martedì 11 novembre 2014

Budapest: le pata-cronache mangerecce (e non)




Ripresa dal trauma del rientro a casa, eccomi pronta a sfornare le cronache del mio ultimo viaggetto.


Budapest è Buda + Pest. Non c’è una parte bella e una brutta, come nelle altre città; entrambe hanno il loro perché. Se l’avete visitata, sapete che le parole per descriverne la bellezza si sprecano. Credo che sia la città europea più bella che abbia visto finora, la trovo affascinante, vivace, incredibilmente accessibile e romantica al punto giusto. 
A differenza delle altre capitali europee, i vari quartieri creano un’armonia fra loro, con le dovute differenze che li contraddistinguono. Il modo migliore di visitarla è “la gambetta”, qui non si discute: quei meravigliosi palazzi di fine ‘800, tirati a lucido tanto da sembrare nuovi, spuntano discreti e sicuri ai lati delle strade lastricate. Ovunque voi siate, se siete esausti state certi che a meno di 5 metri da voi ci sarà una panchina pronta a sorreggervi. Che meraviglia poi, se avrete fra le mani un bicchierone di zuppa fumante, a scaldarvi fino alle dita dei piedi!

E veniamo al dunque: cosa si mangia?

Qui occorre fare un primo distinguo: cosa mangiano gli ungheresi-di-Budapest e cosa mangiano i turisti-a-Budapest. Del resto del paese, purtroppo, non ho la minima idea.



Stando alle informazioni che ho reperito, gli ungheresi-di-Budapest sono un po’ disordinati nei pasti. Per cominciare, a colazione mangiano ovunque tranne che in casa; vanno matti per quei mega cannoli di sfoglia vuoti dal nome fantasmagorico (kürtÅ‘skalács) che si mangiano per strada o in metropolitana. 
Trovare un bar aperto la mattina a un ora decente è quasi impossibile: aprono dopo le 10 e chiudono prima di sera. Hanno una lista infinita di piatti tipici, perlopiù di carne, eppure per cena spesso si scofanano un piatto dolce. Proprio così: sono dei golosi tremendi, hanno decine di dolci tipici (e questo solo a Budapest!) e per qualche astruso motivo usano mangiare le tagliatelle condite con lo zucchero!








Ovviamente, il soggetto zuppa impera su tutto, sia per i budapestiani che per noi forestieri. Ma ecco una rivelazione: il famigerato gulash ungherese in realtà non esiste; o meglio, ne esistono un’infinità, proprio perché non è un’istituzione come per noi la pizza margherita, ma un insieme di ingredienti messi insieme per accontentare le brame golose dei visitatori. In pratica, gulash sta agli ungheresi come involtino primavera ai mandarini. Il pörkölt invece è ciò che più assomiglia all’idea occidentale di gulash: il classico spezzatino speziato, servito con degli gnocchetti bianchi (galuska). In genere gli onnivori che ordinano la gulash soup (cioè gulyàsleves) rimangono assai delusi: brodo di carne speziato. 
Per loro la zuppa è giustamente un antipasto, ma anche uno spuntino da gustare a qualsiasi ora. Cosa che a me è congeniale, perché questo implica che sparsi per la città vi siano bar e catene di “fastfood” indigeno che servono soup-to-go, zuppa da passeggio, servita nel bicchierone alla Starbucks, a volte con cannuccia incorporata! Ne ho assaggiata una ai carciofi strepitosa, ma tutta la mia simpatia va a quella di zucca e zenzero, con i semi tostati.
 


 

E ora parliamo un po’ del vegetarianesimo e veganesimo locali

Paradossalmente, in una città che non annovera nemmeno un piatto vegano fra i suoi nazionalpopolari, è piena zeppa di locali vegani, vegetariani e onnivori che prevedono entrambe le soluzioni nei loro menus. Ho sempre trovato l’alternativa, spesso più di una, in tutti i locali dove ci siamo sfamati/sfondati, senza difficoltà. Consiglio però di scegliere come sistemazione l’appartamento: costa come stare in hotel (molto poco), ma si hanno a disposizione cucina e frigorifero, così da potersi arrangiare per la colazione che è il pasto più complicato per noi che abbiamo “gusti difficili” (la prima mattina, senza aver fatto la spesa, mi sono dovuta accontentare di un caffè americano decaffeinato dopo un’ora che giravamo a vuoto alla ricerca di un bar aperto). Se invece andate matti per la pasta sfoglia, non avrete problemi. 

Facciamo qualche nome, in ordine di gradimento, a partire dal primo in classifica:


Ristorante a buffet, aperto anche per colazione. I piatti sono cucinati magistralmente, davvero goduriosi, variano quotidianamente seguendo la stagione e accanto a proposte “raffinate” (tipo arrosto di seitan, lasagne, salsicce vegetali) si trovano anche semplici cereali cotti con verdure, zuppe di legumi e stufati di radici e tuberi. Insomma, il paradiso sì di vegani ma anche dei macrobiotici e sicuramente degli onnivori (Merlino ci ha dato dentro con delle squisite lasagne di spinaci e zucca). Consiglio: se volete assaggiare più piatti, chiedete metà porzione, altrimenti uscirete da lì rotolando sulla pancia. Anche qui dispensano soup-to-go.



