...e anche per quest'anno, siamo almeno a quota 3 esclamazioni "compi gli anni lo stesso giorno di Lucio Dalla!". "....ehhhggià!".
Non che mi dispiaccia compiere gli anni lo stesso giorno del buon vecchio Lucio. E mi garba anche che la data del mio compleanno sia il titolo di una canzone (tralasciando quel 1943, ovviamente). In un certo senso, parto già un pezzo avanti: non nasco in una data qualunque. Ma forse è proprio la fonetica delle parole che mi suona così piacevole "quattro-marzo". Bello!
Quest'anno è capitato di martedì. Un giornaccio per festeggiare: tutti hanno troppo da fare, perfino io ero stanca morta e mi sono abbioccata sul divano alle 9 di sera... nonna Abelarda insegna!
Quindi, è chiaro che un minimo di brindisi e torta (quella poi, NON DEVE MAI MANCARE!) sono rimandati al weekend. E ho già in mente un progetto di torta -wow (ma si dirà "progettare una torta"?? Beh comunque sia io sì, le progetto. Progetto tutto, perfino i calzini da mettermi la mattina dopo, figuriamoci se non programmo per filo e per segno come fare una torta!
Tutto ciò per giustificare l'assenza della torta di compleanno in questo post, per il quale ho pensato invece a una ricetta propiziatoria per la primavera. E diossolossà quanto ne abbiamo bisogno, di un po' di sole-calore-luce-asciuttezza, soprattutto ora che c'è l'orto in via di sviluppo! In certe tribù fanno balli e canti per chiamare sole o pioggia, a seconda delle necessità. In occidente preferiamo cliccare l'icona del Meteo sul nostro bel tablet, per sapere tutto in tempo reale ogni 5 minuti. Io scrivo ricette propiziatorie. Embè, se funziona!?
A proposito, ho usato il primo "raccolto" del nostro piccolo terreno proprio qui: del buon tarassaco, spontaneo e incontaminato... portaci bene!!!
Quinoa con tarassaco, pepe voatsiperifery e uvetta
70 g di quinoa mista
un mazzo di foglie di tarassaco
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio di olio
10 grani di Voatsiperifery (in alternativa, pepe rosa)
una manciata di uvetta
semi di zucca tostati al forno e salati
sale qb
Lessate la quinoa in acqua salata per il tempo indicato sulla confezione (circa 15 minuti).
Scolate e tenete da parte. Conservare l'acqua di cottura, in cui mettere a bagno l'uvetta.
In una padella, soffriggere l'aglio nell'olio, aggiungere il pepe pestato al mortaio e poi il tarassaco. Stufare con un mestolino di acqua di cottura e salare. Dopo 3-4 minuti, aggiungere l'uvetta e ultimare la cottura. Infine, aggiungere la quinoa, saltare insieme al condimento e impiattare. Servire con i semi di zucca.
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mercoledì 5 marzo 2014
lunedì 17 febbraio 2014
Passatina di cicerchie e radice di curcuma con cavolo nero all'aglio
Questa ricetta è adatta a una cenetta davvero winter-style a base di legumi - rettifico: ottimi legumi - che scaldano e confortano corpo e mente.
Direi che ce n'è proprio bisogno, dopo mesi e mesi trascorsi sotto gli obrelli e dietro i vetri sbroffati, implorando una qualche entità superiore per un brandello di cielo azzurro o semplicemente qualche ora di tregua (asciutta)... Devo dire che anche il limite di sopportazione di una persona con tutti i nervi nella norma (tipo me, che sono molto accondiscendente) arriva pericolosamente al punto di non-ritorno.........
Se dobbiamo proprio scavare per andare a trovare il lato "positivo" del diluvio universale, allora direi che ho tutto il tempo da dedicare ai miei esperimenti culinari. Ok. Però a discapito della salute mentale... non credo che ne valga poi così tanto la pena.
Ecco.

Oltre a lamentarmi, vorrei anche parlarvi di questa nuova scoperta: la radice della curcuma.
Ho avuto la fortuna di trovarla al bio, e ovviamente l'ho acquistata... Inutile dire che non avevo la minima idea di come utilizzarla, ma questo non può certo frenare la mia insaziabile fame di nuovi ingredienti! Costa anche una bischerata, tenendo in considerazione il fatto che se ne usa una minima quantità.
Ho dovuto documentarmi un minimo per poterla usare ed ecco cosa ho scoperto:
Sostanzialmente, è buona a 360°. Col senno di poi, ricordo che anni fa, per risollevare le sorti del mio apparato digerente tribolato, il mio medico omeopata mi prescrisse delle gocce giallastre e dal sapore abbastanza amaro, che se non vado errato si chiamavano "chelidonium curcuma". Come si suol dire: tutto torna!
E io me la sono cucinata con una bella spadellata di cicerchie, che essendo molto vicine ai ceci come sapore e aspetto, in questo insolito matrimonio giallarancio mi hanno ricordato un po' la cucina indiana; che, come mio solito, ho completamente corrotto inserendo di prepotenza il mio amato cavolo nero (che per me ci sta proprio a pennello, oh sì!).
Unica controindicazione: dopo aver pelato la radicetta di curcuma, somiglierete a un Simpson :)
Passatina di cicerchie e radice di curcuma
con cavolo nero all'aglio
1 carota
1/2 cipolla
1/2 peperoncino secco
1 radice di curcuma
sale qb
6-7 foglie tenere di cavolo nero
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio di olio evo
il succo di 1/2 limone
semi di girasole (facoltativo)
Pelare la radice di curcuma e tagliarla in 2-3 parti. Tagliare le verdure e stufare il tutto in in una padella antiaderente con un mestolo di acqua di cottura delle cicerchie. A metà cottura, aggiungere anche i legumi, e spezie e il sale. Aggiungere acqua man mano che asciuga. Quando le verdure saranno cotte, eliminare i pezzi più grossi della curcuma e frullare tutto il resto. Regolare di sale e aggiungere un po' di brodo se fosse troppo asciutto. Tenere in caldo.
Pulire e tagliare le foglie di cavolo nero. Scaldare una padella con un cucchiaio di olio e lo spicchio d'aglio schiacciato, aggiungere il cavolo nero, salare e cuocere per 10 minuti aggiungendo un po' di acqua di cottura. Eliminare l'aglio e condire con il succo del mezzo limone.
Servire la passatina in piatti fondi, porre al centro le foglie di cavolo nero e sopra qualche seme di girasole. C consumare caldo, magari con del pane chapati.
Visto che siamo in tema, ricordo che la prossima settimana, GIOVEDI 27 FEBBRAIO, alle ore 17, ci sarà la seconda parte del mio CORSO DI CUCINA NATURALE, tutta sui LEGUMI!
Per chi si fosse perso la puntata, ci sono ancora un paio di posti per il corso base: GIOVEDI 20 FEBBRAIO alle ore 20!
per info e iscrizioni:
zy.patapata@gmail.com
Direi che ce n'è proprio bisogno, dopo mesi e mesi trascorsi sotto gli obrelli e dietro i vetri sbroffati, implorando una qualche entità superiore per un brandello di cielo azzurro o semplicemente qualche ora di tregua (asciutta)... Devo dire che anche il limite di sopportazione di una persona con tutti i nervi nella norma (tipo me, che sono molto accondiscendente) arriva pericolosamente al punto di non-ritorno.........
Se dobbiamo proprio scavare per andare a trovare il lato "positivo" del diluvio universale, allora direi che ho tutto il tempo da dedicare ai miei esperimenti culinari. Ok. Però a discapito della salute mentale... non credo che ne valga poi così tanto la pena.
Ecco.

