giovedì 31 luglio 2014

Paella... de noantri!

Sono stata in Spagna qualche annetto fa, in Catalunia precisamente. Ancora abbastanza onnivora, sempre inguaribile curiosa dell'enogastronomialocale, mi sono gustata ogni genere di tapas.
Ricordo sapori esotici e profumi dolci, tartine ipersalate e dolcissima sangria bianca, densi fumi di brace e tequila che si beve da sola, pioggia di olive e insalatone che non finiscono mai.
Ma è logico, il piatto scolpito nella mente resta l'immortal Paella. Ma vi dirò una cosa che ho scoperto in seguito: è forse più tipica in Camargue che non in Costa Brava, e pure i francesi spaellano mica male!

 

Che sia la vera e inimitabile Valenciana, o la gemella esportata in Camargue, poco importa.
E poi, chi mai può dire che sapore avesse quella originale? La Paella è originariamente un piatto povero del XVII secolo, inventato dagli abitanti della zona del lago Albufera, i quali - udite udite! - non avevano altro a disposizione che riso, fagiolini, lumache e anguille! Altro che gamberoni e calamari!
Da subito l'invenzione geniale di questo piatto unico, economico e molto nutriente (e immagino pure gustoso), venne esportata un po' ovunque, adattandosi alle tipicità locali: chi viveva sul mare ci ha buttato un po' di pesce, chi era distante dalla costa andava di pollo e coniglio. E noi gente del futuro che siamo degli inguaribili viziosi, ce la pappiamo oggi con tutta la fauna disponibile, "de mare e de tera"...

"Noi" per modo di dire. Per ovvie ragioni di scelta alimentare, mi dissocio dalla paella tradizionale e vi propongo la versione di casa mia, del mio orto, con uno zing che le regala anche un perché: uno zafferano afghano in pistilli che profuma di lontano... e mi sento un po' in vacanza anch'io :)




Paella "denoantri"
con le verdure dell'orto

130 g di riso baldo
1/2 peperone verde
1 carota
1/2 zucchina
1 grosso pomodoro
una manciata di fagiolini
3 cucchiai di olio evo
1/2 cipolla rossa
1 cucchiaino di pistilli di zafferano dell'Afghanistan (ma va benissimo italiano)
1 cucchiaino di curcuma (facoltativa)
1 peperoncino secco
100 g di piselli freschi (che io ho dimenticato)
sale e paprika dolce

sedano, carota e cipolla per il brodo


Preparare prima un semplice brodo di verdura con sedano, carota, cipolla e sale.
Prelevarne mezzo mestolo e lasciarvi in infusione lo zafferano. 

Affettare la cipolla non troppo sottile a mezzaluna, il peperone a striscioline, i fagiolini (puliti e mondati) in tocchetti e la carota a listarelle.

Prendere la padella più ampia che avete, l'ideale sarebbe quella in ferro, io ho usato quella in titanio. Soffriggere olio, cipolla e peperoncino per un minuto, poi versare il riso e lasciarlo tostare per bene. Aggiungere le altre verdure tranne il pomodoro e le zucchine, lasciare insaporire e poi portare a cottura con il brodo, quel tanto che basta per volta. Aggiungere le zucchine a listarelle e il pomodoro tagliato grossolanamente solo a metà cottura. Nello stesso momento, sciogliere la curcuma insieme allo zafferano e versarlo nella padella, continuando a saltare e aggiungere brodo all'occorrenza. Deve risultare un piatto asciutto, quindi non abbondare con i liquidi come per il risotto.
Il tempo di preparazione dipende dal riso, in circa 20-25 minuti è pronto.

Io ho dimenticato di aggiungere i piselli e me ne sono accorta al primo boccone... è buonissima anche senza ma sarebbe stata perfetta con!

