lunedì 28 aprile 2014

Made in Japan #1 Kansai: tofu a gogo




Reduci dal Sol Levante, mille bellezze viste, pensate, odorate e mangiate. A raccontarle tutte, non basterebbero le pagine di un dizionario (se poi ci aggiungiamo le nostre considerazioni, non bastrerebbe un'enciclopedia!), ma posso riassumere questo scrigno di esperienze ed emozioni in queste parole: il Giappone è meravigliosamente multiformeme sotto qualsiasi punto di vista, lascia perplessi e allo stesso tempo senza fiato, fa sorridere. 



Ho deciso di non esagerare con i post dedicati a questo viaggio: il mio è un blog di cucina, anche se qualche gita fuoriporta di interesse etnico-antropologico ci sta benissimo ogni tanto. Perciò per la gioia delle vostre papille curiose, vi parlerò principalmente di CIBO. Quello che ho mangiato, annusato e assaggiato, ma anche solo visto e visto fare, merita davvero di essere raccontato, da foodie a foodie.

I tormentoni della nostra vacanza, gastronomicamente parlando, sono stati: té macha in ogni forma (il gelato è wow, ma anche il “matcha-latte” col latte di soia non è niente male), yuba (pellicina del tofu), anko (marmellata di azuki), sake (strepitoso), prugna umeboshi (ne ero dipendente). E poi le radici: gli ortaggi per i giapponese sono radici. E funghi: una marea di funghi!


Iniziamo col dire che, a differenza del nostro paese, in Giappone sono davvero legati alla propria tradizione gastronomica. Per dirne una, avrò visto 3 McDonald's in tutto il viaggio, in tutti i casi pieni di turisti. In compenso -eccezione che conferma la regola- vanno tutti matti per Starbucks e il suo frappuccino al té matcha.
Questo attaccamento alla propria cucina nazionalpopolare, anche da parte dei giovanissimi scolaretti vestiti alla marinara, mi è parecchio piaciuto.
La sera, nei vari locali (chiamarli ristoranti sarebbe eccessivo, piuttosto sono l'equivalente di un fast food, ma decisamente più sano e appagante), si incontrano soprattutto impiegati e studenti, tutti ancora in divisa, che cenano soli o in coppie. In genere soli. 



La solitudine è qualcosa di molto comune in Giappone. Per la strada, ognuno cammina spedito, si ferma al semaforo, sale sul treno o va in bicicletta. Sempre e irrimediabilmente solo. Nei ristoranti non ho visto convivialità. Forse noi italiani, per come siamo fatti (grazie al cielo!), questo aspetto lo notiamo subito. L'immagine che mi ha fatto più tristezza e tenerezza è proprio quella del pasto: nelle izakaya (ristorantini tipici molto piccoli, dove si trova un solo tipo di piatto, in genere udon o ramen, con qualche variante) si mangia direttamente al bancone, di fronte al cuoco - esattamente in stile Marrabbio. In altri locali più grandi, oltre al bancone del cuoco vi sono banconi fissati alle pareti; praticamente si mangia contro al muro. Certo, non esistono solo questi locali: abbiamo cenato comodamente seduti sul tatami, a un tavolo con divanetti etc. Ma attorno a noi in genere c'erano turisti o impiegati. Di famiglie giapponesi fuori a cena o a passeggio non ne abbiamo viste.



Inutile dire che ogni città, cittadina e paesello ha le proprie specialità. Proprio come noi. Avendo viaggiato abbastanza fra Kansai e Chubu, abbiamo assaggiato prodotti diversissimi, di mare e di terra (diciamo che io in fatto di mare mi sono limitata alle alghe). Una cosa inaspettata per quanto mi riguarda, è la scarsissima presenza di vegetariani –e se ce ne sono, poveri loro! Siamo stati in un solo ristorante che nel menu prevedeva una serie di piatti vegetariani. Per il resto, purtroppo, abbiamo spesso girato a vuoto la sera, con un buco gigante nello stomaco, il povero Merlino preoccupato che non mangiassi abbastanza, e alla fine ripiegato sull' "affezionato" FamilyMart (catena di piccoli negozi di alimentari aperti 24h/24) per un onigiri e un dolcetto di riso glutinoso!



