martedì 7 febbraio 2012

Crudité di carciofi e radicchio in "orangette" alla lavanda


Grazie alla Dani - una bellissima persona che sto conoscendo sempre meglio attraverso i suoi post, uno più sfizioso dell’altro! – per questo premio-staffetta! Trovo molto carino questo modo si farsi conoscere, senza contare che mi diverto un mondo nel farli!

Dato che ho notato che quasi tutti l'avete già ricevuto, mi limito a girarlo a chiunque, passando di qua,abbia voglia di proporlo nel proprio blog! Forza gente! 




1. Sono la secondogenita,non credo di avervi mai parlato di mia sorella, se non per dirvi “questi limoni vengono da mia sorella”: si chiama Serena (io sono Silvia, non Patapata! ndr), ha lavorato un paio d’anni come crew lecturer sulle navi da crociera e in seguito si è arenata a Napoli, dove abita il suo compagno. Ora vivono insieme in una graziosa casetta con un giardino, dove crescono profumatissimi agrumi e frutta e verdura di ogni tipo! La invidio molto per questo L ora comunque lavora in una scuola privata.

2. Visto che sono gli special guests del blog, vi presento i miei due pelosi: Tofu è il maschietto, di circa 4 mesi, è un misto siamese, bellissimo, ma buffo e mammone! Penny-Lane è di un fascino bestiale, col suo bel manto di un rosso scuro maculato, ha 8 mesi ma ancora non si lascia prendere in braccio. Li abbiamo adottati appena trasferiti qui, ma a differenza di Tofu, che è nato in casa, Penny-Lane ha avuto un’infanzia triste, perché è stata abbandonata con mamma e fratello e accolta dalle volontarie di un gattile. 

3. Mi piace il cinema. Attenzione, però: non vado mai al cinema.. troppa confusione, troppo alto –veramente troppo!- il prezzo del biglietto, troppo pacchiana la programmazione. Adoro i film stranieri e anti-holliwoodiani; ma mi piacciono anche diversi registi italiani, primo fra tutti Marco Tullio Giordana. Uno dei miei film preferiti è Stealing beauty (brutalmente tradotto Io ballo da sola) di Bertolucci. Il mio regista preferito è Iňarritu (Babel, Amores Perros, Biutiful, 21 grams), subito seguito da Almodovar.

4. Adoro viaggiare, anche se ultimamente non ho più la possibilità di farlo. Al liceo e all’università me la giravo beata almeno un paio di volte l’anno in qualche città, italiana e straniera. Da quando io e Diego lavoriamo, non siamo stati in molti posti.. è uno dei motivi per cui mi sto cercando un altro lavoro, che mi lasci libero il weekend. Finora il viaggio più bello che ho fatto è stato in Baviera, lungo la Romantische Strasse.. uno spettacolo dopo l’altro! Andateci assolutamente!! ..magari evitate la stagione invernale!

5. Diego è il mio compagno. Mi fa sentire adulta questa espressione: “compagno”! Significa che non siamo più i fidanzatini che escono in compagnia: siamo io e lui, e poi ci sono gli altri. Stiamo insieme da più di 5 anni, viviamo insieme da meno di due mesi e per ora va tutto benissimo! Speriamo di continuare così, a discapito di tutto ciò che può succedere a una coppia stressata e schiacciata dalla vita.

6. La mia bibbia? Il cucchiaio verde. Oltre alle mille ricette squisitissime, ho imparato un sacco di nozioni fondamentali della cucina vegetariana e salutista. Anche se le pagine sono tutte segnate, piegate e piene di macchioline e patacche, è sempre in prima fila fra i miei libri di cucina.

7. Dal cucchiaio verde al pollice verde… ecco, se c’è una cosa che proprio non ho e non avrò mai, è il pollice verde! Beh, forse con tanto impegno e tanta pazienza, potrei anche riuscire a tenere in vita una piantina per qualche mese.. ma dato che mi mancano l’una e l’altra cosa in questo campo, lascio perdere…

8. Nella mia “Things-to-do list” ci sono tante altre mete, in primis India e Giappone, poi anche New York city, ma non mi posso certo definire filoamericana. Sono molto più attratta dall’oriente che dall’occidente, sia per stili di vita che per mentalità. 

