giovedì 26 febbraio 2015

Pasta al finto pomodoro: una rivoluzione

Oggi, niente cucina curativa, occasionale, di magro, festaiola, strampalata. 
Oggi solo pasta al sugo. Dico solo fra 10 virgolette, per tante ragioni che a una prima occhiata non saltano certo all'occhio. A prima vista, non direste mai che questo sia un piatto r i v o l u z i o n a r i o ... eppure è così!


Innanzitutto, questo che vi propongo qui è un finto sugo, tutto invernale, così da ingannare l'occhio (e in certi casi, pure il palato!) e appagare quella voglia di classici piatti caserecci, che poco si scorgono fra le pagine virtuali dei foodies e oramai anche sulle nostre tavole con le tovaglie a scacchi bianco-rossi. 
Da un lato, devo proprio dirlo: meglio che siano occasionali questi sughi lussuriosi unti e bisunti, perché che siano di pelati o si passata, resta il fatto che il pomodoro è un frutto (ebbene sì, è un frutto!) tropicale (vi ricordate? Cristoforo Colombo... 1492...??), quindi la sua stagione è estiva, oltre ad essere una solanacea
Ovviamente, non mi tiro indietro se occasionalmente c'è da fare/mangiare una buona pizza con lievito madre, che senza pomodoro perde il suo perché. Ma, appunto, sono casi isolati.


In secondo luogo, e questa è la vera rivoluzione, gli ingredienti sono del tutto non-convenzionali: sono il frutto del duro lavoro e di una passione, quella per la naturalità, la sostenibilità e, ovviamente, la qualità. Altromercato ha lanciato da poco questa linea di prodotti del Solidale italiano: dalla pasta al vino, perfino squisite mandorle siciliane e birre artigianali (che presto impiegherò nella mia rubrica Veg&Beer), sono tutti prodotti nel rispetto delle materie prime, dei lavoratori e dei consumatori.
http://www.altromercato.it/solidale-italiano/il-manifesto/integrale
Carceri, cooperative sociali, terreni confiscati alle mafie, coltivazioni biologiche, sono solo alcuni dei fattori che rendono unico questo splendido progetto.
Infine, ma non meno importante, il gusto pieno e intenso di questi prodotti, di cui le giovane generazioni non hanno purtroppo memoria, ma anche quella dei più agés fa forse fatica a recuperare, diluita da troppi cibi insapore e senz'anima, rendono il pasto quotidiano un'esperienza più unica che rara, sicuramente autentica.


Pasta integrale al finto pomodoro

(sugo rosso di barbabietola e lenticchie)

1/2 barbabietola cotta a vapore
1 carota
1/2 cipolla
1 spicchio d'aglio
1 pezzo di sedano
1 foglia di alloro
3 cucchiai di olio evo
1/2 bicchiere di vino bianco secco (facoltativo)
1/2 l di brodo vegetale o acqua calda salata
prezzemolo fresco
sale qb


Preparare un trito abbastanza fine di sedano, carota, aglio e cipolla e farle soffriggerle nell'olio. Sciacquare le lenticchie e aggiungerle al soffritto. Lasciare sfrigolare qualche minuto, poi sfumare con il vino e lasciare evaporare. Aggiungere l'alloro e, se piace, anche un peperoncino. Portare a cottura con un mestolo di brodo caldo e lasciare stufare a fuoco medio-basso, aggiungendo brodo man mano che asciuga. 
A metà cottura, inserire la barbabietola tagliata a cubettini e continuare a stufare. In totale, ci vorranno circa 45 minuti. Quando le lenticchie sono morbide, spegnere il fuoco, eliminare l'alloro e frullare velocemente al minipimmer: vedrete che diventerà di un bel colore rosso scuro.
Rimettere in padella. A parte, lessare la pasta. Aggiungere un po' dell'acqua di cottura per mantecare il sugo rosso e impiattare con una spolverata di prezzemolo fresco.

