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lunedì 19 agosto 2013

Torta vegan di cacao, pesche e moscato d'Asti

Mi sono lamentata tutta estate per la scarsa produzione "spontanea" di frutta. In genere non compro quasi nulla, mi basta gironzolare per i boschetti e i prati di Caprino BG, dove abbiamo anche il nostro orto, per trovare i piccoli frutti -e vai di marmellate!- mentre i miei zii florovivaisti ci regalano quantità industriali di prugne, pesche, mele, pere etc.
Quest'anno quasi nisba, causa: tempo impietoso.

Tuttavia, sono scesa in cantina e mi sono fermata a contare i vasetti di marmellata prodotti e.. mi sono dovuta rimangiare fulmini e saette scagliati contro Madre Natura (cui chiedo venia..). Fortunatamente ho sfruttato subito le more di gelso, di cui eravamo letteralmente sommersi questa primavera, e ultimamente anche le bacche di sambuco (altra invasione barbarica quast'anno). Insomma, è pur vero che non ho mangiato quasi nulla di albicocche, pesche e prugne, però da brava formichina ho fatto una bella scorta di vasetti per l'inverno, anche insoliti, dato che ho sempre e solo cucinato marmellate difrutti di bosco, pesche e albicocche.. tant'è che non sapevo più cosa metterci dentro per diversificare un po' i sapori!

Morale: devo imparare ad accontentarmi e diminuire le dosi di cinismo clinicamente testato che mi sparo ogni mattina a colazione. Oh!


Le pesche di questo dolce sono state acquistate e, diciamo la verità, non hanno un gran sapore.. ma il cinismo non prevarrà questa volta: sono andate benissimo per noi, che le abbiamo gustate un po' al naturale con il moscato, mentre un'altra parte le ho destinate a un dolce che sa un po' di fine estate



Torta vegan di cacao, pesche e moscato d'Asti

Per una tortina piccola (22cm diam.)


150 g di farina autolievitante Molino Chiavazza
2 cucchiai di cacao
50 g di zucchero (se non vi piace sentire come nota dominante l'amaro del cacao, aumentate fino a 80g)
200 ml di moscato d'Asti
3 cucchiai di olio d'oliva leggero
1/2 bicchiere di latte di soia
1 cucchiaio scarso di aceto di mele
1/2 cucchiaino di cannella
3 pesche gialle abbastanza sode




Pelare le pesche e tagliarle a fettine, tranne una, da tagliare grossolanamente per poi frullarla con il latte di soia, l'olio e il moscato.
In una terrina ampia setacciare la farina col cacao e la cannella, fare un buco al centro e versare i liquidi frullati, che risulteranno leggermente montati. Mescolare cercando di mantenere l'ariosità e aggiungere l'aceto, che darà una mano alla lievitazione.
Versare il composto nella tortiera oleata e infarinata, poi disporre le fettine di pesche.
Cuocere a 180 gradi, 15 minuti coperto con una stagnola e poi scoperto per altri 15 minuti circa. La consistenza è molto simile a quella della torta di latte.

Volendo, nell'impasto ci stanno molto bene anche le uvette.
Per lucidare la superficie avevo progettato di pennellarlo ancora caldo con della confettura di pesche o albicocche allungata con poca acqua calda, ma non ne ho avuto il tempo.. lo consiglio comunque, invece del da me odiatissimo zucchero a velo!










lunedì 29 luglio 2013

Reduce dal matrimonio e un assaggio di...

Eccomi, tornata da un'esperienza bellissima e surreale allo stesso tempo.


La sottoscritta, la piccola Ciba -traduzione bislacca di "Silvia", da piccola non pronunciavo bene alcune consonanti e ancora mi tengo il nomignolo che mi appiopparono decenni fa!- quella che guai a sentir parlare di sposarsi da grande, quella che voleva solo fare la zia e il falegname; la ex-Ciba è diventata grande: ha detto Sì davanti a tutti, ha sposato il suo magico Merlino, per poi volare in un paradiso verde, che profuma di mele e fiori di sambuco.. una settimana in Val Venosta, come in una bolla di sapone, hakuna matata!