E il tofu?? Non c'era?? Vi starete chiedendo.

Certo, di tofu nel Kansai ce n'è fin troppo. Ne consumano tutti moltissimo, anche ogni giorno. Il problema per un vegetariano è come viene cucinato: in genere nel brodo dashi, a base di pesce, oppure con pesce secco croccante o addirittura con la carne. Nell'albergo di Kyoto la mattina a colazione ce n'erano due forme immense, di due tipi diversi. Sì, perché si producono vari tipi di tofu, adatti per essere cotti in brodo, alla piastra oppure consumati freschi o come dessert. In questo sì, mi si è aperto un nuovo mondo! Soprattutto dopo aver assagguato la yuba, ovvero la pellicina del tofu. Loro ne vanno matti, soprattutto fritta. La usano anche per avvolgere i classici triangoli di riso e poi friggerli creando un rivestimento croccantissimo e saporito. Mi ero documentata prima di partire su questo alimento particolarissimo e sapevo che è tipica di Nikko, un luogo incantato fra le montagne, a 120 km da Tokyo. Perciò, quando ci siamo recati in visita in questa cittadina, ci siamo dannati per ore l'anima in cerca di un posto dove fosse servita in qualche piatto senza carne o pesce. Trovato un simpatico localino dove l'abbiamo gustata con riso e funghi. Praticamente era la casa di una vecchietta deliziosa, che ci ha preparato uno splendido tè matcha con gelatina di azuki e ci ha pure regalato degli origami. Poi, nei giorni seguenti a Kyoto, abbiamo scoperto che la Yuba praticamente te la tirano dietro a ogni angolo... poco male.
Ho trovato squisito il tofu alla piastra, in uno di quei locali chiamati teppanyaki, ovvero con la piastra letteralmente nel tuo tavolo. Qui ti cucini da solo le pietanze crude oppure tieni in caldo quelle cotte, nel mio caso si trattava di bistecche di tofu, davvero squisite anche come consistenza; per Diego una bella okonomiyaki, detta la pizza giapponese, a base di uova, porco e quant'altro.

Il tofu è trattato come un alimento che fa contorno. I loro piatti più che "unici" sono proprio misciuròtt, come si dice dalle mie parti: brodo, pasta, pesce, alghe, tofu, carne, uova... tutto insieme: sazia e si mangia in fretta, con l'immancabile sllluuurrppp di apprezzamento. Perciò ho penato comunque un po' per trovare di che sfamarmi, certe volte. E ho dovuto scendere a qualche compromesso, mangiando anche dell'uovo o a volte del brodo che probabilmente era dashi.. se non altro, nel rispetto del mio povero Merlino, che non è vegetariano, e il nostro non era un viaggio gastronomico vegano, bensì un viaggio di nozze! 


piatto di riso con yuba, funghi, cipolla e uovo
 
In compenso, ho ingurgitato funghi come se non ci fosse un domani.. una delle poche verdure non sotto sale. Per il resto, grandi scorpacciate di radici, sempre fermentate sotto sale nei tinozzi di legno, tipo crauti alla tedesca. E vi dico una cosa: dopo 17 giorni, anche io che amo le radici, non ne potevo più! Ottime però quando cucinate, soprattutto la radice di loto, che qui si trova solo essiccata, e quella di bambù. 

Un paragrafo a parte merita assolutamente la gita più bella del viaggio: Koya-san, di cui vi parlerò la prossima puntata! Per ora, vi lascio queste foto dei primi giorni di viaggio, fra Tokyo, Nikko e Kyoto.


taiyaki: pancake a forma di pesce ripieno di anko (marmellata di azuki)

scodella di udon: con alghe e umeboshi; con alghe, cipolotto e fritturine



vetrina con riproduzioni in plastica del menu

Colazione giapponese: porridge di riso con gomasio alle alghe e umeboshi; insalata di radici; germogli di soia; té giapponese
gelato al té matcha (degno di un gelato artigianale italiano); té matcha servito con gelatina di azuki


dolcetti di mochi (riso glutinoso) ai fiori di ciliegio ripieni di anko

lunedì 7 aprile 2014

La ricetta svuotafrigo: sedano rapa alla piastra con salsa alle clementine




Giorni di corse, saluti, racconti e raccomandazioni, ultime spesucce e scorte di cibo per i coinqui-mici, lavatrici su lavatrici per partire con tutti i (pochi) vestiti stirati e profumati.
Manca ormai qualche ora, la tensione è diminuita (stranomavero!!) e l'intraprendenza ha guadagnato terreno sull'ansia.

