lunedì 30 marzo 2015

Panini di riso al vapore con Fiordifrutta alle corniole

Si chiamano "buns" nei paesi anglosassoni, ma esistono praticamente in tutte le culture gastronomiche. Sono i panini conditi, quelli che appagano il palato di grandi e piccini come poche altre pietanze, insostituibili come merende di pomeriggio o della ricreazione (per quanto mi riguarda, attendevo con ansia il DRIIIIIIN delle 10 di mattina che nella mia testa ancora associo a panino al latte farcito di marmellata fatta in casa). 


Oggi, con svariati "senni di poi", non mi fanno più gola. 
Ormai avverto l'odore della farina bianca come quello di burro e zucchero a metri di distanza dai prodotti da forno. Sarà anche che vivendo sopra a un fornaio, in questi anni ho affinato il fiuto. La farina "00" è nota per essere "il più grande veleno della storia", riprendendo un celebre discorso del dott. Berrino
No, non esagero. Si tratta di polvere morta, senza alcuna sostanza nutritiva per l'organismo, capace di rimanere su uno scaffale del super per 10 anni senza cambiare assolutamente nulla della propria sostanza. L'uomo non l'ha mai mangiata prima del '900, il secolo delle guerre mondiali, ma anche delle epidemie di cancro, delle malattie autoimmuni e delle anomalie genetiche. 
Non ho l'erudizione né l'autorità per approfondire questa correlazione, ma trovo utilissimo continuare a ribadirlo e parlarne non appena mi si presenti l'occasione, e devo dire che trovo sempre qualcuno che si interessa all'argomento (e menomale!).

Zucchero? Stessa storia. L'alimento più raffinato che esista al mondo, non ve n'era alcuna traccia prima dell'industrializzazione, prima del dilagare dell'obesità, del diabete e dell'osteoporosi.

Sui derivati animali, non apro nemmeno la parentesi, sarebbe enciclopedica.

Preferisco parlare della cottura che ho scelto: il vapore. Da quasi un anno mi dedico alla cottura del pane a vapore, che è molto utile per arricchire la dieta quando è necessario eliminare la cottura  al forno, soprattutto delle farine, per sciogliere gli indurimenti che affliggono organi, tessuti e in generale per la mancanza di elasticità nel corpo. 

Per ora con la teoria mi fermo qui: vi propongo una versione vegana e cotta a vapore dei decantati buns, o panini al latte. Ho scelto la farina di riso perché volevo ritrovare sapore e consistenza dei manju giapponesi, farciti con carne o con azuki dolci, di cui mi sono innamorata al primo morso! I panini sono personalizzabili con l'uso di diverse farine, confetture, uvette, noci, semi, e chi più ne ha!


Rice steamed buns
alias: Panini di riso al vapore

con Fiordifrutta alle corniole


70 g di pasta madre rinfrescata
150 g di farina di riso integrale
100 g di farina 2
2 C di margarina autoprodotta (in alternativa, 35 g di olio di semi di girasole)
2 C di malto di riso
200 ml di latte di riso
acqua qb 
un pizzico di sale



Sciogliere la pasta madre nel latte di riso tiepido in cui si è già sciolto il malto. Lasciare attivare il lievito per 15 minuti. Aggiungere metà delle farine e impastare con un cucchiaio, poi aggiungere la margarina e amalgamarla, infine il resto della farina. Impastare a mano, inserire il sale e valutare se l'impasto richiede altro liquido (nel mio caso ho aggiunto qualche cucchiaio di acqua), a seconda delle farine utilizzate. La consistenza dovrà essere molto elastica, simile aquella per la pizza, ma non appiccicosa. Ungere una marmitta in vetro o in ceramica e conservare la "palla" coperta da pellicola in un luogo tiepido e al riparo da correnti, per circa 1 ora. Trascorso il tempo, riprenderlo per applicare le pieghe a raggio e rimettere nella marmitta a lievitare per circa 3 ore.


Raddoppiato l'impasto, riprenderlo e tagliarlo per ottenere dei panini di circa 70 g l'uno, stenderli con le mani e farcirli con un cucchiaino di Fiordifrutta. Richiudere i bordi e dare la classica forma tonda, lavorando solo con i polpastrelli (non fare ruotare la pallina fra i palmi). Posizionare nel cestello per la cottura a vapore, distanziate di almeno 2 dita l'una dall'altra. Coprire con coperchio e tenere al riparo da correnti per un'altra ora.
Portare l'acqua a ebollizione. è possibile aromatizzarla per dare ai panini un profumo particolare, ma nel mio caso hanno già un gusto singolare.
Una volta preso il bollore, posizionare il cestello e tenere coperto per circa 30 minuti.
Lasciare raffreddare completamente senza coperchio prima di staccarli dal cestello.








venerdì 20 marzo 2015

HELP! Blog fuori servizio!