Koveles - piatto vegan di polenta e funghi, radici ,verdure al forno e crema densa di pomodoro

Il locale che non può non mettere d’accordo onnivori e vegan-vegeta-macro-intolleranti-allergici, perché nel menu ce n’è proprio per tutti. Anche qui si segue la stagione, l’attenzione per la materia prima è evidente: i muri sono tappezzati di lavagne (come tutti i locali di Budapest!) in cui si evince che non usano prodotti raffinati, che il pane è fatto in casa con lievito naturale, che le uova sono del contadino Ferenciek e l’anatra viene dal cortile di zia Fulgunda. Producono anche il vino: provare quello della casa che è davvero buono. Immancabili le zuppe per antipasto: non si può evitare di assaggiarne una, in un locale che si chiama “zuppa di pietre”! Arredamento stile "ruin bar"- retrò e molto curato.




Trattasi di una catena di locali sparsi un po’ ovunque a Pest, prevedono anche piatti di carne tipo kebab, dato che la cucina proposta è quella mediorientale. 
zuppa di cous cous
L’hummus si trova in tutte le salse, anzi, le pietanze. Anche qui le quantità sono assai abbondanti, l’hummus è golosissimo, un po’ troppo grasso per i miei gusti (aggiungono olio a crudo sopra, come se non ce ne fosse già a sufficienza dentro!). 
Non mancate di assaggiare i croccantissimi falafel, che si possono prendere con il contorno che si preferisce. 
I piatti sono sempre accompagnati dalla pita, fin troppa per quello che si riesce a mangiare! Anche qui, ho assaggiato un’ottima zuppa… di cous cous! Il sapore? …avete presente, bere un piatto di cous cous?? Comunque hummus e falafel si trovano facilmente in tutti i locali onnivori, specialmente nel quartiere ebraico e in periferia, dove il melting pot è più marcato.





Abbiamo evitato come la peste locali pseudo italiani e catene tipo Pastrami o Trofea Grill, che veramente di tristezza nel mondo ce n'è già troppa (oltre ad essere più cari della media).


 

Un locale in cui non si mangia, ma si beve – eccome si beve! – dell’ottima birra artigianale locale: ÉlesztÅ‘   (che significa lievito). Qui abbiamo imparato che gli ungheresi producono IPA. Solo e unicamente IPA. Ottima IPA. Produttori che ci hanno entusiasmato: Rothbeer (Tavoli Galaxis fenomenale!), Legenda (ancora più fenomenali Snake Bite e Joker Face), Hopfanatic.

 


Girando per la città abbiamo poi incontrato spesso dei mercatini in perfetto stile mitteleuropeo, con le casette di legno e vin brulé (forralt bor) come se piovesse, dove ci siamo sempre ristorati a dovere:

- Strudel dolci e salati – per me una sorta di strudel non di sfoglia ma (credo..) ma solo di acqua e farina, zeppo di semi di papavero e ciliegie… ma datemene un camion!!

- Lángos (frittella di pane): la classica è con panna acida e formaggio a gogò – per me solo insalatini di crauti, cipolla rossa cruda e mais.


Langos


dolci di marzapane
 



E infine, qualche consiglio spot:


Assistere a un’opera! I biglietti li comprate anche online, potete spendere anche 3 o 4 euro per un posto non schifosissimo (noi ci siamo trattati abbastanza bene con ben 5 euro per la balconata centrale al III piano). Se non siete amanti, andate a visitare lo splendido palazzo e assistete magari a un mini-concerto pomeridiano.


pasticceria kosher nel quartiere ebraico
Quartiere ebraico, sicuramente il più suggestivo e vivace della città, dove potete gustare anche prelibatezze kosher. Se siete a dieta, lasciate perdere!

Il Museo commemorativo della Shoa è molto bello, anche se un po’ fuori mano. È un’esperienza impegnativa e intensa, ma ne vale la pena… E soprattutto, proprio dietro l’angolo c’è ÉlesztÅ‘, dove potrete approfondire la meditazione sul significato della vita con più… disinvoltura.

  




Andare al mercato centrale (Nagy Vasarcsarnok): qui si fanno gli acquisti di paprika nonché di prodotti di artigianato locale (per come la vediamo noi, sostanzialmente centrini…) e soprattutto di ogni pietanza possibile. Se siete carnivori, buon per voi: sono quasi tutti macellai. Ma anche per gli amanti degli insalatini, ce n’è abbastanza per voi!

paprikasecca e in polvere
paprika fresca




Siti di interesse storico-artistico da non perdere: il Parlamento è tappa obbligata, uno dei moltissimi musei di storia dell’arte (Belle Arti, Galleria Nazionale, Arti Applicate, Arti orientali…). Sceglietene qualcuno e fate conto che sono collezioni immense: prendetevela con calma. Anche solo i palazzi in sé meritano una capatina.