Ribadisco, un sugo così può ingannare non solo l'occhio, ma anche qualche palato! Funziona anche senza le lenticchie, ma così è più appagante, anche con quelle rosse va benissimo. Per aggiustare l'acidità, se proprio vogliamo farla sporca spacciandolo per pomodoro, io aggiungo un goccio di acidulato di umeboshi (oppure un aceto molto delicato). Se poi usate il basilico... chi vi sgama più!?!






 


mercoledì 18 febbraio 2015

Le prime volte: Frittelle di pasta madre alle mele e alle castagne

Ho quasi 28 anni. Vivo con il mio attuale consorte da più di 3.
In questa casa, complice la scuola di cucina, ho cucinato praticamente ogni sorta di vegetale in ogni salsa, dolce o salata [gli "onnivori" non malignino contro questa affermazione, perché scommetto che in quanto a varietà, in pochi batterebbero un vegan-foodie!].
Eppure, questa settimana c'è stata una prima volta: il battesimo del fritto dolce.

Ebbene sì: non ho mai cucinato le frittelle
Com'è stato possibile tutto ciò? Non ne ho idea.
Ho avuto una triste infanzia? Direi di no...
A casa la mamma non cucinava? Macché, nemmeno questo. Non cucinava quasi mai i fritti, ma nemmeno tofu alla piastra e miglio alla zucca, se è per questo..

Diciamo che sono ancora un po' intimorita dalla tecnica del fritto, che pratico da pochi mesi con una goffaggine raccapricciante (il post precedente è stato un miracolo che meritava di essere immortalato). Il clou della mia pessima performance è il momento dell'immersione: per paura dell'olio bollente lascio cadere il boccone da mezzo metro di altezza rispetto alla pentola, facendo un disastro totale, peggio che tuffarmici dentro. Il tutto condito da un sottofondo di ghigni malefici da parte del consorte, che al contrario vanta decenni di esperienza in fatto di fritti-spazzatura, e che quindi padroneggia pinza e paletta con una certa dimestichezza. E dirò che il grembiule gli dona anche.

Lascio dunque a Merlino la parte della ricetta che considero "ad alto rischio", mentre io mi dedico in tutta tranquillità agli impasti. Che mi sono davero piaciuti!

Ne ho preparati due: uno per le frittelle con mele e uvetta al vino bianco, uno con farina di castagne e latte di soia. Non saprei dire quale delle due sia riuscita meglio, sono molto iverse sia in gusto che in consistenza. Per il mio palato, quelle di mele sono davvero ghiottissime, perché adoro qualsiasi dolce alle mele che sia il più naturale possibile, che ne esalti il sapore (mela cotta, mon amour!).

Inutile aggiungere che la pasta madre regala un gusto che... che... che ve lo dico a fare?!?



Frittelle di pasta madre

impasto con mele, uvetta e vino bianco

dosi per una ventina di frittelle

90 g di esubero di pasta madre
1 mela golden (2 se sono piccole)
100 ml di vino bianco secco
2 C di grappa (facoltativo)
180 g di farina 2
2 C di malto di riso 
80 g di uva sultanina (senza olio di palma)
la scorza grattugiata di mezza arancia
acqua qb
un pizzico di sale


Sciogliere la pasta madre in poca acqua tiepida, aggiungere il vino a temperatura ambiente e il malto, poi scorza d'arancia, grappa. Aggiungere la farinasetacciata, mescolando con la frusta, poi la mela tagliata a cubettini e l'uvetta (non occorre ammollarla). Agiungere tanta acqua quanto basta per ottenere una pastella che scrive. Lasciare riposare in frigorifero tutta la notte, oppure lasciare 2 o 3 ore a temperatura ambiente e poi per un paio d'orein frigorifero. Si toglie dal frigo solo al momento di friggere, dopo l'aggiunta del pizzico di sale.


impasto con farina di castagne

dosi per circa 15 frittelle

90 g di esubero di pasta madre
2 C di malto di riso
120 g di farina di castagne
60 g di farina 2
latte di soia autoprodotto qb
1/2 c di pura vaniglia bourbon in polvere SDS spezie
sale qb

Analogamente, si scioglie prima la pasta madre nel latte tiepido e malto, poi si aggiungono la vaniglia e le farine setacciate sbattendo con la frusta. Aggiustare la densità e conservare in frigorifero. Si sala poco prima di friggere.