Mi sono arrivate segnalazioni nelle ultime settimane, riguardanti malfunzionamenti del mio blog: chi non vedeva i miei aggiornamenti, chi non riusciva a commentare... e l'altro giorno l'ultimo guaio: la scomparsa totale dei commenti! Sto cercando di capire il motivo, non so quanto mi ci vorrà per risolverlo. Ovviamente ce la metterò tutta per rimediare, ma nel frattempo, se volete comunicare con me, potete scrivermi. Se avete avuto lo stesso problema, vi prego -vi supplico!- di illuminarmi, perché ora come ora brancolo nel buio...

Non vi lascio a bocca completamente asciutta: io esisto anche nel mondo reale eh, con o senza commenti continuo a cucinare, come prima e più di prima! Ecco uno sfizioso antipasto con pochi ingredienti, ma dagli splendidi colori. Adoro il sedano rapa, anche se ha un brutto nome -non trovate??- è ottimo in tutte le salse, ma in particolare mi piaceaccompagnarlo con sapori agrodolci, agrumati e asprigni, come ho fatto qui con la mostarda di clementine. E torno a proporlo con un agrume, la combava, che viene dal Madagascar e si può trovare in polvere.

Crema tiepida di sedano rapa alla combava
con pane di segale

250 g di sedano rapa pulito
200 ml di latte di soia autoprodotto
2 C di olio di semi di girasole
sale qb
1/2 c di combava in polvere SDSpezie
4 fette di pane di segale integrale Pema
fettine d'arancia per decorare

Tagliare il sedano rapa a tocchetti e preparare un leggero soffritto con l'olio e mezzo bicchiere d'acqua. Salare e lasciare stufare finché l'acqua viene assorbita. Aggiungere il latte tiepido poco per volta e continuare la cottura. L'importante è che sia latte di soia senza zucchero né altri dolcificanti o aromi! Aggiungere la combava prima di frullare il tutto, quando il sedano rapa è morbido. Mentre la crema intiepidisce, tagliare a triangoli il pane di segale e preparare qualche fettina d'arancia. Versare la crema nei bicchierini e decorare con pane e arancia.



venerdì 13 marzo 2015

Cremoso di ceci e santoreggia, broccoli e olive nere

...avrei dovuto intitolare la ricetta "quando l'hummus stroppia...". 
Dovete sapere che sono una mangiatrice di hummus abbastanza folle. Nel frigorifero dimorano stabilmente montagne di questa favolosa purea di ceci. Da quando mi autoproduco la tahina, poi... 
"C I A A A O proprio" , detto in meneghino.

Si dà il caso che l'altro giorno, intenta nella preparazione dell'ennesimo hummus, mi sia ritrovata una quantità immensa di ceci cotti e frullati -quantità reggimento mode ON- e per quanto a casa mia due bocche bramose facciano quasi un plotone, l'hummus è un piatto freddo e non mi andava di mangiarlo per 5 giorni di fila. 
Così nasce la crema di ceci e santoreggia, da servire tiepida o calda con dei magnifici broccoletti comprati al bio. 
Due gusti a partire dalla stessa base: Italia vs Medioriente a confronto... a parità di gusto, vince l'assaggiatore!


Cremoso di ceci e santoreggia
con broccoli e olive nere


1 tazza di ceci lessati in acqua e kombu
4 cucchiai di olio extravergine d'oliva Dante 
1 spicchio d'aglio
un pizzico di santoreggia essiccata
sale e pepe qb
1 tazza di broccoletti scottati al dente
6-7 olive nere cotte al forno
3-4 capperi dissalati






In una padella antiaderente scaldare l'olio con lo spicchio d'aglio. Quando sfrigola aggiungere mezzo mestolo di acqua di cottura dei ceci, salare, aggiungere la santoreggia e lasciare insaporire per 2 minuti. Mettere l'aglio da parte e versare il liquido nella bocca del mixer insieme ai ceci lessati e al pepe. Frullare il tutto e ottenere una purea cremosa. Se necessario aggiungere dell'altro liquido di cottura. Nella stessa padella, rimettere l'aglio, aggiungere un goccio d'olio, i capperi, le olive nere e scaldare. Ripassare velocemente i broccoletti. Impiattare prima la purea di ceci, poi i broccoli ripassati.