9. Ultimamente mi sono unita a Greenpeace e cerco di prestare la massima attenzione all’ecologia, a cominciare dai rifiuti (limitarli il più possibile!) e, ovviamente, dal cibo. Non mi è possibile comprare tutto da produttori biologici, non ancora perlomeno, ma spero di riuscirci un giorno.

10. La mia passione per l’arte è sempre lì, al solito posto… solo che ora si trova sormontata da zavorre che la soffocano, mentre meriterebbe di stare in cima alla montagna di pensieri e doveri. L’unica cosa che ancora mi mantiene legata al mondo dell’arte, presente e passato, è la rivista Art e Dossier, cui sono abbonata da diversi anni. Adoro Philippe Daverio e il suo modo coinvolgente di trattare l’argomento.







........... siete ancora lì dopo il mio fiume di parole??!
Bene! Passiamo alla ricetta per il bellissimo contest di Febbraio de Il gatto ghiotto: 



In collaborazione con la Casa Editrice Malvarosa




CRUDITé DI CARCIOFI E RADICCHIO IN “ORANGETTE” ALLA LAVANDA


 
Una porzione abbondante:

1 bel carciofo
1 cespo di radicchio rosso di Treviso
½ arancia rossa
½ limone
Formaggio di montagna semistagionato
1/1 cucchiaino di senape
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Pepe
Sale grosso alla lavanda (o sale e lavanda essiccata)
Gallette al farro per accompagnare



Il procedimento è di una semplicità quasi vergognosa, ma vi assicuro che il risultato è ottimo: il profumo di lavanda è spettacolare con l’amarognolo della verdura.
Pulite i carciofi, eliminando le foglie esterne e conservandole per un decotto o un brodo*. Affettarli molto sottili e immergerli in acqua acidulata. Lavare e asciugare il radicchio, senza tagliare del tutto il gambo per non separare le foglie.
Spremere la mezza arancia e unire qualche goccia di limone, sbattere con la frusta insieme alla senape, al sale alla lavanda e infine all’olio (che sia un buon olio).
Comporre il piatto: alla base disporre i carciofi scolati, al centro aprire il cespo di radicchio come un fiore, cospargere con i cubetti di formaggio e irrorare di “orangette”.
Accompagnare l’insalata con gallette di farro, è un ottimo abbinamento!




*Per quanto riguarda le foglie dei carciofi, le ho fatte bollire insieme al gambo e ho aromatizzato l’acqua con della menta essiccata e della limoncella. Ho scolato, tenuto da parte i gambi (e divorati la sera) e ho gustato questo decotto bollente… squisito!!! Me ne è avanzato abbastanza per lessarci il farro ;)


BUON APPETITO ;)


martedì 24 gennaio 2012

Soia gialla: zuppa speziata con carote e arancia e soia dolce-amara con radicchio e porri



Ecco cosa succede quando nella dispensa c’è mezzo chilo di soia gialla in scadenza: la cucina diventa un campo di battaglia, al completo di feriti e caduti!!
La soia rende decisamente moltissimo: con meno di 2 euro ho prodotto pranzi e cene da bastarmi per mesi!! ..fra bistecchine, zuppe e secondi piatti! 
Le bistecche di soia sono ormai un classico della cucina vegan, ci si può sbizzarrire sia con gli ingredienti che con la forma (hamburger, polpette, crocchette etc..). Io ne ho fatte alcune con pomodoro e timo, altre con avena, curcuma e cumino, le ho congelate (me ne sono venute circa 15) e sono pronte per essere cucinate in umido con dei sughetti, o semplicemente rosolate con olio o al forno. Ovviamente la soia è già cotta e frullata, però avendo usato anche della farina o del pangrattato nell’impasto, io le ho fatte bollire per qualche minuto, poi le ho scolate. Risultano così molto più compatte, un po’ come gli gnocchi. A questo punto le faccio freddare e le congelo. 

Altri utilizzi della soia gialla ve li trascrivo qui, visto che sono meno comuni. Ho trovato buonissime entrambe le soluzioni! La zuppa non è di mia invenzione, l’ho scovata nel web, ma non so esattamente quale sia la fonte, perché l’ho trovata in vari forum identica, quindi deve essere stata scopiazzata da qualche parte in origine. Ammetto che anch’io ho storto il naso nel leggere gli ingredienti, ma è davvero ottima! Mi sono proprio ricreduta!



