domenica 4 dicembre 2011

Pangiallo alla zucca con pistacchi


Menomale che qualcuno un giorno ha capito che si può anche provare piacere dal nutrirsi, cocendo certe cose, mescolandole ad altre e gustandole in compagnia.. menomale che esiste la cucina. Credo che nei momenti belli, come in quelli brutti, lo stare a tavola insieme, anche in silenzio, sia in un certo senso terapeutico. Il cucinare e il mangiare sono due attività piene di risorse, se si è curiosi e dotati di un minimo di spirito critico.. possono essere un ottimo diversivo e distrarre da un brutto momento..
Mi viene in mente questo come introduzione, perché ci sono stati dei momenti tristi per molte persone molto vicine a me durante questo autunno, che purtroppo non si risolveranno con il cambio di stagione.. perciò non ci resta che rimboccarci le maniche e tuffarci in un milione di esperienze! Non dobbiamo sentirci in colpa se cerchiamo di fare ciò che ci rende felici, anche se pensiamo che dovremmo stare male per qualcun altro che soffre o sta peggio di noi, right?! Credo che ognuno debba trovare la propria strada per sentirsi felice!

Ecco perché posto questo pane: con il suo colore vivace voglio dare una nota di serenità e calore a chi ne volesse assaggiare –virtualmente- un pezzettino ;)



La ricetta originale la trovate su Sale e coccole, io ho modificato un po’ le dosi:



PANGIALLO ALLA ZUCCA CON PISTACCHI



350 g di farina 00

200 g di farina di mais

300 g polpa di zucca

1 bustina e ½ di lievito di birra (io ho usato quello secco, da associare a 2 cucchiaini di zucchero)

sale q.b.

pistacchi tostati non salati

½ tazza di latte tiepido

4 cucchiai di olio extravergine

semi di papavero per decorare

Versare in un’ampia terrina le farine con il lievito e lo zucchero, aggiungere il sale, fare un buco al centro e versare il latte tiepido. Iniziare a impastare, aggiungendo anche l’olio e la purea di zucca ben schiacciata. Inserire quanti pistacchi si desiderano (io ne ho messi troppo pochi, abbondate pure) e impastare per 10 minuti con le mani. Risulterà un impasto molto appiccicoso, se fosse troppo duro aggiungere dell’acqua. Lasciar lievitare per almeno 1 ora coperto da un canovaccio umido. Preparare un foglio di carta forno bagnato, strizzarlo, asciugarlo e rivestire uno stampo da plum cake, poi versare l’impasto, lasciandolo lievitare ulteriormente (io l’ho messo nel forno acceso a 50 gradi). 
Spennellare la superficie con del latte e versarci sopra i semi preferiti. Infornare a 180 gradi per circa 45 minuti, quando inizia a sprigionare un ottimo profumo di pane è pronto!






martedì 22 novembre 2011

Strangozzi al pesto di cavolo nero

Finalmente ho trovato il modo di finire questa meraviglia di pasta, acquistata a Gubbio questa estate. Non l'avevo mai assaggiata prima, mi piace da morire! Come avrete capito, non sono amante della pasta all'uovo, mi piace invece quella di semola e di tutti i cereali integrali. Anche se questi strangozzi restano molto grossi, mi piace molto morderli e masticarli di gusto, dato che al centro restano sempre un po' aldente. Slurp!
Inutile dire che con il tartufo è la morte sua, però insomma, non si può fare il sultano tutti i giorni. Quindi ho sperimentato questo ottimo sughetto autunnale per accompagnarli, con grande successo!
L'ho chiamato pesto anche se le foglie di cavolo nero sono cotte, perché di fatto l'ho composto e condito la pasta a freddo, come un qualsiasi pesto alla genovese.

STRANGOZZI 

AL PESTO DI CAVOLO NERO



250 g di strangozzi
1 tazza di foglie di cavolo nero già scottate
1 spicchio d’aglio
ottimo olio biologico
un cucchiaio di pecorino grattugiato
sale, pepe, noce moscata
pinoli



Mentre l’acqua per la pasta raggiunge il bollore, preparare il pesto. Strizzare benissimo le foglie del cavolo nero precedentemente scottate in acqua bollente, non stracotte. Metterle con gli altri ingredienti in un contenitore stretto e alto e frullare con il minipimmer. Versare l’olio a filo, finché il pesto raggiunge la cremosità desiderata. Assaggiare e regolare di sale. Buttare gli strangozzi e cuocere secondo le indicazioni (in genere ci vogliono 10 minuti, se non sono freschi ovviamente), mentre tostate leggermente i pinoli (meglio al forno). Scolare e condire a crudo in un recipiente ampio. Servire con i pinoli.
Volendo, i pinoli possono anche essere inseriti nel pesto, però un elemento croccantino dal netto sapore dolciastro ci sta proprio bene secondo me!
Personalmente mi piace assaporare sughi e pesto di qualsiasi tipo al naturale, perciò non aggiungo mai niente nel piatto. Comunque se preferite un piatto più ricco, servite con una grattugiata di pecorino, la cui sapidità sposa  benissimo con l’amarognolo del cavolo nero.






venerdì 18 novembre 2011

Crostata di cachi senza zucchero

Che brrrrrrr!!!!! tanta voglia di cioccolata calda, polenta e.. cachi, of course! 
Chi, come me, ha la fortuna di riceve cachi da parte di conoscenti che ne hanno diverse piante (anzi, piantagioni direi), deve ingegnarsi, perché quando maturano tutti insieme è un macello!!