Servire con una spolverata di paprika... e se ritrovate il peperoncino siete bravi ;)










lunedì 21 luglio 2014

Stufato di ceci e asparagi con orzo decorticato

A volte - ma molto raramente - capita che abbia del tempo da dedicare al mio blog, ma non abbia nulla di particolarmente interessante da mostrarvi. 
Ultimamente i miei pasti sono abbastanza ripetitivi, i miei ritmi sono quelli che detta la terra (orticello docet!) e dovendo destreggiarmi in multitasking fra lavoro, orto, impegni istituzionali, conserve (per non sprecare la sovrapproduzione orto-fruttifera), diete varie di casa nostra etc., rimane poco tempo per la creatività.

Sì, diete. Perché con me all’ingrasso e Merlino allo stecco, credo si possa immaginare che delirio sia la mia cucina ogni sera: contenitori colmi di scorte di cereali cotti conditi e sconditi, verdure da lavare e verdure pulite, cereali e legumi in ammollo schiaffati nel forno, rinfreschi di pasta madre qua e là per le varie preparazioni, kanten e passate di frutta cotta per la colazione, salsine per condire senza olio, pentole e pentoloni sempre da lavare, catini per pulire enormi quantità di coste e insalata… e Merlino che si presta ogni sera a riordinare il disastro atomico (grazie!), mentre io, stravolta, mi piazzo sul divano col mio piccì. In genere, la serata in casa nostra è molto breve e finisce sempre con la mia ascesa nel mondo dei sogni, lessa distesa sul divano.

Saremo anche vecchi dentro o quello che volete, ma quando le giornate cominciano alle 6 di mattina, mi sento più che giustificata nella mia pennica prematura, e persevero!

 

Lo so che è un pelo tardi per gli asparagi, ma avevo in stallo da un bel po’ queste foto e quasi dimenticate. Questo è uno dei pochi piatti completi che conciliano i nostri due regimi alimentari, perché giocando solo con il condimento è decisamente adatto per me e per Merlino, nelle due versioni:

quella “light” senza tahin né olio – quella “strong” con entrambi gli ingredienti, che è quella che vi riporto.
Le quantità non sono importanti, entrambi mangiamo quanto ci va, finché siamo sazi. Nessuno - men che meno Merlino - soffre la fame in casa nostra, non sia mai!!



Ceci in crema di asparagi

con orzo decorticato


150 g di orzo decorticato (se trovate l’orzo mondo, meglio ancora)
120 g di ceci secchi
3 cm di kombu
un mazzetto di asparagina
½ cucchiaino di combava SDS Spezie
1 spicchietto d’aglio
1 cucchiaio di tahin
2 cucchiai di olio di sesamo


La sera prima mettere in ammollo sia l’orzo sia i ceci; solo questi ultimi con la kombu, cambiando l’acqua almeno una volta. Sciacquare bene e cuocere in pentola a pressione con la kombu e una foglia di alloro, per almeno 30 minuti. Le tempistiche variano molto a seconda del tempo di ammollo e dell’ ”età” dei ceci (più sono vecchi, più tempo devono cuocere). Salare solo a cottura ultimata.

Preparare l’orzo decorticato. Cuocere sfruttando l’acqua di cottura dei ceci, già saporita. In pentola a pressione, il rapporto cereale/acqua è di 1:3. Anche in questo caso, la cottura dipende dall’ammollo. Per me, con una notte di ammollo, sono bastati 20 minuti dal fischio. Se usate l’orzo perlato, che è più raffinato, il tempo di cottura si dimezza e l’ammollo non è strettamente necessario. L’orzo Mondo, invece, richiede una cottura più lunga. Le prime volte che si cuociono questi cereali è bene controllare la cottura dopo una decina di minuti, passando la pentola sotto l’acqua fredda per aprire il coperchio senza spiacevoli sorprese.