Oltre a lamentarmi, vorrei anche parlarvi di questa nuova scoperta: la radice della curcuma.
Ho avuto la fortuna di trovarla al bio, e ovviamente l'ho acquistata... Inutile dire che non avevo la minima idea di come utilizzarla, ma questo non può certo frenare la mia insaziabile fame di nuovi ingredienti! Costa anche una bischerata, tenendo in considerazione il fatto che se ne usa una minima quantità.
Ho dovuto documentarmi un minimo per poterla usare ed ecco cosa ho scoperto:
- la polvere comunemente in vendita deriva dalla stessa radice, in cui sono contenuti i principi attivi, quindi non fa molta differenza usare la radice fresca piuttosto che la polvere, se non nel sapore
- il sapore ricorda quello dello zenzero, che appartiene appunto alla stessa famiglia delle Zingiberacee (quanto è bello questo nome!?)
- la curcuma è impiegata da oltre 5000 anni nella cucina curativa indiana, tant'è che secondo la medicina ayurvedica è un rimedio antibatterico, antiallergico, antiossidante, antinfiammatorio, stimola l'appetito etc. La medicina moderna conferma queste virtù [ma va'!? ndr.], e aggiunge anche quella antitumorale e di prevenzione contro l'Alzheimer e malattie cardiovascolari
Fonte: http://www.greenstyle.it/curcuma-proprieta-curative-14680.html
Sostanzialmente, è buona a 360°. Col senno di poi, ricordo che anni fa, per risollevare le sorti del mio apparato digerente tribolato, il mio medico omeopata mi prescrisse delle gocce giallastre e dal sapore abbastanza amaro, che se non vado errato si chiamavano "chelidonium curcuma". Come si suol dire: tutto torna!
E io me la sono cucinata con una bella spadellata di cicerchie, che essendo molto vicine ai ceci come sapore e aspetto, in questo insolito matrimonio giallarancio mi hanno ricordato un po' la cucina indiana; che, come mio solito, ho completamente corrotto inserendo di prepotenza il mio amato cavolo nero (che per me ci sta proprio a pennello, oh sì!).
Unica controindicazione: dopo aver pelato la radicetta di curcuma, somiglierete a un Simpson :)
Passatina di cicerchie e radice di curcuma
con cavolo nero all'aglio
Per due porzioni
250 g di cicerchie lessate1 carota
1/2 cipolla
1/2 peperoncino secco
1 radice di curcuma
sale qb
6-7 foglie tenere di cavolo nero
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio di olio evo
il succo di 1/2 limone
semi di girasole (facoltativo)
Pelare la radice di curcuma e tagliarla in 2-3 parti. Tagliare le verdure e stufare il tutto in in una padella antiaderente con un mestolo di acqua di cottura delle cicerchie. A metà cottura, aggiungere anche i legumi, e spezie e il sale. Aggiungere acqua man mano che asciuga. Quando le verdure saranno cotte, eliminare i pezzi più grossi della curcuma e frullare tutto il resto. Regolare di sale e aggiungere un po' di brodo se fosse troppo asciutto. Tenere in caldo.
Pulire e tagliare le foglie di cavolo nero. Scaldare una padella con un cucchiaio di olio e lo spicchio d'aglio schiacciato, aggiungere il cavolo nero, salare e cuocere per 10 minuti aggiungendo un po' di acqua di cottura. Eliminare l'aglio e condire con il succo del mezzo limone.
Servire la passatina in piatti fondi, porre al centro le foglie di cavolo nero e sopra qualche seme di girasole. C consumare caldo, magari con del pane chapati.
Visto che siamo in tema, ricordo che la prossima settimana, GIOVEDI 27 FEBBRAIO, alle ore 17, ci sarà la seconda parte del mio CORSO DI CUCINA NATURALE, tutta sui LEGUMI!
Per chi si fosse perso la puntata, ci sono ancora un paio di posti per il corso base: GIOVEDI 20 FEBBRAIO alle ore 20!
per info e iscrizioni:
zy.patapata@gmail.com
mercoledì 8 gennaio 2014
Riso venere con passatina di finocchio, nocciole e zenzero
DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN!
Iniziare la giornata con questo suono, che ti connette il cervello direttamente al luogo di lavoro come in un ologramma, è abbastanza traumatico.
Dopo le feste, poi...
Io non ho fatto ferie, ma avere a casa il maritino che ti accoglie con ancora il grembiulino a fiori addosso, le maniche risvoltate e mille stoviglie parcheggiate nel lavandino (come diamine fanno a sporcare così tante cose per fare un riso o una pasta, dico io!?), è come essere in vacanza!
Da ieri, però, ho ricominciato a preoccuparmi dei pasti e delle schiscette. Ebbene sì, sono un po' maniaca.. ma solo perché credo fermamente che per mangiare bene senza essere ripetitivi, uno si debba un minimo organizzare..
Non dico di fare il menu settimanale, per carità -e conosco gente che lo fa, giuro!!-, ma almeno di pensare la sera prima alla schiscia per il giorno dopo.
Ecco in cosa consiste la mia fantastica organizzazione: in genere faccio cuocere un cereale che mi duri almeno per 2 giorni, poi magari metto sulla pentola il cestello della cottura a vapore con qualche verdura da abbinare. Così il giorno successivo alle 13 non mi resta che saltarli 2 minuti in padella con un filo di condimento, e alle 13.02 eccomi beata a quietare il mio stomaco sofferente.
Il giorno dopo ho ancora una porzione di cereali da abbinare a un altro sugo (tipo uno della scorta militare che ho in freezer da agosto, con i sughetti a base dei nostri pomodori, basilico, peperoni, melanzane etc.).
...nuovo anno, vecchia routine!
Ecco, per esempio, cosa ho mangiato questo mezzogiorno:
Riso venere con passatina di finocchio, nocciole e zenzero
1 baccello di cardamomo (facoltativo)
1 finocchio intero
10 nocciole tostate
2 cucchiaini di gomasio autoprodotto
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
olio di sesamo bio
Mettere a cuocere il riso venere in acqua bollente salata con il cardamomo, che ne esaltà l'aromaticità. I tempi di cottura variano da 25 a 40 minuti a seconda del riso. Applicare sopra alla pentola il cestello per la cottura a vapore e posizionare il finocchio a fettine. Coprire e lasciare cuocere, finché il finocchio si sarà ammorbidito. Prelevare il finocchio e metterlo in un contenitore con 1 cucchiaio di olio di sesamo, 4-5 nocciole, zenzero e un paio di cucchiai di brodo o acqua calda. Frullare con il minipimmer, poi aggiungere il gomasio e tenere in caldo. Mentre il riso termina la cottura, pestare le altre nocciole al mortaio.
Scolare bene il riso eliminando il cardamomo e conservare l'acqua di cottura per un'altra preparazione (tipo una zuppa particolare ...nera!). Impiattare il riso con uno stampino da savarin o un coppapasta e versare la passatina di finocchi. Ultimare con le nocciole tritate.
Postilla: pare che il finocchio abbia un fortissimo potere depurativo, perciò direi che dopo le feste è azzeccato! finocchi a gogò ;)
Iniziare la giornata con questo suono, che ti connette il cervello direttamente al luogo di lavoro come in un ologramma, è abbastanza traumatico.
Dopo le feste, poi...
Io non ho fatto ferie, ma avere a casa il maritino che ti accoglie con ancora il grembiulino a fiori addosso, le maniche risvoltate e mille stoviglie parcheggiate nel lavandino (come diamine fanno a sporcare così tante cose per fare un riso o una pasta, dico io!?), è come essere in vacanza!
Da ieri, però, ho ricominciato a preoccuparmi dei pasti e delle schiscette. Ebbene sì, sono un po' maniaca.. ma solo perché credo fermamente che per mangiare bene senza essere ripetitivi, uno si debba un minimo organizzare..
Non dico di fare il menu settimanale, per carità -e conosco gente che lo fa, giuro!!-, ma almeno di pensare la sera prima alla schiscia per il giorno dopo.
Ecco in cosa consiste la mia fantastica organizzazione: in genere faccio cuocere un cereale che mi duri almeno per 2 giorni, poi magari metto sulla pentola il cestello della cottura a vapore con qualche verdura da abbinare. Così il giorno successivo alle 13 non mi resta che saltarli 2 minuti in padella con un filo di condimento, e alle 13.02 eccomi beata a quietare il mio stomaco sofferente.
Il giorno dopo ho ancora una porzione di cereali da abbinare a un altro sugo (tipo uno della scorta militare che ho in freezer da agosto, con i sughetti a base dei nostri pomodori, basilico, peperoni, melanzane etc.).
...nuovo anno, vecchia routine!
Ecco, per esempio, cosa ho mangiato questo mezzogiorno:
Riso venere con passatina di finocchio, nocciole e zenzero
Per due porzioni:
170 g di riso venere1 baccello di cardamomo (facoltativo)
1 finocchio intero
10 nocciole tostate
2 cucchiaini di gomasio autoprodotto
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
olio di sesamo bio
Mettere a cuocere il riso venere in acqua bollente salata con il cardamomo, che ne esaltà l'aromaticità. I tempi di cottura variano da 25 a 40 minuti a seconda del riso. Applicare sopra alla pentola il cestello per la cottura a vapore e posizionare il finocchio a fettine. Coprire e lasciare cuocere, finché il finocchio si sarà ammorbidito. Prelevare il finocchio e metterlo in un contenitore con 1 cucchiaio di olio di sesamo, 4-5 nocciole, zenzero e un paio di cucchiai di brodo o acqua calda. Frullare con il minipimmer, poi aggiungere il gomasio e tenere in caldo. Mentre il riso termina la cottura, pestare le altre nocciole al mortaio.
Scolare bene il riso eliminando il cardamomo e conservare l'acqua di cottura per un'altra preparazione (tipo una zuppa particolare ...nera!). Impiattare il riso con uno stampino da savarin o un coppapasta e versare la passatina di finocchi. Ultimare con le nocciole tritate.
Postilla: pare che il finocchio abbia un fortissimo potere depurativo, perciò direi che dopo le feste è azzeccato! finocchi a gogò ;)
sabato 21 dicembre 2013
2013: l'anno della Quinoa!
Al volgere di questo strano 2013 (di già?!?), chiudo in bellezza. Non con i soliti biscottini speziati, né panettoni di pastamadre (anche se, lo ammetto, mi sarebbe piaciuto quest'anno, che la Gina è bella matura). Bensì, chiudo il blogger-anno con il cereale che è stato decretato dall'ONU protagonista indiscusso dell'anno: la quinoa.
Sulle pagine dedicate da Altromercato a questo meraviglioso seme, ho imparato un mucchio di cose interessanti.. esatto, ho detto seme: la quinoa non è un cereale, lo sapevate? Ne esistono oltre 200 varietà (rossa, nera e bianca le principali). Inoltre, è estremamente ricco di proteine e, pensate un po', di ferro! Ferro a gogò per la quinoa! Più del triplo di quello contenuto nei cereali comuni!
E già qui, fiondarsi nel primo Bio che trovo a comprarne mezzo chilo! Come resistere, io, che storicamente ho il ferro bassissimo!?
Poi, quando l'acqua inizia a bollire, inizi ad avvertire quell'inconfondibile aroma nocciolato e tostato, quasi balsamico, che si sprigiona dalla pentola borbottante... è magia!
I miei piatti sono in genere accomunati dalla tendenza al "pasticcio": tendo sempre a aggiungere piuttosto che togliere per liberare certi sapori, perciò mi ritrovo con un buon piatto, ma che è troppo. In questo caso, però, riesco a trattenermi dal pasticciare anche la quinoa, perché è talmente buona così al naturale, che non oso nemmeno cucinarla con qualcos'altro. In genere la metto a bollire in acqua salata senza niente, poi la accompagno da un contorno di verdure.. ma LEI è sempre nuda e bellissima al centro del piatto, appena lucidata da qualche goccia di olio.

Colgo l'occasione per lanciarvi un'idea-regalo, se volete ampliare gli orizzonti culinari a qualche amico o parente, oltre a compiere un gesto d'amore anche nei confronti di chi a 4000m coltiva con passione e perseveranza questo seme, nel rispetto delle sue proprietà: regalate un pacchetto di quinoa, ottima la qualità Real, e metteteci insieme La quinoa in cucina, edito da Slow Food Editore, che contiene un sacco di ricette di cuochi Slow Food e anche di blogger appassionati (una anche mia!), così sapranno come utilizzarla - perché no, anche nel pranzo di natale! - e si divertiranno un mondo a sperimentare!
Detto ciò, ecco un semplicissimo piatto per assaporare al meglio il cibo principe del 2013: trattasi di un'insalata autunnale, che, visto il periodo, potrebbe essere una bella insalata di rinforzo per il pranzo di Natale... soprattutto per i non-carnivori, che in genere durante i banchetti dai nonni/genitori/suoceri/chipiùneha si riempiono di patate e insalata :(((
Insalata di quinoa con salsa agrodolce ai cachi
70 g di quinoa (per me mista rossa, nera e bianca)
1 gambo di sedano
1 carota
4 noci
cpolline agrodolci a piacere
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaino di senape di Digione con pimenti
2 cucchiai di aceto di vino bianco
un pizzico di fleur de sel
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
Lessare la quinoa in acqua salata come indicato sulla confezione (in genere ci vogliono 15 massimo 20 minuti dal bollore). Scolare e lasciar freddare.
Tagliare il sedano, grattugiare la carota, scolare le cipolline e tritare grossolanamente le noci. Unire tutto alla quinoa scolata.
Frullare il caco, aggiungere il miele, la senape, il sale, l'aceto e sbattere con una frusta, aggiungendo il'olio a filo. Servire l'insalata su un letto di salsa di cachi.
Sulle pagine dedicate da Altromercato a questo meraviglioso seme, ho imparato un mucchio di cose interessanti.. esatto, ho detto seme: la quinoa non è un cereale, lo sapevate? Ne esistono oltre 200 varietà (rossa, nera e bianca le principali). Inoltre, è estremamente ricco di proteine e, pensate un po', di ferro! Ferro a gogò per la quinoa! Più del triplo di quello contenuto nei cereali comuni!
E già qui, fiondarsi nel primo Bio che trovo a comprarne mezzo chilo! Come resistere, io, che storicamente ho il ferro bassissimo!?
Poi, quando l'acqua inizia a bollire, inizi ad avvertire quell'inconfondibile aroma nocciolato e tostato, quasi balsamico, che si sprigiona dalla pentola borbottante... è magia!
I miei piatti sono in genere accomunati dalla tendenza al "pasticcio": tendo sempre a aggiungere piuttosto che togliere per liberare certi sapori, perciò mi ritrovo con un buon piatto, ma che è troppo. In questo caso, però, riesco a trattenermi dal pasticciare anche la quinoa, perché è talmente buona così al naturale, che non oso nemmeno cucinarla con qualcos'altro. In genere la metto a bollire in acqua salata senza niente, poi la accompagno da un contorno di verdure.. ma LEI è sempre nuda e bellissima al centro del piatto, appena lucidata da qualche goccia di olio.

Colgo l'occasione per lanciarvi un'idea-regalo, se volete ampliare gli orizzonti culinari a qualche amico o parente, oltre a compiere un gesto d'amore anche nei confronti di chi a 4000m coltiva con passione e perseveranza questo seme, nel rispetto delle sue proprietà: regalate un pacchetto di quinoa, ottima la qualità Real, e metteteci insieme La quinoa in cucina, edito da Slow Food Editore, che contiene un sacco di ricette di cuochi Slow Food e anche di blogger appassionati (una anche mia!), così sapranno come utilizzarla - perché no, anche nel pranzo di natale! - e si divertiranno un mondo a sperimentare!
Detto ciò, ecco un semplicissimo piatto per assaporare al meglio il cibo principe del 2013: trattasi di un'insalata autunnale, che, visto il periodo, potrebbe essere una bella insalata di rinforzo per il pranzo di Natale... soprattutto per i non-carnivori, che in genere durante i banchetti dai nonni/genitori/suoceri/chipiùneha si riempiono di patate e insalata :(((
Insalata di quinoa con salsa agrodolce ai cachi
70 g di quinoa (per me mista rossa, nera e bianca)1 gambo di sedano
1 carota
4 noci
cpolline agrodolci a piacere
per la salsa agrodolce di cachi:
1 caco molto maturo1 cucchiaino di miele
1 cucchiaino di senape di Digione con pimenti
2 cucchiai di aceto di vino bianco
un pizzico di fleur de sel
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
Lessare la quinoa in acqua salata come indicato sulla confezione (in genere ci vogliono 15 massimo 20 minuti dal bollore). Scolare e lasciar freddare.
Tagliare il sedano, grattugiare la carota, scolare le cipolline e tritare grossolanamente le noci. Unire tutto alla quinoa scolata.
Frullare il caco, aggiungere il miele, la senape, il sale, l'aceto e sbattere con una frusta, aggiungendo il'olio a filo. Servire l'insalata su un letto di salsa di cachi.
Per queste feste, a chi ci crede e a chi fa semplicemente piacere l'atmosfera, auguro buon appetito a tutto il popolo del foooooood ;)
sabato 14 dicembre 2013
Quadrotti di cachi e grano saraceno al cacao (glutenfree)
Le torte sbagliate - i dolci che se non ti lecchi le dita godi a metà - le dosi "a occhio" - la cucina fatta di sensazioni - a naso direi che basta così - quanno ce vo' ce vo' - un pizzico anche di questo per dare lo zing - proviamo a bilanciare con quest'altro ingrediente...
... e soprattutto morire se riesco a seguire una ricetta per filo e per segno !
Ecco qui, tradotta in luoghi comuni, la mia poetica culinaria. Non è una brutta cosa affidarsi al proprio istinto per certe cose. Voglio dire: per quanto gratificante e fondamentale possa essere mangiare in un certo modo, non mando il mondo in malora se mi sveglio una mattina e nel curry di ceci ci metto un pizzico di coriandolo... Posso dunque improvvisare con una certa leggerezza.
Però mi piacerebbe essere consapevole di ciò che faccio, avere un fondamento per le mie creazioni strampalate, una conferma che non sono una pazza esaltata e uno straccio di approvazione da qualcuno "che ne sa"..
Ma io sono così: acqua di rose, via col vento, o la va o la spacca...
(e ridacci di cliché!)
E questo dolce non è da meno! Avevo la mia bella ricettina davanti (che fra l'altro avevo scritto IO, un paio d'anni fa!) di questa torta di cachi e grano saraceno. Inizio a preparare: farina di grano saraceno, fecola di patate, 4 cachi maturi, grappa... cavoli, niente grappa! ..beh ripiego sul rum. Semola di grano d... beh ma se la sostituisco con la farina di mais diventa anche glutenfree, dai facciamo così. Andiamo avanti: lievito... no dai, facciamo col bicarbonato che il lievito chimico sa sempredi finto.
etc etc.
E fu così che questa ricetta di una normale torta lievitata con cachi e grano saraceno, diventò un dolce godurioso, vegan e senza glutine, di cachi, cacao e grano saraceno. Potrebbe essere un ottimo dolcetto del pranzo di natale, per i sentori di cannella, cacao e noccioline è decisamente invernale!
Ecco la pseudo-ricetta (è implicito il "circa" per ogni quantitativo, desolata...!)
Quadrotti di cachi e grano saraceno al cacao
4 cachi molto maturi
4 cucchiai di olio d'oliva leggero
150 g di farina di grano saraceno
25 g di fecola
50 g di farina di mais fioretto
25 g di arachidi tostate al naturale
40 g di zucchero integrale Mascobado
25 g di sciroppo di riso
1 cucchiaio di cacao amaroConacado
50 g di uvetta
2 cucchiai di rum scuro (facoltativo)
1 cucchiaino di cannella macinata
1 tazzina da caffé di acqua di fiori d'arancio
1 cucchiaino di bicarbonato + 1 cucchiaio di aceto di mele
un pizzico di sale
Per la copertura: 2 cucchiai di acqua + 1 cucchiaio di sciroppo di riso, cacao per lo spolvero
Lasciare l'uvetta in ammollo in poca acqua calda e rum, per una mezzora.
Pelare i cachi e ridurli in salsa con un minipimmer. Sbattere con gli altri ingredienti liquidi e lo zucchero.
Tritare finemente le arachidi e miscelare insieme tutti gli ingredienti secchi, setacciando bene la fecola.Unire un po' per volta le polveri nel recipiente con i liquidi, avendo cura di non fare grumi. Lasciare per ultime le uvette, ben strizzate e infarinate.