Inoltre, ho scovato questo bel contest del Pepe rosa, molto azzeccato secondo me, perché fornisce in modo ineccepibile le modalità per partecipare e restringe il campo alle TORTE D'AUTUNNO. In questo modo i partecipanti devono ingegnarsi al massimo per non cadere nella banalità. Mi complimento e, se posso, partecipo anch'io!


I premi in palio sono realizzati da Mama Shabby

  CROSTATA DI CACHI 

VEGAN E SENZA ZUCCHERO





Per la base:

250 g di farine miste (io integrale e semola)

2 cucchiai di fecola o amido di mais

1 cucchiaino scarso di bicarbonato

½ tazza di latte di soia

1 cucchiaio di malto di mais

50 g di nocciole tritate abbastanza finemente

4 cucchiai di olio di semi



Per il ripieno:

4 cachi maturi (anche 3, i miei erano abbastanza piccoli)

½ mela golden

1 pizzico di noce moscata

1 pizzico di cannella

una manciata di uvetta

1 cucchiaio di malto di mais (facoltativo)

1 pizzico di agar agar



semi di zucca per guarnire







Preparare la frolla miscelando le polveri e disponendole a fontana con il buco in mezzo, dove si verseranno l’olio e il latte tiepido, incui è già stato sciolto il malto. Aggiungere le nocciole e impastare fino al raggiungimento della giusta consistenza. Lasciar riposare mentre si prepara la composta di frutta.





Mettere sul fuoco una casseruola capiente in cui si sono versati i cachi e la mela spezzettati, l’uvetta e le spezie. Cuocere fino a che le mele saranno belle morbide, poi frullare tutto col minipimmer, sciogliere il malto (io non l’ho messo perché i cachi erano già dolcissimi e vi assicuro che non si è sentita la mancanza dello zucchero! Comunque vale l’assaggio) e inserire l’agar agar, continuando a cuocere a fuoco basso. Spegnere il fuoco e lasciar raffreddare leggermente.



Nel frattempo accendere il forno a 180° e iniziare a stendere la pasta. L’utilizzo del latte renderà la pasta un po’ appiccicosa, perciò non conviene stenderla col matterello, che comporterebbe l’utilizzo di troppa farina. Infatti io ho preso la tortiera in silicone e ho schiacciato la pasta con le mani, fino a creare anche il bordo. Spalmare la composta e livellarla, disporre a piacere i semi di zucca (o di sesamo, papavero, fettine di mela.. quello che preferite) e infornare per mezzora.




 
Sana, piena di sapore, vegan e SUGARFREE!




sabato 12 novembre 2011

Canederli vegetariani in zuppa di miso... ottimi per il raffreddore


E finalmente ce l'ho fatta: ho vinto il mio primo contest!!!!!! Non ci credevo, ho letto e riletto 10 volte il post di Meris con il parare del giudice supremo (che è un vero chef!), prima di esultare! 
Volevo condividere con voi questo bellissimo momento, augurandovi una vittoria altrettanto gradevole, e soprattutto ringraziare ancora Meris per l'opportunità! Fra la'ltro, ho guardato quasi tutte le altre ricette e mi sono sentita più che orgogliosa, perché sono una più bella dell'altra!
Senza contare che il premio è il libro delle Sorelle in Pentola!!! Una meraviglia per gli occhi e il palato!!!

Il mio raffreddore è momentaneamente passato in sordina grazie al contest, però è sempre lì, incastrato fra il naso rosso rosso e la testa, che è sempre più pesante.. Quindi pensavo di postare una ricetta ad hoc, piacevolissima in convalescenza, soprattutto se gustata a temperature LAVICHE :)


CANEDERLI VEGETARIANI 
IN ZUPPA DI MISO


 



Per circa 9 canederli:

1 broccolo verde
2 spicchi d'aglio
farina di ceci q.b.
brodo di cottura
cumino
pangrattato
anacardi non salati


Per la zuppa di miso:

1l d'acqua o brodo (io ho usato quello dei broccoli)
2 cucchiai salsa di soia
2 cipollotti (io 1porro)
1 carota
zenzero fresco
alghe marine
alga kombu
anice
1 cucchiaio di miso


Lessare il broccolo tagliato grossolanamente, compresi i gambi, in acqua leggermente salata. Scolare e conservare il brodo. Schiacciare i broccoli con una forchetta e iniziare a impastare con un po' di pangrattato, i semi di cumino leggermente tostati, un po' di sale e l'aglio schiacciato. Aggiungere la farina di ceci un cucchiaio alla volta, io ho allungato con un po' di brodo perché si è asciugato troppo. Alla fine aggiungere gli anacardi tostati e tritati non troppo sottili. 