Una volta cotto l’orzo, passare alla preparazione degli asparagi. Pulire e pelare bene. In una padella in ceramica versare un cucchiaio di olio e l’aglio schiacciato e poi gli asparagi a tocchetti. Aggiungere mezzo bicchiere d’acqua o brodo e accendere il fuoco. Stufare dolcemente per circa 7 minuti, finché sono morbidi. Rimuovere l’aglio, trasferire gli asparagi in un contenitore del minipimmer con un po’ di acqua di cottura e frullare. Aggiungere la tahin e regolare di sale, se è troppo denso aggiungere dell’acqua di cottura: deve essere molto lento, perché andrà di nuovo sul fuoco. Rimettere nella stessa padella a fuoco medio-basso e aggiungere i ceci e un pizzico di combava, che dà una nota agrumata molto piacevole. Lasciar ridurre e insaporire per qualche minuto.
Impiattare lo stufato con l’orzo ripassato in padella con 1 cucchiaio di olio. Servire con semi di zucca o di sesamo.



domenica 13 luglio 2014

Tempeh fritto! ...quanno ce vo', ce vo'

Premessa: sono sempre stata del partito di quelli che "se la friggi, è buona anche una suola di scarpe" e anche di quegli altri che "la formula del fritto una volta alla settimana che fa bene al fegato, l'hanno inventata i frittofagi cronici".

Senza contare che il mio organismo non è esattamente una fuori serie in materia di digestione; in termini di prestazioni, somiglia più a un tosaerba che a un'autovettura... Perciò per natura non reggo benissimo la botta di trigliceridi tutti insieme. Poi certi fisici che ci mangiano sopra 3 etti di maionese, sono un vero mistero per me e per il mio stomachetto.

Tuttavia -e qui casca l'asinella- mi è capitato di assaggiare una vera leccornia: trattasi di tempeh fritto. Ne ho mangiato solo un pezzettino a scuola di cucina (per il motivo sopraccitato), anche se ne avrei gradito una teglia intera: prima il croccante che obbliga la mandibola a darci sotto con la masticazione, poi la lingua arriva a scoprire quel sapore dolce e vagamente acidino; infatti il tempeh consiste in fagioli di soia fermentati grazie a una specie di fungo/muffa - e non fate quelle facce schifate, voi divoratori di zola e camembert!!
Insomma, dopo l'assaggio mirabile, mi hanno spiegato che certi prodotti di qualità , quando vengono sottoposti a una cottura violenta come la frittura, soprattuto nei mesi freddi, non solo non nuociono alla salute, ma possono giovarle! Inutile ribadire che i derivati animali e le patatine sono esclusi dalla categoria (quelli sì, che aiutano solo l'autodistruzione del fegato e poi dei reni etc etc.).

Il motivo è sempre nel discorso energetico, che riguarda in particolare le cotture dei cibi: più un cibo è sottoposto a cottura, più si concentra il suo potenziale energetico, che viene prima assimilato, per poi sprigionarsi dal nostro organismo quando ne avrà la necessità (freddo, malattie etc.). Ovviamente, deve essere un alimento che regge questo tutpo di cottura, quindi ben vengano tempeh, tofu, seitan e anche falafel e consimili!



Ora, la domanda sorge spontanea: ma perché diamine me lo fai adesso, che è luglio?!?
Il mio è un caso particolare, perché è pur vero che non devo difendermi dal freddo, ma attualmente mi trovo in un regime alimentare ingrassante e devo rafforzare l'organismo, perciò un paio di volte al mese mi concedo un frittino :)

E per concludere la spatafiata teorica: ricordatevi di usare un buon olio! Vietatissimo usare oliacci di palma e altri oli vegetali non meglio identificati!!

Mi pare di aver detto tutto. Ecco, un fritto così, quanno ce vo'...