venerdì 6 marzo 2015

Tortine al té matcha e mandorle salate caramellate

4 marzo 2015: un altro compleanno che scivola via. Come la domenica, come le vacanze in montagna, e come tutte le cose belle che trascorrono in un soffio di vento.
Non ho mai amato rivolgermi al passato con espressioni del tipo "In tutta la mia vita non ho mai fatto/detto/provato...", perché credo proprio che leggendole qualcuno possa -ad ragionem- burlarsi di me e della mia freschissima stagionatura. Diciamo che non sarò più una robiolina, ma al massimo posso considerarmi una caciottina fresca.
Quindi niente più frasi di circostanza sul tempo che fugge.
 
Una cosa però non si può negare: collezionare compleanni implica una crescente difficoltà di ricordare ciascuno di quei giorni di festa. Che cosa ho fatto l'anno scorso? Siamo stati fuori a cena? Che torta avevo preparato quella volta? C'era anche mia sorella quell'anno? Cosa mi aveva regalato Merlino?
Forse è proprio questo che mi turba nell'inesorabile trascorrere del tempo: dimenticare le cose belle. Piccoli gesti che mi avevano reso felice in particolari momenti, ma anche ciò che non avrei dovuto dire o fare in una certa situazione, per non ripeterlo una seconda volta.
 
Confesso di essere molto legata ai ricordi. Posso dire che vivo di ricordi. Non solo quelli visivi, ma anche  olfattivi, tattili e, ovviamente, gustativi. Nella mia testa di caciottina fresca sono tutti legati in un mélange, dove qua e là mi tocca riempire i solchi lasciati dalla memoria che vacilla. In questo lavoro filologico il blog mi aiuta molto. Mi piace rileggere i post di anni fa, ritrovare quella me stessa di allora e sorridere nel constatare che i problemi si sono volatilizzati, oppure sono cambiati... credo che sia un ottimo deterrente per prevenire le ansie sul futuro. Che -almeno quello- sempre incerto è rimasto...!
 
 
...e indovinate qual è l'altro modo per sconfiggere l'ansia sul futuro??
 
 
Tortine al té matcha e mandorle salate caramellate
 

Per 6-8 tortine

150 g di farina 0
50 g di farina 2
2 C di té matcha
200 ml di latte di riso e mandorle
60 g di malto di riso + 1 C
1/2 bustina di cremor tartaro
1 C di aceto
25 g di olio di semi di girasole deodorato
un pizzico di sale
 
 
 
Setacciare le polveri tranne il té. A parte, versare in una scodella l'olio, il sale e il malto. Sciogliere il té matcha in un goccio di latte caldo, aggiungerlo ai liquidi. Versare nella terrina con le farine e mescolare velocemente, versando il latte di riso e mandorle poco alla volta. Il composto deve risultare fluido ma non troppo, più denso della pastella per le crepes. In ultimo, aggiungere l'aceto. Non mescolare troppo, riempire i pirottini fino a 1 cm dal bordo. Pestare grossolanamente le mandorle salate, cospargere la superficie e aggiungere una punta di malto sopra, che servirà per caramellarle. Se le mandorle affondano, il composto è troppo liquido.
Infornare a 160° per circa 20 minuti. Fare la prova stecchino.









giovedì 26 febbraio 2015

Pasta al finto pomodoro: una rivoluzione

Oggi, niente cucina curativa, occasionale, di magro, festaiola, strampalata. 
Oggi solo pasta al sugo. Dico solo fra 10 virgolette, per tante ragioni che a una prima occhiata non saltano certo all'occhio. A prima vista, non direste mai che questo sia un piatto r i v o l u z i o n a r i o ... eppure è così!