Intanto Scaldare il brodo, inserire le verdure tritate finissime, un pezzo di alga kombu, la salsa di soia, l'anice, le alghe marine e lo zenzero e cuocere per 20 minuti. Eliminare l'alga kombu e lo zenzero, versare un mestolo di brodo in una scodellina e sciogliervi il miso, perché non deve cuocere.

Preparare delle palline con l'impasto dei canederli e tuffarle nel brodo caldo, cuocendole per circa 8 minuti (dipende un po' dalla grandezza). La farina di ceci contenuta nei canederli aiuterà a creare una certa cremosità nel brodo. Alla fine aggiungere il miso sciolto, mescolare e aggiungere a piacere un filo di olio di semi. Servire rovente in scodelle calde.








martedì 1 novembre 2011

Quenelles di zucca con besciamella allo zenzero e nocciole

...VEGAN! Ebbene sì, un piatto leggerissimo e gustosissimo, che riempie il pancino senza bisogno di usare grassi né altri prodotti di natura animale. Può essere servito come primo o come piatto unico, a seconda della quantità.

Finalmente sono riuscita a ritagliarmi un po' di tempo per cucinare la zucca! Era buonissima, coltivata da mia zia, matura e profumatissima, dolce al punto giusto e molto morbida.. insomma una delizia! Mi avete proprio fatto venire voglia di zucca tutti voi, con i vostri blog colorati e bardati di arancione  - Halloween o no, a me interessa ben boco l'occasione, se le ricette sono così sfiziose :)

L'abbinamento zucca - zenzero è un classico, io ho pensato subito alle nocciole perché, oltre a dare il croccante, con lo zenzero le adoro, nei dolci come nei salati. Se non conoscete questo abbinamento, sono assolutamente da provare torte e biscotti di zenzero e nocciole! anche se non è Natale ;)





QUENELLES DI ZUCCA CON BESCIAMELLA LEGGERA ALLO ZENZERO E NOCCIOLE




Per 4 persone

PER LE QUENELLES:
2 tazze di polpa di zucca cotta al forno o a vapore
2 patate lesse con la buccia
semola di grano duro q.b.
sale
un'ombra di noce moscata

PER LA BESCIAMELLA LEGGERA:
2 cucchiai di farina 00 bio
2 cucchiai di olio di semi di girasole
1 pezzetto di zenzero fresco
sale, pepe bianco
latte di soia qb
brodo o acqua qb

Nocciole tostate 


Iniziare dalle quenelles, perché andranno cotte al forno per almeno 30 minuti: schiacciare sia la zucca che le patate con lo schiacciapatate (io cuocio le patate al microonde per 10 minuti al massimo della potenza, avvolte da pellicola). Salare e aggiungere un pizzico di noce moscata per contrastare il dolce della zucca (la mia era molto dolce). Mescolare bene con le mani aggiungendo semola quel tanto che basta per asciugare un po' il composto, ma non deve avere l'impasto degli gnocchi, altrimenti sparisce la zucca. Formare delle quenelles e disporre sulla placca da forno rivestita con carta, infornare in forno caldo a 200° e dedicarsi alla besciamella. 
Questa è una besciamella vegan e leggerissima, io l'ho lasciata molto lenta volutamente, come fosse una salsa di accompagnamento, altrimenti le quenelles sarebbero troppo asciutte in bocca. Io scaldo leggermente il latte (circa 1 tazza) in un pentolino e a parte sbatto intanto la farina con l'olio, poi travaso il latte quando la farina è abbastanza tostata e continuo a sbattere per non formare grumi. In questo caso alla farina ho aggiunto del pepe bianco e del sale, mentre al latte un pezzo di zenzero fresco, che poi ovviamente si elimina prima di impiattare. Va bene anche lo zenzero in polvere, da setacciare con la farina. Continuare a sbattere, io ho allungato con del brodo vegetale per alleggerire, fino al raggiungimento della densità desiderata. 
Una volta pronte le quenelles (l'esterno avrà formato una bella crosticina, mentre l'interno resta morbido) servire con la besciamella allo zenzero e ricoprire con le nocciole tostate. 



Non posso non partecipare ai numerosi contest sulla zucca!! ne ho scelti due, ma so bene che ce ne sono molti altri:













giovedì 27 ottobre 2011

Crepes di segale ripiene di pera cotogna

è un bel pezzo che non pubblico niente di dolce! ..anzi, ora che ci penso, è tantissimo che nemmeno cucino nulla di dolce!!! Certo, lavorare in una pasticceria comporta anche un certo rigetto per gli zuccheri dopo un po'... però devo dire che la mancanza di tempo è il principale movente di questa mancanza. E devo anche ammettere che mi manca moltissimo fare dolci! In effetti mi sono appassionata alla cucina proprio ad iniziare dai dolci, fin da quando aiutavo la mamma da piccola: lei impastava, io leccavo la terrina :p
L'inizio del mio quadernetto di ricette infatti riguarda solo torte, muffin e plum cakes e ora rileggerlo è emozionante, proprio come guardare un album di fotografie!

