lunedì 17 febbraio 2014

Passatina di cicerchie e radice di curcuma con cavolo nero all'aglio

Questa ricetta è adatta a una cenetta davvero winter-style a base di legumi - rettifico: ottimi legumi - che scaldano e confortano corpo e mente.
Direi che ce n'è proprio bisogno, dopo mesi e mesi trascorsi sotto gli obrelli e dietro i vetri sbroffati, implorando una qualche entità superiore per un brandello di cielo azzurro o semplicemente qualche ora di tregua (asciutta)... Devo dire che anche il limite di sopportazione di una persona con tutti i nervi nella norma (tipo me, che sono molto accondiscendente) arriva pericolosamente al punto di non-ritorno.........

Se dobbiamo proprio scavare per andare a trovare il lato "positivo" del diluvio universale, allora direi che ho tutto il tempo da dedicare ai miei esperimenti culinari. Ok. Però a discapito della salute mentale... non credo che ne valga poi così tanto la pena.

Ecco.




Oltre a lamentarmi, vorrei anche parlarvi di questa nuova scoperta: la radice della curcuma.
Ho avuto la fortuna di trovarla al bio, e ovviamente l'ho acquistata... Inutile dire che non avevo la minima idea di come utilizzarla, ma questo non può certo frenare la mia insaziabile fame di nuovi ingredienti! Costa anche una bischerata, tenendo in considerazione il fatto che se ne usa una minima quantità.

Ho dovuto documentarmi un minimo per poterla usare ed ecco cosa ho scoperto:

  • la polvere comunemente in vendita deriva dalla stessa radice, in cui sono contenuti i principi attivi, quindi non fa molta differenza usare la radice fresca piuttosto che la polvere, se non nel sapore
  • il sapore ricorda quello dello zenzero, che appartiene appunto alla stessa famiglia delle Zingiberacee (quanto è bello questo nome!?)
  • la curcuma è impiegata da oltre 5000 anni nella cucina curativa indiana, tant'è che secondo la medicina ayurvedica è un rimedio antibatterico, antiallergico, antiossidante, antinfiammatorio, stimola l'appetito etc. La medicina moderna conferma queste virtù [ma va'!? ndr.], e aggiunge anche quella antitumorale e di prevenzione contro l'Alzheimer e malattie cardiovascolari
Fonte: http://www.greenstyle.it/curcuma-proprieta-curative-14680.html


 Sostanzialmente, è buona a 360°. Col senno di poi, ricordo che anni fa, per risollevare le sorti del mio apparato digerente tribolato, il mio medico omeopata mi prescrisse delle gocce giallastre e dal sapore abbastanza amaro, che se non vado errato si chiamavano "chelidonium curcuma". Come si suol dire: tutto torna!


E io me la sono cucinata con una bella spadellata di cicerchie, che essendo molto vicine ai ceci come sapore e aspetto, in questo insolito matrimonio giallarancio mi hanno ricordato un po' la cucina indiana; che, come mio solito, ho completamente corrotto inserendo di prepotenza il mio amato cavolo nero (che per me ci sta proprio a pennello, oh sì!).

Unica controindicazione: dopo aver pelato la radicetta di curcuma, somiglierete a un Simpson :)






Passatina di cicerchie e radice di curcuma
con cavolo nero all'aglio 




 

 Per due porzioni

250 g di cicerchie lessate

1 carota

1/2 cipolla

1/2 peperoncino secco

1 radice di curcuma

sale qb

6-7 foglie tenere di cavolo nero
 
1 spicchio d'aglio

1 cucchiaio di olio evo

il succo di 1/2 limone

semi di girasole (facoltativo)










Pelare la radice di curcuma e tagliarla in 2-3 parti. Tagliare le verdure e stufare il tutto in in una padella antiaderente con un mestolo di acqua di cottura delle cicerchie. A metà cottura, aggiungere anche i legumi, e spezie e il sale. Aggiungere acqua man mano che asciuga. Quando le verdure saranno cotte, eliminare i pezzi più grossi della curcuma e frullare tutto il resto. Regolare di sale e aggiungere un po' di brodo se fosse troppo asciutto. Tenere in caldo.
Pulire e tagliare le foglie di cavolo nero. Scaldare una padella con un cucchiaio di olio e lo spicchio d'aglio schiacciato, aggiungere il cavolo nero, salare e cuocere per 10 minuti aggiungendo un po' di acqua di cottura. Eliminare l'aglio e condire con il succo del mezzo limone.
Servire la passatina in piatti fondi, porre al centro le foglie di cavolo nero e sopra qualche seme di girasole. C consumare caldo, magari con del pane chapati.