Innanzitutto, questo che vi propongo qui è un finto sugo, tutto invernale, così da ingannare l'occhio (e in certi casi, pure il palato!) e appagare quella voglia di classici piatti caserecci, che poco si scorgono fra le pagine virtuali dei foodies e oramai anche sulle nostre tavole con le tovaglie a scacchi bianco-rossi. 
Da un lato, devo proprio dirlo: meglio che siano occasionali questi sughi lussuriosi unti e bisunti, perché che siano di pelati o si passata, resta il fatto che il pomodoro è un frutto (ebbene sì, è un frutto!) tropicale (vi ricordate? Cristoforo Colombo... 1492...??), quindi la sua stagione è estiva, oltre ad essere una solanacea
Ovviamente, non mi tiro indietro se occasionalmente c'è da fare/mangiare una buona pizza con lievito madre, che senza pomodoro perde il suo perché. Ma, appunto, sono casi isolati.


In secondo luogo, e questa è la vera rivoluzione, gli ingredienti sono del tutto non-convenzionali: sono il frutto del duro lavoro e di una passione, quella per la naturalità, la sostenibilità e, ovviamente, la qualità. Altromercato ha lanciato da poco questa linea di prodotti del Solidale italiano: dalla pasta al vino, perfino squisite mandorle siciliane e birre artigianali (che presto impiegherò nella mia rubrica Veg&Beer), sono tutti prodotti nel rispetto delle materie prime, dei lavoratori e dei consumatori.
http://www.altromercato.it/solidale-italiano/il-manifesto/integrale
Carceri, cooperative sociali, terreni confiscati alle mafie, coltivazioni biologiche, sono solo alcuni dei fattori che rendono unico questo splendido progetto.
Infine, ma non meno importante, il gusto pieno e intenso di questi prodotti, di cui le giovane generazioni non hanno purtroppo memoria, ma anche quella dei più agés fa forse fatica a recuperare, diluita da troppi cibi insapore e senz'anima, rendono il pasto quotidiano un'esperienza più unica che rara, sicuramente autentica.


Pasta integrale al finto pomodoro

(sugo rosso di barbabietola e lenticchie)

1/2 barbabietola cotta a vapore
1 carota
1/2 cipolla
1 spicchio d'aglio
1 pezzo di sedano
1 foglia di alloro
3 cucchiai di olio evo
1/2 bicchiere di vino bianco secco (facoltativo)
1/2 l di brodo vegetale o acqua calda salata
prezzemolo fresco
sale qb


Preparare un trito abbastanza fine di sedano, carota, aglio e cipolla e farle soffriggerle nell'olio. Sciacquare le lenticchie e aggiungerle al soffritto. Lasciare sfrigolare qualche minuto, poi sfumare con il vino e lasciare evaporare. Aggiungere l'alloro e, se piace, anche un peperoncino. Portare a cottura con un mestolo di brodo caldo e lasciare stufare a fuoco medio-basso, aggiungendo brodo man mano che asciuga. 
A metà cottura, inserire la barbabietola tagliata a cubettini e continuare a stufare. In totale, ci vorranno circa 45 minuti. Quando le lenticchie sono morbide, spegnere il fuoco, eliminare l'alloro e frullare velocemente al minipimmer: vedrete che diventerà di un bel colore rosso scuro.
Rimettere in padella. A parte, lessare la pasta. Aggiungere un po' dell'acqua di cottura per mantecare il sugo rosso e impiattare con una spolverata di prezzemolo fresco.

Ribadisco, un sugo così può ingannare non solo l'occhio, ma anche qualche palato! Funziona anche senza le lenticchie, ma così è più appagante, anche con quelle rosse va benissimo. Per aggiustare l'acidità, se proprio vogliamo farla sporca spacciandolo per pomodoro, io aggiungo un goccio di acidulato di umeboshi (oppure un aceto molto delicato). Se poi usate il basilico... chi vi sgama più!?!






 


mercoledì 18 febbraio 2015

Le prime volte: Frittelle di pasta madre alle mele e alle castagne

Ho quasi 28 anni. Vivo con il mio attuale consorte da più di 3.
In questa casa, complice la scuola di cucina, ho cucinato praticamente ogni sorta di vegetale in ogni salsa, dolce o salata [gli "onnivori" non malignino contro questa affermazione, perché scommetto che in quanto a varietà, in pochi batterebbero un vegan-foodie!].
Eppure, questa settimana c'è stata una prima volta: il battesimo del fritto dolce.

Ebbene sì: non ho mai cucinato le frittelle
Com'è stato possibile tutto ciò? Non ne ho idea.
Ho avuto una triste infanzia? Direi di no...
A casa la mamma non cucinava? Macché, nemmeno questo. Non cucinava quasi mai i fritti, ma nemmeno tofu alla piastra e miglio alla zucca, se è per questo..