..ma è vero, il matrimonio non è solo il giorno di festa -che ora vado a raccontare ;) - ma si concretizza tutti i giorni, ogni cosa della nostra vita va inserita in questa nuova e splendida realtà, in cui siamo in due a giocare, a pattinare.. Vi ricordate nel film di Fabio Volo "Casomai", quelle bellissime scene dei pattinatori sul ghiaccio? Ecco, l'immagine perfetta.
Merlino continuerà ad incoraggiare la mia passione sfrenata per la cucina naturale, continuerà ad assecondare la mia scelta vegetariana (magari con qualche riserva, ma sempre dichiarata!), mi seguirà ai concerti e mi consolerà durante le mie paturnie. Io sono un po' meno premurosa con lui, so dimostrare il mio amore e la mia stima sostanzialmente in un modo: cucinando per lui :) Ma ho già promesso di seguirlo di più nelle partite di calcio.. cercherò di mantenere il voto :(






Ma passiamo al racconto dei dettagli, che avevo promesso ad alcune blogger curiosone, ma tannnnto care!! (grazie per gli auguri!!)

Rito civile

Ci siamo sposati in comune, non siamo cattolici praticanti e la cosa ha turbato non poco alcuni parenti di Merlino, con nostro grande dispiacere.. per fortuna la cosa è stata superata, digerita e metabolizzata!

Abiti

La mamma di Merlino voleva a tutti i costi regalarci gli abiti.. ora, io ho sempre pensato di andare a comprarmi il vestito in un negozio normale, scegliermene uno che mi piace, magari concedersi di spendere qualcosa di più del solito (in genere il mio budget è di tipo 20-30 euro al massimo!) così da poterlo usare in altre occasioni. Ma visto il dissenso generale che aleggiava in famiglia, abbiamo optato per una soluzione che accontentasse tutti: abiti si misura sì, ma vegan-style e nel rispetto della natura! Sono in lino e canapa, colorati, leggerissimi, resistenti. Se vi interessa, voi che ronzate intorno a Milano, l'atelier si chiama Canvas fibre naturali , e se eravamo un po' belli, è tutto merito loro ;)



Piccola aggiunta a questo capitolo: io non ho gioielli (solo una montagna di bigiotteria!), però mi serviva qualcosa per completare il look un po' francescano.. Perciò, cercando dei gioielli in rame (il mio materiale preferito) ho scovato nel web questa artigiana in gambissima, che lavora il rame e altri metalli come fossero poesie: lei si chiama Alessia, abita nel mio paese e ha un bellissimo blog che si chiama Beads and Tricks. Dopo avermi conosciuta ha realizzato un bracciale apposta per me, pensado proprio a me! Non mi sono mai sentita così "importante" (Merlino a parte, ovviamente)!


 

Festa

Abbiamo semplicemente affittato due sale comunali in un paese vicino, che si trovano in un bellissimo parco, così abbiamo sfruttato al massimo anche il verde! Abbiamo allestito le sale usando tavoli e sedie rimediate grazie a parenti e amici, ho usato stoviglie interamente ecologiche in cellulosa, legno e materbì, compresi i bicchieri e i tovaglioli.
Abbaimo scelto il VINO come tema della festa nuziale, quindi come segnaposti abbiamo usato scarti di cartoni e tappi di sughero con i quali abbiamo realizzato dei portachiavi, che sostituivano quella orribile cosa chiamata bomboniera, di cui perfino il nome mi mette i brividi! Per centrotavola ci siamo fatti prestare dai nonni delle vecchie fiaschette di vino, ognuna con il nome di un vino in particolare che corrispondeva al tavolo.

