Il tempo, quello meteorologico, è l’argomento salvagente di
molte conversazioni fra interlocutori che non sono proprio in confidenza.
Ovviamo a certi silenzi imbarazzanti con frasi del tipo “Non si sa più come
vestirsi”, “Non esistono più le stagioni di una volta” etc etc. Quante ne ho
sentite ogni giorno lavorando al bar?! Fra il “toto-tempo” e il “toto-morto” che
scatta automaticamente ad ogni agonia, in quegli anni ho dovuto accrescere all’inverosimile
il mio repertorio di frasi di circostanza, per fronteggiare l’ostacolo delle banalità
fra estranei. Perciò, in questo blog, voglio proprio evitare di parlare del
tempo con questa superficialità a cui sono diventata allergica. E di morti, per
carità.
Argomenti di cui già i giornali riempiono pagine e
notiziari. Lasciamo parlare loro dei disastri atmosferici.
Qui parliamo, invece, di cosa ci fa bene quando fuori piove,
è umido, fa buio alle 4 di pomeriggio ed è ancora buio alle 7 di mattina. Non è
un periodo di letargo per l’uomo, dobbiamo contrastare questo sottile
sentimento di malinconia che ci attanaglia, dobbiamo sentirci forti dentro e
fuori per non subire la stagione, ma viverla! E che diamine: è autunno, mica
siamo sotto bombardamento aereo (noi no, per fortuna..)!
E certo, tutto diventa più facile se viviamo con il principe
azzurro che ci aiuta con la spesa, se i nostri figli sono degli angioletti che si fanno il letto da soli, se facciamo il lavoro dei
nostri sogni e il nostro cane non stressa per uscire alle 5 di mattina. Ma è
giusto affrontare la vita combattendo delle piccole battaglie, ogni giorno. È questo
che ci cambia, ci rafforza.
Perciò, se il cane mi sveglia alle 5 domani mattina,
certo che scatta il morbo del dispetto: sbuffo uscendo dal lettuccio caldo,
magari maledico il babbo-inverno imbacuccandomi fino agli occhi di strati di
lana sopra al pigiama; ma poi esco con lui, contemplo le strade vuote, mi godo
un momento di intimità con i mei pensieri e l’espressione contenta e grata del
mio fido. Torno in casa e mi prendo tutto il piacere di tornare sotto al
piumone caldo, consapevole di avere ancora due ore di sonno che mi separano dal
mondo che conosco. Tutto qua.
Chi l’ha vinta oggi: lui o io?
Questa ricetta non può che essere di stagione, quindi
StagioniAMO! Con l'ingrediente di questo mese: noci.
La prima cosa da fare per scongiurare il rischio di essere
sopraffatti dalla stagione più medievale dell’anno, è prepararci fisicamente (e
certo, l’umore mica è svincolato dalla salute fisica: mica è un caso che siamo
più contenti quando stiamo bene). Quindi, la prossima volta che andate a fare
la spesa, riempite il carrello di:
zucca, zucca e zucca (prendetene una intera, si può fare in
mille modi, non andrà a male!)
cavoli (vanno bene tutti: verze, crauti, broccoli,
cavolfiori etc etc)
radici (rape, daikon, sedano rapa e compagnia bella)
cereali più grassi (avena, farro, orzo, grano in chicco…)
legumi più grassi (fagioli, ceci, soia, azuki…)
semi e frutta secca (noci e nocciole, mandorle, semi di ogni
tipo; da tostare prima di mangiare)
meglio mangiare poca frutta e perlopiù mele e pere da consumare
cotte, come dessert con frutta secca o cereali; NON arance, mandarini e frutta
tropicale. Dimenticate le spremute: c’è molta più vitamina C in qualsiasi
verdura che in un’arancia, che è quasi un frutto tropicale. Non cascate nell'inganno della carenza di vitamine: è impossibile essere carenti mangiando tanta verdura, semmai il problema è che eccediamo in qualcos'altro, ma la soluzione non è raddoppiare la dose con le Zigulì, ma di togliere quello che ci fa male!
Nella prossima puntata, dispenserò qualche consiglio per le cotture.
Intanto, questo piattino è decisamente stagionale e adattato alla mia terra
(polenta = Brianza, c'è poco da fare!). Perciò di “gnocchi alla romana” è rimasta solo la forma… ma tanto
per dare l’idea ;)
Gnocchi “alla brianzola” gratinati
con cavolo nero e
besciamella di noci
per due porzioni
130 g di farina di polenta mista
300 ml di acqua
200 ml di latte di soia
sale
4 foglie di cavolo nero
2 spicchi d’aglio
2 cucchiai di olio evo
2 cucchiai di pangrattato
per la besciamella alle noci
350 ml di latte di soia autoprodotto
4 cucchiai di olio evo
10 noci pestate al mortaio molto finemente + 2-3 noci intere
2 cucchiai di farina di tipo 2
Sale, pepe, noce moscata qb
Preparare la polenta, con l’aggiunta di 200 ml di latte
insieme all’acqua di cottura. Portare a ebollizione acqua e latte di soia,
salare e versare la farina. Cuocere girando spesso fino a cottura ultimata
(circa 45 minuti). Dovrà restare morbida, ma non lenta. Appena pronta, stendere
la polenta con il mattarello fra due fogli di carta da forno. Dovrà avere uno
spessore di circa 8 mm.
Lasciare intiepidire.
Nel frattempo, preparare la besciamella. È fondamentale che
il latte in questione sia il più naturale possibile, senza aromatizzazioni e
ovviamente senza dolcificanti. Dopo tanto cercare, mi sono decisa a produrmelo
da sola a partire dalla soia gialla. In un pentolino scaldare il latte di soia.
A parte, versare l’olio e scaldarlo, poi aggiungere la farina setacciata e
sbattere velocemente con una frusta per creare un roux vegetale. Iniziare a
versare il latte caldo, poco per volta, sempre mescolando energicamente.
Aggiungere le noci pestate, sale, pepe e noce moscata e cuocere fino alla
densità desiderata (circa 10 minuti). Tenere in caldo.
Il cavolo nero va saltato in padella con l’aglio e i 2
cucchiai di olio, con un mestolino d’acqua. Stufare per circa 5 minuti e
spegnere il fuoco.
Riprendere la polenta stesa, copparla formando i classici
dischi (io ho usato un bicchiere lungo e stretto) e comporre il piatto nei
cocci o nella pirofila in ceramica: versare 2 cucchiai di besciamella sul
fondo, coprire con i dischi di polenta, farcire con cavolo nero e besciamella,
con l’aggiunta di qualche gheriglio di noce tritato grossolanamente. Continuare
così fino ad esaurimento degli ingredienti. Ultimare con besciamella e
pangrattato. Infornare a 180 ° per 15 minuti, poi passare gli ultimi 5 minuti
sotto al grill.



