Il lunedì pomeriggio, quando sono a casa, è il momento che consacro alla creazione e all'accumulo di polpette vegetariane e altri intrugli, che congelo per le settimane avvenire. Così questo lunedì, avendo un avanzo di farina di segale da finire, mi sono messa d'impegno et voilà:


CREPES VEGAN DI SEGALE CON PERE COTOGNE AL VINO ROSSO

Per le crepes/pancakes:
1 tazza di farina di segale mista a farina 00 (80% vs 20%)
1/2 tazza di latte di soia alla vaniglia
1/2 cucchiaino di bicarbonato (facoltativo: io ne ho usato perché volevo fare dei pancakes)
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaio di olio di semi
acqua qb

Per la crema di pere cotogne:
3 pere cotogne pulite e tagliate a fette
2 bicchieri di vino rosso non troppo robusto
1 pezzo di cannella
1 cucchiaino di semi di anice
1 pezzo di zenzero
1 cucchiaio di miele di melassa (per i vegani zucchero o malto)
facoltativa: 200 g di nettare di frutta (io prugne gialle senza zucchero, autoprodotta)


Preparare le pere, private della buccia e tagliate a fette, in una casseruola capiente, con il vino e le spezie. Accendere il fuoco e cuocere con coperchio finché le pere inizieranno ad ammorbidirsi, poi aggiungere la polpa di frutta e il miele, continuando la cottura, controllando di tanto in tanto che non asciughi troppo. Alla fine le pere devono tagliarsi al cucchiaio e il vino deve essersi ridotto e creato una consistenza cremosa. Togliere le spezie e mixare il tutto, poi lasciar raffreddare leggermente.

Nel frattempo preparare l'impasto per i pancakes (che poi sono diventati crepes) sbattendo bene con la frusta le polveri con i liquidi (l'olio e il bicarbonato per ultimi). L'imapsto deve "scrivere". Per ottenere delle crepes sottili basta non aggiungere il bicarbonato. versare un mestolo alla volta sulla piastra caldissima e cuocere per 1-2 minuti per lato. tenere in caldo.

Comporre il dolce spalmando tanta crema di pere cotogne sulla superficie delle crepes, tagliare in due e disporre sul piatto a piacere con dello zucchero a velo (a me non piace) oppure del miele (sìsì che mi piace!).





sabato 22 ottobre 2011

Solito riso tonno e piselli? MA OVVIO CHE NO!!

Innanzitutto, desidererei ricordare ai miei carissimi lettori che io NON sono vegetariana, in quanto mi nutro anche di pesce, per quanto raramente e per quanto eviti alcune specie ittiche (ad esempio il tonno rosso, i crostacei, il palombo etc.). Inoltre, nella mia famiglia la carne e il pesce si cucinano normalmente anche se raramente, essendo i miei genitori onnivori (e anche il mio moroso, visto che fra poco inizia la nostra convivenza). Perciò non è così strano che decida di pubblicare una ricetta che preveda un ingrediente "marino" o "lacustre". Sicuramente però non troverete mai carne e derivati, e molto raramente uova e latticini.


OK?! UH YEAH, PARTIAMO CON LA VARIAZIONE DELLA RICETTA LIBERAMENTE TRATTA DALLA QUOTIDIANITA'

Uno dei sapori più tipici della quotidianità, dall'asilo all'ospizio: riso tonno e piselli! Non che sia una rottura cucinarlo, né mangiarlo, anzi, io l'adoro! Certo però che si può anche provare a renderlo meno ordinario, che dite? 
Quindi ........ vai di RISO INTEGRALE BIOLOGICO, di TIMO autoprodotto e di BOTTARGA di tonno !!! 






RISO INTEGRALE CON PISELLI AL TIMO E BOTTARGA




Per 3 persone


5 pugni di riso integrale bio

2 manciate di piselli secchi spezzati

timo secco

un pizzico di peperoncino

olio extravergine d’oliva

½ cipolla bianca

bottarga in polvere


Lessare il riso e i piselli in acqua salata, controllando prima i tempi di cottura. Io li ho cotti separatamente, perché il riso era un avanzo del giorno prima, ma probabilmente i piselli vanno buttati un poco prima, poi contate 35 minuti dal momento in cui buttate il riso integrale. Quando il riso è quasi cotto, spegnete il fuoco e scolate, conservando il brodo di cottura. Tagliare la cipolla molto fine e soffriggere con poco peperoncino, poi allungare con un mestolo di brodo e timo a volontà, lasciando stufare qualche minuto con coperchio. Versare il riso e i piselli insieme, saltando il tutto per 5 minuti, per permettere al riso di finire bene la cottura. Impiattare e spolverare di bottarga a piacere. Gusto deciso che non copre il sapore aromatico del riso integrale!

venerdì 14 ottobre 2011

Schiacciata di mele e lavanda


Ce l’ho fatta!!! La mia prima gustosissima schiacciata di uva!! .. anche se ho in parte barato, visto che per la fretta ho comprato una pasta di pane già pronta :p  la prossima sarà tutta farina del mio sacco!
Comunque, dato che era 1 kg di impasto, l’ho diviso a metà e mi è venuto in mente di provare con un altro frutto. Che poi avevo in casa poco niente, tranne qualche mela!! Perciò mi è venuta l’idea di associarla alla lavanda, per dare un tocco di originalità (che non può mancare in un esperimento!).
Il gusto non ha nulla a che fare con la schiacciata originale (che è venuta buonissimissima! E scusate la modestia, ma sono proprio contenta!), è molto particolare e profumatissima! Anche perché ho usato uno sciroppo alla lavanda che ho preparato con la lavanda essiccata che mi ha regalato mia sorella, fatta da lei.