L'impasto dovrà essere fluido, ma non troppo, simile a quello dei pancakes, per intenderci.
Ungere ben bene uno stampo rettangolare (sconsiglio la tortiera a cerniera, dato che l'impasto è molto fluido potrebbe fuoriuscire), spolverare con la farina di grano saraceno e versarvi il composto, sbattendo leggermente su un piano per livellare.
Infornare a 180° per circa 1 ora. Controllare dopo 20 minuti la superficie: se inizia a imbrunire, coprire con della stagnola, perché di certo il dolce non sarà ancora cotto. Quando si sarà formata una bella crosta soda ma morbida, con i cretti tipici del brownie, allora sarà pronto. Non vale la prova stecchino, perché all'interno è molto umido.
Appena fuori dal forno, con un pennello in silicone passare la superficie con acqua e sciroppo di riso, per lucidare bene.
Una volta fredda, tagliare in quadri o losanghe e spolverizzare con cacao amaro.
Consiglio vivamente un buon té nero fumante in abbinamento!

... e soprattutto morire se riesco a seguire una ricetta per filo e per segno !
Ecco qui, tradotta in luoghi comuni, la mia poetica culinaria. Non è una brutta cosa affidarsi al proprio istinto per certe cose. Voglio dire: per quanto gratificante e fondamentale possa essere mangiare in un certo modo, non mando il mondo in malora se mi sveglio una mattina e nel curry di ceci ci metto un pizzico di coriandolo... Posso dunque improvvisare con una certa leggerezza.
Però mi piacerebbe essere consapevole di ciò che faccio, avere un fondamento per le mie creazioni strampalate, una conferma che non sono una pazza esaltata e uno straccio di approvazione da qualcuno "che ne sa"..
Ma io sono così: acqua di rose, via col vento, o la va o la spacca...
(e ridacci di cliché!)
E questo dolce non è da meno! Avevo la mia bella ricettina davanti (che fra l'altro avevo scritto IO, un paio d'anni fa!) di questa torta di cachi e grano saraceno. Inizio a preparare: farina di grano saraceno, fecola di patate, 4 cachi maturi, grappa... cavoli, niente grappa! ..beh ripiego sul rum. Semola di grano d... beh ma se la sostituisco con la farina di mais diventa anche glutenfree, dai facciamo così. Andiamo avanti: lievito... no dai, facciamo col bicarbonato che il lievito chimico sa sempredi finto.
etc etc.
E fu così che questa ricetta di una normale torta lievitata con cachi e grano saraceno, diventò un dolce godurioso, vegan e senza glutine, di cachi, cacao e grano saraceno. Potrebbe essere un ottimo dolcetto del pranzo di natale, per i sentori di cannella, cacao e noccioline è decisamente invernale!
Ecco la pseudo-ricetta (è implicito il "circa" per ogni quantitativo, desolata...!)
Quadrotti di cachi e grano saraceno al cacao
4 cachi molto maturi
4 cucchiai di olio d'oliva leggero
150 g di farina di grano saraceno
25 g di fecola
50 g di farina di mais fioretto
25 g di arachidi tostate al naturale
40 g di zucchero integrale Mascobado
25 g di sciroppo di riso
1 cucchiaio di cacao amaroConacado
50 g di uvetta
2 cucchiai di rum scuro (facoltativo)
1 cucchiaino di cannella macinata
1 tazzina da caffé di acqua di fiori d'arancio
1 cucchiaino di bicarbonato + 1 cucchiaio di aceto di mele
un pizzico di sale
Per la copertura: 2 cucchiai di acqua + 1 cucchiaio di sciroppo di riso, cacao per lo spolvero
Lasciare l'uvetta in ammollo in poca acqua calda e rum, per una mezzora.
Pelare i cachi e ridurli in salsa con un minipimmer. Sbattere con gli altri ingredienti liquidi e lo zucchero.
Tritare finemente le arachidi e miscelare insieme tutti gli ingredienti secchi, setacciando bene la fecola.Unire un po' per volta le polveri nel recipiente con i liquidi, avendo cura di non fare grumi. Lasciare per ultime le uvette, ben strizzate e infarinate.

L'impasto dovrà essere fluido, ma non troppo, simile a quello dei pancakes, per intenderci.
Ungere ben bene uno stampo rettangolare (sconsiglio la tortiera a cerniera, dato che l'impasto è molto fluido potrebbe fuoriuscire), spolverare con la farina di grano saraceno e versarvi il composto, sbattendo leggermente su un piano per livellare.
Infornare a 180° per circa 1 ora. Controllare dopo 20 minuti la superficie: se inizia a imbrunire, coprire con della stagnola, perché di certo il dolce non sarà ancora cotto. Quando si sarà formata una bella crosta soda ma morbida, con i cretti tipici del brownie, allora sarà pronto. Non vale la prova stecchino, perché all'interno è molto umido.
Appena fuori dal forno, con un pennello in silicone passare la superficie con acqua e sciroppo di riso, per lucidare bene.
Una volta fredda, tagliare in quadri o losanghe e spolverizzare con cacao amaro.
Consiglio vivamente un buon té nero fumante in abbinamento!

domenica 17 novembre 2013
Pumpkin Pops (vegan, glutenfree e sugarfree)
Sono piombata di nuovo in un vortice spazio-temporale che non mi dà aria né luce. Un susseguirsi di scadenze, impegni, casa, pseudo-mini-lavoretti, che invece di permetterti di vivere dignitosamente ti schiacciano e tirano calci e pugni alla tua autostima, già sottile e fragile come carta velina. La settimana in apnea, dove ogni minuto elemosinato alla tua routine è speso sognando ad occhi aperti: progetti culinari per la serata, ricette da provare per il weekend, viaggi lunghissimi per il futuro (ma quando??), eventi speciali per la domenica, mercatini, spese folli etc. Magari si concretizzasse tutto quanto.. Ma non era Platone, ad asserire che il sogno, inteso come desiderio, per la sua stessa natura non può essere raggiunto, perché nel momento in cui otteniamo ciò che aneliamo esso cessa di esistere?? ..già. Consoliamoci: noi sognatori saremo per sempre accompagnati da una nuvoletta grigia di malinconia e insoddisfazione (questo invece, anche se non proprio in questi termini, mi pare lo dicesse Nietzsche.. e qui giuro che chiudo con le citazioni!).
Ma una nota positiva c'è: questo senso di inadeguatezza ci spinge a dimostrare di valere di più di quel che attualmente siamo, quindi a creare, fare, cercare e provare... PROVARE!
Così il sabato e la domenica sono diventati sacri per me - e nel contempo tremendi per Merlino e i nostri coinqui-mici, che assistono a scene raccapriccianti quando mi piazzo ai fornelli fra mille preparazioni e altrettante sbottate di scleri, solo perché mi sono messa in testa che devo provare almeno 8 ricette diverse.. poveri loro!
Guarda caso, ieri la parte dell'agnello sacrificale è toccata a una zucca intera, che è stata immolata in favore della sperimentazione culinaria con pasta madre, riso, cacao e non so cos'altro, in preparazioni dolci e salate a tutto spiano! Ho obbligato Merlino ad aiutarmi (ma con garbo eh..), perché mi sono resa conto che non avrei mai concluso una mazza da sola.. così pure lui incatenato ai fornelli a girare e rimestare, beccandosi pure una bella scottatura al pollice :( Avrei dovuto documentare con un video, scene esilaranti da sitcom americana!!
E poi, come va a finire? In genere qualcosa va storto e io mi deprimo immensamente per non essere stata in grado di realizzare ciò che avevo in mente: qualcosa è bruciato, un'altra cosa insipida, quell'altra ancora cruda... Però c'è anche quella cosa che è venuta inaspettatamente bene, che mi sorprende e mi regala una sottile ma netta sensazione di pace.. e ricompone un pezzettino di quell'autostima a brandelli.
...Ma è in questi momenti, in queste giornate, che mi sento vivere, respirare e amare il mondo intero!
Questo è uno dei frutti della sitcom di casa Patapata-Merlino in onda tutti i sabati: li ho chiamati
Pumpkin Pops
(vegan, glutenfree e sugarfree)
80 g di zucca bio cotta a vapore
3 cucchiai di farina di riso
15 g di sciroppo di riso + 1 cucchiaino per la copertura
un pizzico di bicarbonato
1 cucchiaino di combava in polvere
riso venere qb (ne basta una manciatina scarsa)
1 cucchiaio di olio di sesamo bio
Preparare la farina di mandorle, frullandole in un macinino con un cucchiaio raso di fecola di patate o maizena, a più riprese per non surriscaldare le lame. Io ho usato mandorle pelate perché mi interessava mantenere un bel colore arancione che spiccasse nelle foto, altrimenti avrei usato quelle con la buccia. Si dovrà ottenere una farina abbastanza fine. Schiacciare la polpa di zucca e unirla alla farina di mandorle, aggiungere lo sciroppo di riso, l'olio di sesamo e la combava (sostituibile con zenzero). Mescolare bene. A questo punto, aggiungete la farina di riso un po' per volta. A me sono serviti 3 cucchiai, perché la zucca cotta a vapore resta un po' più umida. Se la cuocete al forno probabilmente vi occorrerà meno farina per legare. Unire anche il bicarbonato e lasciare in frigorifero per una mezzoretta. Nel frattempo macinare il riso venere, senza ridurlo in polvere, ma lasciandolo piuttosto grossolano. Prelevare l'impasto dal frigo e formare delle palline, del diametro di circa 2,5 cm, ungendosi le mani con un poco d'olio per facilitare l'impresa.

In una ciotolina stemperare un cucchiaino di sciroppo di riso con un goccio d'acqua calda, tuffarvi le palline per metà e passarle nel riso venere macinato.
Disporre su una placca rivestita e cuocere a 180° per 15-20 minuti, finché avranno formato una crosticina croccante fuori, restando però morbidi dentro.
L'idea è quella di ottenere delle simil pastine di mandorle alla zucca, sia come consistenza che sapore (certo, senza tutto quello zucchero a velo si sente decisamente meglio il sapore dell'una e delle altre!

La combava è una nota agrumata che con la zucca sposa benissimo, in genere viene usata per cucinare il pesce perché il sapore sgrassa e pulisce la bocca. Non saprei definirlo, ma posso dire che è a metà fra zenzero e lime, perciò potete immaginare come si sposi a meraviglia con la zucca.