Giappone... un sogno che si realizza.

La distanza da casa sarà annullata in un secondo dal sacrosanto What's up (alla fine abbiamo dovuto scaricato per l'occasione..), ma la lontananza dalle mie due palle di pelo sarà incolmabile :( Una volta biasimavo quelli che mi raccontavano di come si sentivano in ansia per i propri animali domestici affidati ai parenti durante le vacanze; ora davvero mi sento una criminale, un genitore snaturato che abbandona i figlioletti per sempre! ..eppure continuo a ripetermi che sono meno di 3 settimane, che li lascio in ottime mani e che probabilmente loro passeranno le giornate a ronfare beati e inseguire mosche e palline in giro per la casa vuota -e resa a prova di gatti scemi.


Insomma, qualche piccolo sacrificio per il nostro sogno giapponese, va bene così.

Sulle note di Made in Japan (obviously!), mi diletto nella preparazione dell'ultimo pasto prima dell'inesorabile eco-in-frigorifero, che fa proprio impressione così spoglio. Non può che essere un pasto svuota-frigorifero: insieme ai mitici fagioli in scatola cucinati all'uccelletto, avevo mezzo sedano rapa e una sfiziosa confettura dolce-piccante. Una fresella e via. Benvenuta eco, regnerai incontrastata nel mio frigorifero per tre settimane, goditele ;)





















Sedano rapa alla piastra

con confettura dolcepiccante alle clementine

1 sedano rapa
2 cucchiai di salsa di soia
1 cucchiaino di tahin
succo di limone qb
semi di zucca qb
2 cucchiai di olio di semi di sesamo



Pelare il sedanorapa e lavare accuratamente. Il mio era molto grande, perciò l'ho tagliato a metà e poi affettato a fette spesse circa 4mm. Scaldare una piastra, versare un goccio di olio di sesamo e diffondere uniformemente aiutandosi dal pezzo più spesso di sedano rapa infilzato su una forchetta. Iniziare a grigliare da entrambi i lati. Passare ancora l'olio per la seconda tranche. Preparare un'emulsione con succo di limone, salsa di soia e tahin. Quando le fette sono ancora calde, pennellare con l'emulsione, disporre su un piatto da portata e cospargere con i semi di zucca tostati.
Servire con salsa di clementine e bruschette (nel mio caso, freselle).











...e voi preparatevi alla carrellata di foto giapponesi, fra tre settimane ;)
a presto, mondo occidentale!



mercoledì 26 marzo 2014

Danubio dolce con Fiordifrutta ai mirtilli

Scrivendo questo post dolce, mi viene da pensare ai sapori che inconsciamente ci riportano a casa.
Non parlo tanto del gusto personale, da cui nemmeno Freud saprebbe cavarci una dissertazione antroposofica sul collegamento fra piacere del cibo e personalità; anche se quello che ci piace ci etichetta irrimediabilmente su certe rivistuncole "se ami il cioccolato amaro hai avuto un'infanzia infelice - se ti piace la carne al sangue sei una persona sexy" e baggianate del genere.

Mi riferisco al sapore dei popoli, a quel boccone che noi introduciamo in bocca e diamo per scontato, perché da noi si mangia così, si cucina in quel modo, si condisce tanto così e si serve con quel contorno lì. In Europa, con le dovute differenze, siamo abbastanza assortiti, tanto da gustarci un croissant per colazione o una paella per cena, senza trovarlo insolito né curioso.