Comunue, eccovi la ricetta!




SCHIACCIATA DI MELE E LAVANDA



400 g di pasta di pane
4 cucchiai di zucchero
un pizzico di lavanda essiccata ridotta in polvere
2 cucchiaini di sciroppo di lavanda (autoprodotto con zucchero, acqua, lavanda in infusione che poi viene eliminata)
1 mela renetta



Tagliare la mela a fettine sottili e conservare in acqua e limone. Stendere la pasta in uno stampo oleato senza livellare, creando dei solchi con i polpastrelli. Cospargere di zucchero e lavanda sbriciolata, poi infilare le fettine di mela in parte dentro la pasta in parte lasciandole in superficie. Dare una spolverata di zucchero e versare lo sciroppo sulla superficie con un cucchiaino. Infornare per circa 1 ora a 180 gradi, in forno già caldo. Controllare il colorino della superficie: quando la pasta inizia a dorare tirare fuori dal forno, altrimenti indurisce troppo. 






La schiacciata tradizionale andrebbe mangiata fredda e il giorno dopo, ma vi dico una cosa: questa qui, tiepida l’ho trovata assai più goduriosa!!






Ed ecco la schiacciata classica, con uvafragola e anice, baciata da un bel sole autunnale!









martedì 4 ottobre 2011

Caponatina di peperoni in bianco



L’ultima caponata dell’anno? …forse. Ormai l’orto è praticamente spoglio, tranne per cavoli e barbabietole, che inevitabilmente ci riportano all’autunno, anche con questo piacevole caldino. È il mio primo esperimento di caponata in bianco, non perché non ne conoscessi altre versioni, ma semplicemente perché io amo il pomodoro, lo mangio tutti i giorni in tutte le forme! Comunque, questo tipo di caponata è ugualmente gustosissima! Quel sapore agro-dolce-acidino che adoro, unito al sapido di olive e capperi è fortissimo anche in questo caso.

Un'altra variante che ho vagliato per questo piatto è l’utilizzo del miele al posto dello zucchero! Slurp!!! Il sapore è leggermente diverso, da provare!!


 Ed eccovi la ricetta, per circa 4 persone (se mangiata come contorno):



CAPONATINA DI PEPERONI IN BIANCO


2 peperoni verdi
1 grosso peperone giallo
1 grossa carota
2 alici sott’olio
1 manciata di olive nere (meglio verdi se ne avete)
1 manciata di capperi dissalati
1 manciata di uvette
(pinoli, che non avevo)
1 cipolla rossa
1 gambo di sedano verde
origano
1 pezzettino di peperoncino
1 cucchiaio di miele fluido (acacia o millefiori)
3 cucchiai di aceto di vino bianco
sale
olio extravergine


Pulire tutte le verdure e tagliarle abbastanza fini. Lasciare l’uvetta in ammollo in acqua. Preparare il soffritto con olio, peperoncino (da rimuovere quasi subito), cipolla e alici, e lasciar insaporire due minuti. Poi aggiungere il sedano e la carota e bagnare con un po’ d’acqua calda. Infine aggiungere i peperoni, lasciando stufare per circa 8 minuti. Aggiungere l’origano e salare leggermente, poi inserire l’uvetta scolata, i pinoli, le olive a pezzettini e i capperi. Mentre i sapori si legano, preparare un’emulsione con il miele e l’aceto, sbattendo in una ciotolina. Aggiungere il condimento e lasciare scoperchiato per qualche minuto, saltando le verdure. Quando le esalazioni acetose saranno meno forti, richiudere e abbassare il fuoco, spegnendo quando le verdure saranno tenere (attenzione, non troppo! Io le lascio sempre un po’ aldente). Lasciar freddare, conservare in frigorifero in un contenitore di vetro, i giorni seguenti è più buona!





Con questa ricetta partecipo al contest de Tè e briciole:







lunedì 26 settembre 2011

Il mio curry di ceci

"MMMMmmmmmmmm...": è l'unico commento che riesco a produrre dopo ogni forchettata di cibo indiano. Non conosco tutte le cucine del mondo (non ancora!), ma se dovessi scegliere ora la mia preferita, sarebbe certamente quella indiana. è quella che più si addice alla mia personalità, e non solo perché ha un'ampia scelta di piatti vegetariani, ma anche e soprattutto per le spezie. 
Ogni ristorante è diverso, ovviamente, perché la cucina indiana è quella che si trova per le strade delle città, nei baracchini dei venditori ambulanti e nelle case monolocali di famiglie superallargate, dove la mamma cucina instancabilmente per tutto il giorno, partendo dall'impasto per il pane fino alla marinatura intrisa di peperoncino per la carne. Ognuno ha il suo modo di fare ogni cosa, perché credo che non esista un inventario dei piatti tipici indiani, cosa che invece si potrebbe benissimo fare in Italia. Senza contare che l'India è un Paese enorme, che comprende etnie e culture diversissime (basti pensare al Tibet)!