ZUPPA SPEZIATA DI SOIA GIALLA 
E CAROTE



Per 2 porzioni:

1 tazza di soia gialla già lessata ma non sfaldata

1 carota grossa

Sedano, cipolla

½ arancia

Sale, peperoncino

Coriandolo, zenzero, noce moscata

Salsa di soia e semi di papavero per decorare


Si può partire dal soffritto, ma io preferisco mettere le verdure tagliate finemente direttamente in acqua fredda, poi tengo un pentolino di acqua calda e l’aggiungo di volta in volta. Quando bolle, aggiungo poco sale, le spezie e lascio cuocere per 15 minuti. Aggiungo poi la soia e spremo l’arancia, poi continuo la cottura per altri 10 minuti. Controllo che le verdure siano cotte, rimuovo il peperoncino e lo zenzero e frullo il tutto. Aggiusto di densità utilizzando l’acqua che ho tenuto in caldo, poi rimetto sul fuoco per qualche minuto. Servo caldissima con qualche goccia di salsa di soia e semi di papavero.. ma sì, anche un cucchiaio di olio si semi di sesamo! 



SOIA GIALLA DOLCE-AMARA


Per due secondi piatti:

1 tazza di soia gialla cotta

1 porro

1 cespo di radicchio

1 cucchiaino di curcuma, coriandolo macinato

zenzero

Uvetta

Vino bianco

1 cucchiaio di salsa di soia

1 cucchiaio di olio di semi


Soffriggere in poco olio di semi il porro con lo zenzero, sfumare con un goccio di vino bianco e far stufare con un goccio d’acqua. Aggiungere il coriandolo macinato, la curcuma e far sciogliere. Inserire il radicchio tagliato a striscioline e stufare con l’uvetta. Aggiungere la soia e mantecare il tutto, con dell’acqua se serve. Prima di servire, aggiungere la salsa di soia e saltare. Servire ben caldo.

Trovo ottimo il contrasto che si crea fra il dolce dell’uvetta-porro e l’amaro del radicchio, mitigato dal sapore vellutato della soia e della curcuma.

giovedì 19 gennaio 2012

Gnocchi di castagne con spinaci e pomodori secchi

Ecco, uno degli ingredienti migliori del mondo! Non solo come sapore, ma anche per la duttilità d'impiego in qualsivoglia ricetta, dolce o salata, moltissime vegetariane/vegane (proprio perché le castagne sono molto nutrienti ed energetiche, possono in tutta tranquillità sostituire una pietanza di origine animale).

Avevo già provato ad abbinare la farina di castagne agli spinaci e ai pomodori secchi, in forma diverse (mi pare di aver fatto una volta  - secoli or sono :) -  delle simil crepes solo con farina di castagne e acqua, ripiene appunto di spinaci e pomodori secchi. Devo dire che i risultati con questi tre ingredienti sono sempre molto soddisfacenti, perciò vi propongo questi




GNOCCHI DI CASTAGNE CON SPINACI E POMODORI SECCHI





per 2 porzioni:

1 patata medio-grossa già lessata con la buccia
farina di castagne q.b.
1 tazza di spinaci cotti in padella senza codimento
4 pomodori secchi
olio extravergine
2 spicchi d'aglio
sale, pepe

Preparare l'impasto degli gnocchi schiacciando la patata, privata della buccia, e impastandola bene con la farina di castagne, quanto basta per avere un impasto sodo e non appiccicoso. 
Formare il salsicciotto e tagliare gli gnocchi.
Preparare una pentola d'acqua e portare a bollore, mentre si riscaldano gli spinaci in una padella in ceramica (per evitare condimenti) con l'aglio e i pomodori secchi tagliati a striscioline. 
Cuocere gli gnocchi nell'acqua leggermente salata. Impiattare prima gli spinaci e sopra gli gnocchi scolati. Condire con un filo di olio a crudo e il pepe.
Semplicemente gustosa!


