio di aceto di mele
un pizzico di sale

Per la copertura: 2 cucchiai di acqua + 1 cucchiaio di sciroppo di riso, cacao per lo spolvero


Lasciare l'uvetta in ammollo in poca acqua calda e rum, per una mezzora.
Pelare i cachi e ridurli in salsa con un minipimmer. Sbattere con gli altri ingredienti liquidi e lo zucchero.
Tritare finemente le arachidi e miscelare insieme tutti gli ingredienti secchi, setacciando bene la fecola.Unire un po' per volta le polveri nel recipiente con i liquidi, avendo cura di non fare grumi. Lasciare per ultime le uvette, ben strizzate e infarinate.



L'impasto dovrà essere fluido, ma non troppo, simile a quello dei pancakes, per intenderci.
Ungere ben bene uno stampo rettangolare (sconsiglio la tortiera a cerniera, dato che l'impasto è molto fluido potrebbe fuoriuscire), spolverare con la farina di grano saraceno e versarvi il composto, sbattendo leggermente su un piano per livellare.
Infornare a 180° per circa 1 ora. Controllare dopo 20 minuti la superficie: se inizia a imbrunire, coprire con della stagnola, perché di certo il dolce non sarà ancora cotto. Quando si sarà formata una bella crosta soda ma morbida, con i cretti  tipici del brownie, allora sarà pronto. Non vale la prova stecchino, perché all'interno è molto umido.
 Appena fuori dal forno, con un pennello in silicone passare la superficie con acqua e sciroppo di riso, per lucidare bene.

Una volta fredda, tagliare in quadri o losanghe e spolverizzare con cacao amaro.

Consiglio vivamente un buon té nero fumante in abbinamento!









lunedì 19 agosto 2013

Torta vegan di cacao, pesche e moscato d'Asti

Mi sono lamentata tutta estate per la scarsa produzione "spontanea" di frutta. In genere non compro quasi nulla, mi basta gironzolare per i boschetti e i prati di Caprino BG, dove abbiamo anche il nostro orto, per trovare i piccoli frutti -e vai di marmellate!- mentre i miei zii florovivaisti ci regalano quantità industriali di prugne, pesche, mele, pere etc.
Quest'anno quasi nisba, causa: tempo impietoso.

Tuttavia, sono scesa in cantina e mi sono fermata a contare i vasetti di marmellata prodotti e.. mi sono dovuta rimangiare fulmini e saette scagliati contro Madre Natura (cui chiedo venia..). Fortunatamente ho sfruttato subito le more di gelso, di cui eravamo letteralmente sommersi questa primavera, e ultimamente anche le bacche di sambuco (altra invasione barbarica quast'anno). Insomma, è pur vero che non ho mangiato quasi nulla di albicocche, pesche e prugne, però da brava formichina ho fatto una bella scorta di vasetti per l'inverno, anche insoliti, dato che ho sempre e solo cucinato marmellate difrutti di bosco, pesche e albicocche.. tant'è che non sapevo più cosa metterci dentro per diversificare un po' i sapori!

Morale: devo imparare ad accontentarmi e diminuire le dosi di cinismo clinicamente testato che mi sparo ogni mattina a colazione. Oh!


Le pesche di questo dolce sono state acquistate e, diciamo la verità, non hanno un gran sapore.. ma il cinismo non prevarrà questa volta: sono andate benissimo per noi, che le abbiamo gustate un po' al naturale con il moscato, mentre un'altra parte le ho destinate a un dolce che sa un po' di fine estate



Torta vegan di cacao, pesche e moscato d'Asti

Per una tortina piccola (22cm diam.)


150 g di farina autolievitante Molino Chiavazza
2 cucchiai di cacao
50 g di zucchero (se non vi piace sentire come nota dominante l'amaro del cacao, aumentate fino a 80g)
200 ml di moscato d'Asti
3 cucchiai di olio d'oliva leggero
1/2 bicchiere di latte di soia
1 cucchiaio scarso di aceto di mele
1/2 cucchiaino di cannella
3 pesche gialle abbastanza sode




Pelare le pesche e tagliarle a fettine, tranne una, da tagliare grossolanamente per poi frullarla con il latte di soia, l'olio e il moscato.
In una terrina ampia setacciare la farina col cacao e la cannella, fare un buco al centro e versare i liquidi frullati, che risulteranno leggermente montati. Mescolare cercando di mantenere l'ariosità e aggiungere l'aceto, che darà una mano alla lievitazione.
Versare il composto nella tortiera oleata e infarinata, poi disporre le fettine di pesche.
Cuocere a 180 gradi, 15 minuti coperto con una stagnola e poi scoperto per altri 15 minuti circa. La consistenza è molto simile a quella della torta di latte.

Volendo, nell'impasto ci stanno molto bene anche le uvette.
Per lucidare la superficie avevo progettato di pennellarlo ancora caldo con della confettura di pesche o albicocche allungata con poca acqua calda, ma non ne ho avuto il tempo.. lo consiglio comunque, invece del da me odiatissimo zucchero a velo!










venerdì 5 luglio 2013

La "Focatcha"!

Ma che stramberia l'è mai questa??
..mia mamma direbbe così, a vedere queste foto, e come biasimarla: una focaccia verde!!
Alt, prima di tutto, è una focaccia dolce. Con i lamponi, piccoli magici frutti che amo forse più di tutti gli altri, ho sempre avuto il birlo di provarla, invece dell'uva. E poi, con il té matcha, che la tinge naturalmente di questo splendido verde pistacchio e le conferisce un aroma inconfondibile, è stata una scelta per me ovvia, perché con i frutti rossi mi piace da morire.