Così piccole e sfiziose, sono perfette da servire col caffé (nel mio caso di cicoria), leggere e senza peccato anche dopo il pasto. Infilzate in spiedini si evita il rischio di annegarle nella tazzina ;)
Con questa ricetta partecipo al contest della Cesca* "A tutta zucca" per la categoria DOLCI
E dedico un paio di pops alla mia amica "Pinutcha" (ovvero la Peanut in cookingland), piccola grande autrice di ricette vegan, ultimamente devota all'alta pasticceria cruelty-free, che mi ha dedicato questo premio, e che io a mia volta giro ad altri 5 bloggers con mucho gusto! Grazie Pinutcha cara!
Blog 100% Affidabile è un premio dedicato a quei blog che nonostante non siano ancora molti noti al pubblico, rispettano i seguenti requisiti:
- aggiornare con regolarità il blog
- mostrare la passione autentica del blogger per l'argomento di cui scrive
- favorire la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori
- offrire contenuti ed informazioni utili e originali
-non essere infarcito di troppa pubblicità
Giro a mia volta il premio ad altri 5 blog:
"Dichiaro che i blog seguenti da me scelti rispettano le 5 regole del Premio "Il Blog Affidabile" disponibili a questa pagina http://www.gliaffidabili.it/a/altro/il-premio-il-blog-affidabile . Sono pertanto una risorsa utile per gli utenti della Rete e meritevoli di essere conosciuti da un pubblico più ampio come gli artigiani, le aziende e i professionisti iscritti su http://www.gliaffidabili.it/".
Marzia di Coffee&Mattarello
Elena di Zonzolando
Simona di A tutta cucina
Cesca di Briciole di Cesca qb
Arianna di Bambini golosi
Ma una nota positiva c'è: questo senso di inadeguatezza ci spinge a dimostrare di valere di più di quel che attualmente siamo, quindi a creare, fare, cercare e provare... PROVARE!
Così il sabato e la domenica sono diventati sacri per me - e nel contempo tremendi per Merlino e i nostri coinqui-mici, che assistono a scene raccapriccianti quando mi piazzo ai fornelli fra mille preparazioni e altrettante sbottate di scleri, solo perché mi sono messa in testa che devo provare almeno 8 ricette diverse.. poveri loro!
Guarda caso, ieri la parte dell'agnello sacrificale è toccata a una zucca intera, che è stata immolata in favore della sperimentazione culinaria con pasta madre, riso, cacao e non so cos'altro, in preparazioni dolci e salate a tutto spiano! Ho obbligato Merlino ad aiutarmi (ma con garbo eh..), perché mi sono resa conto che non avrei mai concluso una mazza da sola.. così pure lui incatenato ai fornelli a girare e rimestare, beccandosi pure una bella scottatura al pollice :( Avrei dovuto documentare con un video, scene esilaranti da sitcom americana!!
E poi, come va a finire? In genere qualcosa va storto e io mi deprimo immensamente per non essere stata in grado di realizzare ciò che avevo in mente: qualcosa è bruciato, un'altra cosa insipida, quell'altra ancora cruda... Però c'è anche quella cosa che è venuta inaspettatamente bene, che mi sorprende e mi regala una sottile ma netta sensazione di pace.. e ricompone un pezzettino di quell'autostima a brandelli.
...Ma è in questi momenti, in queste giornate, che mi sento vivere, respirare e amare il mondo intero!
Questo è uno dei frutti della sitcom di casa Patapata-Merlino in onda tutti i sabati: li ho chiamati
Pumpkin Pops
(vegan, glutenfree e sugarfree)
Per una dozzina di pops
100 g di mandorle bio80 g di zucca bio cotta a vapore
3 cucchiai di farina di riso
15 g di sciroppo di riso + 1 cucchiaino per la copertura
un pizzico di bicarbonato
1 cucchiaino di combava in polvere
riso venere qb (ne basta una manciatina scarsa)
1 cucchiaio di olio di sesamo bio
Preparare la farina di mandorle, frullandole in un macinino con un cucchiaio raso di fecola di patate o maizena, a più riprese per non surriscaldare le lame. Io ho usato mandorle pelate perché mi interessava mantenere un bel colore arancione che spiccasse nelle foto, altrimenti avrei usato quelle con la buccia. Si dovrà ottenere una farina abbastanza fine. Schiacciare la polpa di zucca e unirla alla farina di mandorle, aggiungere lo sciroppo di riso, l'olio di sesamo e la combava (sostituibile con zenzero). Mescolare bene. A questo punto, aggiungete la farina di riso un po' per volta. A me sono serviti 3 cucchiai, perché la zucca cotta a vapore resta un po' più umida. Se la cuocete al forno probabilmente vi occorrerà meno farina per legare. Unire anche il bicarbonato e lasciare in frigorifero per una mezzoretta. Nel frattempo macinare il riso venere, senza ridurlo in polvere, ma lasciandolo piuttosto grossolano. Prelevare l'impasto dal frigo e formare delle palline, del diametro di circa 2,5 cm, ungendosi le mani con un poco d'olio per facilitare l'impresa.

In una ciotolina stemperare un cucchiaino di sciroppo di riso con un goccio d'acqua calda, tuffarvi le palline per metà e passarle nel riso venere macinato.
Disporre su una placca rivestita e cuocere a 180° per 15-20 minuti, finché avranno formato una crosticina croccante fuori, restando però morbidi dentro.
L'idea è quella di ottenere delle simil pastine di mandorle alla zucca, sia come consistenza che sapore (certo, senza tutto quello zucchero a velo si sente decisamente meglio il sapore dell'una e delle altre!

La combava è una nota agrumata che con la zucca sposa benissimo, in genere viene usata per cucinare il pesce perché il sapore sgrassa e pulisce la bocca. Non saprei definirlo, ma posso dire che è a metà fra zenzero e lime, perciò potete immaginare come si sposi a meraviglia con la zucca.