 






martedì 10 gennaio 2012

Budino alle mandorle con sciroppo alla liquirizia

Finalmente FERIE!!!!!! 
...ebbene sì, mentre tutto il mondo lunedì 9 gennaio riprende il sacro rito sveglia-treno/auto-ufficio/fabbrica-schiscetta-palestra[e chi più ne ha più ne metta], IO mi godo qualche giorno di relax dopo lo stress natalizio... e vi dico che è necessario riposare la mente e il corpo dopo una tirata unica fra panettoni,veneziane, cesti natalizi, cammelli e biscotti di Natale! Quest'anno non mi sono state risparmiate nemmeno poche ore di festa: Natale, S. Stefano, 31,1 ed Epifania... tutte dietro il banco :( è stato triste vivere le feste natalizie con l'ansia e l'attesa del post-feste, soprattutto quest'anno, che è il mio primo Natale fuori casa.. 
però sono sopravvissuta! Ho già un bel programmino per questi 3 giorni -quanti!!- di ferie: oltre al relax, all'economia domestica e alle spese per la casa, andrò a Milano a fare un bel giro per mostre (ce n'è una bellissima del Puskin a Brera, se capitate da quelle parti!).
Ma parlando di cucina, ieri, nel primo giorno di libertà, ho subito sperimentato questo dolcetto per la cena con due nostri cari amici. Oddio, non è tutto farina del mio sacco, perché per il budino ho usato un preparato che ho acquistato alla Biobottega (ottimo davvero!), però vi spiego come l'ho composto:


BUDINO ALLA MANDORLA CON SCIROPPO ALLA LIQUIRIZIA




Per 4 stampinni (con poco avanzo):
500 ml di latte di soia (o altro vegetale o animale)
1 cucchiaio di miele chiaro
avanzi di pandoro (oppure pandispagna o semplicemente pane)
2 cucchiai di limoncello
1 cucchiai0 di zucchero
acqua q.b.

per lo sciroppo alla liquirizia (sufficiente per 4-5 dolcetti):
1 cucchiaino di liquirizia in polvere
2 cucchiai di zucchero semolato
acqua (circa il doppio del volume dello zucchero)
la punta di un cucchiaio di agar agar
un pezzettino di scorza di limone


Preparare subito lo sciroppo, così avrà il tempo di rapprendersi: miscelare la liquirizia e lo zucchero, aggiungere acqua e sbattere per eliminare grumi.Portare a bollore aggiungendo la scorzetta di limone e l'agar agar. Bollire per circa 10 minuti, rimuovere il limone e poi trasferire in una bottiglietta di vetro sterilizzata.

Tagliare dei quadratini di pandoro (o altro "pane") della grandezza della base dei pirottini o stampini che andrete a utilizzare.preparate la bagna mescolando zucchero, acqua e limoncello. Inzuppare il pandoro e tenere da parte a scolare leggermente.

Versare in un pentolino il contenuto della busta con poco latte, sbattere con la frusta per sciogliere i grumi. mettere sul fuoco con il latte restante e portare a bollore. Dolcificare con miele, zucchero o altro dolcificante. Abbassare la fiamma e lasciar bollire 1-2 minuti, perché si rapprende molto velocemente.

Io ho usato i pirottini di alluminio classici per le monoporzioni, quindi li ho bagnati con acqua fredda prima di versare il budino caldo perché altrimenti si appiccica troppo; poi ho versato il budino in ciascuno dei quattro pirottini, lasciando circa un cm dall'orlo. Infine ho chiuso con il pandoro facendo una leggera pressione e ho lasciato freddare avvolto in una pellicola. Ho tenuto il tutto in frigorifero per un paio d'ore. 
Il dessert viene servito cosparso da un meraviglioso sciroppo alla liquirizia superprofumato!

Il budino è buonissimo, gli ingredienti sono semplicie biologici, non è dolcificato con nessun agente chimico (infatti va inserito miele o altro dolcificante) e contiene mandorlle in pezzi,croccanti e piacevolissime in bocca!

Volendo si può anche versare lo sciroppo direttamente sul fondo del bicchierino prima di versarvi il budino, come per il creme caramel, ma dato che nel mio c'è l'agar agar si sarebbe rappreso come un altro budino.. Credo che valga la pena provare senza alga, dovrebbe riuscire benissimo.