 Visto che siamo in tema, ricordo che la prossima settimana, GIOVEDI 27 FEBBRAIO, alle ore 17, ci sarà la seconda parte del mio CORSO DI CUCINA NATURALE, tutta sui LEGUMI!


Per chi si fosse perso la puntata, ci sono ancora un paio di posti per il corso base: GIOVEDI 20 FEBBRAIO alle ore 20! 




per info e iscrizioni:
zy.patapata@gmail.com







lunedì 10 febbraio 2014

Crostata d'amore: nocciole, pere, zenzero, cioccolato (vegan)




Allora, mettiamo subito i puntini sulle i: non ho mai festeggiato san Valentino, né intendo farlo in futuro. 


Questo per dire che non ho concepito questa torta come coccola sanvalentinesca per il mio cocco - che non se la fila neanche di striscio, dato che non mangia niente che abbia più dello 0,002% di cacao (quindi escluse le merendine industriali e i cioccolatini belli intrisi di olio di palma e latte in polvere).


Avevo in mente di farla da settembre, in particolare da quando ho visto mia zia scaricare dalla macchina una cesta di 2 m2 piena zeppa di pere williams, non mature ma di più!! Non appena mi è giunto al naso il dolcissimo olezzo, in quel preciso momento il mio cervellino ha subito illuminato la casella “zenzero”. Per forza. Ci sono cose buone e abbinamenti immutabili che le caratterizzano. Punto.


Il succo della storia è che ho subito fatto la marmellata di pere e zenzero, e i frutti erano talmente dolci e maturi che si scioglievano solamente a guardarli… e poi lo zenzero in cottura ha mostrato il suo bel caratterino, andando a bilanciare tutto quel il candore delle pere ormai diventate cremose. Insomma, un’esperienza sensoriale fortissima, quasi sensuale. 

Afrodisiaci o no, questi ingredienti, uniti a dell’ottimo cioccolato fondente, non possono che rimandare all’amore… almeno, per me è stato amore al primo cucchiaino di confettura, al primo morso di torta, alla prima briciola acchiappata con l’indice appiccicoso. 


Infatti, assaggiata la confettura*, era talmente ben riuscita da non lasciare dubbi sul da farsi: crostata sia. Certo però, non sarei Patapata se non avessi voluto complicarmi la vita per renderla speciale. Non poteva essere una crostata-punto e basta. Questa confettura meritava di più.





Da settembre ce n’è voluta per decidermi sugli ingredienti da utilizzare per questo dolce, ma dopo sperimentazioni sensoriali puramente casuali (vedi il cioccolato Compañera fondente allo zenzero che mi ha illuminato sull’abbinamento fortunato; vedi la pantorta di pere zenzero e nocciole preparata con la pasta madre mesi fa etc.), eccola qua: la crostata d'amore. Amore in senso totale, universale, per il mondo (veganissima!) e soprattutto, una volta tanto, per se stessi.


Dunque, cari miei, se volete utilizzare questa crostata – di per sé romanticissima, in effetti, e pure con lo zing-  per santificare una serata nel nome di Valentino, sono più che contenta. Ma se, come me, siete allergici alle feste comandate e propinate in modo perpetuo e prepotente, potete godervela quando volete in santa pace (riferimenti alla sfera celeste puramente casuali… o forse per bilanciare quelli piccanti) come atto d’amore verso voi stessi. Occhio a non fare la fine del Narciso, porello. Io ho rischiato grosso eh, ma per queste cose (ovvero pere, zenzero, cioccolato fondente, nocciole) ho proprio un debole..





Crostata con confettura di pere e zenzero e cioccolato (naturalmente vegan)


Per la frolla vegan alle nocciole:

80 g di farina di farro integrale
80 g di farina di farro bianca
50 g di maizena
50 g di nocciole tritate
3 cucchiai di olio d’oliva
60 ml di vino bianco secco
90 g di zucchero di canna integrale
un pizzico di bicarbonato
acqua qb
sale qb

Per la farcia:
250 g di confettura di pere e zenzero autoprodotta
100 g di cioccolato fondente al 70% Compañera
1 pera



Preparare la frolla con un po’ d’anticipo per poterla lasciare un paio d’ore in frigorifero. Miscelare tutte le polveri, bagnarle con l’olio e lavorare con le mani per distribuirlo uniformemente. Poi aggiungere il vino bianco  e impastare, infine l’acqua, quanta serve per ottenere un impasto sodo, ma lavorabile. Formare una palla, avvolgerla nella pellicola e lasciare in frigorifero un paio d’ore.