Tempeh fritto
con raita vegan al cetriolo

1 panetto di tempeh da 125g
olio di mais bio qb
2 cucchiai di farina di riso
2 cuchiai di shoyu

2 cetrioli
1 cucchiaio di tahin
1/2 spicchio di aglio
aneto
1/2 limone spremuto
sale e pepe



Iniziare con lo sbollentare il tempeh: non tutti lo sanno, ma per aumentarne la digeribilità è sempre buona cosa lessarlo per almeno una decina di minuti. Lo stesso vale per il tofu. Il motivo è che i fagioli di soia non vengono cotti in nessuno dei due casi: nel primo infatti sono fermentati, nel secondo caso sono lasciati in ammollo.

Dopo averlo asciugato, preparare gli sticks, a mo' di patatine, e passarli nella farina di riso.
Mentre l'olio raggiunge la temperatura, grattugiare il cetriolo finissimamente, prendere la polpa fra le mani e, con l'aiuto di un colino, strizzarla il più possibile. trasferire la polpa in una ciotola e aggiungere aglio spremuto, succo di limone, tahin, limone, aneto sminuzzato e sale e pepe. Mescolare bene. Si ispira al raita indiano, ma senza yogurt.

Quando l'olio arriva a temperatura (io uso un cucchiaio di legno per verificare se fa le bollicine), friggere una manciatina di sticks alla volta. Man mano che iniziano ad imbrunire, scolare e buttare gli altri. Adagiare su carta assorbente. Prima di servire, spruzzare con qualche goccia di shoyu.

Servire con la salsa di cetriolo e accompagnare con riso e verdure (nel mio caso un nishime, ovvero verdure stufate a strati).






venerdì 4 luglio 2014

Crepes di pasta madre e trebbie con composta di prugne selvatiche e voatsiperifery

Devo chiedere venia per il mio silenzio di queste settimane... altro che relax estivo, da queste parti ballano palpebre, ci si mangiano le unghie e si riscaldano avanzi di cibo. Ma tutto sommato il tempo scorre e non ci si annoia, via ;)

Nonostante la mia assenza dal mondo social, vi annuncio un paio di novità.

Sono finalmente tecno-dotata: smartphone, ho ceduto alla sua utilità e a malincuore abbandonato il mio buon vecchio Nokia (perfettamente funzionante dopo 6 anni!). Spero che mi faciliti un po' la cyber-vita d'ora in poi, e non me la complichi ulteriormente.. La qual cosa non è per nulla scontata, dato che da 3 giorni sto provando a capire come diamine organizzare dati e contatti - pigia-qua-pigia-là, prima o poi ce la farò (ma non so quando).

Inoltre -cosa di gran lunga più importante-  sto sperimentando parecchio sull'energia del cibo, grazie alle nozioni che sto imparando a scuola di cucina. Cosa intendo? Nella pratica, intervenire sull'energia del cibo significa prestare attenzione alle cotture, alla conservazione e alla manipolazione del cibo (frullare, sbattere, impastare etc etc).

Quindi, spero non vi dia noia se ogni tanto in qualche ricetta ci piazzo dei paragrafetti informativi su questo aspetto della cucina naturale - che personalmente trovo più che interessante, una vera rivelazione (che poi esiste da 5000 anni!).



Dopo un po' di ricette complicate e ricercate, ricominciamo dalla semplicità e dalla buona pratica del riciclo, con questa colazione super appagante.
Ho usato le trebbie perché ho un amico che produce birra artigianalmente e ne ha in abbondanza (santa birra ora pro nobis), sostituibili con della crusca o dei fiocchi di cereali. Certo, il risultato avrà un sapore diverso, la trebbia conferisce una nota dolce maltata difficile da sostituire.
Il pepe voatsiperifery è quello del Madagascar che ho utilizzato qui, e che anche la Marziuccia ha potuto sperimentare qui. Perché lei aveva già capito che con i dolci questo pepe profumatissimo dà il meglio di sé!