Ma quando le distanze si allungano, le cose cambiano. Le abitudini cambiano.
In Giappone, per colazione, niente croissant né fette biscottate, ma pasta, pesce, riso, miso, alghe e fagioli. Tutto strepitoso, ottimo, buonissimo. Mi chiedo solo se il mio palato (che si bulleggia un po' di essere fusion, ma in realtà di matrice italianissima), a lungo andare rifiuterebbe questa nuova proposta di sapori scatenando la rivoluzione delle papille, oppure si arrenderebbe placidamente all'irresistibile fascino dell'alga all'agro e accoglierebbe come nuova casa base la cucina del Sol levante.

...rileggo quello che ho scritto e mi rendo conto che manca una premessa: fra 2 settimane io e Merlino partiamo per il Giappone, finalmente! Il viaggio di nozze strambe è stato molto atteso, studiato e preparato nei dettagli, ma adesso ci siamo... E inevitabilmente, inizio a pormi quesiti di questo genere.
Perciò vi chiedo perdono, se vi ho egoisticamente coinvolto in una spirale di congetture senza capo né coda!




Il trip mentale è partito proprio da questo danubio dolce, che mi sono mangiata ieri mattina con il solito tazzone di orzo bollente. Ho pensato che fra poco più di due settimane probabilmente mi starò mangiando un piatto di udon per colazione. Adoro gli udon, ma per quanto possa andare sciorinando il mio amore per la cucina orientale, non posso nascondere che questa cultura non fa parte di me. Sarà una piccola sfida con il mio palato.
Quindi, le possibilità sono due:

tornare con una voglia di ciccia e brufoli da scorpacciate all'italiana;
tornare trasformata dentro e fuori e desiderare solo riso al miso per tutta la vita.

Si accettano scommesse. Intanto, facciamo il pieno di comfort food... non si sa mai ;)





Danubio dolce con Fiordifrutta ai mirtilli
(vegan e con pasta madre)

150 g di pasta madre rinfrescata da 10 ore
200 g di farina W260 Garofalo (per lievitazioni fino a 24 ore)
100 g di farina di farro integrale
200 ml di latte di riso
50 g di malto di riso
35 g di olio di semi di girasole
un pizzico di vaniglia in polvere
un pizzico di sale

150 g di Fiordifrutta RdA ai mirtilli *
2-3 cucchiai di latte di riso per la copertura

Scaldare il latte per qualche secondo, versarlo sulla pasta madre e scioglierla. Lasciare coperto per mezzora. Aggiungere il malto, la vaniglia e, poca per volta, la farina bianca. Sciogliere il sale nell'olio, versarlo poco a poco nell'impasto e continuare a impastare. Infine, la farina di farro e impastare sulla spianatoia vigorosamente, fino ad ottenere una palla morbida ed elastica, non troppo appiccicosa. Ungere una ciotola di ceramica e lasciarvi la palla fino al raddoppio, coperta da pellicola.

Riprendere l'impasto e stenderlo sulla spianatoia infarinata, usare il mattarello per ottenere uno spessore di circa 1 cm. Con l'aiuto di un coppapasta medio piccolo (oppure un bicchiere) coppare dei dischi fino ad esaurire la pasta. Prendere la confettura e metterne un cucchiaio al centro di ognuno. Per me è stato molto facile perché ho usato le bustine monouso del Fiordifrutta a mo' di sac à poche.
 


Chiudere i cerchi creando delle palline, senza lavorarle però coi palmi, ma cercando di chiudere i bordi con i polpastrelli.
Adagiarle nello stampo tondo o ovale foderato da carta da forno, tenendoli distanziati di almeno 1.5 cm.
Lasicare lievitare almeno un'ora al riparo da correnti d'aria.


Scaldare il forno a 190°. Con l'aiuto di un pennello, bagnare tutta la superficie con poco latte di riso.  Cuocere per circa 15 minuti, poi abbassare a 170° e terminare la cottura.
Quando è ancora caldo, sulla superficie è possibile passare un velo di malto di riso sciolto in poca acqua calda, per lucidare. Personalmente, non amo troppo la lucentezza.