Fortunatamente io e papà abbiamo raccolto tanti di quei lamponi da bastarci fino all'anno prossimo, fra conserve e dolci e salati che abbiamo preparato - graffi e punture compresi, ovvio.

In verità, mentre meditavo sul da farsi con la mia Gina - magari evitate di immaginarmi nel dialogo con il mio lievito madre/figlia, così potete continuare a leggere serenamente :) - ho scoperto che qualcuno ne ha già fatto qualcosa di simile, però io ho fatto più che altro di testa mia, come sempre!

Il risultato mi piace molto: non è dolce (ma potete tranquillamente aumentare lo zucchero), mi garba perfino il croccantino della copertura con il cioccolato bianco, Merlino ne pappa un pezzo tutte le mattine... quindi direi che è stata un successo :)


 
La Focatcha
alias: focaccia al té matcha con lamponi



150 g di pasta madre
150 g di farina manitoba
150 g di farina semintegrale macinata a pietra (tipo 2)
50 g di semola di grano duro
80 g di zucchero  + 3-4 cucchiai per i lamponi
4 cucchiai di olio Dante
1 cucchiaio e mezzo di té matcha
200 ml di acqua
1 cucchiaino di sale
circa 200 g di lamponi freschi

100 g di cioccolato bianco per la copertura










 
La mattina, sciogliere la pasta madre nell'acqua tiepida, poi aggiungere metà della farina, il té matcha (entrambi setaccaiti), lo zucchero e impastare con il cucchiaio. Con questa quantità di zucchero l'impasto non è molto dolce, perciò aumentate fino a 120-130g se volete qualcosa da addentare durante le crisi ipoglicemiche :) 
Aggiungere poi il resto della farina, l'olio in cui avrete sciolto il sale e imapstare bene.
Lasciare lievitare in una boule di vetro o ceramica fino al raddoppio coperta con pellicola. Visto che fa caldo, a me sono bastate 5 ore, altrimenti si può fare lì'impasto la sera e lasciare lievitare tutta la notte nel forno spento.




Preparare la pirofila, ungendola per bene con l'olio, poi stendere la pasta e creare dei solchi con il rovescio del cucchiaio. Mentre l'impasto lievita per un'altra ora, mescolare i lamponi con 3-4 cucchiai di zucchero e lasciarli macerare.
Trascorso il tempo, accendere il forno a 200°. Spalmare i lamponi a cucchiaiate (i miei erano talmente maturi che con lo zucchero hanno formato una sorta di marmellata crudista!), spingendoli in profondità nei solchi, con il loro sughetto.
Coprire la pirofila con dell'alluminio, infornare nella parte bassa insieme a una ciotola con dell'acqua calda.
Cuocere per 20-25 minuti, poi rimuovere la ciotola dell'acqua e spostare la focaccia nella parte alta, togliere l'alluminio e ultimare la cottura, per altri 20 minuti circa. Appena tolta dal forno, pennellare la superficie con del malto (o del miele) sciolto in poca acqua calda, per lucidare.

Lasciare raffreddare la focatcha, poi, se vi piace, fondete 100 g di cioccolato bianco e decorate a piacere. Nel mio caso, dato che la focatcha non era troppo dolce, è stato un tocco indovinato: è classico l'abbinamento con il té matcha, ma anche con l'acidità dei lamponi.





sabato 16 marzo 2013

Torta di mele, noci e salsa mou al sale di Cervia (vegan)

Colazione da domenica... anche se è sabato, ma noi prolunghiamo il piacere :)

Bene, è tutto inverno ho voglia di mangiare una bella tortazza di mele, di quelle che fanno mappazza, belle umide, che ad ogni morso non fanno "crock" ma "schacch".. e mi riduco a cucinarla in extremis, sul finire dell'inverno. Ovvio!

Qui è sempre la stessa storia: ogni volta che accendo il forno è la volta buona per provare quella ricetta che avevo letto da qualche parte; quando metto l'acqua in pentola per un semplice minestrone non resisto e finisco per tuffarci qualche cereale, qualche spezia che "secondo me ci sta troppo bene!"; parto seguendo una ricetta per filo e per segno e poi.... quel maledetto grillo in testa mi intima di stravolgerla, assecondando il mio presunto estro..
Ecco il motivo per cui in dispensa ho sempre 20 sacchettini e vasetti di cereali, legumi e farine a metà; soprattutto, ecco eprché non sono mai capace di cucinarmi una pasta al pomodoro o una... classica torta di mele.

E infatti questa non è la torta di mele della nonna, né la apple pie dell'altra nonna, quella col becco e 3 nipotini dai nomi avverbiali. Questa è vegan, compresa la salsa mou!

Le noci sono un surplus di vera classe, con le mele è uno degli abbinamenti dolci che preferisco.





Torta di mele, noci e salsa mou

(1 misurino = 1 vasetto di yogurt da 125g)

Per la salsa mou:
1 misurino di zucchero mascobado Altromercato
3 misurini di latte vegetale (io di avena)
1 pizzico di sale dolce di Cervia

Per la torta:
4 mele golden di media grandezza
80 g di olio di mais
2 cucchiai di semi di lino
latte di soia qb
4 misurini di farina (io di segale, di semola rimacinata e 00)
1 misurino di zucchero mascobado
1 cucchiaino di cannella macinata Altromercato
10 noci
un pizzico di sale
scorza di limone bio
1/2 bustina di cremor tartaro


Preparare la salsa mou, che nel mio caso è rimasta molto lenta, per fungere da accompagnamento a un dolce: scaldare una padella antiaderente con lo zucchero e versare piano il latte, aggiungere il sale e continuare a cuocere, finché non si addensa. Versare in vasetti di vetro sterilizzati.