E la composta di prugne è al naturale, perché:

1. lo zucchero è l'alimento più raffinato che esista
2. lo zucchero non ha alcun elemento nutritivo
3. lo zucchero "ruba" i sali minerali e se abusiamo di esso il nostro corpo dà fondo alle riserve più nascoste (vedi denti e ossa)
4. in una dieta vegetariana e a maggior ragione vegana, che in genere sono iposodiche, lo zucchero provoca molti più danni. In termini energetici: zucchero = estremo yin VS prodotti animali stagionati = estremo yang. Quando viene a mancare "l'estremo" (in questo caso yang), nulla riesce a bilanciare il suo opposto, ed ecco che lo squilibrio si manifesta sottoforma di disturbi, intolleranze, o peggio malattia.
Questo non significa che una vita di eccessi sia equilibrata: i disturbi non tarderanno ad arrivare e le cause saranno più difficili da individuare.


Spero non sia troppo complicato, ho cercato di semplificare la questione al massimo. In ogni caso, sono disponibile a chiarire dubbi e pare mentali ;)


Crepes di pasta madre e trebbie
con composta di prugne selvatiche al pepe

Per la composta:

800 g di prugnette selvatiche rosse e gialle
1 mela Golden bio
1 cucchiaio scarso di grani di pepe voatsiperifery SDS
6 g di agar agar

Per 6 crepes:

2 cucchiaiate di pasta madre (avanzata dal rinfresco)
1 tazza di acqua tiepida
1 cucchiaino di malto d'orzo
1/2 tazza di trebbie
farina ai 5 cereali semintegrale qb
un pizzico di sale
1 cucchiaio di olio di sesamo


Preparare la composta il giorno prima: pulire bene la frutta e metterla in una pentola con fondo molto spesso, senza rimuovere le bucce (la pectina è contenuta in massima parte nella buccia della mela).
Aggiungere un bicchiere di acqua e accendere il fuoco. Lasciar sobbollire per un'ora. Pestare il pepe al mortaio il più finemente possibile. Una volta cotta la composta, versare il pepe e mescolare. Invasare in vasetti sterilizzati come per una normale marmellata, se volete conservarla.


Sciogliere la pasta madre nell'acqua tiepida e malto d'orzo, sbattere con una frusta. Aggiungere le trebbie e poi la farina, poca per volta, fino a creare una pastella. Lasciare riposare qualche ora, anche tutta la notte in frigorifero. Scaldare una piastra, rimestare la pastella aggiungendo olio e sale. Con l'aiuto di un mestolino, versare la pastella sulla piastra e disporla uniformemente (le trebbie vanno distribuite un minimo, altrimenti si fermano tutte al centro).
cuocere un minuto da entrambi i lati.

Farcire con la composta e gustare a colazione con una tazza fumante di tè.

 

 






venerdì 20 giugno 2014

Zattera di asparagi e hijiki con riso Java ai fiori di ciliegio

Vorrei rassicurare coloro che non hanno afferrato due o tre paroline nel titolo del post: non è che mangio tutti i giorni così! Ho poco tempo per dedicarmi ai miei doveri bloggherecci come dovrei, perciò cerco di concentrare i miei interventi proponendo qualcosa che per molti suona insolito.

 

In primis, spendo due paroline per il riso che ho utilizzato.
Voi lo potete ammirare in tutto il suo splendor livido, fra il bordeaux e il violaceo. In realtà si tratta di una miscela di riso Java, proprio come quello di cui vi ho già raccontato qui. In questo caso, si tratta di riso integrale rosso, rosa e nero, provenienti dalle isole di Giava e Bali. Anche stavolta, l'aroma sprigionato è indescrivibile! Ho pensato di esaltarlo aggiungendo una chicca che più chicca non si può (concedetemela, è uno dei miei acquisti giapponesi!): fiori di ciliegio sotto sale. Hanno un profumo più che intenso di ciliegia matura, il sale ne concentra ogni particella di fragranza, per poi sprigionarla una volta immersi in acqua calda (in genere ci si fa una tisana, oppure si usano per condire riso in bianco).