Trascorso il tempo, stendere la frolla vegan per ottenere uno spessore di circa 7-8 mm. Il bicarbonato la farà crescere leggermente, quindi non preoccupatevi se vi sembra troppo sottile. Foderare lo stampo da crostata e grattugiare sopra il cioccolato, oppure tagliarlo a coltello e spargerlo, fino a ricoprire la base. Versare uniformemente la confettura. Tagliare a fettine una pera e decorare a piacere. Infornare a 180° per circa 30 minuti. Per gli ultimi minuti, portare al piano più alto e accendere il grill per asciugare le pere. 




*Per la confettura di pere e zenzero ho utilizzato pere bio (della zia!) e zenzero fresco, pochissimo zucchero di canna (25 % rispetto alle pere, già dolcissime) e un cucchiaio di agar agar per aiutare a gelificare.



venerdì 31 gennaio 2014

Riso javarouge e Pandan: che chicche (di riso)!

Ogni tanto butto lì qualche ricetta facile facile, con pochi ingredienti e di sicuro effetto.

I motivi possono essere:

A flemma totale. Nessun problema ad ammetterlo
B ho scoperto un nuovo prodotto che merita l'intero post del giorno
C ho poco tempo ma non posto nulla da settimane
D la foto è venuta bene anche se il piatto è abbastanza trito



In questo caso la ragione è la B. Chi ha indovinato, vince un bell'approfondimento su questo fenomeno naturale: riso java.


Si scrive con la J di Jolly e Jannacci (ahahah! passatemela dai..), ma noi in Italia diciamo Isola di Giava - con la G di Gigi d'Alessio (..dopo questa vi do il permesso di fucilarmi).


Altromercato ha appena lanciato due combinazioni favolose di questo riso indonesiano, miscelando varietà differenti: la prima contiene riso javarouge, di uno splendido colore rosso opaco, insieme alla varietà integrale Pandan; la seconda combinazione prevede lo stesso riso rosso, unito a quello nero delle isole di Bali.

La particolarità di queste miscele è che possiamo distinguere un sacco di tonalità diverse dei chicchi. Infatti il javarouge in entrambi i casi è presente sia decorticato (semitegrale) con il suo delicato color rosa carne, sia integrale, ancora vestito di quella sua bella corteccia rossa.
Mentre il riso nero è ormai abbastanza comune (e non parlo solo di riso venere, ci sono moltissime altre varietà!), quello rosso è ancora semisconosciuto.. figuriamoci il Pandan!!

No, infatti: Pandan non vuol dire che due cose stanno bene insieme. Il Pandan è un Signor Riso, ed è proprio lui, cari miei, il protagonista di questa puntata: sappiate che la prima volta che ho messo a cuocere javarouge e Pandan, senza avere letto la descrizione del prodotto sulla scatola, il suo profumo ha fatto galoppare la mia fantasia, fino ad approdare a un budino di riso alla vaniglia. Lo assaggio, e me ne convinco: s'ha da fare (è in cottura or ora). Poi succede che leggo la confezione:

" varietà Pandan - aroma delicato e dolce che ricorda l’omonima pianta (vaniglia del Sud-est asiatico). In cottura assume un delicato colore rosato e sprigiona aroma di nocciola e vaniglia [...] "


Taaaaaak! ho il naso funzionante e le papille fumanti, e questo riso è -WOW!