Rinfresco

Ci siamo completamente autogestiti, grazie all'aiuto di parenti e amici cui saremo sempre grati!
Aperitivo a base di frutta esotica, semi di zucca e arachidi.
Siamo fortunati: conosciamo un sacco di amici che cucinano egregiamente e che vengono da paesi dove le spezie non si risparmiano! Hadda, Batul e Khadra (Marocco) hanno preparato per noi cous cous freddo con mandorle, uvetta e cannella, dolci al cocco, acqua di fiori d'arancio, miele e frutta secca.  Hussein (Egitto) ha una pizzeria, quindi ci ha preparato schiacciate in quantità industriali, verdure grigliate, verdure ripiene di riso e spezie, involtini di foglia di vite con riso e spezie (questi sono stati DIVORATI da tutti!). Hibrahim (Egitto) ha cucinato con amore altri dolcetti al miele, anch'essi presi d'assalto (sono riuscita ad assaggiarne mezzo!). La mia famiglia ha usato le 90 uova gentilmente offerte dal cognato di Merlino, che lavora per un noto marchio italiano, per farci frittate di tutti i tipi. Il nostro modesto contributo sono state delle insalate di fagioli, mais e peperoni, oltre a un paio di dolci glutenfree per i celiaci.
La nonna e la mamma di Merlino si sono immolate, preparando le uniche pietanze di carne (l'uomo onnivoro era e onnivoro resta, ahimè!).

 

Torte

Ho detto bene, al plurale: abbiamo indetto una GARA DI TORTE! In questo modo quasi tutti si sono impegnati e, spero, divertiti a realizzare le torte più strane e bizzarre per vincere il premio e quindi abbiamo potuto evitare la classica torta nuziale! Come premio per la torta vincitrice, abbiamo confezionato un cesto di prodotti Altromercato, soprattutto con vino LiberaTerra, ma anche prodotti curiosi e di altissima qualità. In effetti però una torta nuziale c'era: una vera Wedding Cake, bianca immacolata fuori e nera come il cacao più nero dentro, rose candide quasi vere... splendido regalo della mia fantastica amica Gi, cake designer professionista, in arte The Aristo Baker .



E poi balli e schiamazzi in libertà per tutto il pomeriggio e tutta la sera, volati in un lampo... e poi i lampi si sono moltiplicati e il diluvio più totale si è scatenato tutto in una volta! Ma la giornata è stata un sole, un cielo azzurro, una risata fragorosa.. ci siamo divertiti come dei matti da legare!!






La Val Venosta va nel prossimo post, mi sono dilungata un po' troppo e non vi ho manco lasciato una ricetta....
ma quando mai posso scrivere un post senza ricetta!? Non s'ha da fare! E poi non vi pare manchi una voce a tutta questa descrizione per filo e per segno???

Lista nozze

Non abbiamo fatto una lista nozze, ma una "lista cozze" :) chi se la sentiva poteva farci un regalo, oppure  lasciarci qualcosa per il prossimo viaggio.. perché la Val Venosta è solo un assaggio di luna di miele! Stiamo progettando di andare in estremo oriente, forse in India... perciò vi lascio una piccola anticipazione in bocca:





Lassi indiano all'albicocca (vegan)

2 albicocche mature piccole (o una grande)
125 g di yogurt di soia al naturale
1 cucchiaino di zucchero di canna
1 baccello di cardamomo macinato (solo i semi)
2 cubetti di ghiaccio
cannella e sesamo


Niente di più facile: frullare tutto al minipimmer e cin cin: buona colazione/merenda!




venerdì 5 luglio 2013

La "Focatcha"!

Ma che stramberia l'è mai questa??
..mia mamma direbbe così, a vedere queste foto, e come biasimarla: una focaccia verde!!
Alt, prima di tutto, è una focaccia dolce. Con i lamponi, piccoli magici frutti che amo forse più di tutti gli altri, ho sempre avuto il birlo di provarla, invece dell'uva. E poi, con il té matcha, che la tinge naturalmente di questo splendido verde pistacchio e le conferisce un aroma inconfondibile, è stata una scelta per me ovvia, perché con i frutti rossi mi piace da morire.