Ecco qua, il destino di 4 ingredienti sconosciuti, che hanno fatto letteralmente il giro del mondo da Indonesia, Giappone, Italia e Francia (alghe hijiki) e si sono incontrati nella mia piccola dispensa in un paesino brianzolo di 4000 anime, per poi portare a compimento la loro trasformazione in qualcosa di meraviglioso..


Zattera di asparagi e hijiki
con riso Java ai fiori di ciliegio

150 g di riso Java rosa, rosso e nero Altromercato
un mazzetto di asparagi sottili
alghe hijiki essiccate qb
2 fiori di ciliegio sotto sale
2 cucchiai di gomasio
1 cucchiaio di olio di sesamo


Potete bollire semplicemente il riso fino a completa cottura, oppure procedere con la cottura per assorbimento come segue: lavare bene il riso; metterlo direttamente in pentola con il doppio del suo volume di acqua e un pizzico di sale, portare a bollore e cuocere per circa 5 minuti. Aggiungere 2 fiori di ciliegio precedentemente dissalati sotto acqua fredda, coprire e continuare la cottura per altri 10 minuti. Spegnere il fuoco e lasciare coperto fino a completo assorbimento dell'acqua.
Nel frattempo, avrete lasciato in ammollo le alghe in acqua tiepida per mezzora. Scolare e sciacquare. In una wok scaldate l'olio e diffondetelo sulla superficie, aggiungere gli asparagi interi ben puliti e pelati, poi le alghe spezzettate e aggiungere un mestolo di acqua calda. Lasciare stufare per circa 5 minuti, finché gli asparagi inteneriscono.
Comporre il piatto disponendo gli asparagi a zattera, le alghe, condire con gomasio (il mio è quello giapponese con sale rosa) e il riso. Decorare con il fiore di ciliegio.




 ...e con ciò, partecipo al GFFD di questa settimana


http://www.glutenfreetravelandliving.it/gluten-free-friday/




sabato 14 giugno 2014

Budino di tapioca al cardamomo con confettura di arance amare

...per me è decisamente il periodo dei budini, delle creme, dei dessert al cucchiaio e delle puree di frutta. Per caso l'avevate notato??

Qui però sono stata attenta a non buttare ingredienti a caso nel pentolino, anche se questo dolcetto è di una facilità disarmante: ho trovato la tapioca in grani mentre passeggiavo per Milano, in un market orientale, e ho iniziato a pensare a come cucinare quel famoso dessert di tapioca che vedo spessissimo nei vostri blog, unico nel suo genere con quelle sfere trasparenti tipo blubber, gelatinose -che dico gelatinose, sembrano quasi colla Uhu!




Il vantaggio di fare un budino con la tapioca, come dicono tutti, è davvero quello della versatilità: la tapioca è praticamente insapore, quindi si gioca la versatilità in finale con l'agar agar.. ma la spunta per la caratteristica delle pallette trasparenti e gelatinose, fighissime da vedere.
 Ipoteticamente, potreste anche fare un budino di acqua bollita! Nel mio caso, dato che Merlino ha deciso di mettersi a dieta (più o meno..), ho optato per un budino al cardamomo con solo succo di mela, senza dolcificare, guarnito poi con dell'ottima confettura alle arance amare bio, anch'essa senza zucchero. Mi è sempre piaciuto molto il cardamomo con l'arancia, mi ricorda certi piatti persiani, dal sapore freschissimo e appagante.

Come di consueto, ecco la mia avvisaglia salutista: la tapioca è un prodotto tropicale, quindi va consumata occasionalmentissimamente; ora che fa un caldo ladro, direi che ce lo possiamo concedere senza problemi. Magari in inverno preferiamo un budino di riso o di avena, specialmente qui al nord.