Così piccole e sfiziose, sono perfette da servire col caffé (nel mio caso di cicoria), leggere e senza peccato anche dopo il pasto. Infilzate in spiedini si evita il rischio di annegarle nella tazzina ;)
Con questa ricetta partecipo al contest della Cesca* "A tutta zucca" per la categoria DOLCI
E dedico un paio di pops alla mia amica "Pinutcha" (ovvero la Peanut in cookingland), piccola grande autrice di ricette vegan, ultimamente devota all'alta pasticceria cruelty-free, che mi ha dedicato questo premio, e che io a mia volta giro ad altri 5 bloggers con mucho gusto! Grazie Pinutcha cara!
Blog 100% Affidabile è un premio dedicato a quei blog che nonostante non siano ancora molti noti al pubblico, rispettano i seguenti requisiti:
- aggiornare con regolarità il blog
- mostrare la passione autentica del blogger per l'argomento di cui scrive
- favorire la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori
- offrire contenuti ed informazioni utili e originali
-non essere infarcito di troppa pubblicità
Giro a mia volta il premio ad altri 5 blog:
"Dichiaro che i blog seguenti da me scelti rispettano le 5 regole del Premio "Il Blog Affidabile" disponibili a questa pagina http://www.gliaffidabili.it/a/altro/il-premio-il-blog-affidabile . Sono pertanto una risorsa utile per gli utenti della Rete e meritevoli di essere conosciuti da un pubblico più ampio come gli artigiani, le aziende e i professionisti iscritti su http://www.gliaffidabili.it/".
Marzia di Coffee&Mattarello
Elena di Zonzolando
Simona di A tutta cucina
Cesca di Briciole di Cesca qb
Arianna di Bambini golosi
mercoledì 23 ottobre 2013
Riso venere con verdure agrodolci alla giapponese
Il mio palato anela l'amaro...
dal cioccolato fondente al carciofo. Uuuu il cardo poi... e il radicchio dove lo mettiamo?? Insomma, come non potevo amare anche questa benedizione: la scorzonera!
Non se ne trovano di ricette con la scorzonera, magari qualcuna di rivisitazione della cucina povera, oppure all'estremo opposto, qualcuna fusion e pseudo-orientale... Ecco, la mia ricetta appartiente a quest'ultima categoria.
Mia mamma dice che da piccoli mangiavano scorzonera in grandi quantità, o meglio: ne mangiavano spesso - anche perché mangiare mezzo kg di scorzonera non è consigliabile se volete mantenere una pace duratura con il vostro intestino!! Comunque era decisamente più diffusa di adesso. Ignoro la ragione per cui questa mega radiciotta non sia più in uso, probabilmente perchè è davvero molto amara, oppure perché le sue peculiarità depurative sono mooooooolto potenti (e mi fermo qui!).
Dal canto mio, ho preso spunto da un contorno tipico della cucina casalinga giapponese che si chiama kinpira gobō (e che quindi non troverete nei ristoranti, salvo eccezioni), in cui non è prevista la scorzonera ma un’altra radice molto amara (il gobō appunto) e quindi in tutto e per tutto simile alla nostra. L’importante è associarla a delle verdure dolci, nel mio caso carote, cipolle e un po’ di peperone, oltre all’uso di un po’ di zucchero… e la pillola va giù, eccome!
Riso venere con verdure agrodolci alla giapponese
2 baccelli di cardamomo
sale q.b.
1 radice di scorzonera media
2 carote
1/2 cipolla
1 peperone verde di piccole dimensioni
2 cucchiai di olio di semi di girasole
150 ml di aceto di riso
3 cucchiai di salsa di soia
1 cm di zenzero fresco
1 cucchiaio di zucchero di canna grezzo
40 g di anacardi non salati
Lessare il riso venere in acqua salata con i due baccelli di cardamomo. Ci vorranno dai 25 ai 45 minuti dal bollore, a seconda del riso. Scolare e tenere da parte. In una wok soffriggere la cipolla nell’olio per un minuto, poi aggiungere tutte le altre verdure tagliate alla mandolina e lasciar stufare. Sfumare con l’aceto, salare leggermente e continuare la cottura a fuoco vivace, saltando le verdure e bagnando con poca acqua calda di quando in quando. A metà cottura aggiungere lo zucchero e la salsa di soia, mentre lo zenzero andrà grattugiato e inserito alla fine, con gli anacardi grossolanamente tritati. In tutto ci vorranno circa 20 minuti di cottura. Servire calde con il riso venere al naturale, con un filo d’olio di semi a crudo.
dal cioccolato fondente al carciofo. Uuuu il cardo poi... e il radicchio dove lo mettiamo?? Insomma, come non potevo amare anche questa benedizione: la scorzonera!
Non se ne trovano di ricette con la scorzonera, magari qualcuna di rivisitazione della cucina povera, oppure all'estremo opposto, qualcuna fusion e pseudo-orientale... Ecco, la mia ricetta appartiente a quest'ultima categoria.
Mia mamma dice che da piccoli mangiavano scorzonera in grandi quantità, o meglio: ne mangiavano spesso - anche perché mangiare mezzo kg di scorzonera non è consigliabile se volete mantenere una pace duratura con il vostro intestino!! Comunque era decisamente più diffusa di adesso. Ignoro la ragione per cui questa mega radiciotta non sia più in uso, probabilmente perchè è davvero molto amara, oppure perché le sue peculiarità depurative sono mooooooolto potenti (e mi fermo qui!).
Dal canto mio, ho preso spunto da un contorno tipico della cucina casalinga giapponese che si chiama kinpira gobō (e che quindi non troverete nei ristoranti, salvo eccezioni), in cui non è prevista la scorzonera ma un’altra radice molto amara (il gobō appunto) e quindi in tutto e per tutto simile alla nostra. L’importante è associarla a delle verdure dolci, nel mio caso carote, cipolle e un po’ di peperone, oltre all’uso di un po’ di zucchero… e la pillola va giù, eccome!
Riso venere con verdure agrodolci alla giapponese
Per due porzioni
160 g di riso venere
2 baccelli di cardamomo
sale q.b.
1 radice di scorzonera media
2 carote
1/2 cipolla
1 peperone verde di piccole dimensioni
2 cucchiai di olio di semi di girasole
150 ml di aceto di riso
3 cucchiai di salsa di soia
1 cm di zenzero fresco
1 cucchiaio di zucchero di canna grezzo
40 g di anacardi non salati
Lessare il riso venere in acqua salata con i due baccelli di cardamomo. Ci vorranno dai 25 ai 45 minuti dal bollore, a seconda del riso. Scolare e tenere da parte. In una wok soffriggere la cipolla nell’olio per un minuto, poi aggiungere tutte le altre verdure tagliate alla mandolina e lasciar stufare. Sfumare con l’aceto, salare leggermente e continuare la cottura a fuoco vivace, saltando le verdure e bagnando con poca acqua calda di quando in quando. A metà cottura aggiungere lo zucchero e la salsa di soia, mentre lo zenzero andrà grattugiato e inserito alla fine, con gli anacardi grossolanamente tritati. In tutto ci vorranno circa 20 minuti di cottura. Servire calde con il riso venere al naturale, con un filo d’olio di semi a crudo.
mercoledì 18 settembre 2013
Crocchette di melanzane e sesamo con salsa al lime, menta e pepe rosa (vegan, glutenfree)
Ci siamo: il maledetto scatolone delle sciarpine di pashmina è stato aperto, ieri ho indossato la felpa col cappuccio, dopo 4 mesi ho allacciato ai piedi le mie scarpe verdi "pelose".
Fine estate.
So che per molti di voi suona un'iperbole epica, ma qui si respira aria di gelo, da lontano.. La sento.
Dovete sapere che sono dotata di un radar efficacissimo per il freddo, non mi posso sbagliare: inizia il naso, che avverte un'arietta più frizzante del solito; poi i piedi, che si congelano quando me ne sto seduta per un po' a leggere, e ovviamente le mani iniziano già a screpolarsi; ma soprattutto, sono loro i veri rivelatori: i taglietti agli angoli della bocca!!! Con questi ospiti sgradevolissimi ho imparato a convivere, quasi come un paio di occhiali o un piercing al naso (che avevo). Sono decisamente di più i momenti trascorsi in loro compagnia, di quelli in cui non si fanno vivi. Perciò, cari compagni di vita, farò piccoli bocconi, taglierò la mela col coltello invece di sgranocchiarla selvaggiamente alla "mentadent".
...e le polpettine sono precise per voi, no?! Un bocconcino giusto giusto, senza diventare rane dalla bocca larga, per assaporare l'ultima melanzana ufficiale della stagione summer2013 -abbiamo ufficialmente sradicato melanzane, pomodori etc!
Crocchette di melanzane e sesamo
con salsa al lime, menta e pepe rosa
una grossa melanzana
una patata
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio di tahin
una manciata di farina d'avena (o fiocchi d'avena frullati)
sale
farina di polenta taragna e sesamo bio* per la panatura
*diffidare dei semi di sesamo troppo chiari, peggio se quasi bianchi: è di buona qualità quando i semi sono dorati e non uniformi
2 cucchiai di olio di semi di sesamo
4 grani di pepe rosa
un ciuffetto di menta fresca
sale
qualche goccia di tabasco
Cuocere la melanzana e la patata al micro alla massima potenza per 4 minuti (per la patata circa 2 minuti in più), avvolte in pellicola senza PVC. La polpa della melanzana deve sfaldarsi, come una purea.
Frullare al mixer insieme all'aglio, aggiungere poco sale e un cucchiaio di farina d'avena. Azionare il mixer, inserire nella bocca la tahin e aggiustare la densità dell'impasto aggiungendo altra farina d'avena, se serve.
Lasciare reffreddare a temperatura ambiente. Si può preparare anche la mattina, conservare in frigorifero e formare le polpettine la sera, sono velocissime da fare.
Nel frattempo, preparare questa citronette insolita al lime: pestare menta e pepe rosa al mortaio. Spremere i lime, aggiungere tabasco, sale, menta, pepe e in ultimo l'olio, sbattendo con una frusta per emulsionare. Tenere da parte.
Preparare in un piatto fondo un misto di semi di sesamo e farina per polenta taragna. Iniziare a formare le crocchette, a me piaciono tonde ma la forma è ad libitum. Passarle una ad una nella panatura.
Scaldare un cucchiaio di olio in una grande padella antiaderente, spalmarlo bene sul fondo aiutandosi con una mezza patata o un foglio assorbente. Posizionare le crocchette, iniziando da subito a ruotare la padella in modo che si ungano uniformemente su tutta la superficie, senza doverle friggere. Cuocere per circa 15 minuti a fiamma moderata, finché la panatura sarà bella croccante e dorata.
Al forno sono altrettanto buone, ovviamente se i vostri gusti/principi ve lo consentono, potete anche friggerle! La mia è ovviamente una scelta anti-spreco e pro-salute, oltre al fatto che il fritto a mio parere nasconde tutti i sapori, ma il palato è una questione troppo personale, perciò il finale della ricetta è aperto ad altre soluzioni ;)
Fine estate.
So che per molti di voi suona un'iperbole epica, ma qui si respira aria di gelo, da lontano.. La sento.
Dovete sapere che sono dotata di un radar efficacissimo per il freddo, non mi posso sbagliare: inizia il naso, che avverte un'arietta più frizzante del solito; poi i piedi, che si congelano quando me ne sto seduta per un po' a leggere, e ovviamente le mani iniziano già a screpolarsi; ma soprattutto, sono loro i veri rivelatori: i taglietti agli angoli della bocca!!! Con questi ospiti sgradevolissimi ho imparato a convivere, quasi come un paio di occhiali o un piercing al naso (che avevo). Sono decisamente di più i momenti trascorsi in loro compagnia, di quelli in cui non si fanno vivi. Perciò, cari compagni di vita, farò piccoli bocconi, taglierò la mela col coltello invece di sgranocchiarla selvaggiamente alla "mentadent".
...e le polpettine sono precise per voi, no?! Un bocconcino giusto giusto, senza diventare rane dalla bocca larga, per assaporare l'ultima melanzana ufficiale della stagione summer2013 -abbiamo ufficialmente sradicato melanzane, pomodori etc!
Crocchette di melanzane e sesamo
con salsa al lime, menta e pepe rosa
una grossa melanzana
una patata
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio di tahin
una manciata di farina d'avena (o fiocchi d'avena frullati)
sale
farina di polenta taragna e sesamo bio* per la panatura
*diffidare dei semi di sesamo troppo chiari, peggio se quasi bianchi: è di buona qualità quando i semi sono dorati e non uniformi
Per la salsa:
il succo di 2 lime2 cucchiai di olio di semi di sesamo
4 grani di pepe rosa
un ciuffetto di menta fresca
sale
qualche goccia di tabasco
Cuocere la melanzana e la patata al micro alla massima potenza per 4 minuti (per la patata circa 2 minuti in più), avvolte in pellicola senza PVC. La polpa della melanzana deve sfaldarsi, come una purea.
Frullare al mixer insieme all'aglio, aggiungere poco sale e un cucchiaio di farina d'avena. Azionare il mixer, inserire nella bocca la tahin e aggiustare la densità dell'impasto aggiungendo altra farina d'avena, se serve.
Lasciare reffreddare a temperatura ambiente. Si può preparare anche la mattina, conservare in frigorifero e formare le polpettine la sera, sono velocissime da fare.
Nel frattempo, preparare questa citronette insolita al lime: pestare menta e pepe rosa al mortaio. Spremere i lime, aggiungere tabasco, sale, menta, pepe e in ultimo l'olio, sbattendo con una frusta per emulsionare. Tenere da parte.
Preparare in un piatto fondo un misto di semi di sesamo e farina per polenta taragna. Iniziare a formare le crocchette, a me piaciono tonde ma la forma è ad libitum. Passarle una ad una nella panatura.
Scaldare un cucchiaio di olio in una grande padella antiaderente, spalmarlo bene sul fondo aiutandosi con una mezza patata o un foglio assorbente. Posizionare le crocchette, iniziando da subito a ruotare la padella in modo che si ungano uniformemente su tutta la superficie, senza doverle friggere. Cuocere per circa 15 minuti a fiamma moderata, finché la panatura sarà bella croccante e dorata.
Al forno sono altrettanto buone, ovviamente se i vostri gusti/principi ve lo consentono, potete anche friggerle! La mia è ovviamente una scelta anti-spreco e pro-salute, oltre al fatto che il fritto a mio parere nasconde tutti i sapori, ma il palato è una questione troppo personale, perciò il finale della ricetta è aperto ad altre soluzioni ;)
martedì 10 settembre 2013
Moussaka "fac-simile" - vegan e senza glutine
Dopo una lunga carrellata di dolci che vi ho propinato in queste ultime settimane -vegan sì, ma sempre dolci sono!- mi auto assolvo dai peccati di gola con un altro piattino vegan, nonché glutenfree: la moussaka.

..Oddio, non è che sia un inno alla leggerezza questo piatto, ma in questa versione è decisamente meno peccaminosa. Per la ricetto mi sono affidata al web, come sempre, e ho notato che alcuni usano il pomodoro, altri la cucinano in bianco. Per evitare sovrappopolazione di solanacee nello stesso piatto, ho evitato il suddetto, ottenendo comunque un sapore molto deciso grazie alla presenza dei funghi.
Purtroppo non so dirvi se il sapore ricordi almeno lontanamente l'originale greco, dato che non l'ho mai mangiata, perciò mi tolgo d'impiccio chiamandola:
Moussaka "fac-simile"
(vegan e glutenfree)
Per due porzioni
1 grossa melanzana viola2 patate
una manciata di funghi secchi bio Altromercato
1 carota
1/2 cipolla
1 spicchietto d'aglio
1 gambo di sedano
odori (per me alloro e rosmarino)
un goccio di vino bianco
sale e pepe
per la pseudo-besciamella:
250 ml di latte di soia non aromatizzato
1 cucchiaio di gomasio (oppure 1 cucchiaino di sale)
2 cucchiai di farina di riso
noce moscata qb
1 cucchiaio di tahin
per la gratinatura:
farina di riso e di mais in parti uguali
gomasio o lievito alimentare
olio extravergine
Le preparazioni sono molte e possono essere interscambiabili, in quanto si tratta di un piatto che va preparato con molto anticipo. Ovviamente, mentre si aspetta che si cuocia il sughetto, piuttosto che le melanzane "spurghino", si può tranquillamente passare a un'altra preparazione. Per evitare di fare confusione, ho raggruppato tutto in 4 fasi:
- Mettere a bagno in acqua tiepida i funghi secchi. Preparare un ragù bianco - il mio è molto light in quanto non ho fatto alcun soffritto con olio: sminuzzare cipolla, sedano e carota e iniziare a cuocere a fiamma alta con un mestolino d'acqua insieme all'aglio e agli odori, che poi verranno rimossi. Quando asciuga, sfumare con vino bianco e continuare la cottura. Strizzare i funghi secchi, sciacquarli bene e aggiungerli alle verdure sminuzzati anch'essi (l'acqua di ammollo va buttata perché contiene terra, NON usare mai per cuocere risotti e quant'altro). A cottura terminata, salare e pepare.
- Dopo aver pulito e affettato le melanzane (spessore di circa 5mm), lasciare scolare le fette in uno scolapasta con poco sale grosso e sovrastate da un peso, per almeno un'oretta. Cuocere le melanzane alla piastra senza olio, mantenendo una certa carnosità ed evitando di disidratarle troppo. Tenere da parte.
- Pulire e affettare le patate (stesso spessore) e sbollentatele per pochi minuti. Scolare aldente e tenere da parte.
- Per la besciamella vegan, scaldare il latte di soia in un pentolino. Salare e insaporire con la noce moscata. Sempre a fuoco basso, versare a pioggia la farina di riso, circa 2 cucchiai, sbattendo con una frusta per evitare i grumi. Sciogliere nel liquido la tahin e aggiungere alla fine il gomasio, sempre mescolando (se lo usate, omettete il sale). Quando la densità sarà raggiunta, togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.
- Comporre la moussaka: rivestire lo stampo con carta forno bagnata e ben strizzata, "sporcare" appena il fondo di besciamella e iniziare con uno strato di patate, salare e pepare e ricoprire di melanzane. Spalmare con un bel po' di besciamella, metà del ragù e ricominciare, per finire con melanzane e besciamella. Prima di infornare, preparare la gratinatura miscelando bene le farine con olio e gomasio (o lievito), finire lo sformato e cuocere in forno ben caldo a 200° per circa 30 minuti o fino a doratura.martedì 3 settembre 2013
Veg-gelato al cioccolato salato con fave di cacao e nuova collaborazione
Ricetta velocissima ma che di certo merita un post tutto per sé, quella del veg-gelato. Per me è stato il tormentone dell'estate, ho appena utilizzato le ultime fettine delle banane congelate (ne avrò congelate a decine!) e ora che ho imparato l'arte.. mica la metto da parte!

Approfitto della brevità della ricetta per presentarvi questa nuova azienda, la cui collaborazione è a me particolarmente gradita, senza nulla togliere alle altre ovviamente.. ma qui, cari amici miei, parliamo di SPEZIE! L'azienda è SDS Import-Export e quasi tutti i loro prodotti provengono dal caldissimo e ricchissimo (in termini di prodotti pregiati) Madagascar. Ho appena ricevuto un campionario strepitoso, ma vi presenterò le spezie man mano, una alla volta.. e questa è la volta del cacao!
Anche ora che abbiamo imparato a conoscere diversi modi di mangiare il cioccolato, anche più semplici e non extra-grassi a tutti i costi, purtroppo è molto difficile trovare le fave di cacao. Ho letto alcuni articoli nel web sull'argomento, e pare che questi semi non abbiano alcuna controindicazione, anzi: apprtano un mucchio di benefici al nostro organismo, ma proprio un mucchio!
Riporto qui la breve descrizione dei semi di cacao, che trovate anche sul blog di SDS:
Gli effetti benefici del cioccolato (attenzione, cioccolato bio senza zucchero, e non cioccolato commerciale) sono noti da tempo, mentre poco si sa sul suo principale ingrediente : il cacao in semi [...]