* Mi sono lanciata con le confetture bio Rigoni di Asiago! A parte il fatto che il Fiordifrutta è privo di zucchero e che è frutta biologica, mi ha attirato un sacco il formato monodose (30g) in praticissime bustine. Spero tanto che qualche bar colga la palla al balzo e le prenda in dotazione, perché per chi mangia vegan è davvero dura fare colazione fuori in Italia.. E pensare che pane e marmellata è la cosa più semplice del mondo! Le bustine sono davvero pratiche per spuntini fuori casa, ottime sul pane di segale - confermo per assaggio effettuato ;) 














venerdì 21 marzo 2014

Corso di cucina GLUTENFREE EVERYBODY con polpette di quinoa

Eccomi eccomi, in extremis di venerdì sera a partecipare al consueto Gluten Free (fri)Day, e questa volta ce la faccio a prender parte anche a SALUTIAMOCI di Marzo, ospitato dal blog della Daria, con la grande protagonista di tutto il 2013: la quinoa.


Per quanto mi riguarda, la quinoa continua il suo ruolo di protagonista nei miei pasti, perché è buona e perché fa tremendamente bene! Ma per molti costituisce anche una scelta intelligente, perché è priva di glutine e quindi adatta a intolleranti e celiaci.
La quinoa è formidabile, le sue superproteine fanno invidia a quelle animali, ed è super versatile!

Ieri ho tenuto un corso di cucina il cui tema era proprio il mondo Glutenfree e ho proposto la quinoa per delle golose polpette al forno e anche con frutta fresca e secca, per una macedonia di rinforzo che fa sia da colazione che da merenda.

L'altro piatto forte è stato un granotto saraceno alla valtellinese, con verza e patate, sempre rigorosamente senza latticini e quindi nutriente ma per nulla pesante.











Colgo l'occasione felice per ringraziare di cuore le mie corsiste, che si sono dimostrate super interessate all'argomento, curiosissime e intraprendenti... e abbiamo gustato degli ottimi risultati che lo dimostrano ;)




...e per la prossima puntata ci coccoliamo con i DOLCI SENZA PECCATO, il 5 aprile alle 17: faremo magie... senza bacchetta magica!

Ma ora veniamo alla quinoa...









Polpette di quinoa 
con noci e patate



140 gr di quinoa
1 patata grande
6 noci
1 -2 cucchiai di farina di ceci
1 spicchio d’aglio
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato
un pizzico di sale integrale di Sicilia
olio qb


Mettere a bollire l’acqua con un po’ di sale e aggiungere la quinoa e far cuocere per 12-15 minuti. Scolare e mettere da parte.
Lessare la patata con la buccia, scolarla, sbucciarla e schiacciarla bene con una forchetta. Tritare finemente le noci, l’aglio e il prezzemolo e aggiungerli alla patata. Inserire in un cutter e frullare il tutto per circa 30 secondi, senza formare una crema. Aggiungere la quinoa e regolare di sale.
Con un cucchiaio prendere una parte dal composto e formare una crocchetta con le mani. Metterla su un foglio di carta da forno. Ripetere l’operazione fino a terminare il composto.

Prendere una teglia, foderarla con carta da forno, sistemare le crocchette pennellandole con un po’ di olio. Mettere in forno a 180° e cuocere per circa 30 minuti. La cottura varia a seconda delle dimensioni delle crocchette. Dopo 15 minuti girarle per farle dorare su entrambi i lati. 

 



http://www.goccedaria.it/item/quinoa-per-un-mese-con-salutiamoci.html#comments

http://www.glutenfreetravelandliving.it/100-gluten-free-friday/



venerdì 14 marzo 2014

Crostata con crema di marroni e frangipane alla liquirizia (vegan)

Ohi ohi, perdo colpi! Scrivo sempre meno, purtroppo sono talmente satura di tabelle di excel e lettere pre impostate al lavoro, che quando torno a casa al solo pensiero di accendere un altro piccì, mi assale una nausea da tecnostress. Allora corro fuori e mi lascio accarezzare da questa strana brezza ultra primaverile, chiudo un po' gli occhi bruciacchianti e mi oriento al sole: quanto ci era mancato!
Per fortuna ho una marea di scorta fotografica da postare... mica mi sono grattata la pancia finora, anzi!
I corsi di cucina naturale vanno avanti e mi devo preparare a puntino. Ma magari fosse il mio primo lavoro...