Sbucciare 2 mele e frullare insieme a un po' di latte di soia, zucchero, semi di lino e olio. Deve risultare un composto spumoso e quasi liquido. Mentre i semi di lino formano la loro bella gelatina, sbucciare e tagliare le altre mele: una a fettine per la decorazione, l'altra a pezzettini. Irrorare con del succo di limone.
Scaldare il forno a 180°.
In una ciotola capiente setacciare le polveri e aggiungere piano il composto liquido. Io ho dovuto allungare con un po' di latte di soia, per rendere il composto più morbido. Aggiungere anche la scorza di limone grattuguata, le mele a pezzettini e le noci tritate grossolanamente, conservandone 3 o 4 per la copertura.
Oleare una tortiera, rivestire di carta forno e versare il composto. Decorare con la mela a fettine e le noci tritate.
Prima di infornare, spalmare giusto un cucchiaio di salsa mou sulla superficie, poi coprire con la carta di alluminio e infornare. Tenere coperto per almeno 20 minuti, poi togliere l'alluminio e terminare la cottura. Questa operazione serve per evitare che le mele in superficie brucino, essendo una cottura abbastanza lunga. In totale sono circa 50 minuti di cottura, ma dipende molto dal forno.

Appena tolta dal forno, spalmare altri 2 cucchiai di salsa mou, che verrà parzialmente assorbita dalla torta calda e la renderà lucida.

Servire con un cucchiaio di salsa mou scaldato appena al microonde. Goloserrima!




venerdì 26 ottobre 2012

I miei dolcetti choosy: muffin con zucchine e cioccolato bianco

Non amo il cioccolato bianco. Non sono una fan dei muffin.
Perciò ho cucinato con passione questi dolcetti, ieri pomeriggio: questi mini muffin sono il mio piatto "choosy". Io non li mangerò, perché anch'io sono choosy.

è emblematico il tempismo con cui la nostra ministra ha sbaragliato la concorrenza di scosse di terremoto, omicidi e morti bianche, per affermarsi sulla scena italiana da star indiscussa del momento. Infatti, per quanto mi riguarda, nel giro di 24 ore, con il melodioso sottofondo della sua graziosa vocina -che parla pure in inglese, wow! - ho ricevuto ben 2 porte in faccia, lavorativamenteparlando..

segue momento di depressione post-legnata.

segue euforia involontaria alternata a sprazzi di pianto isterico.

segue serie di insulti vomitati in quantità industriali contro la suddetta, anche su facebook (segue pentimento).


Ora che sono più o meno rientrata nei ranghi, posso giocarmi l'ultima arma, che non servirà a nulla nel concreto, certo; domani non avrò un lavoro, né l'italia si deciderà a dare fiducia ai suoi giovani, e probabilmente lei nemmeno si rimangerà quello che ha detto..

Però è questo che posso fare, perché IO LO SO FARE questo lavoro, anche se nessuno mi pagherà per aver scritto questo post, eppure mi sento appagata nel farlo!!


Ed ora, la ricetta:







Cara Elsa,


mi ci è voluto un po' per capire a chi ti riferissi, parlando di ragazzini choosy:

forse ai giovani laureati, magari anche magistrali, che rincorrono uno stage-non-retribuito dopo l'altro, che una volta finito li lascerà a casa (ah ma con che grande bagaglio culturale!), lavorando la sera al pub per pagarsi almeno il treno e l'autobus?

Oppure i più fortunati di noi, laureandi e laureati, sfruttati da chicchessia con contratti a chiamata, co.co.pro., voucher, di eterno apprendistato, rinnovati un po' sì e un po' no, che lavorano sotto minacce del tipo "se ti va bene è così; sennò io un altro come te lo trovo in 5 minuti"?

O forse dicevi ai lavoratori in nero, babysitter, ripetizioni, camerieri, lavapiatti, pagati a seconda dell'umore del capo, senza possibilità di replica?

... più probabilmente parlavi di quelli che una volta laureati, sono rimasti disoccupati. E mi ci metto in pieno anch'io. Ebbene sì: io sono choosy.

Mi sono laureata due anni fa in storia dell'arte (sì, proprio quella "cosa", che solo a sentirla, alle HR rabbrividiscono). Da quando studio, ho lavorato in bianco, in nero e più spesso al verde.
Ho fatto la cameriera la sera, la barista-commessa di giorno, ho dato ripetizioni praticamente aggratis per anni, ho fatto (e faccio ancora) la babysitter, l'operaia, la lavapiatti-lavapavimenti-lavacessi, l'inventarista, ho lavorato e lavoro (usando il verbo impropriamente) a provvigione per pubblicizzare eventi artistico-culturali.
L'anno scorso io e il mio ragazzo (lui è dottore in informatica graziealcielo!) ci siamo buttati in un'avventura estrema, assurda, probabilmente fatale: la convivenza, con un mutuo sulle spalle per 20 anni. Volevamo distinguerci dai bamboccioni, volevamo iniziare a creare una famiglia. Siamo due persone con la testa sulle spalle, sappiamo fare sacrifici.. e lei?? Lei ha una figlia (e lasciamo perdere tutto......). Io ho 25 anni, e so che probabilmente non ne avrò mai. E se ci capitasse questa sfortuna, che vita avrebbe nostro figlio? Studierebbe anche lui fino a 30 anni, perché adesso chi non ha tre lauree è out? e poi? se ne andrà all'estero, probabilmente in Cina, e ci invierà un assegno mensile, perché noi non avremo mai una pensione?