Quali sono gli effetti positivi dei semi di cacao?
1. Antidepressivo. Innanzitutto agisce da catalizzatore della produzione di endorfina, stimolando le sensazioni di euforia e attenuando il dolore; contiene inoltre feniletilammina, una sostanza che il nostro cervello produce naturalmente in associazione a sentimenti di desiderio fisico e forse addirittura d’amore; infine, è associato alla serotonina, di cui sono noti gli effetti tranquillanti.
2. Effetto protettivo sul muscolo cardiaco, che è doppio rispetto a quello procurato dal vino rosso e quattro volte superiore a quello procurato dal tè verde.
3. Contiene acido stearico, di cui si sta valutando l’azione inibitoria dei livelli del colesterolo nel sangue.
4. Ricco di antiossidanti che svolgono una funzione protettiva nei confronti del cancro, dell’invecchiamento, dell’Alzheimer, dell’artrite, dell’asma e dei processi infiammatori
...Ecco svelato l'arcano: quello che si dice "afrodisiaco" non è poi tanto una balla delle multinazionali, ma vale per i semi, non tanto per i lavorati a base di cacao, che magari di cacao hanno uno scarso 2%, giusto per potersi definire "al cioccolato"..
5. I semi di cacao sono più ricche di polifenoli rispetto al cioccolato, e sono usate come “spezza fame” grazie al loro basso apporto calorico e per la loro ricchezza di minerali e vitamine.
E, infine, sentite qua:
Caratteristica inoltre la presenza dell’anandamide, altrimenti nota come “l’anfetamina del cioccolato”: naturalmente presente nel nostro cervello in stati di grande benessere oppure euforia, è molto simile al THC (tetraidrocannabinolo), il composto chimico caratteristico della marijuana ed agisce effettivamente in modo simile alle anfetamine, portando l’organismo ad uno stato di beatitudine, ma non ha gli effetti indesiderati delle anfetamine (non dà assuefazione, non dà senso di nausea ed, in fin dei conti, non è illegale …).
...insomma, concediamoci senza rimorso alcuno questo gelatone, che è pure vegan:
Veg-gelato al cioccolato salato
con fave di cacao
Per ogni porzione
1 banana e mezzo1 cucchiaio generoso di veg-nutella senza latte, autoprodotta *
2 o 3 fave di cacao
un cucchiaio di latte di soia (facoltativo)
Estrarre le banane congelate e lasciare qualche minuto a temperatura ambiente. Io le congelo sempre a fettine, così sono già pronte da frullare. Mettere tutti gli ingredienti nel mixer, eccetto le fave, azionare e frullare a più riprese, finché si ottiene una consistenza cremosa. Se occorre, aggiungere un cucchiaio di latte di soia o acqua. Servire con le fave sbriciolate con le mani.
* Per la "Veg-nutella" senza latte: frullare 100g di nocciole tostate e pelate fino a ridurle in pasta (consiglio di interrompere per non surriscaldare il mixer). Fondere 100g di cioccolato a bagnomaria, emulsionarlo con 3 cucchiai di olio di sesamo e 2 cucchiai di sciroppo di riso. Versare tutto nel mixer con un pizzico di fleur de sel e frullare ancora, fino ad ottenere una crema abbastanza omogenea; col mixer di casa in genere resta qualche grandello di nocciola, a me piace anche di più così. Si conserva in frigorifero per settimane, poiché non contiene latte.
lunedì 29 luglio 2013
Reduce dal matrimonio e un assaggio di...
Eccomi, tornata da un'esperienza bellissima e surreale allo stesso tempo.
La sottoscritta, la piccola Ciba -traduzione bislacca di "Silvia", da piccola non pronunciavo bene alcune consonanti e ancora mi tengo il nomignolo che mi appiopparono decenni fa!- quella che guai a sentir parlare di sposarsi da grande, quella che voleva solo fare la zia e il falegname; la ex-Ciba è diventata grande: ha detto Sì davanti a tutti, ha sposato il suo magico Merlino, per poi volare in un paradiso verde, che profuma di mele e fiori di sambuco.. una settimana in Val Venosta, come in una bolla di sapone, hakuna matata!
..ma è vero, il matrimonio non è solo il giorno di festa -che ora vado a raccontare ;) - ma si concretizza tutti i giorni, ogni cosa della nostra vita va inserita in questa nuova e splendida realtà, in cui siamo in due a giocare, a pattinare.. Vi ricordate nel film di Fabio Volo "Casomai", quelle bellissime scene dei pattinatori sul ghiaccio? Ecco, l'immagine perfetta.
Merlino continuerà ad incoraggiare la mia passione sfrenata per la cucina naturale, continuerà ad assecondare la mia scelta vegetariana (magari con qualche riserva, ma sempre dichiarata!), mi seguirà ai concerti e mi consolerà durante le mie paturnie. Io sono un po' meno premurosa con lui, so dimostrare il mio amore e la mia stima sostanzialmente in un modo: cucinando per lui :) Ma ho già promesso di seguirlo di più nelle partite di calcio.. cercherò di mantenere il voto :(
Ma passiamo al racconto dei dettagli, che avevo promesso ad alcune blogger curiosone, ma tannnnto care!! (grazie per gli auguri!!)
La mamma di Merlino voleva a tutti i costi regalarci gli abiti.. ora, io ho sempre pensato di andare a comprarmi il vestito in un negozio normale, scegliermene uno che mi piace, magari concedersi di spendere qualcosa di più del solito (in genere il mio budget è di tipo 20-30 euro al massimo!) così da poterlo usare in altre occasioni. Ma visto il dissenso generale che aleggiava in famiglia, abbiamo optato per una soluzione che accontentasse tutti: abiti si misura sì, ma vegan-style e nel rispetto della natura! Sono in lino e canapa, colorati, leggerissimi, resistenti. Se vi interessa, voi che ronzate intorno a Milano, l'atelier si chiama Canvas fibre naturali , e se eravamo un po' belli, è tutto merito loro ;)
Piccola aggiunta a questo capitolo: io non ho gioielli (solo una montagna di bigiotteria!), però mi serviva qualcosa per completare il look un po' francescano.. Perciò, cercando dei gioielli in rame (il mio materiale preferito) ho scovato nel web questa artigiana in gambissima, che lavora il rame e altri metalli come fossero poesie: lei si chiama Alessia, abita nel mio paese e ha un bellissimo blog che si chiama Beads and Tricks. Dopo avermi conosciuta ha realizzato un bracciale apposta per me, pensado proprio a me! Non mi sono mai sentita così "importante" (Merlino a parte, ovviamente)!
Abbaimo scelto il VINO come tema della festa nuziale, quindi come segnaposti abbiamo usato scarti di cartoni e tappi di sughero con i quali abbiamo realizzato dei portachiavi, che sostituivano quella orribile cosa chiamata bomboniera, di cui perfino il nome mi mette i brividi! Per centrotavola ci siamo fatti prestare dai nonni delle vecchie fiaschette di vino, ognuna con il nome di un vino in particolare che corrispondeva al tavolo.
Aperitivo a base di frutta esotica, semi di zucca e arachidi.
Siamo fortunati: conosciamo un sacco di amici che cucinano egregiamente e che vengono da paesi dove le spezie non si risparmiano! Hadda, Batul e Khadra (Marocco) hanno preparato per noi cous cous freddo con mandorle, uvetta e cannella, dolci al cocco, acqua di fiori d'arancio, miele e frutta secca. Hussein (Egitto) ha una pizzeria, quindi ci ha preparato schiacciate in quantità industriali, verdure grigliate, verdure ripiene di riso e spezie, involtini di foglia di vite con riso e spezie (questi sono stati DIVORATI da tutti!). Hibrahim (Egitto) ha cucinato con amore altri dolcetti al miele, anch'essi presi d'assalto (sono riuscita ad assaggiarne mezzo!). La mia famiglia ha usato le 90 uova gentilmente offerte dal cognato di Merlino, che lavora per un noto marchio italiano, per farci frittate di tutti i tipi. Il nostro modesto contributo sono state delle insalate di fagioli, mais e peperoni, oltre a un paio di dolci glutenfree per i celiaci.
La nonna e la mamma di Merlino si sono immolate, preparando le uniche pietanze di carne (l'uomo onnivoro era e onnivoro resta, ahimè!).
E poi balli e schiamazzi in libertà per tutto il pomeriggio e tutta la sera, volati in un lampo... e poi i lampi si sono moltiplicati e il diluvio più totale si è scatenato tutto in una volta! Ma la giornata è stata un sole, un cielo azzurro, una risata fragorosa.. ci siamo divertiti come dei matti da legare!!
La Val Venosta va nel prossimo post, mi sono dilungata un po' troppo e non vi ho manco lasciato una ricetta....
ma quando mai posso scrivere un post senza ricetta!? Non s'ha da fare! E poi non vi pare manchi una voce a tutta questa descrizione per filo e per segno???
Lassi indiano all'albicocca (vegan)
2 albicocche mature piccole (o una grande)
125 g di yogurt di soia al naturale
1 cucchiaino di zucchero di canna
1 baccello di cardamomo macinato (solo i semi)
2 cubetti di ghiaccio
cannella e sesamo
Niente di più facile: frullare tutto al minipimmer e cin cin: buona colazione/merenda!
La sottoscritta, la piccola Ciba -traduzione bislacca di "Silvia", da piccola non pronunciavo bene alcune consonanti e ancora mi tengo il nomignolo che mi appiopparono decenni fa!- quella che guai a sentir parlare di sposarsi da grande, quella che voleva solo fare la zia e il falegname; la ex-Ciba è diventata grande: ha detto Sì davanti a tutti, ha sposato il suo magico Merlino, per poi volare in un paradiso verde, che profuma di mele e fiori di sambuco.. una settimana in Val Venosta, come in una bolla di sapone, hakuna matata!
..ma è vero, il matrimonio non è solo il giorno di festa -che ora vado a raccontare ;) - ma si concretizza tutti i giorni, ogni cosa della nostra vita va inserita in questa nuova e splendida realtà, in cui siamo in due a giocare, a pattinare.. Vi ricordate nel film di Fabio Volo "Casomai", quelle bellissime scene dei pattinatori sul ghiaccio? Ecco, l'immagine perfetta.
Merlino continuerà ad incoraggiare la mia passione sfrenata per la cucina naturale, continuerà ad assecondare la mia scelta vegetariana (magari con qualche riserva, ma sempre dichiarata!), mi seguirà ai concerti e mi consolerà durante le mie paturnie. Io sono un po' meno premurosa con lui, so dimostrare il mio amore e la mia stima sostanzialmente in un modo: cucinando per lui :) Ma ho già promesso di seguirlo di più nelle partite di calcio.. cercherò di mantenere il voto :(
Ma passiamo al racconto dei dettagli, che avevo promesso ad alcune blogger curiosone, ma tannnnto care!! (grazie per gli auguri!!)
Rito civile
Ci siamo sposati in comune, non siamo cattolici praticanti e la cosa ha turbato non poco alcuni parenti di Merlino, con nostro grande dispiacere.. per fortuna la cosa è stata superata, digerita e metabolizzata!Abiti
La mamma di Merlino voleva a tutti i costi regalarci gli abiti.. ora, io ho sempre pensato di andare a comprarmi il vestito in un negozio normale, scegliermene uno che mi piace, magari concedersi di spendere qualcosa di più del solito (in genere il mio budget è di tipo 20-30 euro al massimo!) così da poterlo usare in altre occasioni. Ma visto il dissenso generale che aleggiava in famiglia, abbiamo optato per una soluzione che accontentasse tutti: abiti si misura sì, ma vegan-style e nel rispetto della natura! Sono in lino e canapa, colorati, leggerissimi, resistenti. Se vi interessa, voi che ronzate intorno a Milano, l'atelier si chiama Canvas fibre naturali , e se eravamo un po' belli, è tutto merito loro ;)Piccola aggiunta a questo capitolo: io non ho gioielli (solo una montagna di bigiotteria!), però mi serviva qualcosa per completare il look un po' francescano.. Perciò, cercando dei gioielli in rame (il mio materiale preferito) ho scovato nel web questa artigiana in gambissima, che lavora il rame e altri metalli come fossero poesie: lei si chiama Alessia, abita nel mio paese e ha un bellissimo blog che si chiama Beads and Tricks. Dopo avermi conosciuta ha realizzato un bracciale apposta per me, pensado proprio a me! Non mi sono mai sentita così "importante" (Merlino a parte, ovviamente)!
Festa
Abbiamo semplicemente affittato due sale comunali in un paese vicino, che si trovano in un bellissimo parco, così abbiamo sfruttato al massimo anche il verde! Abbiamo allestito le sale usando tavoli e sedie rimediate grazie a parenti e amici, ho usato stoviglie interamente ecologiche in cellulosa, legno e materbì, compresi i bicchieri e i tovaglioli.Abbaimo scelto il VINO come tema della festa nuziale, quindi come segnaposti abbiamo usato scarti di cartoni e tappi di sughero con i quali abbiamo realizzato dei portachiavi, che sostituivano quella orribile cosa chiamata bomboniera, di cui perfino il nome mi mette i brividi! Per centrotavola ci siamo fatti prestare dai nonni delle vecchie fiaschette di vino, ognuna con il nome di un vino in particolare che corrispondeva al tavolo.
Rinfresco
Ci siamo completamente autogestiti, grazie all'aiuto di parenti e amici cui saremo sempre grati!Aperitivo a base di frutta esotica, semi di zucca e arachidi.
Siamo fortunati: conosciamo un sacco di amici che cucinano egregiamente e che vengono da paesi dove le spezie non si risparmiano! Hadda, Batul e Khadra (Marocco) hanno preparato per noi cous cous freddo con mandorle, uvetta e cannella, dolci al cocco, acqua di fiori d'arancio, miele e frutta secca. Hussein (Egitto) ha una pizzeria, quindi ci ha preparato schiacciate in quantità industriali, verdure grigliate, verdure ripiene di riso e spezie, involtini di foglia di vite con riso e spezie (questi sono stati DIVORATI da tutti!). Hibrahim (Egitto) ha cucinato con amore altri dolcetti al miele, anch'essi presi d'assalto (sono riuscita ad assaggiarne mezzo!). La mia famiglia ha usato le 90 uova gentilmente offerte dal cognato di Merlino, che lavora per un noto marchio italiano, per farci frittate di tutti i tipi. Il nostro modesto contributo sono state delle insalate di fagioli, mais e peperoni, oltre a un paio di dolci glutenfree per i celiaci.
La nonna e la mamma di Merlino si sono immolate, preparando le uniche pietanze di carne (l'uomo onnivoro era e onnivoro resta, ahimè!).
Torte
Ho detto bene, al plurale: abbiamo indetto una GARA DI TORTE! In questo modo quasi tutti si sono impegnati e, spero, divertiti a realizzare le torte più strane e bizzarre per vincere il premio e quindi abbiamo potuto evitare la classica torta nuziale! Come premio per la torta vincitrice, abbiamo confezionato un cesto di prodotti Altromercato, soprattutto con vino LiberaTerra, ma anche prodotti curiosi e di altissima qualità. In effetti però una torta nuziale c'era: una vera Wedding Cake, bianca immacolata fuori e nera come il cacao più nero dentro, rose candide quasi vere... splendido regalo della mia fantastica amica Gi, cake designer professionista, in arte The Aristo Baker .E poi balli e schiamazzi in libertà per tutto il pomeriggio e tutta la sera, volati in un lampo... e poi i lampi si sono moltiplicati e il diluvio più totale si è scatenato tutto in una volta! Ma la giornata è stata un sole, un cielo azzurro, una risata fragorosa.. ci siamo divertiti come dei matti da legare!!
La Val Venosta va nel prossimo post, mi sono dilungata un po' troppo e non vi ho manco lasciato una ricetta....
ma quando mai posso scrivere un post senza ricetta!? Non s'ha da fare! E poi non vi pare manchi una voce a tutta questa descrizione per filo e per segno???
Lista nozze
Non abbiamo fatto una lista nozze, ma una "lista cozze" :) chi se la sentiva poteva farci un regalo, oppure lasciarci qualcosa per il prossimo viaggio.. perché la Val Venosta è solo un assaggio di luna di miele! Stiamo progettando di andare in estremo oriente, forse in India... perciò vi lascio una piccola anticipazione in bocca:
Lassi indiano all'albicocca (vegan)2 albicocche mature piccole (o una grande)
125 g di yogurt di soia al naturale
1 cucchiaino di zucchero di canna
1 baccello di cardamomo macinato (solo i semi)
2 cubetti di ghiaccio
cannella e sesamo
Niente di più facile: frullare tutto al minipimmer e cin cin: buona colazione/merenda!
giovedì 11 luglio 2013
Ultimo post di luglio e poi.. dopodomani mi sposo!
Ebbene sì: siamo giunti all'ultimo post per questo mese!
Finalmente passeremo un po' di tempo in Trentino dopo le nostre allegre nozze, un po' pazze e un po' con un occhio di riguardo per l'ambiente e gli inutili sprechi (ma forse vi racconterò poi: stay tuned!).
Dato che abbiamo organizzato tutto noi, mi tocca anche cucinare! Quindi sono già all'opera... ma non potevo lasciare il mondo dei foodies senza un salutino fresco e colorato, quindi ho strappato una foto al mio pranzo di ieri - che tanto va mangiato freddo, per una volta non mi è costato nulla allestire l'ambaradàn fotografico :)).
Non mi piace perdermi troppo in chiacchiere, soprattutto quando si parla di me e delle cose importanti della mia vita (vedi un matrimonio, dopodomani... a caso!). Forse anche perché sono un po' timida e mi piace stare nella mia conchiglia, nel mio brodo, nel mio guscio.. in un bicchier d'acqua! Comunque non posso nascondere di essere un po' ansiosa e di temere gli sguardi di tutti... quando mai sono stata così al centro dell'attenzione?!? Ma ce la farò... ce la faremo :)
Ci vediamo fra un paio di settimane con qualche chiacchiera in più, I promise!
Hummus di fave con peperoni caramellati
per l'hummus:
250 g di fave fresche bio (le mie erano surgelate)
il succo di mezzo limone
1/2 spicchietto d'aglio
1 cucchiaio di tahin
sale
3-4 cucchiai di olio di sesamo
per i peperoni:
5 peperoncini dolci
1/2 cipollotto rosso
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaio di olio
2 cucchiai di umeboshi (o aceto di mele)
sale
la punta di un coltello di pasta wasabi
un pezzo di zenzero fresco
per accompagnare:
6-7 capperi sotto sale
1 cucchaiio di olio extravergine
1 rametto di timo
qualche goccia di limone
Iniziare con lo sbollentare le fave in acqua salata. Nel mio caso erano surgelate, quindi sono bastati 7 minuti di cottura, poi scolate e lasciate raffreddare, conservando un poco dell'acqua di cottura.
Mentre raffreddano, tagliare i peperoni a quadratini e il cipollotto a rondelle. Scaldare l'olio in una padella antiaderente e rosolare la verdura per un paio di minuti, sfumare con l'umeboshi o l'aceto, salare, aggiungere il wasabi e cuocere coperto per 5 minuti, controllando che non asciughi. Aggiungere dell'acqua calda se serve. A metà cottura inserire lo zucchero con un po' d'acqua e ultimare la cottura. Spegnere il fuoco cercando di mantenere i peperoni un po' croccanti, grattugiare lo zenzero e aggiungerlo. Lasciar intiepidire.
In un mixer inserire le fave e tutti gli ingredienti per l'hummus, frullare fino ad ottenere una crema omogenea ma soda, che stia "in piedi" da sola. Se fosse troppo asciutto, aggiungere qualche cucchiaio di acqua di cottura.
Preparare il piatto: fare dell'hummus la base morbida e dei peperoni la copertura croccante, aiutandosi con un coppapasta se fosse possibile. Per accompagnare il tutto, tritare con la mezzaluna i capperi e il timo, per poi aggiungerli ad un'emulsione di olio e limone. Aggiungerà una nota sapida a queste due note dolci.
Finalmente passeremo un po' di tempo in Trentino dopo le nostre allegre nozze, un po' pazze e un po' con un occhio di riguardo per l'ambiente e gli inutili sprechi (ma forse vi racconterò poi: stay tuned!).
Dato che abbiamo organizzato tutto noi, mi tocca anche cucinare! Quindi sono già all'opera... ma non potevo lasciare il mondo dei foodies senza un salutino fresco e colorato, quindi ho strappato una foto al mio pranzo di ieri - che tanto va mangiato freddo, per una volta non mi è costato nulla allestire l'ambaradàn fotografico :)).
Non mi piace perdermi troppo in chiacchiere, soprattutto quando si parla di me e delle cose importanti della mia vita (vedi un matrimonio, dopodomani... a caso!). Forse anche perché sono un po' timida e mi piace stare nella mia conchiglia, nel mio brodo, nel mio guscio.. in un bicchier d'acqua! Comunque non posso nascondere di essere un po' ansiosa e di temere gli sguardi di tutti... quando mai sono stata così al centro dell'attenzione?!? Ma ce la farò... ce la faremo :)
Ci vediamo fra un paio di settimane con qualche chiacchiera in più, I promise!
Hummus di fave con peperoni caramellati
per l'hummus:
250 g di fave fresche bio (le mie erano surgelate)
il succo di mezzo limone
1/2 spicchietto d'aglio
1 cucchiaio di tahin
sale
3-4 cucchiai di olio di sesamo
per i peperoni:
5 peperoncini dolci
1/2 cipollotto rosso
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaio di olio
2 cucchiai di umeboshi (o aceto di mele)
sale
la punta di un coltello di pasta wasabi
un pezzo di zenzero fresco
per accompagnare:
6-7 capperi sotto sale
1 cucchaiio di olio extravergine
1 rametto di timo
qualche goccia di limone
Iniziare con lo sbollentare le fave in acqua salata. Nel mio caso erano surgelate, quindi sono bastati 7 minuti di cottura, poi scolate e lasciate raffreddare, conservando un poco dell'acqua di cottura.
Mentre raffreddano, tagliare i peperoni a quadratini e il cipollotto a rondelle. Scaldare l'olio in una padella antiaderente e rosolare la verdura per un paio di minuti, sfumare con l'umeboshi o l'aceto, salare, aggiungere il wasabi e cuocere coperto per 5 minuti, controllando che non asciughi. Aggiungere dell'acqua calda se serve. A metà cottura inserire lo zucchero con un po' d'acqua e ultimare la cottura. Spegnere il fuoco cercando di mantenere i peperoni un po' croccanti, grattugiare lo zenzero e aggiungerlo. Lasciar intiepidire.
In un mixer inserire le fave e tutti gli ingredienti per l'hummus, frullare fino ad ottenere una crema omogenea ma soda, che stia "in piedi" da sola. Se fosse troppo asciutto, aggiungere qualche cucchiaio di acqua di cottura.
Preparare il piatto: fare dell'hummus la base morbida e dei peperoni la copertura croccante, aiutandosi con un coppapasta se fosse possibile. Per accompagnare il tutto, tritare con la mezzaluna i capperi e il timo, per poi aggiungerli ad un'emulsione di olio e limone. Aggiungerà una nota sapida a queste due note dolci.
Vi abbraccio,
a presto!
patapata.
giovedì 20 giugno 2013
Angoli di "pantaragna" al cardamomo (glutenfree)
Dolcezze su dolcezze... di nuovo, ho la casa piena di dolci, che costituiscono le mie cene da qualche giorno a questa parte!
Con 33 gradi fino alle 9 di sera, meglio una macedonia, un gelato alla frutta (e pure al cioccolato, golosaccia me!!!), una fetta di torta fredda etc.
.... Oddio, non è che mi manchi l'inventiva per cucinare qualcosa di salato che non implichi lunghe cotture, magari anche crudo... Diciamolo: è tutto un pretesto per assecondare la mia brama insaziabile di dolce, che immancabilmente si affaccia dal momento in cui la colonnina di mercurio supera i 26 °C.
Non contenta, ieri sono andata pure a raccogliere lamponi e fragoline di bosco, quindi preparatevi a una carrellata di dolci per questa improvvisamente torrida estate - ma belli freschi, don't worry.
Iniziamo con questo, che ho lì in coda da un po', preparato per Il circolo del cibo, in osservanza del fantastico principio del matrimonio di mondi (in questo caso, valtellina + sri lanka: matrimonio da urlo!)
Angoli di "pantaragna" al cardamomo (glutenfree)
Per il pandispagna glutenfree (stampo da 24 cm):
100 g di farina per polenta taragna della valtellina25 g di farina di riso
25 g di amido di mais
150 g di zucchero
5 uova
qualche goccia di estratto naturale di vaniglia
Per lo sciroppo al cardamomo:
100 g di zucchero dulcita Altromercato100 ml di acqua
10-12 baccelli di cardamomo Altromercato
1 cucchiaio di acqua di fiori d'arancio (facoltativa)
Per la farcia:
400 g di ricotta vaccina125 g di yogurt intero
60 g di zucchero semolato
Preparazione del pandispagna: in un'ampia terrina rompere le uova a temperatura ambiente, aggiungere lo zucchero e la vaniglia e iniziare a montare il tutto con le fruste, aumentando la velocità. Montare per circa 20 minuti.
Con un macinino, triturare la farina per polenta taragna il più finemente possibile, con l'aggiunta di farina di riso e fecola. Frullare alla massima velocità a intervalli, per non surriscaldare le lame.
Munirsi di un setaccio e aggiungere piano la farina setacciata alle uova montate, con movimenti lenti dal basso verso l'alto.
Quando la farina sarà tutta ben incorporata, ungere e infarinare (con farina di riso) uno stampo da 24 cm. Versare tutto il composto e cuocere in forno tiepido a 160 gradi per circa 40 minuti (vale la prova stecchino).
Sfornare e lasciar freddare prima di rimuovere dallo stampo.
Preparare lo sciroppo al cardamomo: in un pentolino scaldare acqua e zucchero con il cardamomo in infusione (lasciare metà dei baccelli interi, degli altri usate solo i semini interni), con un cucchiaio di acqua di fiori d'arancio. Lasciar sobbollire per qualche minuto, fino ad ottenere la densità dello sciroppo. Fare raffreddare con il cardamomo in infusione.
Per la farcia, basta setacciare la ricotta con lo yogurt e lo zucchero. Inserirla in un sac à poche (si può anche stendere con una spatola).
Composizione del dolce: tagliare il pandispagna a metà nel senso della lunghezza, per formare due dischi. Asportare la calotta aiutandosi con un disco di cartone fatto scivolare nel mezzo. In alternativa, dato che questo pandispagna è molto più fragile di quello tradizionale, si possono prima coppare le forme a triangolo, tagliarle e farcirle dopo, senza rischiare di rompere la calotta. Pennellare l'interno con lo sciroppo al cardamomo filtrato, poi farcire con la crema di ricotta e richiudere. Decorare a piacere con ricotta e sciroppo.
Questo cardamomo viene dallo Sri Lanka,i baccelli sono di media dimensione e molto profumati.
In India e Sri Lanka si usa spesso per aromatizzare il riso o nelle salse di accompagnamento, come il biriani, i curries e garam masala. Si ritrova anche nei dolci, quasi sempre abbinato a mandorle e zafferano.
In Oriente viene macinato e si usa insieme al caffè, anche se spesso la percentuale di cardamomo supera quella della polvere di caffè, risultando così una bevanda molto forte, per noi quasi imbevibile! Ha comunque ottime qualità digestive. Ho imparato a usarlo anche io con il caffè, soprattutto quello d'orzo: invece di macinarlo e metterlo nel filtro, sguscio un paio di baccelli e metto i semi nell'acqua: il risultato è ottimo! Provare per credere!
mercoledì 15 maggio 2013
Risottino allo zafferano marocchino con rucola e zucchine
Come dice mia mamma: se il risotto è fatto come dio comanda, non servono burro né formaggi.
Sembra una frase da niente, ma credo sia stato proprio questo concetto, anni fa, a proiettarmi verso questo mondo fatto di semplicità e natura. Come la cucina della mamma. Intendiamoci: non che lei sia una guru della cucina naturale e vegana.. però quello che cucina è così, come lo vedi. Senza trucchi e barbatrucchi.
Essendo abituata a gusti netti e "puliti" fin da piccola, è stato abbastanza naturale il passo verso lo stile di vita che conduco ora, in modo consapevole: niente condimenti extra, niente elementi superflui. Necessary is the way!
Piattino semplice semplice, per i palati mai stanchi del piatto caldo confortante, nemmeno con 30° all'ombra.
Vegan, perché mantecato con olio, e senza glutine ovviamente!
Risottino allo zafferano marocchino
con rucola e zucchine
per 2 persone:
150 g di riso carnaroli
1 zucchina piccola
1/2 cipolla
1 bella manciata di rucola
1 litro di brodo vegetale
1/2 bicchiere di vino biancosecco e profumato
1 cucchiaino di pistilli di zafferano marocchino
sale, pepe
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva (io mosto)
Innanzitutto, preparare il brodo vegetale (sedano-carota-cipolla-sale) e tenerlo in caldo. Prelevarne mezzo mestolo e lasciare lo zafferano in infusione. Tostare il riso in una pentola dal fondo spesso, senza condimenti. Spegnere il fuoco. Affettare la zucchina e la cipolla e aggiungere quest'ultima al riso insieme a un cucchiaio di brodo caldo, accendere il fornello e iniziare la cottura. Appena asciuga, sfumare con il vino bianco. Aggiungere un mestolo di brodo alla volta, aspettando pazientemente che venga assorbito il liquido. A metà cottura aggiungere la zucchina e lo zafferano filtrato. Dopo un paio di minuti, aggiungere anche la rucola e continuare a cuocere aggiungendo brodo all'occorrenza. Il segreto per la cremosità è proprio quello di mantenere costante la dose di liquido nel risotto, pazientemente. A fine cottura, spegnere il fuoco, aggiungere l'olio e il pepe, eventualmente aggiustare di sale, e impiattare.
Sembra una frase da niente, ma credo sia stato proprio questo concetto, anni fa, a proiettarmi verso questo mondo fatto di semplicità e natura. Come la cucina della mamma. Intendiamoci: non che lei sia una guru della cucina naturale e vegana.. però quello che cucina è così, come lo vedi. Senza trucchi e barbatrucchi.
Essendo abituata a gusti netti e "puliti" fin da piccola, è stato abbastanza naturale il passo verso lo stile di vita che conduco ora, in modo consapevole: niente condimenti extra, niente elementi superflui. Necessary is the way!
Piattino semplice semplice, per i palati mai stanchi del piatto caldo confortante, nemmeno con 30° all'ombra.
Vegan, perché mantecato con olio, e senza glutine ovviamente!
Risottino allo zafferano marocchino
con rucola e zucchine
per 2 persone:
150 g di riso carnaroli
1 zucchina piccola
1/2 cipolla
1 bella manciata di rucola
1 litro di brodo vegetale
1/2 bicchiere di vino biancosecco e profumato
1 cucchiaino di pistilli di zafferano marocchino
sale, pepe
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva (io mosto)
Innanzitutto, preparare il brodo vegetale (sedano-carota-cipolla-sale) e tenerlo in caldo. Prelevarne mezzo mestolo e lasciare lo zafferano in infusione. Tostare il riso in una pentola dal fondo spesso, senza condimenti. Spegnere il fuoco. Affettare la zucchina e la cipolla e aggiungere quest'ultima al riso insieme a un cucchiaio di brodo caldo, accendere il fornello e iniziare la cottura. Appena asciuga, sfumare con il vino bianco. Aggiungere un mestolo di brodo alla volta, aspettando pazientemente che venga assorbito il liquido. A metà cottura aggiungere la zucchina e lo zafferano filtrato. Dopo un paio di minuti, aggiungere anche la rucola e continuare a cuocere aggiungendo brodo all'occorrenza. Il segreto per la cremosità è proprio quello di mantenere costante la dose di liquido nel risotto, pazientemente. A fine cottura, spegnere il fuoco, aggiungere l'olio e il pepe, eventualmente aggiustare di sale, e impiattare.
lunedì 15 aprile 2013
Risotto ai carciofi con salsa di anacardi (senza latticini)
Con questo risottino, senza glutine e senza latticini, ho detto addio all'inverno! Da oggi si comincia con le minestre di verdurine primaverili, finalmente :)
L'ho preparato in una di quelle serate uggiose e tremendamente gelide, a dispetto del calendario (aprile??!), dato che uno dei nostri migliori amici non mangia formaggio, burro e in generale derivati del latte.. non per intolleranze, bensì per fisime autocertificate credo..
Comunque sia, avevo in mente di prepararlo con la crema di anacardi che avevo in "dotazione", che con l'amarognolo dei carciofi a mio avviso stava più che divinamente; ma poi purtroppo ho notato che negli ingredienti compariva il buon vecchio Grana Padano d.o.p.... mannaggia!! Ma dato che in dotazione avevo anche gli anacardi nudi e crudi, ho deciso di farla da me, escludendo il grana.
Quindi posso partecipare al contest Diversamente buoni del blog Cucinatollerante
Risotto ai carciofi con salsa di anacardi
senza latticini, glutenfree
per 4 persone:
320 g di riso carnaroli
3 carciofi con le spine
olio evo
1/2 bicchiere di vino bianco di ottima qualità
1/2 cipolla
2 spicchi d'aglio
1 foglia d'alloro
sale, pepe
Per la salsa di anacardi:
80 g di anacardi al naturale
3 cucchiai di olio di semi di girasole
50 ml latte di soia
1 cucchiaino di tahin
sale