Fra il mucchio di ricette accumulate in queste settimane (per la maggior parte dolci, dato che c'è stato di mezzo il mio compleanno), ne scelgo una abbastanza insolita, una di quelle torte che ho progettato prima di mettere le mani in pasta.
 

Per l'idea, devo ringraziare la suocera, che mi ha parlato del dolcino domenicale di quando da ragazzina andava all'oratorio: usavano intingere un bastone di liquirizia pura in una sorta di polvere di castagne, per poi consumarlo come fosse un lecca-lecca. Lì per lì ho trovato molto strana questa usanza (mai sentita prima... roba da servire su un vassoio d'argento ai maliziosi di turno), ma poi mi sono resa conto che non c'è nulla di più perfetto del matrimonio fra il sapore intenso, amaro e persistente della liquirizia, con quello caldo, dolce e avvolgente della castagna... semplicemente e naturalmente complementari. Come ho fatto a non pensarci prima?!
Due secondi dopo questa tacita rivelazione all'interno del mio gulliver mezzo bacato, mi sono ricordata di avere ancora dell'ottima crema di marroni in frigorifero (che ho usato qua)... e badabùm! alea iacta est:
crostata sia. E con la liquirizia? Sotto mentite spoglie: frangipane, yeah ;)


Grazie mamma-di-merlino, idea geniale ;)


Crostata con crema di marroni 
e frangipane alla liquirizia 
(vegan)

 

Per la frolla

80 g di farina di farro integrale
80 g di farina di farro bianca
50 g di maizena
3 cucchiai di olio d’oliva
60 ml di vino bianco secco
90 g di zucchero di canna integrale
un pizzico di bicarbonato
acqua qb
sale qb

Per il frangipane

100 g di mandorle pelate
100 g di zucchero di canna grezzo
35 ml di olio di semi di girasole
180 g di yogurt di soia
3 cucchiai rasi di polvere di liquirizia
un pizzico di fleur de sel

crema di marroni Vis qb



Preparare la pasta frolla con il solito metodo: prima le polveri, poi l'olio e infine i liquidi. Impastare fino a formare una palla omogenea, lasciare riposare in frigorifero per almeno mezzora.

In un macinino da caffé inserire le mandorle e tritare. Tostare la granella in padella per qualche minuto, senza farle annerire. Una volta freddate, rimetterle nel macinino insieme allo zucchero di canna e frullare più a lungo, fino ad ottenere una polvere più sottile possibile. Aggiungere anche la liquirizia, poi l'olio, il sale e mescolare bene con una forchetta. Infine versare lo yogurt e dare una mescolata.



Riprendere la frolla, stenderla per ottenere uno spessore di circa 7 mm, rivestire lo stampo da crostata e bucherellarla. Versare la crema di marroni a cucchiaiate, spalmarla uniformemente sulla superficie. Questo strato dovrà essere spesso almeno 5 mm, non siate parchi, è il cuore del dolce! In ultimo, distribuire uniformemente la crema frangipane e dare un'ulteriore spolverata di liquirizia sulla superficie.
Infornare a 180° per circa 35 minuti. Consumare una volta raffreddata.
 






Parlando di Corsi di cucina, questa settimana ne terrò due, entrambi su temi davvero scottanti: Spezie e Glutenfree ;)
as usual, per info scrivetemi!


Vi lascio con uno scatto del corso di ieri sul mondo del fingerfood...  entrarono persone normali, ne uscirono veri e propri finger-maniac!!!




mercoledì 5 marzo 2014

Quinoa con tarassaco, pepe voatsiperifery e uvetta

...e anche per quest'anno, siamo almeno a quota 3 esclamazioni "compi gli anni lo stesso giorno di Lucio Dalla!". "....ehhhggià!".

Non che mi dispiaccia compiere gli anni lo stesso giorno del buon vecchio Lucio. E mi garba anche che la data del mio compleanno sia il titolo di una canzone (tralasciando quel 1943, ovviamente). In un certo senso, parto già un pezzo avanti: non nasco in una data qualunque. Ma forse è proprio la fonetica delle parole che mi suona così piacevole "quattro-marzo". Bello!