Vi auguro una dolce ripresa.... 
e a me buone ferie!!!  :)))




lunedì 2 gennaio 2012

Pasta risottata al limone e pepe rosa.. per farmi perdonare!



Chiedo perdono per la mia assenza!! Ora vi spiego il motivo della mia scomparsa dalla faccia del web: mi sono finalmente trasferita! Io e Diego abitiamo in una bella casetta pazientemente arredata e decorata da noi (santa Ikea ora pro nobis) e oggi sono 2 settimane di meravigliosa convivenza!
Certo, siamo stanchi e assonnati (non ho mai dormito così poco come in queste settimane, io che per alzarmi alle 6 andavo a letto alle 10!), cuciniamo in fretta e furia, mancano le spezie e i libri sugli scaffali.. e la casa è quasi sempre in disordine! Nonostante ciò, siamo felici e viviamo giorno per giorno :)

Ci sono un sacco di novità nella mia vita, che vi svelerò pian piano, per non subissarvi di informazioni! Però questi due esserini pelosi non posso non farveli vedere, perché con le loro manie, fusa e coccole ci riempiono la vita da due settimane a questa parte!


Direttamente dal gattile, vi presento il maschietto Tofu, la piccola peste di casa, e l'ammaliante  Penny-Lane, che per ora vive sotto il divano e da brava vip non si lascia vedere né fotografare.. tranne quando mangia!


Da stamattina al lavoro non riuscivo a smettere di pensare a una pasta al limone.. strane voglie di stagione…… E si dà il caso che in frigo abbia dei fantastici limoni biologici che mia cugina ci ha regalato insieme a tanti altri prodotti super-biologici che vengono dalla loro azienda agricola, dolcissimi e profumati, perciò sarebbe un peccato non utilizzarli in toto, ossia con anche la buccia.
Così appena tornata dal lavoro, insieme ci siamo messi in cucina ed ecco il risultato! BUONISSIMISSIMA, bravo il mio coinquilino!




PASTA RISOTTATA AL LIMONE E PEPE ROSA




Per due porzioni:

200 g di ziti rigati Garofalo
1 limone bio, più una metà (i miei sono piccolini)
grani di pepe rosa
1 patata piccola
1 rametto di rosmarino
Sale
2 spicchi d’aglio
Olio extravergine
Grana grattugiato

Scaldare a parte una casseruola d’acqua e salarla quando bolle. Nel frattempo soffriggere l’aglio e il pepe rosa in 2 cucchiai d’olio.quando sfrigola aggiungere un mestolo d’acqua bollente, inserire la patata grattugiata e buttare la pasta. Procedere nella cottura come un risotto, aggiungendo l’acqua di volta in volta. Vedrete che grazie alla patata e all’amido della pasta si creerà un ottimo sughetto, senza bisogno di usare panna né formaggi!
Nel frattempo sminuzzare il rosmarino e aggiungerlo alla pasta, grattugiare la buccia di un limone e spremerlo (io ho spremuto anche un’altra metà perché erano dei limoni molto piccoli). A metà cottura aggiungere il succo di limone, mentre la buccia va inserita alla fine, poco prima di spegnere il fuoco. Mantecare a piacere con un po’ di parmigiano(facoltativo).
Impiattare e decorare con scorza grattugiata.


Buon appetito e alla prossima!!!

domenica 4 dicembre 2011

Pangiallo alla zucca con pistacchi


Menomale che qualcuno un giorno ha capito che si può anche provare piacere dal nutrirsi, cocendo certe cose, mescolandole ad altre e gustandole in compagnia.. menomale che esiste la cucina. Credo che nei momenti belli, come in quelli brutti, lo stare a tavola insieme, anche in silenzio, sia in un certo senso terapeutico. Il cucinare e il mangiare sono due attività piene di risorse, se si è curiosi e dotati di un minimo di spirito critico.. possono essere un ottimo diversivo e distrarre da un brutto momento..
Mi viene in mente questo come introduzione, perché ci sono stati dei momenti tristi per molte persone molto vicine a me durante questo autunno, che purtroppo non si risolveranno con il cambio di stagione.. perciò non ci resta che rimboccarci le maniche e tuffarci in un milione di esperienze! Non dobbiamo sentirci in colpa se cerchiamo di fare ciò che ci rende felici, anche se pensiamo che dovremmo stare male per qualcun altro che soffre o sta peggio di noi, right?! Credo che ognuno debba trovare la propria strada per sentirsi felice!