Dato che il budino è in cottura, vi lascio questa semplicissima ricetta di solo riso e verdurine, tutti ottimi prodotti. Perché lui, il Pandan, si merita la scena ;)






Riso java (javarouge e Pandan)
con cavolfiore e carotine viola a vapore

Per 2 persone

180 g di riso java Altromercato
2 carotine viola
qualche cima di cavolfiore
1 baccello di cardamomo
sale marino integrale
2 cucchiai di olio di argan (facoltativo)
1 cucchiaio di gomasio


Sciacquare il riso sotto acqua fredda, finché il getto non risulterà limpido. Mettere in una pentola capiente una parte di riso con due di acqua, il cardamomo e il sale. Accendere il fuoco e tenere coperto.
Lavare le verdure, tagliare le carote a rondelle e separare le cime di cavolfiore, mettere tutto nel cestello per la cottura a vapore e posizionarlo sulla pentola con il riso. Portare a bollore, abbassare il vuoco e coprire. Cuocere per circa 15 minuti, poi spegnere e lasciare tutto coperto. In circa mezzora, il riso assorbirà completamente l'acqua. Condire le verdure con olio di argan e gomasio e servire con il riso.
Io ho seguito il consiglio riportato sulla confezione e ho fatto una bella cupola-igloo di riso, con il cavolfiore all'interno e le fettine di carota a raggiera.





p.s. siete avvisati: le carote viola sono le sole responsabili del colore plumbeo di alcuni chicchi di riso, nonché delle vostre dita. Prendete le dovute precauzioni :)




Detto ciò, questa è anche per il Gluten Free (fri)Day


http://glutenfreetavelandliving.over-blog.com/2013/10/100-gluten-free-fri-day.html


lunedì 27 gennaio 2014

Focaccia alle trebbie farcita con trevisana

Vorrei avere la forza di volontà necessaria per programmare i post e garantire un minimo di regolarità ai miei lettori, ma in effetti non ce la posso fare. E non intendo giustificarmi, perché se c'è un concetto a cui mi sto -a forza- convertendo, è che tutto si può fare, basta volerlo davvero.

Sono convinta che sia così e che valga per tutti e per ogni aspetto della vita. Eppure mica ci riesco a metterlo in pratica!

In effetti sono mesi di grandi rivoluzioni per me, ho il piede in cento staffe e non ho ancora deciso dove incanalare le energie principalmente. Vi capitano questi momenti, in cui fai 200 cose un po' alla cavolo e lo sai, ma non hai voglia di rinunciarci per dedicarti in toto ad una o due di queste? Ecco, è un momento così.

Così pubblico quando posso e faccio meno foto, e -chiedo venia- ripropongo anche qualche ingrediente per due volte di fila...
oddio, pessimo!! Mi sento come una cattiva padrona di casa, avete presente Nicole Kidman in La donna perfetta? Donna in carriera piena di sé e noncurante del nido famigliare, che finisce in quella cittadina di desperate housewives robotizzate??

No, direi che ne passa di acqua sotto i ponti, prima di diventare così noncurante - e anche per la donna in carriera, non c'è pericolo per il momento :))




Ecco, da brava massaia, cosa ho preparato con gli scarti della birra prodotta dal mio amico Daniol, detto il Santo Bevitore, che gentilmente mi fornisce valanghe di trebbie ogniqualvolta e che ringrazio, anche per l'educazione che mi sta dispensando sulla birra artigianale step by step... anzi, dovrei dire pint by pint ;)




Focaccia alle trebbie
farcita con trevisana


Per lo starter: 
150 g di pasta madre rinfrescata da 6 ore
150 g di farina 2
200 g di acqua tiepida

Impasto:
300 g di farina manitoba
150 g di semola rimacinata
30 g di trebbie asciugate in forno
2 cucchiai di olio
1 cucchiaio di sale fino
sale grosso qb

Farcitura:
1 cespo di trevisana
1 cucchiaio di olio
sale e pepe qb







Rinfrescare la pasta madre la mattina presto. Una volta raddoppiata, è pronta per essere utilizzata.
Impasto per lo starter: impastare acqua, pasta madre e farina aiutandosi con una planetaria o uno sbattitore con gancio. Lasciare coperto nel forno spento per almeno 4 ore.

Trascorso il tempo, prendere una terrina molto ampia, versare le farine e lcreare un buco al centro, versare lo starter e aggiungere l'acqua tiepida poca per volta, mescolando. Impastare con le mani, aggiungere le trebbie, l'olio e il sale e continuare finché l'impasto assomiglierà a quello per la pizza: morbido e appiccicoso, ma abbastanza maneggevole. Non aggiungere troppa farina nella lavorazione, solo se necessaria. Coprire la terrina con pellicola e tenere un'ora a temperatura ambiente. Poi, conservare nel ripiano basso del frigorifero per 18 ore.