Un esempio di questa diversità è il Gram Masala, l'immancabile mix di spezie che ogni famiglia personalizza, dosando quantità e tipologie di ingredienti in modo del tutto personale. Per quanto riguarda il curry, la questione è più complessa! Spero che voi sappiate tutti che si tratta sempre di un mix di spezie (in questo caso è predominante la curcuma), anche in questo caso personalizzate da ognuno. Quello che di solito non si sa, però, è che in India non esiste il concetto di curry come lo intendiamo noi occidentali! Innanzitutto, CURRY è un termine tamil affibiato dagli inglesi che deriva probabilmente da "cari", cioè "zuppa" o "salsa". Perciò in origine indicava un piatto, ma poi, quando gli inglesi iniziarono a commercializzare le spezie , si è iniziato ad utilizzarlo per indicare quel mix di spezie in particolare, non più il piatto finito. 



Ovviamente gli indiani non vanno nelle drogherie a comprare la bustina di curry in polvere :)))  Preparano tutto al momento: tostano le spezie scelte, pestano al mortaio e insaporiscono... voilà! Io ho provato nel mio piccolo a fare dei Masala e vi assicuro che il sapore delle spezie tostate e macinate al momento (in particolare il cumino), è tutta un'altra cosa!!!! Provare per credere!



Ma usciamo dal vortice pierangiolesco che mi risucchia in spiegazioni senza fine, e passiamo al mio curry di........ CECI!!!!! Il mio legume preferito!

CURRY DI CECI CON RISO BASMATI



x 4 persone



400 g di ceci già sbollentati

2 foglie di alloro

1 rametto di rosmarino

1 cipolla dorata

1 pomodoro maturo

1 pezzo di sedano

2 spicchi d’aglio

½ peperoncino

1 cucchiaino di curry (io ho usato quello mauriziano)

zenzero fresco

2 cucchiai di olio

Gram Masala di spezie preferite (io scelgo coriandolo, cardamomo, cumino, anice)



riso thai o basmati in bianco



Lasciare i ceci in ammollo per almeno 12 ore, scolarli e lessarli in molta acqua con l’alloro e il rosmarino, salando solo alla fine. Scolarli e tenere da parte, conservando anche l’acqua di cottura.

Cuocere il riso come da istruzioni (contrlloare sempre la quantità di acqua da utilizzare, se è troppa viene una zappetta!) e tenere in caldo. Io suggerisco di spegnere il fuoco quando è ancora aldente, perché continuerà a cuocere col calore.

Scaldare una wok, versare l’olio, il peperoncino, lo zenzero, il mix di spezie, l’aglio e soffriggervi le cipolle e il sedano tagliati finemente. Aggiungere un mestolo dell’acqua di cottura dei ceci e lasciar insaporire. Tagliare a cubetti il pomodoro e inserirlo (io non elimino mai la buccia, e comunque dopo tutto verrà mixato) con il curry e un cucchiaio di brodo. Quando asciuga, aggiungere sempre il brodo. Quando le verdure sono abbastanza morbide, aggiungere ¾ dei ceci lessati e continuare la cottura per una decina di minuti. Prima di mixare col frullatore ad immersione, eliminare il peperoncino, lo zenzero e l’aglio. Regolare di sale e di consistenza, rimettere sul fuoco e aggiungere i ceci interi. Lasciar insaporire per 2 minuti. Servire accompagnato da riso thai o basmati in bianco. 







giovedì 15 settembre 2011

La Norma preferisce l'arancione!!




Ho appena cucinato questa meraviglia (lo so, lascio un attimo da parte la modestia perché sono ancora super compiaciuta per il successo di questo piatto!!) e ora mi capita di incappare in questo contest di Tina:




Perciò colgo la palla al balzo e vi partecipo con mucho gusto ;)

Ovviamente ho cucinato con quello che avevo nel frigorifero, ma stavolta non ho buttato a caso gli ingredienti (strano!)! Volevo cucinare una bella pasta alla norma, tradizionale e bella saporita, anche per smaltire i chili di melanzane che l’orto continua a sfornare.. A parte, stavo per cuocere a vapore un pezzo di zucca, che avevo comprato la settimana scorsa e di cui mi ero dimenticata! E da qui il lampo di genio: la zucca, dolce dolce, forse può contrastare l’amaro delle melanzane, come il pomodoro, anzi meglio, perché non è acida… massì, proviamo!! Ho scelto una pasta insolita, gli gnocchetti sardi, perché la mancanza del tempo di cuocere a parte la zucca e frullarla poi, mi ha portato alla scelta (ora posso dirlo: AZZECCATA!) di fare una bella pasta risottata, bella cremosa! L’acidità del pomodoro è stata rimpiazzata dalla sapidità di un pecorino della romania, mooolto saporito (ne ho usato solo un pezzettino, altrimenti avrebbe sovrastato tutti i sapori!).

