sabato 6 novembre 2010

per Milly

Questo è un blog di cucina, ma ormai ho raccontato varie cose della mia vita e alcuni di voi mi conoscono anche per altri aspetti, oltre a quello culinario.
Per questo credo sia legittimo esternare il fastello di emozioni che mi esplodono dentro, oggi in particolare... perché da stamattina la mia Milly non c'è più.

Triste? ..ovvio.. ma anche sollevata, ha sofferto troppo, e noi con lei.

Tutto qui: un saluto, con tanta tristezza nel cuore, alla mia ciotti




061110

Dopo di te

ci sarà il sole,

la luna, il grano,
la guerra,
la pace, la fame,
la bontà...

senza di te.

Oggi il mondo
è viola e giallo.

[Ho imparato a conoscerlo con te]

domenica 31 ottobre 2010

Torta paesana per il contest di Giulia



Finalmente ho trovato il tempo di farla, la ricetta della nonna, o meglio, la ricetta di tutte le nonne della brianza, che ancora stuzzica la nostra memoria con i ricordi infantili attraverso le nostre papille!
La torta paesana, o torta al latte, o ancora "turta mica e lacch", è una delle eccezioni nel panorame variopinto della pasticceria, perché non ha ricetta. Niente dosi, né ingredienti fissi da memorizzare... Ogni nonna la fa a modo suo! Devo dire che, come non ne ho mai assaggiata una uguale all'altra, non ne ho mai provata nessuna che non mi piacesse.

Ovviamente si tratta di un dolce povero, della tradizione contadina, perché si recupera il pane secco di giorni. Il pane da impiegare dovrebbe essere la "michetta", o perlomeno questo è il pane della nostra tradizione (anche se a me non piace per niente, tranne che in questa preparazione!), e il latte quello intero. Poi c'è chi ci mette il burro e chi no, chi gli amaretti, chi l'aroma di arancia, chi i canditi, perfino gli zuccherini colorati sulla superficie (le nonne più all'avanguardia che vogliono fare piacere ai nipotini)!

Personalmente non ho voluto emulare la torta della mia nonna, proprio per il motivo sopraccitato: dato che non mi sarebbe mai e poi mai venuta uguale alla sua, pur attenendomi al ricordo che ho di quel sapore di casa, di merenda e di famiglia, ho preferito farne una versione mia, come una vera nonna!! :)

Dunque, anche se questa NON è la torta dei miei ricordi, credo di poter partecipare al contest delle Madeleines proustiane anche solo per il sogno ad occhi aperti che mi sono fatta impastando e inventando. mi sono sentita importante, stavo creando la MIA torta paesana!!
Spero che qualcuna di voi capisca cosa intendo dire..


Ed ora, come una vera nonna brianzola, indico il procedimento, ma non le quantità! A voi libero arbitrio!!
p.s. è molto difficile combinare guai con questa torta, anche senza dosi.. provare per credere!




LA MIA TORTA PAESANA
(variazioni sul tema)

pane secco bianco (possibilmente michette)
latte intero (io ho usato quello di soia)
biscotti oro saiwa alle nocciole

2 cucchiai di cacao amaro
1/2 bustina di preparato per budino dell'Equosolidale (sostituibile con 1 cucchiaio di cacao in più e 1 di fecola)

2 cucchiai di zucchero di canna

1 cucchiaio di cannella

uvette
castagne arrosto pelate

pinoli

1 pera matura



Lasciare a bagno il pane posso nel latte per una notte.
Il giorno dopo lavorarlo bene con una forchetta, aggiungendo dell'altro latte se ce ne fosse bisogno. Aggiungere i biscotti ridotti a farina, lo zucchero, la cannella, il cacao e il preparato per budino. Alla fine mettere castagne, uvette e pinoli e la pera tagliata a piccoli dadini.

Versare nello stampo di silicone oppure in uno stampo unto e infarinato.
Infornare in forno già caldo e cuocere a 180° per almeno 40 minuti.

La prova
stecchino vale fino a un certo punto, perché la torta di latte deve rimanere bagnata all'interno. Controllare solo che la superficie non annerisca troppo.


Mangiare fredda.

Distribuire ai bambini rigorosamente nella carta stagnola!