Per il momento l'unica attività a tempo indeterminato che posso vantare è la mia indignazione nei confronti di..
E qui casca l'asino. La cosa peggiore, è che non abbiamo un capro espiatorio su cui far cadere tutte le colpe di cui siete, siamo, sono stati, colpevoli. Oggi sei tu, domani.. chissà.


E adesso? Un colloquio dietro l'altro, con conseguenti no uno dietro l'altro o, peggio, silenzi prolungati.
Dopo ogni NO, dietro cui si nascondono inevitabilmente tutte le tue speranze, cui ti sei aggrappato con le unghie e con i denti, perché non hai nient'altro in mano, se non quella speranza (che di solito è un tirocinio spesato, o al massimo una sostituzione maternità di 3 mesi)... si ricomincia daccapo. Ogni volta.
E di nuovo: camicia stirata, curriculum fresco di stampa, sorrisi e convenevoli ad un altro colloquio.

Noi sappiamo cosa sono i sacrifici.


Noi siamo grandi, siamo forti.. forse solo di questo vi dobbiamo ringraziare: siamo diventati forti, tanto da combattervi con le nostre parole, le nostre ricette, foto, idee, canzoni... 

..è solo molto triste che lavoriate non per noi, ma contro di noi.

Silvia -very very choosy




MINI MUFFIN choosy 
CON ZUCCHINE E CIOCCOLATO BIANCO



Ingredienti per circa 18 mini-muffin:

1 uovo choosy
4 cucchiai di olio di semi choosy
1 cucchiaio di zucchero di canna choosy
essenza di vaniglia choosy
zenzero grattugiato choosy
1  zucchina choosy 
1 cucchiaio di yogurt magro choosy

40 g cucchiai di zucchero semolato choosy
50 g di cioccolato bianco choosy

100 g di farina 00 + 50 g di farina di farro (entrambe choosy)


1 cucchiaino di cremor tartaro choosy
sale choosy


grattugiare la zucchina e lo zenzero e tenere da parte. Unire i liquidi e lo zucchero di canna e sbattere. Aggiungere zucchine e zenzero.
In un'altra ciotola, setacciare le farine con il lievito, aggiungere le altre polveri. Versare anche i liquidi e infine il cioccolato bianco, freddo di freezer e fatto a pezzettini.
Riempire i pirottini quasi fino all'orlo e infornare a 180° per 15 minuti.


Diego dice che sono buonissimi.










mercoledì 19 settembre 2012

Crostatine all'olio con latte condensato di capra e fichi

Il titolo è lunghissimo, ma non potevo omettere nessuno degli ingredienti, dato che trovo che si sposino benissimo proprio loro insieme!

La curiosità è ovviamente questo latte condensato di capra - prodotto a me finora sconosciuto, nonché granderrima rivelazione del secolo!!- di cui ora vi spiego brevemente la storia:

un paio di settimane fa si è sposata la sorella di Diego e per il ricevimento hanno deciso di portarci in un agriturismo in provincia di Bergamo -potaaa- molto semplice ma super genuino. La loro forza è in assoluto la regina capra... evvai di formaggini e prodotti al latte di capra, il mio paese dei balocchi (gli amici vegani avranno un po' di pazienza per questo post, sorry!)! Sorvolo sulla grigliata di carne, perché purtroppo la capra non è mancata nemmeno lì :(

Eccoci al punto: la bomboniera che hanno scelto era un bellissimo prodotto della casa: "Dolce di latte di capra", nel mio caso al Brandy, che si percepisce lontano a smorzare la dolcezza persistente del latte condensato. Comunque questo "dolce", che si presenta in un barattolo, e non nel pessimo tubetto, non ha nulla a che fare con quello dello scaffale al supermercato! Sì sì, proprio quello là, con il tubetto bianco e azzurro.. mai piùùù!














 CROSTATINE ALL'OLIO D'OLIVA 
CON LATTE CONDENSATO DI CAPRA E FICHI



Per la frolla all'olio (per 3 crostatine)
1 tazza di farina semintegrale
1/3 di tazza di semola di grano duro
un pizzico di cremor tartaro
1 cucchiaino di scorza grattugiata di limone
3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
2 cucchiai di zucchero di canna
un pizzico di sale
1/2 bicchiere di vino bianco o acqua

Per la farcitura
200 g di latte condensato di capra
1 bicchiere di latte (meglio se di capra)
1 cucchiaino di agar agar
1 cucchiaino di maizena
3 fichi verdi
miele




Impastare prima le farine con l'olio, poi aggiungere le altre polveri e infine il liquido, q.b. per impastare. Lasciare in frigo avvolta in una pellicola mentre si prepara la farcitura.
Scaldare il latte in un pentolino, portare a bollore e aggiungere l'agar agar. Prelevare un cucchiaio di latte e sciogliervi la maizena, per poi aggiungerlo al resto della crema. Continuare a sobbollire per 5 minuti, mescolando. Spegnere il fuoco e aggiungere il latte condensato. Evitare altra fonte di zucchero, poiché questo prodotto ne abbonda! Dare una mescolata e lasciar intiepidire.
Accendere il forno a 180°.
Tirare fuori la pasta dal frigorifero, dividerla in 3 palline e iniziare a stenderle, lasciando circa 4 mm di spessore (a me piace bella presente la frolla). Foderare gli stampini con carta forno bagnata e ben strizzata, poi rivestirla con la pasta. Creare dei piccoli solchi con le dita, poi versare piano la crema di latte in tutti e tre gli stampi rivestiti. Tagliare i fichi a fettine, ricoprire le crostatine e passare con un giro di miele, o zucchero di canna, sulla superficie. Infornare per 25-30 minuti (questa frolla ci mette di più a cuocere).