Diciamo che sono ancora un po' intimorita dalla tecnica del fritto, che pratico da pochi mesi con una goffaggine raccapricciante (il post precedente è stato un miracolo che meritava di essere immortalato). Il clou della mia pessima performance è il momento dell'immersione: per paura dell'olio bollente lascio cadere il boccone da mezzo metro di altezza rispetto alla pentola, facendo un disastro totale, peggio che tuffarmici dentro. Il tutto condito da un sottofondo di ghigni malefici da parte del consorte, che al contrario vanta decenni di esperienza in fatto di fritti-spazzatura, e che quindi padroneggia pinza e paletta con una certa dimestichezza. E dirò che il grembiule gli dona anche.

Lascio dunque a Merlino la parte della ricetta che considero "ad alto rischio", mentre io mi dedico in tutta tranquillità agli impasti. Che mi sono davero piaciuti!

Ne ho preparati due: uno per le frittelle con mele e uvetta al vino bianco, uno con farina di castagne e latte di soia. Non saprei dire quale delle due sia riuscita meglio, sono molto iverse sia in gusto che in consistenza. Per il mio palato, quelle di mele sono davvero ghiottissime, perché adoro qualsiasi dolce alle mele che sia il più naturale possibile, che ne esalti il sapore (mela cotta, mon amour!).

Inutile aggiungere che la pasta madre regala un gusto che... che... che ve lo dico a fare?!?



Frittelle di pasta madre

impasto con mele, uvetta e vino bianco

dosi per una ventina di frittelle

90 g di esubero di pasta madre
1 mela golden (2 se sono piccole)
100 ml di vino bianco secco
2 C di grappa (facoltativo)
180 g di farina 2
2 C di malto di riso 
80 g di uva sultanina (senza olio di palma)
la scorza grattugiata di mezza arancia
acqua qb
un pizzico di sale


Sciogliere la pasta madre in poca acqua tiepida, aggiungere il vino a temperatura ambiente e il malto, poi scorza d'arancia, grappa. Aggiungere la farinasetacciata, mescolando con la frusta, poi la mela tagliata a cubettini e l'uvetta (non occorre ammollarla). Agiungere tanta acqua quanto basta per ottenere una pastella che scrive. Lasciare riposare in frigorifero tutta la notte, oppure lasciare 2 o 3 ore a temperatura ambiente e poi per un paio d'orein frigorifero. Si toglie dal frigo solo al momento di friggere, dopo l'aggiunta del pizzico di sale.


impasto con farina di castagne

dosi per circa 15 frittelle

90 g di esubero di pasta madre
2 C di malto di riso
120 g di farina di castagne
60 g di farina 2
latte di soia autoprodotto qb
1/2 c di pura vaniglia bourbon in polvere SDS spezie
sale qb

Analogamente, si scioglie prima la pasta madre nel latte tiepido e malto, poi si aggiungono la vaniglia e le farine setacciate sbattendo con la frusta. Aggiustare la densità e conservare in frigorifero. Si sala poco prima di friggere.


 
Per la frittura a immersione (in collaborazione con Merlino...):
versare abbondante olio in un tegame dai bordi alti, arrivando circa a metà dell'altezza del bordo, aggiungere un pezzo di alga kombu e scaldare. Quando inizia a sfrigolare, provare a friggere un cucchiaino di impasto e osservare: se sale a galla in pochi secondi (massimo 15) l'olio è pronto. Non rimuovere l'alga, ma iniziare a tuffare un cucchiaio alla volta, aiutandosi con un altro cucchiaio per staccare la pastella. Man mano che imbruniscono, scolare le frittelle e porle in una terrina di vetro o ceramica già calda, con carta assorbente in gran quantità. Non lasciare mai l'olio senza niente in frittura: nel momento in cui si scola una frittella, si aggiunge una cuchiaiata. In questo modo la temperatura dell'olio rimarrà sempre costante e la frittura uniforme. 


Consigli: 
l'impasto è già dolcificato, sia per la presenza di ingredienti naturalmente dolci (mele, uvette e farina di castagne), sia per l'aggiunta del malto. Consiglio però di non esagerare con questo ingrediente, perché lo zucchero, anche quello naturale, caramellizza e quindi imbrunisce le frittelle, che rischiano di bruciacchiare all'esterno e rimanere crude nel cuore. Per questo motivo, l'altro consiglio è di non fare le cucchiaiate troppo grandi (e parlo per esperienza avuta recentemente :)).