Essendo il mio primo esperimento, l'ho forse lasciata un po' troppo sul fornello, perché le palline si sono quasi dissolte, quindi attenzione a non prolungare la cottura!




Budino di tapioca al cardamomo
con confettura di arance amare

per 6 porzioni

120 g di tapioca
500 ml di succo di mela bio
4-5 baccelli di cardamomo Altromercato

Biodelizia Vis alle arance amare qb
mandorle tostate per guarnire


Lasciare le sfere di tapioca in ammollo per almeno mezzora. Contemporaneamente, rompere i baccelli di cardamomo senza togliere i semini (sarà più facile rimuoverli) e lasciarli in infusione nel succo di mela.
Trascorso il tempo, scolare la tapioca e versarla nel succo di mela. Portare a bollore e cuocere a fuoco molto basso inché le sfere non diventano trasparenti. Il tempo dipende dalla grandezza delle sfere (le mie erano molto piccole).
Spegnere il fuoco e rimuovere i baccelli. Versare subito nelle coppette e lasciare intiepidire prima di riporre in frigorifero per qualche ora.
Sciogliere qualche cucchiaio di confettura di arance amare in pochissima acqua bollente e versarne un po' sopra ogni porzione. Riporre in frigorifero fino al momento di servire. Guarnire con mandorle tostate tritate o granella di nocciola.



martedì 3 giugno 2014

Pizzoccheri de-strutturati

...o snaturati, vista l'assenza di derivati animali. 
Con questo titolo so di rischiare il linciaggio da parte di accaniti conservatori della cucina tradizionale da una parte e onnivori anti-vegani dall'altra; ma ho proposto questo piatto a un corso di cucina glutenfree e ha riscosso un più che meritato successo. 



 Chissà perché, ci si stupisce di ritrovare il sapore dei pizzoccheri nel mangiare il grano saraceno, e questo la dice lunga sulle preferenze alimentari di noi italiani, dal palato raffinato - nel senso che l'abbiamo abituato a prodotti ultra lavorati, non che siamo fini conoscitori della buona cucina.
Ma quanto ci piace la pasta?! per non parlare del pane… per non dire di pizze e focacce.. e non citiamoli nemmeno taralli, biscotti etcetcetc..!! 

Io invito sempre tutti quelli che mi chiedono consigli culinari ad assaggiare tutti i tipi di cereale nella loro forma originale. Oltre ad essere la scelta migliore per la nostra salute, poiché l'energia del cibo viene preservata assumendolo nella sua forma più naturale, è anche “didattica“ per il nostro palato. Chi di noi non ha mai mangiato un grissino al khorasan (detto Kamut®, commercialmente parlando)? Ma quanti hanno mai assaggiato il grano Khorasan? 

...facciamola più semplice: tutti mangiamo la pasta. Quanti hanno mai assaggiato il frumento, in grani???


Ecco perché, oggi vi beccate i
 

Pizzoccheri destrutturati

(grano saraceno con coste e patate)


140 g grano saraceno bio
1 patata
200 g di coste tenere (produzione propria)
1 foglia di salvia o alloro
2 spicchi d’aglio (produzione propria)
2 cucchiai di olio evo
sale e pepe qb


Lavare il grano saraceno sotto acqua corrente e lasciarlo scolare bene.

Lavare le verdure, asciugarle e tagliarle le coste grossolanamente, la patata a cubetti. In una pentola capiente, preparare un soffritto con aglio, olio e salvia, quando sfrigola buttare il grano saraceno, tostare per un minuto. Buttare le verdure e iniziare la cottura aggiungendo un paio di mestoli di brodo o acqua bollente salata. In seguito, aggiungere il liquido solo quando asciuga. Cuocere fino a completa cottura del cereale, è pronto quando inizia ad aprirsi. Spegnere il fuoco, eliminare aglio e salvia, aggiungere ancora mezzo mestolo di brodo, pepe e servire subito.