Fortunatamente io e papà abbiamo raccolto tanti di quei lamponi da bastarci fino all'anno prossimo, fra conserve e dolci e salati che abbiamo preparato - graffi e punture compresi, ovvio.

In verità, mentre meditavo sul da farsi con la mia Gina - magari evitate di immaginarmi nel dialogo con il mio lievito madre/figlia, così potete continuare a leggere serenamente :) - ho scoperto che qualcuno ne ha già fatto qualcosa di simile, però io ho fatto più che altro di testa mia, come sempre!

Il risultato mi piace molto: non è dolce (ma potete tranquillamente aumentare lo zucchero), mi garba perfino il croccantino della copertura con il cioccolato bianco, Merlino ne pappa un pezzo tutte le mattine... quindi direi che è stata un successo :)


 
La Focatcha
alias: focaccia al té matcha con lamponi



150 g di pasta madre
150 g di farina manitoba
150 g di farina semintegrale macinata a pietra (tipo 2)
50 g di semola di grano duro
80 g di zucchero  + 3-4 cucchiai per i lamponi
4 cucchiai di olio Dante
1 cucchiaio e mezzo di té matcha
200 ml di acqua
1 cucchiaino di sale
circa 200 g di lamponi freschi

100 g di cioccolato bianco per la copertura










 
La mattina, sciogliere la pasta madre nell'acqua tiepida, poi aggiungere metà della farina, il té matcha (entrambi setaccaiti), lo zucchero e impastare con il cucchiaio. Con questa quantità di zucchero l'impasto non è molto dolce, perciò aumentate fino a 120-130g se volete qualcosa da addentare durante le crisi ipoglicemiche :) 
Aggiungere poi il resto della farina, l'olio in cui avrete sciolto il sale e imapstare bene.
Lasciare lievitare in una boule di vetro o ceramica fino al raddoppio coperta con pellicola. Visto che fa caldo, a me sono bastate 5 ore, altrimenti si può fare lì'impasto la sera e lasciare lievitare tutta la notte nel forno spento.




Preparare la pirofila, ungendola per bene con l'olio, poi stendere la pasta e creare dei solchi con il rovescio del cucchiaio. Mentre l'impasto lievita per un'altra ora, mescolare i lamponi con 3-4 cucchiai di zucchero e lasciarli macerare.
Trascorso il tempo, accendere il forno a 200°. Spalmare i lamponi a cucchiaiate (i miei erano talmente maturi che con lo zucchero hanno formato una sorta di marmellata crudista!), spingendoli in profondità nei solchi, con il loro sughetto.
Coprire la pirofila con dell'alluminio, infornare nella parte bassa insieme a una ciotola con dell'acqua calda.
Cuocere per 20-25 minuti, poi rimuovere la ciotola dell'acqua e spostare la focaccia nella parte alta, togliere l'alluminio e ultimare la cottura, per altri 20 minuti circa. Appena tolta dal forno, pennellare la superficie con del malto (o del miele) sciolto in poca acqua calda, per lucidare.

Lasciare raffreddare la focatcha, poi, se vi piace, fondete 100 g di cioccolato bianco e decorate a piacere. Nel mio caso, dato che la focatcha non era troppo dolce, è stato un tocco indovinato: è classico l'abbinamento con il té matcha, ma anche con l'acidità dei lamponi.





mercoledì 24 aprile 2013

Torta vegan di cacao, noci e liquore al cioccolato

Sul limitar d'uno strascico glacial,
ecco dal forno sbucar
con il suo aroma invernal
un tortino dolcemente familiar...