...superata la fritto-fobia, diventerò un'esperta :)








mercoledì 11 febbraio 2015

Veg&Beer #3: Falafel di cicerchie

La nuova puntata della rubrica Veg&Beer (cliccate qua e qua se vi siete persi le prime puntate) torna a trovare gli amici del microbirrificio Badalà di Montemurlo (PO). 

Questa volta, protagonista della degustazione tutta al naturale è la loro biondissima Ge.a, a cui è toccato un classico della mia cucina, con una curiosa variante: le cicerchie. Questa meraviglia di legume è tipico di alcune regioni, fra cui la Toscana, perciò il matrimonio con la "bimba" di Prato è stato quasi obbligato. Ovviamente, non ho potuto fare a meno di deragliare dal binario della tradizione italiana... sono caduta di nuovo nel fusion, che oggi fa trendy: falafel di cicerchie. Qualcuno forse ricorderà che li avevo già proposti qualche mese fa, e sapete anche che qui da me Paganini non ripete , mai... e allora? Cosa succede?

Allora non potevo evitare un piatto così! Un fritto di ottima qualità, per accompagnare una birra così beverina, è davvero l'ideale: un sorso sprigiona profumi intensi e lascia un ricordo amaro, che richiama il boccone croccante e salato al punto giusto, il quale anela un altro sorso dissetante di quel delizioso saporino amarognolo.. e via così, a finire il piatto -assicuriamo io e Merlino. Se tenete al vostro girovita, consigliamo di non fare una montagna di falafel... semplicemente perché è abbastanza improbabile che ne avanzi qualcuno... specie con una birra così in abbinamento!

Ma ecco cosa dice il Mastro birraio della sua bimba:
 
Ge.a
Pale Ale, 5% vol.
Birrificio Badalà - Montemurlo (PO)  

Una “Pale Ale” fresca ma di carattere. Birra chiara ad alta fermentazione in cui luppoli tedeschi ed americani si accompagnano e si fondono in una danza armoniosa insieme al malto.
Il profumo leggermente agrumato invita al primo sorso. In bocca si riconoscono le note morbide del malto, sentore di mandorla e una gradevole nota amara che accompagna al sorso successivo. Beverina, fresca con un pizzico di allegria!



Se volete saperne di più sul birrificio, o vi va di assaggiare la loro gamma estremamente varia, potete visitare il loro sito e ordinare online: http://www.birrificiobadala.it .


A me la parte più mangereccia: ecco la ricetta dei falafel di cicerchie



Falafel di cicerchie
con salsa agrodolce

per 2 persone

180 g di cicerchie secche
1 spicchio d'aglio
1 cipollotto bianco
1 c di spezie miste (coriandolo e cumino)
2 C di semi di sesamo
2 C di prezzemolo fresco tritato
sale qb
un pizzico di bicarbonato
olio di semi di arachidi bio per friggere 

Per la salsa agrodolce:

1 c di senape rustica (con i semi
2 c di shoyu
1/2 limone spremuto
1 c di malto di riso
4 cm di cipollotto tritato



Quando decidete di fare questo piatto, preventivate 2-3 giorni di ammollo, a seconda della stagione, con un pezzo di alga kombu. L'ideale sarebbe quella di lasciare i legumi in ammollo cambiando spesso l'acqua, finché danno i primi segni di voler germogliare. 
Allora, è il momento di frullare tutto insieme, con gli altri ingredienti, eccetto il bicarbonato. Non deve risultare una pasta omogenea, ma abbastanza granulosa. 
Lasciare l'impasto anche mezza giornata in frigorifero, o tutta la notte. 


Prima di iniziare a friggere, aggiungere il bicarbonato e mescolare. In un tegame dai bordi alti, versare circa 1 l di olio e aggiungere l'alga kombu di ammollo ben asciugata. Questo trucchetto è utile sia per lasciare sempre qualcosa che frigge nel tegame, anche quando si scolano le polpette pronte, sia per remineralizzare l'olio. 
Mentre l'olio di scalda, formare velocemente i falafel, della grandezza di una pallina da ping pong. Se sono ancora freddi quando li tuffate nell'olio bollente verranno più croccanti. Friggerne pochi per volta, scolare e riporre in una terrina di ceramica calda con diversi fogli di carta assorbente. 

Servire con della verdura fresca e la salsina agrodolce.