Insomma: gnocchetti della Sardegna + formaggio della Romania + melanzane della Brianza + zucca di Mantova… questo è il risultato!





LA NORMA IN ARANCIONE
Per 3 persone:
(non ci sono tutte le dosi perché sono andata ad occhio)

gnocchetti sardi
un pezzo di zucca mantovana dolce (giusto quanto basta per fare il sughetto, il sapore della melanzana deve essere dominante)
1 grossa melanzana
½ cipolla
1 spicchio d’aglio
odori (timo e rosmarino)
sale
peperoncino
olio
pecorino o ricotta salata


Scaldare una pentola di acqua salata, che servirà per “risottare” la pasta, e tenere in caldo.
Preparare la melanzana, che verrà cotta a parte perché tiri fuori tutto il suo sapore caratteristico: tagliarla a cubetti (se ne avete il tempo, fatele perdere l’amaro con il sale grosso) e stufarla in padella con poco olio, l’aglio schiacciato e poco rosmarino, aggiungendo acqua quando serve. Tenere da parte.
Grattugiare la zucca. In una pentola dai bordi alti (io ho usato quella in ceramica per zuppe e risotti) scaldare 1 cucchiaio di olio con la cipolla tritata fine e il peperoncino. Aggiungere la zucca, far insaporire e versare un mestolo di acqua calda. Lasciar insaporire 5 minuti, aggiungendo man mano acqua calda, poi rimuovere il peperoncino e inserire gli odori. Aumentare la quantità di acqua e buttare la pasta insieme alla zucca, che intanto inizia a sfaldarsi. La quantità di liquido deve essere quella del risotto, man mano che asciuga, aggiungerne dell’altro. A cottura quasi ultimata, aggiungere le melanzane già cotte e mantecare, regolando di sale e di consistenza. Impiattere e grattugiare del pecorino o della ricotta salata. 




La foto è abbastanza penosa, ma la fame e la curiosità erano troppo forti!!

domenica 11 settembre 2011

Minestra di cicerchie


MANNAGGIA MANNAGGIA!!!!! È tremendo stare lontana dai foodblogger, ma è un mese che la mia connessione è ballerina, purtroppo non riesco a navigare per più di 5 minuti, quindi devo scrivere offline e cercare di postare il più velocemente possibile :(((
Non avete idea di quante ricette avrei da proporre, uff! Non ce la farò mai! Soprattutto con questa connessione non riesco ad aggiornarmi con le vostre ultime trovate culinarie... mi manca l’ispirazione!


Beh, veniamo alla nostra minestraccia.
Finalmente le ho trovate!! Dovevo andare fino in Umbria per trovarle, ma alla fine erano lì che mi aspettavano, in quel piccolo negozietto di Gubbio che profumava di olio giovane e tartufo (oltre che salumi, ma questo per me non è un buon profumo!)!… le CICERCHIE!
Ora, io non avevo mai mangiato cicerchie da nessuna parte, non avevo la minima idea di quale sapore potessero avere né di come si cucinano nelle regioni in cui questo legume si mangia abitualmente. Ho semplicemente cercato nel web e sono andata un po’ a naso, come sempre! Il risultato è stato molto soddisfacente! Il sapore è delicatissimo, certo meno caratteristico rispetto ai ceci e ai fagioli, e forse per questo le cicerchie rappresentano un legume “dimenticato”, comunque sono ottime!!!


MINESTRA DI CICERCHIE 


Le dosi le ho trovate nel web, ma ho cambiato la ricetta in base a quello che avevo a disposizione:

200 gr. di cicerchie
120 gr di pomodoro passato  (io ho usato pomodori datterini freschi)
1 spicchio d'aglio (io ne ho usati 3, mi piace!)
mentuccia qualche foglia (io misto di timo, rosmarino e alloro)
tre cucchiai d'olio extravergine d'oliva
pepe
sale
mie aggiunte: mezzo peperoncino e pane carasau


Tenere a bagno le cicerchie per 24 ore, quindi lessarle un paio d'ore con una foglia di alloro, senza salare.
Quando saranno abbastanza tenere, scolare e conservare l’acqua di cottura. Preparare un trito con uno spicchio d’aglio (gli altri li ho lasciati interi e li ho tolti prima di servire), il peperoncino e le erbe aromatiche, poi aggiungere i pomodori tagliati a metà. Cuocere per 10 minuti aggiungendo poco alla volta l’acqua di cottura delle cicerchie, salare e aggiungere le cicerchie lessate. Regolare la quantità dell’acqua, a piacere. Io l’ho lasciata volutamente brodosa, volevo fare una minestra, ma chi piace “pappare” ben bene può lasciare addensare. Proseguire la cottura per circa 20 minuti, regolare di sale e pepe e servire accompagnate da pane carasau a pezzi o crostini di pane.