 
Per la frittura a immersione (in collaborazione con Merlino...):
versare abbondante olio in un tegame dai bordi alti, arrivando circa a metà dell'altezza del bordo, aggiungere un pezzo di alga kombu e scaldare. Quando inizia a sfrigolare, provare a friggere un cucchiaino di impasto e osservare: se sale a galla in pochi secondi (massimo 15) l'olio è pronto. Non rimuovere l'alga, ma iniziare a tuffare un cucchiaio alla volta, aiutandosi con un altro cucchiaio per staccare la pastella. Man mano che imbruniscono, scolare le frittelle e porle in una terrina di vetro o ceramica già calda, con carta assorbente in gran quantità. Non lasciare mai l'olio senza niente in frittura: nel momento in cui si scola una frittella, si aggiunge una cuchiaiata. In questo modo la temperatura dell'olio rimarrà sempre costante e la frittura uniforme. 


Consigli: 
l'impasto è già dolcificato, sia per la presenza di ingredienti naturalmente dolci (mele, uvette e farina di castagne), sia per l'aggiunta del malto. Consiglio però di non esagerare con questo ingrediente, perché lo zucchero, anche quello naturale, caramellizza e quindi imbrunisce le frittelle, che rischiano di bruciacchiare all'esterno e rimanere crude nel cuore. Per questo motivo, l'altro consiglio è di non fare le cucchiaiate troppo grandi (e parlo per esperienza avuta recentemente :)).

...superata la fritto-fobia, diventerò un'esperta :)








mercoledì 11 febbraio 2015

Veg&Beer #3: Falafel di cicerchie

La nuova puntata della rubrica Veg&Beer (cliccate qua e qua se vi siete persi le prime puntate) torna a trovare gli amici del microbirrificio Badalà di Montemurlo (PO). 

Questa volta, protagonista della degustazione tutta al naturale è la loro biondissima Ge.a, a cui è toccato un classico della mia cucina, con una curiosa variante: le cicerchie. Questa meraviglia di legume è tipico di alcune regioni, fra cui la Toscana, perciò il matrimonio con la "bimba" di Prato è stato quasi obbligato. Ovviamente, non ho potuto fare a meno di deragliare dal binario della tradizione italiana... sono caduta di nuovo nel fusion, che oggi fa trendy: falafel di cicerchie. Qualcuno forse ricorderà che li avevo già proposti qualche mese fa, e sapete anche che qui da me Paganini non ripete , mai... e allora? Cosa succede?

Allora non potevo evitare un piatto così! Un fritto di ottima qualità, per accompagnare una birra così beverina, è davvero l'ideale: un sorso sprigiona profumi intensi e lascia un ricordo amaro, che richiama il boccone croccante e salato al punto giusto, il quale anela un altro sorso dissetante di quel delizioso saporino amarognolo.. e via così, a finire il piatto -assicuriamo io e Merlino. Se tenete al vostro girovita, consigliamo di non fare una montagna di falafel... semplicemente perché è abbastanza improbabile che ne avanzi qualcuno... specie con una birra così in abbinamento!

Ma ecco cosa dice il Mastro birraio della sua bimba:
 
Ge.a
Pale Ale, 5% vol.
Birrificio Badalà - Montemurlo (PO)  

Una “Pale Ale” fresca ma di carattere. Birra chiara ad alta fermentazione in cui luppoli tedeschi ed americani si accompagnano e si fondono in una danza armoniosa insieme al malto.
Il profumo leggermente agrumato invita al primo sorso. In bocca si riconoscono le note morbide del malto, sentore di mandorla e una gradevole nota amara che accompagna al sorso successivo. Beverina, fresca con un pizzico di allegria!



Se volete saperne di più sul birrificio, o vi va di assaggiare la loro gamma estremamente varia, potete visitare il loro sito e ordinare online: http://www.birrificiobadala.it .