Il giorno seguente a colazione è più buona! (...potere della
suggestione dei ricordi??)



Un bacio a Giulia, a tutte le nonne e i loro nipoti che ne seguono le orme, mettendoci un pizzico di se stessi nelle proprie creazioni.


mercoledì 27 ottobre 2010

Chapati-roll ripieno

Eccomi qui, tornata dalle mie vacanze consumate in ritardo - e perciò attese con immensa trepidazione! - in un paese pieno di contraddizioni, affascinante, disarmante.. l'Egitto.

Vi risparmio la solita enumerazione delle meraviglie visitate, che credo siano abbastanza conosciute, vi dico solo qual è la mia preferita: Abu Simbel.... "Embeh - direte voi - questa ha scoperto l'america!" ... lo so, sono arrivata un po' tardi, ma quel luogo (che non descrivo a parole, perché non gli renderebbero giustizia) è decisamente la cosa più bella che io abbia mai visto.. mi sono messa a piangere come un'idiota davanti al tempio di Nefertari! Un po' per ignoranza (a scuola mica si studiano queste cose! e nemmeno alla facoltà di Storia dell'arte!! ma è mai possibile?!?), un po' per il senso di inferiorità che ci affligge, rispetto ai nostri antenati, i quali - al contrario di noi..- sfruttavano al 1000% l'intelletto, le materie prime, l'abilità e tutto ciò di cui disponevano. Insomma, pur non avendo a disposizione chissacchè, le piramidi le hanno costruite loro..

Ma bando a queste digressioni sulla mia ignuranza :)

inutile dire che anche in motonave il cibo è ottimo. Merito innanzitutto della materia prima (frutta e verdura sono molto più saporite e credo anche nutrienti, alcune volte mi capitava di non digerire nemmeno la frutta!), ma sicuramente anche dei cuochi.
Non mi soffermo neanche a elencare tutto ciò che ho assaggiato e che mi è piaciuto, visto che nulla mi è dispiaciuto :p. Indico solo alcune curiosità:

- gli egiziani mangiano i datteri FRESCHI, ossia appena raccolti dalla palma. Ve ne sono di 2 tipi: rossi e lunghi, arancioni e cicciotti. Quelli che troviamo noi al supermercato e nei cesti di natale, anche se sono coltivati in medioriente o in Africa, sono maturi e probabilmente trattati. Quelli freschi sono duri e filamentosi, freschissimi e comunque molto dolci!

- i falafel li fanno solo con le fave, non con i ceci (pur utilizzando tutti i legumi nella loro dieta)

- esistono frutti mai visti: la guafa/guava (pera+arancia), le arance verdi (tipo mapo) e i melograni sono dolcissimi.

- le cose che ho gradito di più sono i loro falafel (i migliori che abbia mangiato finora!!!), l'hummus, le zuppe, la zucca stufata, il pane cotto sulla fiamma viva tipo pita, il pesce al limone, lo yogurt con la verdura tipo tzatziki.



Nostalgicamente, per ricordare i sapori di altre terre, oggi posto un fingerfood che ho fatto l'inverno scorso, anche se con l'Egitto non c'azzecca proprio niente :)


CHAPATI-ROLL FARCITO

Per 2-3 chapati:

1 bicchiere di farina 00

1 bicchiere di farina integrale

1/2 cucchiaino di sale

1 cucchiaino scarso di curry forte

acqua tiepida q.b.

1 cucchiaio di olio

Impastare le farine setacciate, il curry e il sale con l’acqua, versandone poca alla volta. Quando sarà possibile, formare delle palline che stiano ben racchiuse nel palmo di una mano e lasciar riposare mezzora coperte con un panno umido.

Stendere la pasta su un piano infarinato, deve avere uno spessore di circa 3 mm. Non sovrapporle! Appena formate queste “piadine”, scaldare per qualche minuto a fuoco alto la piastra delle crepes, ungetela con l’olio (sarebbe perfetto il ghee) e spandetelo ben bene con dello scottex su tutta la superficie. Scottare ogni chapati 20 secondi per lato, poi accendere immediatamente il fornello accanto e lasciar gonfiare il pane, tenendolo con le pinze proprio sopra al fuoco e girandolo una volta sola. Quando compariranno dei crateri sulla superficie è pronto!