Ecco perché posto questo pane: con il suo colore vivace voglio dare una nota di serenità e calore a chi ne volesse assaggiare –virtualmente- un pezzettino ;)



La ricetta originale la trovate su Sale e coccole, io ho modificato un po’ le dosi:



PANGIALLO ALLA ZUCCA CON PISTACCHI



350 g di farina 00

200 g di farina di mais

300 g polpa di zucca

1 bustina e ½ di lievito di birra (io ho usato quello secco, da associare a 2 cucchiaini di zucchero)

sale q.b.

pistacchi tostati non salati

½ tazza di latte tiepido

4 cucchiai di olio extravergine

semi di papavero per decorare

Versare in un’ampia terrina le farine con il lievito e lo zucchero, aggiungere il sale, fare un buco al centro e versare il latte tiepido. Iniziare a impastare, aggiungendo anche l’olio e la purea di zucca ben schiacciata. Inserire quanti pistacchi si desiderano (io ne ho messi troppo pochi, abbondate pure) e impastare per 10 minuti con le mani. Risulterà un impasto molto appiccicoso, se fosse troppo duro aggiungere dell’acqua. Lasciar lievitare per almeno 1 ora coperto da un canovaccio umido. Preparare un foglio di carta forno bagnato, strizzarlo, asciugarlo e rivestire uno stampo da plum cake, poi versare l’impasto, lasciandolo lievitare ulteriormente (io l’ho messo nel forno acceso a 50 gradi). 
Spennellare la superficie con del latte e versarci sopra i semi preferiti. Infornare a 180 gradi per circa 45 minuti, quando inizia a sprigionare un ottimo profumo di pane è pronto!






martedì 22 novembre 2011

Strangozzi al pesto di cavolo nero

Finalmente ho trovato il modo di finire questa meraviglia di pasta, acquistata a Gubbio questa estate. Non l'avevo mai assaggiata prima, mi piace da morire! Come avrete capito, non sono amante della pasta all'uovo, mi piace invece quella di semola e di tutti i cereali integrali. Anche se questi strangozzi restano molto grossi, mi piace molto morderli e masticarli di gusto, dato che al centro restano sempre un po' aldente. Slurp!
Inutile dire che con il tartufo è la morte sua, però insomma, non si può fare il sultano tutti i giorni. Quindi ho sperimentato questo ottimo sughetto autunnale per accompagnarli, con grande successo!
L'ho chiamato pesto anche se le foglie di cavolo nero sono cotte, perché di fatto l'ho composto e condito la pasta a freddo, come un qualsiasi pesto alla genovese.

STRANGOZZI 

AL PESTO DI CAVOLO NERO



250 g di strangozzi
1 tazza di foglie di cavolo nero già scottate
1 spicchio d’aglio
ottimo olio biologico
un cucchiaio di pecorino grattugiato
sale, pepe, noce moscata
pinoli



Mentre l’acqua per la pasta raggiunge il bollore, preparare il pesto. Strizzare benissimo le foglie del cavolo nero precedentemente scottate in acqua bollente, non stracotte. Metterle con gli altri ingredienti in un contenitore stretto e alto e frullare con il minipimmer. Versare l’olio a filo, finché il pesto raggiunge la cremosità desiderata. Assaggiare e regolare di sale. Buttare gli strangozzi e cuocere secondo le indicazioni (in genere ci vogliono 10 minuti, se non sono freschi ovviamente), mentre tostate leggermente i pinoli (meglio al forno). Scolare e condire a crudo in un recipiente ampio. Servire con i pinoli.
Volendo, i pinoli possono anche essere inseriti nel pesto, però un elemento croccantino dal netto sapore dolciastro ci sta proprio bene secondo me!
Personalmente mi piace assaporare sughi e pesto di qualsiasi tipo al naturale, perciò non aggiungo mai niente nel piatto. Comunque se preferite un piatto più ricco, servite con una grattugiata di pecorino, la cui sapidità sposa  benissimo con l’amarognolo del cavolo nero.