mercoledì 13 giugno 2012

Torta di mele e quinoa (vegan e senza farina)

Questa torta l'ho fatta tempo fa e, dato che mi invento le ricette al momento in base a ciò che ho nella dispensa, non mi ricordo le proporzioni precise purtroppo :( sarò imprecisa quindi, sappiatelo! 
Voglio comunque proporvi questo dolce perché (oltre ad essere vegan, senza farina e senza zuccheri aggiunti, a parte quelli contenuti nei frollini) è una torta superlativa, gustosissima e altamente energetica! Mangiata la mattina è la morte sua (nel senso che "mors sua vita mea" XD )

Questo dolce mi rappresenta molto, sia perché appunto è DOLCE (golosaccia come sono!), sia per la scelta degli ingredienti, poveri di grassi e tutti di origine vegetale (anche se ribadisco che NON sono vegan, almeno non per ora). Per questo motivo ci tengo a pubblicarlo ora, in questo momento cruciale della mia vita.. Ora penso di poterlo scrivere senza paura: ho dato le dimissioni dal mio lavoro in pasticceria (apprendista banconiera, sì ma solo sulla carta...) e inizia per me una fase tutta nuova, che in realtà mi spaventa molto, ma allo stesso tempo sento chiaramente dentro di me il richiamo alla vita... Sento di doverla attraversare, anche se non so dove approderò! 





TORTA DI MELE E QUINOA
VEGAN E SENZA FARINA



1 tazza e mezzo di quinoa lessata
½ tazza di fiocchi d’avena
12 frollini vegan al mais
Uvette (due manciate)
Succo di mela qb
1 manciata di nocciole
anice stellato
1 mela golden
1 cucchiaino di agar agar
Qualche cucchiaio di confettura chiara o nettare di frutta (nel mio caso di prugne gialle)



Frullare i frollini (scusate l’allitterazione) e le nocciole, fino a ridurli in farina. Mettere del succo di mela (circa 2 tazze) in un pentolino e portarlo quasi a bollore, sciogliere l’agar agar e abbassare il fuoco. Spegnere il fuoco e lasciare in infusione l’anice, l’uvetta e i fiocchi d’avena per almeno 10 minuti, prima che l’agar agar addensi troppo.

Tagliare la mela a fettine non troppo sottili e irrorarla con del succo di limone. Mescolare la quinoa con la farina dei biscotti. Filtrare il succo, eliminare l’anice e aggiungere i fiocchi e l’uvetta al composto. Bagnare con un po’ di succo di mela e aggiungerne poco per volta, finché avrete ottenuto un impasto abbastanza omogeneo e morbido.

Rivestire una tortiera con della carta forno e versarvi il composto, livellando. Disporre a raggiera le fettine di mele, poi versare qualche cucchiaio di nettare di frutta e, se lo gradite, del miele o del malto.
Infornare per circa 40 minuti a 180°.



Perciò con questo mio dolce, do un dolce arrivederci alla pasticceria :)

domenica 4 dicembre 2011

Pangiallo alla zucca con pistacchi


Menomale che qualcuno un giorno ha capito che si può anche provare piacere dal nutrirsi, cocendo certe cose, mescolandole ad altre e gustandole in compagnia.. menomale che esiste la cucina. Credo che nei momenti belli, come in quelli brutti, lo stare a tavola insieme, anche in silenzio, sia in un certo senso terapeutico. Il cucinare e il mangiare sono due attività piene di risorse, se si è curiosi e dotati di un minimo di spirito critico.. possono essere un ottimo diversivo e distrarre da un brutto momento..
Mi viene in mente questo come introduzione, perché ci sono stati dei momenti tristi per molte persone molto vicine a me durante questo autunno, che purtroppo non si risolveranno con il cambio di stagione.. perciò non ci resta che rimboccarci le maniche e tuffarci in un milione di esperienze! Non dobbiamo sentirci in colpa se cerchiamo di fare ciò che ci rende felici, anche se pensiamo che dovremmo stare male per qualcun altro che soffre o sta peggio di noi, right?! Credo che ognuno debba trovare la propria strada per sentirsi felice!

Ecco perché posto questo pane: con il suo colore vivace voglio dare una nota di serenità e calore a chi ne volesse assaggiare –virtualmente- un pezzettino ;)



La ricetta originale la trovate su Sale e coccole, io ho modificato un po’ le dosi:



PANGIALLO ALLA ZUCCA CON PISTACCHI



350 g di farina 00

200 g di farina di mais

300 g polpa di zucca

1 bustina e ½ di lievito di birra (io ho usato quello secco, da associare a 2 cucchiaini di zucchero)

sale q.b.

pistacchi tostati non salati

½ tazza di latte tiepido

4 cucchiai di olio extravergine

semi di papavero per decorare

Versare in un’ampia terrina le farine con il lievito e lo zucchero, aggiungere il sale, fare un buco al centro e versare il latte tiepido. Iniziare a impastare, aggiungendo anche l’olio e la purea di zucca ben schiacciata. Inserire quanti pistacchi si desiderano (io ne ho messi troppo pochi, abbondate pure) e impastare per 10 minuti con le mani. Risulterà un impasto molto appiccicoso, se fosse troppo duro aggiungere dell’acqua. Lasciar lievitare per almeno 1 ora coperto da un canovaccio umido. Preparare un foglio di carta forno bagnato, strizzarlo, asciugarlo e rivestire uno stampo da plum cake, poi versare l’impasto, lasciandolo lievitare ulteriormente (io l’ho messo nel forno acceso a 50 gradi). 
Spennellare la superficie con del latte e versarci sopra i semi preferiti. Infornare a 180 gradi per circa 45 minuti, quando inizia a sprigionare un ottimo profumo di pane è pronto!