Velocissimo! Occorre un po’ di malizia, anche io ogni tanto mi dispero per i pessimi risultati.. work in progress ;)

Io ho deciso di utilizzarlo a mo’ di piadina e l’ho insaporito con il curry, ma in realtà il chapati si consuma in purezza, per accompagnare le già speziate pietanze, spesso molto piccanti. Per farne un roll, è necessario farcirlo immediatamente, altrimenti si secca e poi si spezza – non che dopo non sia più buono, anzi!

Io l’ho farcito con un misto di verdure (carote, porri e fagioli) saltate con peperoncino, erba cipollina. Condito il tutto con salsa yogurt (yogurt, aglio, limone, tahin), è squisiterrimo!!!



mercoledì 6 ottobre 2010

Torta "nuvola" cocco e ananas

Questo dolce buono buono lo dedico alla carissima Giulia, che è finalmente tornata dalle vacanze-lavoro e che può continuare a far sognare i nostri occhi e le pupille e papille!! Bentornata Giu!!

Ho finalmente trovato il modo di ottenere la sofficità di un cuscino (o - più poeticamente - di una nuvola) anche senza uova né burro: il minipimmer! non l'avevo mai utilizzato per gli impastidolci prima, tranne per le creme vegane o con la ricotta.. da adesso lo userò sempre per gli ingredienti "liquidi", perché si incorpora aria molto più che con la frusta.





TORTA "NUVOLA" CON COCCO E ANANAS


60 g olio di semi
2 vasetti di yogurt magro all'ananas
2 cucchiaini di miele chiaro e fluido
4 cucchiai di fruttosio
150 g farina 00
50 g di maizena
1 bustina di lievito
1/2 ananas tagliata a pezzettini
150 g di farina di cocco (cocco disidratato grattugiato)
1/2 cucchiaino di cardamomo in polvere


Versare in una terrina lo yogurt, l'olio, il miele e 2 cucchiai di fruttosio e montare il tutto con il minipimmer ad alta velocità. Aggiungere le farine e il lievito setacciate, il cocco e il cardamomo. Alla fine aggiungere 1/3 circa dell'ananas a pezzettini. Ungere e infarinare uno stampo da 24 cm e versare l'impasto fluido. cospargere di ananas e cocco, poi distribuire il restante fruttosio sulla superficie. Infornare in forno caldo e cuocere per almeno 40 minuti a 180 gradi. Quando la superficie inizia a dorare fare la prova stecchino.


è BUONISSIMISSIMA!!! SCOMMETTETE???


domenica 26 settembre 2010

Gnocchetti al pesto di salvia e nocciole

Sono sempre di fretta in questi giorni, ma sto facendo 3-4 lavori insieme (giuro!) e ho sempre qualche grillo parlante per la testa :p
Però adesso mi ritaglio 5 minuti per postare questo primo superlativo, perchéè squisito, favoloso anche nelle consistenze, morbida quella degli gnocchi e granulosa quella del pesto profumatissimo.
Ci tengo a precisare che l ricetta del pesto di salvia e nocciole è di mammafelice di cottoalvapore, ed è davvero meraviglioso! In primis, quindi, la ringrazio per questa dritta, che mi ha fatto fare bella figura anche con gli ospiti ;)






GNOCCHI DI SEMOLA
AL PESTO DI SALVIA E NOCCIOLE di Cottoalvapore




per 2 porzioni di gnocchi:

1 patata media
1/2 zucchinacruda grattuggiata
semola di grano duro q.b.
sale, curcuma un pizzico

per il pesto (riproposto da me):

circa 15 foglioline di salvia tenere
una manciata di nocciole tostate
l'altra metà della zucchina grattuggiata
mezzo spicchio d'aglio
sale e pepe
olio extravergine d'oliva q.b.


Il pesto è stato fatto giorni fa, ne ho preparati tanti vasetti piccini e congelati, pronti per un uso immediato! Sono praticissimi, perché quando ne ho bisogno ne scongelo uno la mattina all'alba prima di uscire e poi al mio ritorno devo solo cuocere la pasta e condirla.