A me la parte più mangereccia: ecco la ricetta dei falafel di cicerchie



Falafel di cicerchie
con salsa agrodolce

per 2 persone

180 g di cicerchie secche
1 spicchio d'aglio
1 cipollotto bianco
1 c di spezie miste (coriandolo e cumino)
2 C di semi di sesamo
2 C di prezzemolo fresco tritato
sale qb
un pizzico di bicarbonato
olio di semi di arachidi bio per friggere 

Per la salsa agrodolce:

1 c di senape rustica (con i semi
2 c di shoyu
1/2 limone spremuto
1 c di malto di riso
4 cm di cipollotto tritato



Quando decidete di fare questo piatto, preventivate 2-3 giorni di ammollo, a seconda della stagione, con un pezzo di alga kombu. L'ideale sarebbe quella di lasciare i legumi in ammollo cambiando spesso l'acqua, finché danno i primi segni di voler germogliare. 
Allora, è il momento di frullare tutto insieme, con gli altri ingredienti, eccetto il bicarbonato. Non deve risultare una pasta omogenea, ma abbastanza granulosa. 
Lasciare l'impasto anche mezza giornata in frigorifero, o tutta la notte. 


Prima di iniziare a friggere, aggiungere il bicarbonato e mescolare. In un tegame dai bordi alti, versare circa 1 l di olio e aggiungere l'alga kombu di ammollo ben asciugata. Questo trucchetto è utile sia per lasciare sempre qualcosa che frigge nel tegame, anche quando si scolano le polpette pronte, sia per remineralizzare l'olio. 
Mentre l'olio di scalda, formare velocemente i falafel, della grandezza di una pallina da ping pong. Se sono ancora freddi quando li tuffate nell'olio bollente verranno più croccanti. Friggerne pochi per volta, scolare e riporre in una terrina di ceramica calda con diversi fogli di carta assorbente. 

Servire con della verdura fresca e la salsina agrodolce.


lunedì 2 febbraio 2015

Budino di riso con crema di mandorle e millefiori

...e poi arriva, un altro lunedì. Del weekend non restano che dolorini a mani e schiena per il turno in cucina della domenica -che a scuola c'è il brunch da preparare- e mille promesse di fare nuove esperienze più esaltanti, la settimana prossima.

Ma c'è troppo silenzio qui, il lunedì. Nessun telefono che squilla, o ronzio della ventola del PC a suggerire un'attività a pieno regime. Di progetti, un mare; di realizzazioni, un deserto.

Così, tra un sospiro e l'altro, mi metto in piedi, apro la dispensa e metto in funzione quell'altro PC, quello che non fa rumore quando lavora, nemmeno quando parte in quarta.

Senza quasi accorgermene, ho già messo sul fuoco un pentolino e sul tavolo disposto una decina di sacchettini e scatoline, ciotole e cucchiai: tutti presenti all'appello, tutti pronti per una nuova ricetta. Mi rilasso, arrotolo le maniche del maglione, ultimo sospiro... e mi rilasso.



Budino di riso con crema di mandorle 
e Mielbio millefiori




500 ml di latte di riso al naturale
50 g di farina di riso integrale
2 C di agar agar in fiocchi
40 g di crema 100% mandorle autoprodotta
una punta di vaniglia in polvere




Ammollare l'agar agar in poco latte di riso a freddo. In un pentolino dai bordi alti, versare la farina di riso con la vaniglia e poi il latte, poco a poco, a freddo, mescolando con una frusta per non fare grumi. Portare a cottura, mescolando piano per non far attaccare la farina sul fondo. 
Appena arriva a bollore, aggiungere l'agar agar ammollato e continuare a mescolare, con il fuoco al minimo. Dolcificare con un cucchiaio di Mielbio (il latte di riso è già molto dolce, un altro latte vegetale al naturale potrebbe richiedere più dolcificante). Lasciar sobbollire per 5 minuti, poi spegnere il fuoco. Versare in 4 stampini bagnati con acqua fredda. Lasciar intiepidire  e poi raffreddare in frigorifero. 
Per lo sciroppo al miele, versare Mielbio in un pentolino con 3 cucchiai d'acqua e scaldare. Ottenere uno sciroppo abbastanza liquido, spegnere il fuoco e versare sopra ai budini. Conservare in frigorifero e lasciare 10 minuti a temperatura ambiente prima di servire.
