domenica 27 marzo 2011

Ciambella vegan carote e cocco

è stata una settimana un po' strana, piena di imprevisti, alcuni piacevoli, altri purtroppo no. Papà è stato ricoverato qualche giorno all'ospedale perché le sue condizioni sono un po' peggiorate, anche se a vedersi sembra scoppiare di salute. Così ho fatto questa tortina leggera leggera e con pochissimi grassi, per tirare un po' su me e mia mamma, senza appesantirci le pance :)






CIAMBELLA COCCO E CAROTA


5 carote medie
3 vasetti farina bianca
1/2 vasetto di maizena
1/2 vasetto di olio di semi
2 vasetto di farina di cocco
1 vasetto di zucchero di canna grezzo
1 vasetto di yogurt intero bianco
una manciata di nocciole tostate e tritate molto fini
1 bustina di lievito
latte di soia qb
un pizzico di sale

farina di cocco
1 cucchiaio di malto di mais
1 cucchiaio di acqua calda


Mixare col minipimmer yogurt, zucchero e olio. A parte, grattugiare le carote e frullarle insieme a un po' di latte di soia, per ottenere una purea. Aggiungere al composto precedente le farine setacciate, il zale e il lievito. Io ho aggiunto anche della vanillina, perchè il mio non era un lievito vanigliato ma cremor tartaro. Unire le carote al composto e verificarne la consistenza, che deve essere molto morbida ma non tanto da poter essere versata. Oleare ed infarinare la tortiera a ciambella, versare il composto, livellare e infornare in forno caldo a 180° per almeno 40 minuti.  Fuori dal forno, quando è ancora calda, spennellare la superficie con del malto diluito in poca acqua e cospargere di cocco. 







mercoledì 5 gennaio 2011

Torta di grano saraceno e cachi

Per inaugurare questo 2011 vi propongo una torta che, come al solito, ho fatto a caso :p ...però stavolta posso dire senza modestia che ho proprio azzeccato, perchè è squisita!





..ma andiamo con ordine.

Questo nuovo anno si prospetta assai ricco di novità ed esperienze che - contrariamente a quanto si potrebbe pensare a giudicare dalla mia scarsa voglia di festeggiare - ho molta voglia di intraprendere! Per citarne una, il nuovo gruppo vocale: cantiamo insieme da pochissimo, da quando a malincuore ho lasciato i miei ex compagni coristi; ma abbiamo già programmato insieme la tabella di marcia per procedere a tutta birra, concerti e vacanze compresi!

Poi c'è il nuovo contratto al lavoro, che mi rende più responsabile, mi dà un piacevole senso di sicurezza, anche se mi limita parecchio, rispetto alla - fortunatamente- conclusa vita da studente!

In tutto ciò, continuerò a spadellare e inventare ricette su misura per me e la mia famiglia.. e, probabilmente fra non moltissimissimo tempo, anche per il mio Deghi! - forse sono un pelino troppo ottimista, ma meglio così! Anticipo solo che teniamo gli occhi aperti sulle case in zona, ma è una questione ancora top secret ;)

Ed ora veniamo alla prima ricetta dell'anno! Una torta che ho preparato per la cena del mio gruppo, che purtroppo non ha avuto luogo a causa di malanni stagionali.. uff! ..pocomale, me ne sono mangiata una fettona proprio stamattina e ne sono rimasta estasiata! Ultimamente basta proprio poco per illuminarmi la giornata, speriamo sia di buon auspicio :)







TORTA DI GRANO SARACENO E CACHI


250 g farina di grano saraceno
100 g farina di semola di grano duro
50 g di fecola di patate
10 g di nocciole tritate fini
una manciata di semi di girasole interi
80 g di zucchero semolato
1 bustina di lievito
500 g di cachi maturi
2-3 cucchiai di olio
un pizzico di sale
2 cucchiai di grappa al mirtillo
olio e pangrattato per lo stampo



Gli ingredienti sno tanti ma vedrete che è semplicissima!
I cachi in grandi quantità nei dolci permettono di omettere le uova, dato che la loro consistenza vischiosa è molto simile a quella degli albumi e permette di ottenere un dolce morbido che non secca. Casomai resta più "gnucco", cioè più compatto delle classiche torte della nonna, ma per chi è abituato alle torte vegan o con pochi grassi non sarà una novità ;)

Pesare mezzo kg di polpa di cachi maturi (gli ultimi ormai!) e frullarli insieme all'olio, al sale e alla grappa. A parte miscelare le farine con il lievito, aggiungere lo zucchero, le nocciole tritate e i semi di girasole. In ultimo versare nell'impasto liquido e mescolare bene. Se necessario aggiungere dell'acqua o del succo di mela, ma l'impasto non deve risultare fluido come quello dei muffins.
Cuocere in forno caldo ventilato a 180° per 40-45 minuti, controllando che la superficie non diventi troppo scura. Vale la prova stecchino.

Quando la torta è ancora calda, preparare una miscela con 2 cucchiai di malto di grano e 2 cucchiai di acqua calda, per spennellare la superficie che in questo modo rimarrà bella lucida!


Ottima a colazione, perché molto energetica e per nulla pesante!


domenica 31 ottobre 2010

Torta paesana per il contest di Giulia



Finalmente ho trovato il tempo di farla, la ricetta della nonna, o meglio, la ricetta di tutte le nonne della brianza, che ancora stuzzica la nostra memoria con i ricordi infantili attraverso le nostre papille!
La torta paesana, o torta al latte, o ancora "turta mica e lacch", è una delle eccezioni nel panorame variopinto della pasticceria, perché non ha ricetta. Niente dosi, né ingredienti fissi da memorizzare... Ogni nonna la fa a modo suo! Devo dire che, come non ne ho mai assaggiata una uguale all'altra, non ne ho mai provata nessuna che non mi piacesse.