Per gli gnocchi: ho avvolto la patata con la buccia nella pellicola e ho cotto al microonde al max per circa 10 minuti. Ho sbucciato e schiacciato con la forchetta, poi ho grattugiato la zucchina cruda, ho aggiunto sale, curcuma e semola q.b.. Ho impastato, formato gli gnocchi(con grande facilità devo dire, perché l'impasto non era per niente appiccicoso) e messi da parte. Ho fatto bollire dell'acqua salata e li ho cottiper 2 minuti. Ho scolato e condito con il pesto e un filo d'olio (il mio pesto è molto denso, va diluito).

Promossa la semola per fare gli gnocchi!! mantengono una grande morbidezza senza scomporsi minimamente.. un po' come tante ballerine!

Buona settimana!

domenica 12 settembre 2010

Crepes vegan con verdure e baba ganouj


Lo so, sono fissata con gli involtini in questi mesi (anzi, in generale)! Li trovo bellissimi a vedersi, ma anche molto pratici da mangiare fuori casa. Infatti ho iniziato a preparare delle farifrittate morbide, somiglianti a crepes, ripiene e arrotolate da portare con me come spuntino universitario, tempo fa. Poi ci ho preso gusto e continuo a sbizzarrirmi con i ripieni e l’impasto di queste crepes senza uova, anche se gli spuntini universitari sono ormai un ricordo :)

Dunque, il ripieno di queste crepes in particolare è un riciclo di verdure grigliate avanzate, ma ho provato a metterci di tutto. Ad esempio, d’inverno adoro imbottirle con porri e carote. Mi piace però introdurre un ingrediente “liquido” per simulare una mayonnaise o un formaggio fuso (che a casa mia vanno razionati), anche perché la farina di ceci prosciuga la gola!

Di solito uso una salsa yogurt (yogurt bianco, tahin, aglio, succo di limone), ma in questo caso ho usato una cosa proprio sfiziosa e curiosa: il baba ganouj! L’ho mangiato qualche settimana fa in un ristorante siriano-libanese di Milano (io e il mio moroso abbiamo ricevuto una smartbox “sapori dal mondo”) e l’ho rifatto il giorno dopo a casa, anche se l0esito non era proprio uguale.. diciamo che doveva venire bianco e invece è riuscito grigino-violaceo.. ma comunque ottimo. Si tratta di un piatto della tradizione mediorientale, freschissimo e leggerissimo, a base di polpa di melanzana cotta al forno senza condimento. Adoro questa cucina asiatica, perché è piena di salsine e sapori freschissimi!!

Ma veniamo ora a queste crepes (anche in questo caso, si tratta di una ricetta vegan):

CREPES VEGANCON VERDURE GRIGLIATE E BABA GANOUJ



Per circa 3 crepes:

2 bicchieri di farina di ceci

1 bicchiere di farina 00

2 cucchiaini di curcuma

Latte di soia e acqua qb

Sale, pepe







Per il ripieno:

2 zucchine grigliate

1 cipolla rossa grigliata



Per il baba ganouj:

2 melanzane grandi

2 cucchiaini di tahin

3-4 foglioline di menta

Sale

½ limone spremuto

1 spicchio d’aglio

Avevo già preparato il Baba Ganouj il giorno prima: ho pulito le melanzane, le ho bucherellate con uno stuzzicadenti e le ho avvolte nella carta stagnola, poi le ho infornate a 200° per almeno 40 minuti, finche la polpa è abbastanza morbida. Una volta freddate, Le ho frullate insieme agli altri ingredienti. Se risultano troppo umide, asciugarle in una padella antiaderente senza aggiunta di olio.


Per la pastella, ho amalgamato le polveri e alla fine ho aggiunto il latte e l’acqua q.b. per far “scrivere” l’impasto. L’ho messo in frigorifero mezzora, poi ho scaldato la piastra per crepes, l’ho unta leggermente passando lo scottex imbevuto di olio e poi ho versato l’impasto, un mestolo alla volta, ripassando ogni volta lo scottex.