Parlamento ungherese

Opera nazionale

La pata-cronaca ungherese finisce qui. Sto già lavorando a nuovi progetti, che rivelerò prestissimo ;)





Intanto, SABATO 23  22 NOVEMBRE alle ore 17 darò un corso di cucina sul tema Glutenfree Everybody!” sempre a Seregno, sempre nel negozio RegalCasa di via Ballerini 60


Gli interessati mi scrivano: zy.patapata@gmail.com



lunedì 27 ottobre 2014

Crema di mandorle "homemade" con fleur de sel

Come suona bene "homemade", vi pare? 

Molto meglio di "fatta in casa". E non perché l'inglese sia la lingua dei miei sogni (tutt'altro!); è semplice questione di fonetica: ispira dolcezza. E poi quel suono così caldo "H-O-M-E", che pronunciato in un inglese oxfordiano, tutto in un soffio, è davvero irresistibile.
Per questo ho utilizzato un inglesismo nel titolo della ricetta, che in genere cerco di evitare (boccaccia mia mordi 'na ciabatta, che l'ho fatto pure nel post precedente!).

 


Non c'è un altro modo per definire questa crema di mandorle, se non irresistibile. Come la pronuncia oxfordiana di homemade e come la coperta di lana sul divano la sera di natale con il cartone della Disney di turno.

La semplicità paga. A patto di utilizzare un buon prodotto, a patto di non scendere a compromessi per le cose che contano, a patto di avere il coraggio delle proprie azioni. 

Una ricetta con solo ingrediente è inequivocabile; è come mettersi a nudo, offrire se stessi al giudizio insindacabile del mondo, mettere la testa fuori dalla finestra e urlare il proprio nome - non un nickname-, appendere il pudore al chiodo (forse lo riprenderò poi, se mi servirà). Vuol dire avere il coraggio di essere spudoratamente se stessi. Questo è il momento.

In altre parole, se vi piace di più: o la va o la spacca!


...ma prima di scendere dal gradino per affrontare il mondo giocando alle sue regole, una piccola immersione in una dimensione parallela, per ricaricare le batterie e partire in quinta: Budapest, ti amo già! Aspettami, per vivere in una settimana tutta la nostra storia d'amore - a tre, perché Merlino è un ingrediente indispensabile del mondo, sempre.
Ci vediamo fra due settimane!

 

Crema di mandorle homemade
 con fleur de sel

Ingredienti

200 g di mandorle di Sicilia non pelate
un pizzico di fleur de sel (facoltativo)


Tostare le mandorle in forno a 100° per 15-20 minuti. Quando comincia a diffondersi quell'ottimo odorino di tostato, sono pronte. Evitare le alte temperature, che rischiano di bruciare l'esterno delle mandorle, senza che il calore raggiunga il cuore.
Lasciare leggermente intiepidire.
Ancora tiepide, versarle nel contenitore del mixer, insieme a un pizzico di fleur de sel. La quantità varia in base ai gusti.
Azionare il mixer a una velocità media, poi, una volta ottenuta una farina, aumentare la velocità. 

Si possono osservare quattro fasi, che corrispondono alle diverse riprese:


- dopo circa 3 minuti di mixer, si ottiene un effetto tipo farina "bagnata";

- si lascia 5 minuti riposare il composto, per dare il tempo alle mandorle di far uscire l'olio; poi continuare a frullare a velocità sostenuta, finché si otterrà una palla compatta;

- si riprende a frullare fino ad ottenere un composto cremoso, ma ancora con i grumi;

- lasciare riposare altri 5 minuti, poi riprendere a frullare fino ad ottenere la crema omogenea, pronta per l'utilizzo. 



Seguendo queste indicazioni si può evitare qualsiasi altro ingrediente grasso e liquido e ottenere un'ottima cremosità.
La si conserva in frigorifero, senza pericolo che diventi densa. Non ho idea del tempo di conservazione: la mia non ha visto il decimo sole :)


















Questa crema 100% mandorle è per il 100% Vegetal Monday

 
http://lacucinadellacapra.wordpress.com/2013/02/18/100-vegetal-monday/




Come/dove/quando si usa:

- la mattina, sulle gallette o sul pane tostato al posto del burro, con la marmellata senza zucchero (con quella di prugne è strepitosa);

- nel porridge della colazione, oppure in un porridge salato ai porri;

- per fare il pesto di erbe, spinaci, cavolo nero, pomodori secchi, tofu etc etc. e condirci la pasta;

- nell'impasto per frolle e biscotti vegan, al posto del burro;

-  nell'impasto del pane chapati;

- a merenda, spalmata su una fetta di pane integrale;

- con una purea di carote o di zucca, per farci un paté;

- continua... (vale anche il dito)


Voi come la usate?