mercoledì 21 gennaio 2015

Riso e dahl: la mia tradizione

Pur non avendo mai festeggiato blog-compleanni, sono già più di 5 anni di attività bloggereccia. Posso considerare conclusa la "scuola materna", il periodo di incubazione in cui un blogger cerca la propria peculiarità nei meandri della labirintica arte culinaria generale.
Ciò significa che sono almeno 7-8 anni di "pasticci", dacché iniziai a dare corpo a questo fuocherello di curiosità e smania di sperimentazione culinaria, prima di aprire il blog, prima della scelta di vegetarianesimo, veganesimo, macrobiotismo (?); prima che sapessi a cosa serve l'alga kombu e prima di assaggiare una prugna umeboshi. Oggi ho scelto la cucina naturale, so il perché e il per come.
Tuttavia, sono sempre stata -e lo sono ancora- curiosa di esplorare sapori che racchiudono culture e tradizioni lontane. Tanto, da poter dire di avere ormai adottato alcuni di essi come figli miei, in questo periodo di incubazione. Ho già dichiarato pubblicamente il mio amore per la cucina indiana, che oggi se la contende con quella giapponese fra i miei flavour-hits
In principio furono le spezie a conquistare pancia e cuore. Poi ho imparato a depurare le ricette, che all'inizio imbrattavo di polverine e semini, come non ci fosse un domani.
Credo di non sbagliarmi nel dire di aver affinato l'uso di certi ingredienti. Alcuni devono essere valorizzati togliendo, più che aggiungendo. Perciò, ultimamente sono devota alla religione del less is more: tolgo, esalto, assaporo fino in fondo quell'ingrediente. Lo conosco profondamente, ne apprezzo alcune qualità, magari ne colgo qualche difetto, e così facciamo amicizia. E siamo amici per sempre, diventa parte della mia tradizione.


Ecco gli ingredienti -che poi fanno il piatto- entrati ormai nella mia tradizione, anche se vivo in Brianza e non sono mai stata in India: riso e dahl.
E quando il riso è buono, bisogna mangiarlo così. Le spezie, a piacere, si possono mettere da un'altra parte: io ho preferito tostarle con porro e olio evo, per condire il piatto. Ad esaltare il profumo inconfondibile di riso thai rosso e riso indica, solo del buon sale marino integrale, qualche semino per la presentazione e un buon dahl speziato (ma non troppo!).





"Risi" e dahl
(Riso thai rosso integrale e riso indica)

90 g di riso thai rosso Altromercato
90 g di riso indica Altromercato
200 g di lenticchie rosse decorticate
1 l di brodo vegetale (o acqua calda salata)
1 porro intero
1/2 carota
1 spicchio d'aglio
4 cucchiai di olio evo Dante
1/2 c di coriandolo macinato
una punta di semi di cumino
1 c di masala indiano Altromercato
sale qb


Risciacquare il riso. Portare a cuocere i due tipi di riso separatamente, con il doppio del volume in acqua e un pizzico di sale. Quando bolle, abbassare il fuoco al minimo e cuocere per 10 minuti il riso indica, per 25-30 minuti il riso rosso. Tenere coperto per ultimare l'assorbimento di acqua.
In una pentola dal fondo spesso, fare un soffritto con un cucchiaio di olio, le verdure tritate finemente (conservare un pezzettino del cuore del porro) e un goccio d'acqua. Salare subito. Quando sfrigolano, versare le lenticchie e tostarle. Aggiungere 2-3 mestoli di brodo vegetale e coprire. Mescolare di tanto in tanto e versare il brodo per mantenere l'umidità. Cuocere per 20 minuti circa. Se le lenticchie non si sono ridotte in purea, passare rapidamente al minipimmer.
In una padella antiaderente versare l'olio rimasto, il porro tritato molto fine e le spezie. Aggiungere un goccio di brodo e coprire per un paio di minuti. Impiattare e versare il condimento bollente sul dahl. Servire con riso al naturale.








venerdì 9 gennaio 2015

Tortino di miglio bruno alla zucca e santoreggia

Eccoci qui. Una nuova pagina di vita e di blog, nuove aspettative, nuove speranze e nuovi propositi.
Purtroppo tutte novità che fanno eco all'interno della nostra coscienza. Perché nel mondo -ahimè...- i pronostici per questo 2015 sono tutt'altro che promettenti. 