Le crepes sono pronte! Ora, se preferite potete farcirle e mangiarle alla vecchia maniera, io ho spalmato su un lato il baba ganouj, ho disposto le verdure lasciando vuoto solo un piccolo lato, poi ho arrotolato. Ho lasciato nella padella calda per 2 minuti e poi le ho divorate!


giovedì 2 settembre 2010

Crostata maculata: farro, more e filadelfia

More, more e more!!

Ne raccogliamo a chili ogni volta che andiamo dell'orto, lungo il tragitto! ..Di marmellata ne abbiamo già fatta troppa, non sappiamo più cosa inventarci!
Oltre a questa torta inventata lì per lì, la prossima creazione sarà l'aceto di more (quando sarà pronto, fra non meno di un mese, lo posterò): dovete sapere che ho passato il weekend a Lucca e Pisa e mi sono innamorata di questo aceto nero nero, dai riflessi violacei -assolutamente incantevole! Tornata a casa, ho subito fatto una ricerca e ho scoperto che non ci vuole nulla a farlo in casa, utilizzando un aceto di vino bianco. Certo, il sapore non sarà lo stesso, ma non ci lamentiamo ;)
Per questo dolce ho trovato una via di mezzo fra la cheesecake e la crostata: la base è la mia solita frolla vegan, ma al farro (che secondo me con le more è uno spettacolo!! Sia per le papille che perle pupille, perché i colori sono molto belli); mentre per la cremina ho usato un formaggino, lo yogurt e la polpa di more frullata. Poi l'effetto "maculato" è venuto da sè: dovevo finire la polpa di more perché era troppa per la cremina, così l'ho fatta sgocciolare sulla superficie!


CROSTATA MACULATA:
MORE E FILADELFIA

Per la frolla (vegan):
150 g farina integrale di farro
50 g farina 00
50 g di maizena
4 cucchiai di olio di semi (io avevo solo un olio d'oliva leggero)
scorza grattuggiata di mezzo limone
un pizzico di sale
3 cucchiai di zucchero di canna (aumentate se vi piace dolce)
1 cucchiaino da caffé di bicarbonatolatte (di soia se volete veganizzare) o acqua q.b.

Per la crema alle more:
160 g di filadelfia standard (usate del tofu frullato per veganizzare)
125 g di yogurt naturale intero (di soia)
2 cucchiai di maizena mescolati con altrettanta acqua
150 g di more frullate con 2 cucchiai di zucchero

Ho preparato la frolla disponendo le farine a fontana col sale, la buccia del limone e il bicarbonato. Ho aggiunto lo zucchero e nel buco ho versato l'olio e ho iniziato a impastare con le mani. Quando la farina diventa sabbiosa ho aggiunto poco latte e ho continuato a impastare aggiungendone poco alla volta, finché si riesce a lavorare. Ho fatto una palla e l'ho messa in frigo. Ho acceso il forno a 180°.
Intanto ho preparato le more lavate, frullate e setacciate a cui ho aggiunto lo zucchero. Ho mescolato con una forchetta il filadelfia con lo yogurt, aggiungendo poca polpa di mora per volta, finché assume un colore viola non troppo scuro. A me sono avanzati 2 bei cucchiai di more frullate, da conservare per la copertura. Ho aggiunto anche la maizena con l'acqua, per addensare, poi ho mescolato aiutandomi con una frusta. A piacere si può aggiungere dello zucchero vanigliato o dell'essenza di vaniglia che con le more secondo me sta benissimo.
Ho tirato fuori dal frigo la frolla e l'ho stesa, foderando uno stampo di silicone. Ho riempito tutto con la cremina al filadelfia, livellando, poi sopra la superficie ho lasciato sgocciolare un cucchiaio intinto nella polpa di mora, per creare quel "maculato" che mi piace tanto :)

Ho infornato e ho lasciato per circa 30 minuti, finché la crosta non iniziava a diventare marroncina.





Accorgimenti:
la cremina non era moltissima, quindi se vi piace più alta vi consiglio di aumentare le dosi di tutto.
Per quanto riguarda la frolla, fatta in questo modo è friabilissima, molto morbida e il farro (di gran lunga la mia farina preferita!) le dà un saporino più deciso, che non sta per niente male con la tipica cremina da cheesecake (che secondo me diventa stucchevole se si esagera).
Conservare in frigorifero è meglio, se non la si divora tutta subito ;)