Il giorno seguente, estrarre dal frigorifero e lasciare almeno 2 ore a temperatura ambiente. Ormai il volume sarà triplicato. Trasferire sulla spianatoia infarinata e praticare per 2 volte delle pieghe a portafoglio. Lasciare riposare per un'ora coperta a campana.
Preparare la teglia, ungendola per bene, lavare e tagliare la trevisana, condirla con olio, sale e pepe e tenere da parte.
Disporre poco più di metà dell'ipasto nella teglia, rendendolo il più possibile uniforme. Disporre tutta la trevisana a crudo (non vi preoccupate se sembra eccessiva, in cottura il volume diminuirà drasticamente) e poi coprire con l'impasto rimasto. Sigillare i bordi e lasciare un'ora a riposare in forno spento.
Accendere il forno a 200°. Pennellare la superficie con dell'olio e spolverizzare con sale grosso. Cuocere prima nella parte bassa per circa 15 minuti, poi spostare al centro e continuare la cottura per altri 20-25 minuti.



Perdonatemi, lo so che ho riproposto la trevisana (ne avevo a iosa in effetti!), ma l'abbinamento del suo amaro erbaceo con il dolce maltato della trebbia è stato a lungo meditato, giuro :)








domenica 19 gennaio 2014

Avena e trevisana: e la pancia piena anche col mal di denti


Quando inizio io ad andare dal dentista, è la morte... anzi, la via crucis...
Da un semplice controllo, finisce sempre che devo o cavarmi un dente del giudizio (e siamo a 3.. ormai tanto vale finire in bellezza col quarto), o devitalizzare il cavolo di molare accanto. Stavolta sono entrambe le cose, più un'altra seccatura.

Dopo l'ennesimo appuntamento del venerdì con l'amico dei denti sani -e acerrimo nemico dei nervi saldi-  sono tornata a casa con la gengiva maciullata e mezza faccia anestetizzata, e zero possibilità di addentare la focaccia di pasta madre con trevisana che avevo appena impastato (maledett**)/çéç*è+è°?^ç°@]ùàà] !!!).

Dopo una sfuriata delle mie -scusa Merlino! non ce l'avevo con te!- non mi sono data per vinta: col cavolo che Patapata va a letto con la pancia vuota!! Dacché ricordi, non ho mai saltato un pasto, MAI. Non esiste.. piuttosto mi mangio una macedonia di rinforzo, un dolcino (più probabile..). A vedermi non si direbbe che sono una golosona, ma è così. Perciò questa cosa della bocca convalescente è davvero un dramma per me!

E fu così, che quel piatto improvvisato stile orfanotrofio, si è rivelato una squisitezza, degno di foto e conseguente post!
La dolcezza del porridge d'avena senza latte, arricchita dal sapore un po' ospedaliero e nonnereccio della farina di riso fata a semolino, è quello che ci vuole per accompagnare un bel cespetto di trevisana, giustamente amara e più-che-giustamente ubriaca!


 ..consiglio: magari andateci piano col vino se poi vi dovete beccare un ibuprofene :(



Porridge povero di avena e riso 
con trevisana ubriaca

1 tazza di fiocchi d'avena piccoli
2 cucchiai di farina di riso
2 tazze circa di brodo vegetale leggero
1 cespo di trevisana
1 cucchiaio di olio extravergine
1/2 bicchiere di vino rosso
sale, pepe
noci
aneto fresco


Preparare il porridge: nel pomeriggio ho messo in ammollo l'avena e la farina di riso in una casseruola con il brodo, per ridurre poi al minimo il tempo di cottura. Bastano 7 minuti: accendere il fornello al minimo e continuare a mescolare per evitare che l'avena si attachi al fondo della pentola. Una volta raggiunta la giusta cremosità, il "porridge" è pronto.
Accendere il fornello sotto alla padella antiaderente, versare un cucchiaio di olio e soffriggere un minuto la trevisana. A me piace così, ma volendo potete preparare un soffritto di cipolla per arrichirne il sapore. Sfumare col vino, salare e proseguire la cottura. Io ho stracotto per 10 minuti, per forza dentale maggiore... Pepare e sbriciolare un paio di noci. Impiattare il porridge e al centro la trevisana. Un giro d'olio e qualche ciuffetto di aneto a dare freschezza... dopo un bell'ibuprofene e addio mal di denti :)






Io lo ridico: ricette come questa faranno parte dei miei corsi di cucina! Se siete di queste parti (Seregno, Monza Brianza), o conoscete persone della zona, SAPEVATELO :)))


https://www.facebook.com/pasticcipatapata

Info e iscrizioni: zy.patapata@gmail.com 

venerdì 17 gennaio 2014

Novità: Corsi di cucina firmati Patapata!