Mettere a bollire una pentola con circa 1,5 l d'acqua. Nel frattempo pulire bene i carciofi. Quelli con le spine sono difficili da trattare, ma a me piacciono molto di più, perciò mi armo di pazienza! Separare il gambo e tagliare i carciofi a metà. Metterli a bollire nell'acqua, con il sale, l'aglio e una fogliolina d'alloro. Scolare quando sono ancora al dente e conservare il brodo in caldo, eliminando alloro e aglio.
Preparare i carciofi che saranno aggiunti al riso a fine cottura: io ho usato i cuori e i gambi tagliati a pezzettini, daranno cremosità. Le foglie mi piace mangiarle saltate in padella, perciò le ho tenute da parte per un'altra preparazione.
Tostare il riso in una padella con l'olio e la cipolla, sfumare con il vino bianco e portare il riso a cottura, aggiungendo un mestolo di brodo di carciofi alla volta.
Nel frattempo preparare la salsa di anacardi, frullando tutti gli ingredienti al mixer, aggiungendo l'olio a filo. Io non l'ho usata tutta, ma dipende da quanto vi piace condito il risotto.
Dopo 10 minuti di cottura del risotto, aggiungere i carciofi a pezzettini e continuare la cottura, fino a ultimarla.
A fuoco spento, mantecare con un mestolino di brodo, la salsa di anacardi e il pepe.
Servire accompagnando con aualche fettina di carciofo croccante saltata in padella con aglio.
L'ho preparato in una di quelle serate uggiose e tremendamente gelide, a dispetto del calendario (aprile??!), dato che uno dei nostri migliori amici non mangia formaggio, burro e in generale derivati del latte.. non per intolleranze, bensì per fisime autocertificate credo..
Comunque sia, avevo in mente di prepararlo con la crema di anacardi che avevo in "dotazione", che con l'amarognolo dei carciofi a mio avviso stava più che divinamente; ma poi purtroppo ho notato che negli ingredienti compariva il buon vecchio Grana Padano d.o.p.... mannaggia!! Ma dato che in dotazione avevo anche gli anacardi nudi e crudi, ho deciso di farla da me, escludendo il grana.
Quindi posso partecipare al contest Diversamente buoni del blog Cucinatollerante
Risotto ai carciofi con salsa di anacardi
senza latticini, glutenfree
per 4 persone:
320 g di riso carnaroli
3 carciofi con le spine
olio evo
1/2 bicchiere di vino bianco di ottima qualità
1/2 cipolla
2 spicchi d'aglio
1 foglia d'alloro
sale, pepe
Per la salsa di anacardi:
80 g di anacardi al naturale
3 cucchiai di olio di semi di girasole
50 ml latte di soia
1 cucchiaino di tahin
sale