Quest'anno è capitato di martedì. Un giornaccio per festeggiare: tutti hanno troppo da fare, perfino io ero stanca morta e mi sono abbioccata sul divano alle 9 di sera... nonna Abelarda insegna!
Quindi, è chiaro che un minimo di brindisi e torta (quella poi, NON DEVE MAI MANCARE!) sono rimandati al weekend. E ho già in mente un progetto di torta -wow (ma si dirà "progettare una torta"?? Beh comunque sia io sì, le progetto. Progetto tutto, perfino i calzini da mettermi la mattina dopo, figuriamoci se non programmo per filo e per segno come fare una torta!

Tutto ciò per giustificare l'assenza della torta di compleanno in questo post, per il quale ho pensato invece a una ricetta propiziatoria per la primavera. E diossolossà quanto ne abbiamo bisogno, di un po' di sole-calore-luce-asciuttezza, soprattutto ora che c'è l'orto in via di sviluppo! In certe tribù fanno balli e canti per chiamare sole o pioggia, a seconda delle necessità. In occidente preferiamo cliccare l'icona del Meteo sul nostro bel tablet, per sapere tutto in tempo reale ogni 5 minuti. Io scrivo ricette propiziatorie. Embè, se funziona!?
A proposito, ho usato il primo "raccolto" del nostro piccolo terreno proprio qui: del buon tarassaco, spontaneo e incontaminato... portaci bene!!!





Quinoa con tarassaco, pepe voatsiperifery e uvetta

70 g di quinoa mista
un mazzo di foglie di tarassaco
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio di olio
10 grani di Voatsiperifery (in alternativa, pepe rosa)
una manciata di uvetta
semi di zucca tostati al forno e salati
sale qb


Lessate la quinoa in acqua salata per il tempo indicato sulla confezione (circa 15 minuti).
Scolate e tenete da parte. Conservare l'acqua di cottura, in cui mettere a bagno l'uvetta.
In una padella, soffriggere l'aglio nell'olio, aggiungere il pepe pestato al mortaio e poi il tarassaco. Stufare con un mestolino di acqua di cottura e salare. Dopo 3-4 minuti, aggiungere l'uvetta e ultimare la cottura. Infine, aggiungere la quinoa, saltare insieme al condimento e impiattare. Servire con i semi di zucca.




lunedì 24 febbraio 2014

Ravioli alla crema di marroni e pesto di cavolo nero

Oggi festeggio un inizio per tante cose.

In primis, il nostro nuovo orto, che comincia finalmente a prendere forma sotto i raggi di un improbabile sole primaverile. Abbiamo fatto grandi progetti per questo nuovo angolino: sarà uno spazio tutto per noi, per l'ingegno di Merlino e per la mia fantasia, per i sogni e la curiosità, per la sana e sacrosanta fatica, per il nostro pensiero libero, che si concretizza in qualcosa di meraviglioso, per noi e per tutti coloro con cui vorremo codividerne i frutti (incrociamo le dita!).



In secundis, i corsi di cucina! sono iniziati benissimo e spero che evolvano in meglio e che possano forgiare la mia personalità, ancora un po' timida e insicura quando devo camminare da sola, soprattutto su un sentiero ancora sconosciuto. A questo proposito, voglio ringraziare di cuore tutti i miei corsisti di giovedì sera: siete stati bravissimi e soprattutto reattivi, curiosi e intraprendenti! Grandiosi!!




...e perché no, festeggio anche novità culinarie che ho avuto modo di assaggiare in questi giorni e con cui ho già sperimentato qualcosina! Vorrei avere la bacchetta magica per farvi conoscere i nuovi inquilini della mia dispensa (aaaaaaaiuto, sta esplodendo!!), ma sono davvero tanti! Pian pianino pubblicherò tutto eh, faccio un po' fatica a mantenere un ritmo di un post a settimana -con tutti 'sti festeggiamenti, ci si mettono pure i compleanni, fra cui il mio fra pochissimo!- ma cercherò di farcela.. in fondo, sono una capa tosta!!