Ovviamente si tratta di un dolce povero, della tradizione contadina, perché si recupera il pane secco di giorni. Il pane da impiegare dovrebbe essere la "michetta", o perlomeno questo è il pane della nostra tradizione (anche se a me non piace per niente, tranne che in questa preparazione!), e il latte quello intero. Poi c'è chi ci mette il burro e chi no, chi gli amaretti, chi l'aroma di arancia, chi i canditi, perfino gli zuccherini colorati sulla superficie (le nonne più all'avanguardia che vogliono fare piacere ai nipotini)!

Personalmente non ho voluto emulare la torta della mia nonna, proprio per il motivo sopraccitato: dato che non mi sarebbe mai e poi mai venuta uguale alla sua, pur attenendomi al ricordo che ho di quel sapore di casa, di merenda e di famiglia, ho preferito farne una versione mia, come una vera nonna!! :)

Dunque, anche se questa NON è la torta dei miei ricordi, credo di poter partecipare al contest delle Madeleines proustiane anche solo per il sogno ad occhi aperti che mi sono fatta impastando e inventando. mi sono sentita importante, stavo creando la MIA torta paesana!!
Spero che qualcuna di voi capisca cosa intendo dire..


Ed ora, come una vera nonna brianzola, indico il procedimento, ma non le quantità! A voi libero arbitrio!!
p.s. è molto difficile combinare guai con questa torta, anche senza dosi.. provare per credere!




LA MIA TORTA PAESANA
(variazioni sul tema)

pane secco bianco (possibilmente michette)
latte intero (io ho usato quello di soia)
biscotti oro saiwa alle nocciole

2 cucchiai di cacao amaro
1/2 bustina di preparato per budino dell'Equosolidale (sostituibile con 1 cucchiaio di cacao in più e 1 di fecola)

2 cucchiai di zucchero di canna

1 cucchiaio di cannella

uvette
castagne arrosto pelate

pinoli

1 pera matura



Lasciare a bagno il pane posso nel latte per una notte.
Il giorno dopo lavorarlo bene con una forchetta, aggiungendo dell'altro latte se ce ne fosse bisogno. Aggiungere i biscotti ridotti a farina, lo zucchero, la cannella, il cacao e il preparato per budino. Alla fine mettere castagne, uvette e pinoli e la pera tagliata a piccoli dadini.

Versare nello stampo di silicone oppure in uno stampo unto e infarinato.
Infornare in forno già caldo e cuocere a 180° per almeno 40 minuti.

La prova
stecchino vale fino a un certo punto, perché la torta di latte deve rimanere bagnata all'interno. Controllare solo che la superficie non annerisca troppo.


Mangiare fredda.

Distribuire ai bambini rigorosamente nella carta stagnola!

Il giorno seguente a colazione è più buona! (...potere della
suggestione dei ricordi??)



Un bacio a Giulia, a tutte le nonne e i loro nipoti che ne seguono le orme, mettendoci un pizzico di se stessi nelle proprie creazioni.


mercoledì 6 ottobre 2010

Torta "nuvola" cocco e ananas

Questo dolce buono buono lo dedico alla carissima Giulia, che è finalmente tornata dalle vacanze-lavoro e che può continuare a far sognare i nostri occhi e le pupille e papille!! Bentornata Giu!!

Ho finalmente trovato il modo di ottenere la sofficità di un cuscino (o - più poeticamente - di una nuvola) anche senza uova né burro: il minipimmer! non l'avevo mai utilizzato per gli impastidolci prima, tranne per le creme vegane o con la ricotta.. da adesso lo userò sempre per gli ingredienti "liquidi", perché si incorpora aria molto più che con la frusta.





TORTA "NUVOLA" CON COCCO E ANANAS


60 g olio di semi
2 vasetti di yogurt magro all'ananas
2 cucchiaini di miele chiaro e fluido
4 cucchiai di fruttosio
150 g farina 00
50 g di maizena
1 bustina di lievito
1/2 ananas tagliata a pezzettini
150 g di farina di cocco (cocco disidratato grattugiato)
1/2 cucchiaino di cardamomo in polvere


Versare in una terrina lo yogurt, l'olio, il miele e 2 cucchiai di fruttosio e montare il tutto con il minipimmer ad alta velocità. Aggiungere le farine e il lievito setacciate, il cocco e il cardamomo. Alla fine aggiungere 1/3 circa dell'ananas a pezzettini. Ungere e infarinare uno stampo da 24 cm e versare l'impasto fluido. cospargere di ananas e cocco, poi distribuire il restante fruttosio sulla superficie. Infornare in forno caldo e cuocere per almeno 40 minuti a 180 gradi. Quando la superficie inizia a dorare fare la prova stecchino.


è BUONISSIMISSIMA!!! SCOMMETTETE???


sabato 26 giugno 2010

Tortine di pane e latte con duroni e rosmarino

Vado pazza per le ciliegie e le amarene, in qualsiasi "salsa" esse si trovino.. purtroppo sono 2-3 anni che non ne mangio quasi più, a causa dei prezzi improponibili che sono ultralievitati. Anni fa un amico di famiglia ce ne portava chili e chili, avendo diversi alberi nel giardino, ma da quando sono stati abbattuti non ne abbiamo più comprate.
Ultimamente però ho trovato qualche offerta dal fruttivendolo, quindi ne ho subito approfittato...... come sempre la mia golosità ha sopraffatto la ragione e ne ho comprate troppe! A parte me, che ne mangio anche 3 volte al giorno, in casa erano tutti stufi di duroni e ciliegie. Perciò, anche questa volta, aguzziamo l'ingegno!!