Comunque, il fatto positivo è che la sola idea di ricominciare ci fa sentire più freschi e puliti, buoni più che mai e ci fa prudere tremendamente le mani, con la voglia di rimboccarci le maniche... Se solo questa sensazione durasse più di qualche giorno!! Davvero, se conoscete un modo per prolungare questa fase di buoni propositi, dovete divulgarlo al mondo intero (dopo averlo comunicato a me in primis, s-v-p!)!

Sfido chiunque a dirmi che nella lista non ha incluso la voce mangiare meno / meglio / più sano / più leggero / bere 2 litri al dì / andare a correre ogni giorno / iscriversi in palestra etc. 
Io mi dichiaro colpevole di negligenza. Nel senso che ignoro decisamente questi propositi, ma semplicemente perché nella mia condizione partiolare ne faccio degli altri, magari più incentrati sull'aspetto professionale o sul carattere. Fortunatamente non ho bisogno di dare una regolata anche alla voce stile di vita; mi basta tenere monitorato quello che già osservo [poi non sono stinco né rotula di santo, ma se voglio insegnare certe nozioni agli altri, dovrò può dare il buon esempio..!].

Ecco, dunque, una ricetta adatta ai mesi invernali e in particolare ai climi umidi: il miglio è un cereale di origine antichissima, che oggi è scomparso dalle nostre coltivazioni; anzi, dalle nostre tavole, dato che viene ancora coltivato ma quasi esclusivamente per il foraggio (leggetevi una qualsiasi tabella nutrizionale e capirete lo spreco assurdodi questa risorsa!). Dall'antichità era molto tipico anche della nostra zona (Pianura Padana, da molto prima che Colombo ci portasse le pannocchie) e anche di alcuni paesi dell'Asia centrale e dell'Africa, dove è ancora molto utilizzato (come il Senegal, da dove arriva quello che uso io). Non a caso, si tratta di zone molto umide del pianeta, fredde o calde che siano. Lumidità ristagna nel nostro corpo, se non si provvede ad eliminarla. E -indovinate un po'?- proprio questo cereale dalle mille proprietà ci aiuta ad asciugarci ed eliminarla. Avete mai notato quanta acqua assorbe il miglio, a differenza del riso o di altri cereali, pur esendo piccolissimo? è proprio lo stesso effetto che ha sul nostro corpo. 

Il miglio con la zucca è un tipico piatto della cucina naturale curativa, ottimo rimedio per rilassare la zona del plesso solare (milza-pancreas). In genere si consuma come un risotto, mentre io ve lo propongo ulteriormente "yanghizzato", ovvero più concentrato dal punto di vista energetico: la cottura al forno esalta la potenzialità riscaldante del piatto, un po' come la frittura -e per questo non bisogna abusarne, ma utilizzare questi metodi di cottura con criterio, cioè quando possono portare beneficio al nostro corpo.






Iniziamo, quindi: buon inizio a tutti ;)


Tortino di miglio bruno alla zucca e santoreggia

180g di miglio bruno (o decorticato)
1 tazza di zucca tagliata a dadini
1/2 cipolla
2 C di olio si semi di sesamo
brodo vegetale salato
santoreggia qb
olive nere (facoltativo)
olio e pangrattato per gli stampi


Per prima cosa, lavare bene il cereale in una ciotola capiente, alternando acqua calda e freda e poi scolando con un colino a trama molto fine. Lasciar scolare.
Preparare un trito di cipolla, fare un soffritto con l'olio di sesamo e poi tostare il miglio. Quando comincia ad attaccare, aggiungere la zucca e versare un paio di mestoli di brodo vegetale. Cucinare come un risotto, mantenendolo cremoso. A fine cottura, aggiungere la santoreggia tritata.
Ungere e passare nel pangrattato gli stampi da forno. Si ossono fare delle monoporzioni, oppure utilizzare una semplice teglia rettangolare. Riempire gli stampi schiacciando bene e ultimare con olio e pangrattato.
Infornare a 200° per 20 minuti per le monoporzioni, di più per la teglia.
Sformare e servire con qualche oliva nera e un rametto di santoreggia.