Questa sperimentazione con la crema di marroni potrà suonare strana. Ho tratto l'ispirazione dai tortelli alla zucca mantovani.. Ravioli ai marroni - Tortelli alla zucca... Che c'entra?? mi direte. C'entra: La mostarda insieme alla zucca costituisce un ripieno dolce, molto dolce, senza paura. Amo questo dolce, ne mangerei una ciotola intera a cucchiaiate, di ripieno!! Ho voluto creare questo dolce senza la zucca né la mostarda, ma con due prodotti di cui vado ghiotta: castagne e pane di segale. Il pane di segale è una scelta sia di gusto, l'acidità del lievito madre è il giusto sprint per accompagnare la dolcezza calda e vellutata della crema di marroni; ma anche di consistenza: a differenza del pangrattato comune, il pane di segale resta piuttosto granuloso, senza creare una vera e propria cremina. In bocca l'effetto mi piace molto di più, è come quello del ragù, che scivola giù insieme al sugo ma senza confondersi del tutto.





Preparare questi ravioli con la pasta fresca (senza uova) il sabato pomeriggio, prendendomi il mio tempo, con in testa nuvole di pensieri leggeri (oltre a VirginRadio), mi ha regalato il buon umore di cui ancora adesso godo (yeah!), e credo di averne trasmesso anche ai ravioli stessi, per una qualche proprietà che trascende di certo ogni logica fisico-chimica... Crediamoci, se fa bene, perché no?!



Ravioli alla crema di marroni e pesto di cavolo nero
(ricetta vegan)

Dosi per 4 persone

pasta fresca:

300 g di semola rimacinata
50 g di farina di ceci
2 cucchiai di olio evo
acqua calda qb

ripieno:

3-4 cucchiai di Crema di Marroni Vis
3 fette di pane di segale "Otto cereali" PEMA

pesto di cavolo nero:

7-8 foglie tenere di cavolo nero
1 spicchio d'aglio
4 noci
3 cucchiai di olio evo
sale, pepe



Ho preparato il pesto di cavolo nero la sera prima, stufando in una padella antiaderente le foglie già pulite e tagliate, con olio e aglio. Salare e aggiungere dell'acqua all'occorrenza. Una volta pronto, frullare insieme a olio, 2 noci, pepe e l'aglio. Non importa se risulta molto denso, poi andrà agigiunto un mestolo di acqua di cottura.

Per la pasta fresca senza uova, miscelare le farine in un'ampia terrina, facendo una cavità nel mezzo. Scaldare dell'acqua in un pentolino (circa 250 ml) e quando è tiepida aggiungerne un po' all'impasto. Versare anche l'olio e iniziare a impastare. Aggiungere poca acqua per volta, finché si ottiene un impasto liscio e omogeneo, non appiccicoso. Lasciar riposare sotto uncanovaccio umido per mezzora.

In una ciotola sbriciolare il pane di segale con le mani, per ottenere delle briciole il più possibile fini. Versare la crema di marroni e mescolare bene, ottenendo un impasto abbastanza sodo.


Stendere la pasta con la nonna papera (o a mano, se siete temerari!), mettere mezzo cucchiaino di impasto per ogni quadrato che si andrà a formare (lato di circa 5cm). Sigillare bene il triangolo, unire due lati attorno al dito e ripiegare indietro l'angolino rimasto. Procedere fino ad esaurire pasta e impasto.

Man mano che vengono fatti, conservare i ravioli su un tagliere o vassoio infarinato.

Portare a bollore una pentola molto ampia colma d'acqua, salare, versare un paio di cucchiai di olio e tuffare i ravioli, un po' per volta per non farli attaccare. Scolarli e conservarli in una ciotola di vetro unta, mentre si aspetta che cuociano gli altri. Terminati i ravioli, allungare il pesto con un mestolino di acqua di cottura e condire il tutto. Tritare le due noci rimaste e spargere sulla superficie. Servire subito.
 








 ..e nelle prossime puntate:

Legumi in tutte le salse

Happy Fingerfood

Ridendo e speziando

Glutenfree everybody

Cucina ECO-friendly


...and so on!
scrivimi: zy.patapata@gmail.com