 



Un po' autunnale se volete, ma vi pare che avrei potuto aspettare l'autunno per cucinarle, dopo averle trovate?!? XD 


lunedì 29 agosto 2011

Un dolcissimo assaggio di vacanze.. non ancora finite

 Eccomi!!! Beh, in realtà non proprio, perché sono tornata dal tour per le colline umbre, ma riparto dopodomani per quelle toscane! Non sarò in vacanza perché vado con il mio gruppo vocale ad una masterclass con i mitici Swingle Singers, il mio gruppo preferito!!!
Perciò vi lascio solo un'impronta delle mie vacanze...










...una strepitosa e fiorentinissima schiacciata all'uvafragola!! Parola di fornaia fiorentina doc! Qui eravamo a Città di Castello, dove c'era un mercato di prodotti tipici regionali .. lo so, non è una specilità umbra, ma purtroppo non ho altre foto culinarie.

Dell'agriturismo in cui sono stata, vi racconterò poi, merita una descrizione meno frettolosa ;)


abbracci a tutti

zy

giovedì 18 agosto 2011

Mini Linzer Torte ... e voglia di spezie e polenta!?


Inspiegabilmente, ho voglia di sapori invernali! Non che il clima sia particolarmente freddo, anzi! L’altra sera io e Diego siamo stati alla consueta Sagra delle sagre di Pasturo, dove andavo sempre con mamma e papà da piccolina, poiché è proprio sulla strada per arrivare alla nostra vecchia casa a Premana (ridente paese della Valsassina, dove ho lasciato un pezzo di cuoricino, da quando non ci andiamo più L ), e ci siamo pappati pizzoccheri, adeguatamente intrisi di burro e bitto, e poi una quintalata di polenta taragna – fra l’altro, probabilmente la migliore mai mangiata! – e ho acquistato una vagonata di formaggi di capra mai assaggiati: taleggio, gorgonzola e caprino stagionato! Una bontà indescrivibile!
Inoltre, da quando in pasticceria il mio capo ha sfornato una Linzer, ho un’incredibile voglia di cannella, frutta secca, confetture… mah! Non ho mai assaggiato una Linzer di pasticceria, né tantomeno una originale austriaca (già segnato nella lista delle cose da fare!), ma ho comunque voluto provare a farne una.. a modo mio!




LINZER TORTE (a modo mio)

per 3 crostatine da 12 cm di diametro:

100 g di nocciole tritate
150 g di farina 00 e di farro miste
60 g di olio di semi
1 cucchiaio di cannella
2 chiodi di garofano macinati
100 g di zucchero di canna
1 presina di sale
1 cucchiaio scarso di cacao amaro
1-2 cucchiai di latte per l'impasto (facoltativo)
1 tuorlo
200 g di marmellata di lamponi

Per prima cosa tostate leggermente le nocciole, rimuovere la pellicina e lasciarle freddare, prima di tritarle finemente col robot. Credo che sia importante scegliere una buona qualità di nocciole, io ho usato le Giffoni e l’aroma nella tostatura era davvero fantastico! Influirà sul risultato della “frolla”.
Miscelare le farine, le nocciole, la cannella, i chiodi di garofano polverizzati, il sale e il cacao e tenere da parte. In un’altra ciotola miscelare l’olio di semi (mi raccomando, quello d’oliva non va bene per questa ricetta!) con il tuorlo e lo zucchero, sbattendo con una frusta. Versare le polveri nei liquidi. Dato che ho sostituito il burro con l’olio, ho ridotto le dosi di questo grasso, perciò la pasta manca di umidità sufficiente per essere lavorata, quindi io ho aggiunto qualche cucchiaio di latte, appena appena per riuscire a compattarla e formare la classica palla. Non avrà comunque la consistenza di una frolla, per la presenza copiosa della farina di nocciole. Riporre in frigorifero per almeno mezzora, avvolta da una pellicola.
Scaldare il forno. Preparare gli stampini, unti e infarinati, e iniziare a foderarli con l’impasto. Questa pasta non si riesce a stendere col matterello perché è troppo friabile, perciò vi divertirete a schiacciare negli stampini pezzi di impasto, componendoli come un puzzle e livellando bene con le dita. Lo spessore deve essere molto alto. Ora si spalma la marmellata di lamponi (o di ribes/mirtillo rosso, comunque una marmellata acida), e anche qui non bisogna essere parchi! Si farcisce per bene con un bello strato! Infornare a 160° per almeno 40 minuti, io l’ho tenuta 45-50 minuti. La cottura è più lenta e meno “violenta” della crostata. 
Non si mangia subito … se ci riuscite! è un’impresa resistere, con l’odorino di spezie e lamponi per tutta la casa, dopo averla sfornata!! Una vera sofferenza, ma ben appagata dal risultato, che è molto migliore nei giorni successivi! Io ne ho mangiata una il giorno dopo, l’altra 3 giorni dopo ed era decisamente migliorata!




Non ho mai provato l’originale, ma già è diventata la mia preferita!!!!!!!! È davvero divina!