Attenzione, prego!!!
Le ricette arrivano eh, ho un sacco di foto fatte e ancora da scaricare, ma sono stati giorni di frenesia a mille!

Questo post è solo per annunciarvi, magno cum gaudio...

 i corsi di cucina firmati Patapata




Ho pensato a tantissimi temi, per tutti i gusti, ma sempre nel rispetto della natura, della stagionalità e del rispetto per l'ambiente, oltre che della nostra salute.

Il primo appuntamento sarà utile per una primo approccio alla cucina naturale, dove prepareremo insieme dei piatti semplici e casalinghi, ma decisamente poco conosciuti perché unconventionally cruelty-free ;)




Per le prossime puntate vi aspetto sul mio blog... e se vorrete/potrete, anche dal vivo ;)

La sede dei corsi è il negozio RegalCasa di Seregno (Monza Brianza)... vi aspetto!


mercoledì 8 gennaio 2014

Riso venere con passatina di finocchio, nocciole e zenzero

DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN!

Iniziare la giornata con questo suono, che ti connette il cervello direttamente al luogo di lavoro come in un ologramma, è abbastanza traumatico.
Dopo le feste, poi...
Io non ho fatto ferie, ma avere a casa il maritino che ti accoglie con ancora il grembiulino a fiori addosso, le maniche risvoltate e mille stoviglie parcheggiate nel lavandino (come diamine fanno a sporcare così tante cose per fare un riso o una pasta, dico io!?), è come essere in vacanza!

Da ieri, però, ho ricominciato a preoccuparmi dei pasti e delle schiscette. Ebbene sì, sono un po' maniaca.. ma solo perché credo fermamente che per mangiare bene senza essere ripetitivi, uno si debba un minimo organizzare..
Non dico di fare il menu settimanale, per carità -e conosco gente che lo fa, giuro!!-, ma almeno di pensare la sera prima alla schiscia per il giorno dopo.



Ecco in cosa consiste la mia fantastica organizzazione: in genere faccio cuocere un cereale che mi duri almeno per 2 giorni, poi magari metto sulla pentola il cestello della cottura a vapore con qualche verdura da abbinare. Così il giorno successivo alle 13 non mi resta che saltarli 2 minuti in padella con un filo di condimento, e alle 13.02 eccomi beata a quietare il mio stomaco sofferente.
Il giorno dopo ho ancora una porzione di cereali da abbinare a un altro sugo (tipo uno della scorta militare che ho in freezer da agosto, con i sughetti a base dei nostri pomodori, basilico, peperoni, melanzane etc.).

...nuovo anno, vecchia routine!




Ecco, per esempio, cosa ho mangiato questo mezzogiorno:







Riso venere con passatina di finocchio, nocciole e zenzero

Per due porzioni:

170 g di riso venere
1 baccello di cardamomo (facoltativo)
1 finocchio intero
10 nocciole tostate

2 cucchiaini di gomasio autoprodotto
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
olio di sesamo bio

Mettere a cuocere il riso venere in acqua bollente salata con il cardamomo, che ne esaltà l'aromaticità. I tempi di cottura variano da 25 a 40 minuti a seconda del riso. Applicare sopra alla pentola il cestello per la cottura a vapore e posizionare il finocchio a fettine. Coprire e lasciare cuocere, finché il finocchio si sarà ammorbidito. Prelevare il finocchio e metterlo in un contenitore con 1 cucchiaio di olio di sesamo, 4-5 nocciole, zenzero e un paio di cucchiai di brodo o acqua calda. Frullare con il minipimmer, poi aggiungere il gomasio e tenere in caldo. Mentre il riso termina la cottura, pestare le altre nocciole al mortaio.
Scolare bene il riso eliminando il cardamomo e conservare l'acqua di cottura per un'altra preparazione (tipo una zuppa particolare ...nera!). Impiattare il riso con uno stampino da savarin o un coppapasta e versare la passatina di finocchi. Ultimare con le nocciole tritate.




Postilla: pare che il finocchio abbia un fortissimo potere depurativo, perciò direi che dopo le feste è azzeccato! finocchi a gogò ;)