TORTINE POVERE DI PANE E LATTE CON DURONI E ROSMARINO


per due tortine di circa 12 cm di diametro:
2 panini secchi (le "michette")
latte q.b.
2 cucchiai di farina integrale di frumento
2 cucchiai di zucchero bianco
1 cucchiaino di lievito
una decina di duroni
1 rametto di rosmarino
circa 30 g di margarina
2 cucchiai di zucchero di canna
scorza grattuggiata di 1/3 di limone bio


Lasciare in ammollo per qualche ora il pane nel latte (meglio per una notte). Se necessario, frullatelo per eliminare eventuali pezzi rimasti interi. Aggiungere la farina, lo zucchero, il lievito e il rosmarino sminuzzato finemente. Con la margarina coprire gli stampini e sul fondo spolverare con lo zucchero di canna. Tagliare in 2-3 parti i duroni e disporli sul fondo, con qualche altro fiocchetto di margarina. Coprire con il composto di pane e latte e infornare a forno caldo a 180°. La cottura dipenderà molto dal forno, in ogni caso è facile controllare che non bruci, dato che la superficie della torta poi sarà la base, una volta raffreddato. Mi pare che nel mio caso sia stata di circa 20 minuti.


Molti aggiungono l'uovo nell'impasto, per compattarlo e dare al dolce un gusto più deciso.. a me personalmente non piace il sapore dell'uovo, quindi cerco sempre di ometterlo, specialmente quando è "scoperto", cioè quando gli altri ingredienti sono poveri.


La consistenza ovviamente sarà come quella della torta paesana: morbidissima e molto umida. da consumare rigorosamente fredda!!













Anche questa ricetta partecipa alla raccolta Il pane secco... non si butta!









sabato 6 marzo 2010

tanti auguri a me.. con il Tropical Cake!






Eccomi con la mia torta di compleanno!! ..in realtà ne ho fatte 2 per festeggiare in casa e con gli amici, ma l'altra è stata divorata più o meno in 5 secondi dai voraci amichetti di coro :D Comunque vi consiglio di provarla: è una crostata al cioccolato con arachidi salate, la salsa al cioccolato è golosissima senza essere stucchevole e con le arachidi (nel mio caso gli anacardi) è una cosa divina! confermano i miei amici!


Un altro compleanno è trascorso :( mi piace il 4 marzo, penso che sia una data stupenda in un periodo dell'anno carico di aspettative, di attese (anche della primavera!) e di progetti per l'estate. Ma quest'anno è stato proprio commovente: il mio moroso - che non finirò mai di ringraziare - ha organizzato tutta una festa a sorpresa per me!!!! Ebbene sì, ho un ragazzo favoloso, che non si scorda mai una data né un mesiversario, che ama sorprendermi con gesti sproporzionati e paradossali.... mi ha anche regalato un corso di cucina orientale e sushi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Altre considerazioni su di lui qui sarebbero fuori luogo (!), comunque l'ho ripagato con una misera fetta di cake, che però - devo modestamente ammettere - è un'esplosione di gusto ;)

L'ho chiamata TROPICAL CAKE per gli ingredienti che ho usato (avena, cocco, uvetta, banana, yogurt). Era da un bel po' che avevo nella dispensa l'avena in fiocchi e il cocco disidratato e il profumo che emanavano ogni volta che aprivo l'anta mi ha suggerito questo connubio strepitoso.



TROPICAL CAKE

(vegan)


Ingredienti

(scusate se non sono precisi ma sono andata proprio ad occhio):

100 g farina 00
100 g farina di manitoba
100 g fiocchi d'avena
100 g cocco disidratato
120 g zucchero
6-7 cucchiai di olio di semi
2 cucchiai farina di semi di lino (lasciata tutta la notte in 2 cucchiai di acqua)
2 vasetti di yogurt bianco magro (meglio di soia, così è tutta vegan)
1/2 vasetto di latte di soia (facoltativo)
2 manciate di uvetta
1 banana piccola
1 bustina di lievito
sale

Lasciare in ammollo l'uvetta in un po' d'acqua tiepida.

Sciogliere lo zucchero nei semi di lino annacquati e sbattere leggermente. Schiacciare la banana e aggiungerla, inserire il primo vasetto di yogurt, poi iniziare ad aggiungere le farine setacciate col lievito e il sale. Aggiungere anche il secondo vasetto di yogurt, ma potrebbe essere troppo (io avevo il barattolo da 500 g e ne ho usato quasi metà), quindi attenzione a non inserirlo tutto insieme. Aggiungere l'olio, inserire i fiocchi d'avena e il cocco, lasciandone 2 cucchiai per la decorazione, e infine l'uvetta scolate.

Accendere il forno a 180°. Oleare uno stampo di ceramica o di vetro con la forma del plum cake, inserire il composto e cuocere per 45 minuti circa, con la prova dello stecchino.


Per la decorazione:

1 cucchiaio di miele chiaro neutro
2 cucchiai di acqua calda
cocco avanzato dalla preparazione
Sciogliere il miele nell'acqua calda, spennellare col composto la superficie del cake ancora caldo e cospargere di cocco.
Io l'ho fatto ancora prima di toglierlo dallo stampo e per fortuna il cocco non si è staccato.... ma magari evitate di fare come me ;)



Consiglio vivissimamente di consumare a colazione!!!! è ottima, morbidissima e profumata!