Mettere a bollire una pentola con circa 1,5 l d'acqua. Nel frattempo pulire bene i carciofi. Quelli con le spine sono difficili da trattare, ma a me piacciono molto di più, perciò mi armo di pazienza! Separare il gambo e tagliare i carciofi a metà. Metterli a bollire nell'acqua, con il sale, l'aglio e una fogliolina d'alloro. Scolare quando sono ancora al dente e conservare il brodo in caldo, eliminando alloro e aglio.
Preparare i carciofi che saranno aggiunti al riso a fine cottura: io ho usato i cuori e i gambi tagliati a pezzettini, daranno cremosità. Le foglie mi piace mangiarle saltate in padella, perciò le ho tenute da parte per un'altra preparazione.
Tostare il riso in una padella con l'olio e la cipolla, sfumare con il vino bianco e portare il riso a cottura, aggiungendo un mestolo di brodo di carciofi alla volta.Nel frattempo preparare la salsa di anacardi, frullando tutti gli ingredienti al mixer, aggiungendo l'olio a filo. Io non l'ho usata tutta, ma dipende da quanto vi piace condito il risotto.
Dopo 10 minuti di cottura del risotto, aggiungere i carciofi a pezzettini e continuare la cottura, fino a ultimarla.
A fuoco spento, mantecare con un mestolino di brodo, la salsa di anacardi e il pepe.
Servire accompagnando con aualche fettina di carciofo croccante saltata in padella con aglio.
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