Partecipo anch'io alla raccolta di Stefania di Cardamomo&Co. 

http://saporiesaporifantasie.blogspot.it/2014/03/happy-calowries-la-nuova-raccolta.html


mercoledì 31 dicembre 2014

Veg&Beer #2: crema di mele e Caracole

...e che cosa sarà mai la Caracole?

Se avete letto la prima puntata della mia rubrica Veg&Beer, sapete già tutto.
Se invece passate di qui per puro caso, ecco il sunto dei sunti: la sottoscritta, amante di birre artigianali e portata all'esasperazione dalla vana ricerca di cibo politically correct da abbinare alle suddette bevande, si diletta nel trovare abbinamenti azzeccati fra birre artigianali e cucina naturale

Il primo esperimento ha visto coinvolti gli amici del Birrificio Badalà di Prato, con una splendida birra al miele di castagno. Stavolta usciamo dal belpaese (che in fatto di produzione birraia artigianale non ha proprio NULLA da invidiare a nessuno!), per andare a pescare La Caracole ambrée della Brasserie Caracole (Falmignoul - Belgio): un'ottima belgian strong ale, per chi mastica un pochino di cultura birraia. 



La Caracole ambrée
Birrificio: Brasserie Caracole (Falmignoul, Belgio)
Stile: Belgian Strong Ale
ABV: 7,5%

La Caracole ha un colore ambrato e velato, la schiuma densa e persistente. Molto dolce al naso, ritroviamo l'aroma dell'arancio candito e dei frutti gialli, completato al palato da sapore di frutta sciroppata, uvetta e caramello.
Ci avviciniamo pericolosamente al mio stile favorito, quello belga, in particolare le tripel sono le birre che preferisco.


Anche per questa prelibatezza, ho pensato a un dessert. Stavolta la ricetta è molto veloce, dato che il panettoncino è stato prodotto da altre mani mi limito a fornire la ricetta della crema... Lo devo ammettere: non mi sono ancora specializzata nel panettone artigianale vegano di pasta madre, perciò per il momento mi affido a prodotti acquistati (sempre bio e vegan). 
Una piccola nota: il panettone rigorosamente CON canditi e uvetta! I sapori si sposano benissimo, soprattutto con il candido all'arancia; perciò non si accettano le classiche noiose variazioni "senza canditi, senza uvetta, con gocce di cioccolato, ai frutti di bosco, all'ananas, alle bacche di goji (???)" etc. E non transigo :)
La crema è da servire calda insieme al panettoncino. Oltre ad essere la birra in abbinamento, la Caracole ambrée ne è anche l'ingrediente essenziale.

La ricetta è ovviamente un augurio di una buona fine, ma soprattutto un gustosissimo inizio :)

 

 Crema di mele e Caracole (birra belga)

 

Per 4 persone

4 panettoncini da 100 g (vegan e con canditi e uvetta) 
3 mele golden
un pizzico di sale grosso
1/2 bicchiere d'acqua
1 C di kuzu o arrow-roots

scorzette d'arancia bio per decorare

Sbucciare e tagliare le mele a fettine sottili e metterle in un tegame dai bordi alti. Salare e versare l'acqua, accendere il fuoco e far prendere il bollore. 
Appena bolle, versare la birra, conservandone un paio di cucchiai per scioglervi il kuzu (freddo, mi raccomando). Quando il tutto riprende il bollore, abbassare la fiamma cuocere per 10 minuti. 
Prelevare qualche fettina di mela da lasciare intera per la decorazione, poi passare tutto al minipimmer. Versare il kuzu sciolto nella birra e rimettere il tegame sul fuoco per addensare.
In pochi minuti la crema è pronta.
Servire calda come accompagnamento al panettoncino artigianale vegano, leggermente passato al forno o in padella.