Dopo questa gioconda entrée -sono particolarmente ispirata dal sole mattutino- passo a fatti, foto e assaggi di questa fantastica torta senzapeccato (vegan) di Straight Edge Fam, vegan e cioccolatosissima (alias: mors sua et mea)! Pochi sgarri da parte della sottoscritta, per esigenze particolari, tipo che l'ho fatta piccina, perché a Merlino non piace il cacao (.....?!?!?"=!=£="($/"£(%(/£§*)  ... quindi è tutta MIA ; inoltre, non avendo il liquore alla liquirizia, l'ho sostituito con quel liquore al cioccolato "di Mozart" (tzé..) che avevo preso a Vienna - enonchiedetemiperché... però nei dolci è l'ideale!


torta vegan di cacao, noci e liquore al cioccolato


TORTA VEGAN
AL CACAO, NOCI 
E LIQUORE AL CIOCCOLATO
di Straight Edge Fam (dosi dimezzate)

150 g di farina autolievitante Molino Chiavazza
15 g di cacao amaro
25 g di olio di semi  io Olio d'oliva Dante conDisano
125 g di latte di soia
80 g di zucchero moscovado
2 gocce di essenza di vaniglia
2 cucchiai di liquore al cioccolato
una manciata generosa di noci dell'Amazzonia  tritate grossolanamente
un pizzico di sale

Setacciare prima le polveri in una terrina capiente. Aggiungere poi il latte, il liquore, la vaniglia, l'olio e infine le noci. Non ho usato il lievito, in quanto la farina che ho usato era già provvista di agenti lievitanti, è venuta sofficissima. Ungere e infarinare uno stampo (il mio da 18cm) e cuocere in forno già caldo a 180 gradi per circa 20 minuti.

Consiglio: a colazione con una tazza di tè rosso .. e via!
buona giornata :)








martedì 26 marzo 2013

Tarte au thé matcha et pommes au coulis de caramel mou salé (vegan)

SBOROOOONA :)

mi piace il francese, specie in cucina (parlo SOLO di idiomi, non di ricette, ça va sans dire!).
Chi mi conosce sa che la mia parlantina è una commistione di italiano, espressioni dialettali, francesismi e neologismi coloriti.. perché in fondo sono una persona pragmatica.

Trattasi di una frolla vegan al té matcha, con salsa mou all'avena e mela renetta: ci tengo a postarla sia come alternativa alla classica pastiera napoletana (magari potete fare una crostatona, al posto delle tartellette monoporzione), sia perché ho proprio imbroccato il giusto abbinamento di sapori!
Da quando ho acquistato quella magica polverina verde, non faccio altro che pensare ai possibili accostamenti di sapore.. cosa non facile, dato il forte sentore di té! è come una sfida con me stessa, la cosa mi intriga da matti :)))

praticamente si può dire che ho realizzato il mou salato apposta per usarlo con lei, perché volevo qualcosa di diverso dal solito cioccolato bianco col té matcha -che va benissimo, meraviglioso, fantastico ... ma è sempre la stessa solfa, senza contare che a me non piace il cioccolato bianco... e poi il mondo è vario!!

Stringendo, domenica mattina, col bel tempo che c'era fuori, nonna papera non aveva più scuse e si è lanciata nella sperimentazione...Altro che cioccolato bianco: mou e matcha tutta la vita!!!


tarte au thé matcha et pommes au coulis de caramel mou salé (vegan)


Tartellette al té matcha con mela renetta e salsa mou salata
(VEGAN)


Per il mou vegan al sale di cervia vedi qui

Per la frolla vegan (per circa 4 tartellette):
150 g di farina 0
50 g di farina di mandorle
20 g di olio di semi di girasole (se ne avete, meglio di mais, è più delicato)
1 cucchiaio di té terde matcha
1 cucchiaino di malto
1 cucchiaio di zucchero semolato
sale
1 cucchiaino di bicarbonato
acqua qb

1 mela renetta
1 cucchiaio di zucchero mascobado



Come vedete, la frolla non è molto dolce, dato che il connubio mela-mou risulterà già molto dolce in bocca.
Miscelare le polveri, tranne il té matcha, che farete sciogliere in mezzo bicchiere d'acqua tiepida,
Aggiungere l'olio e mescolare bene con le dita per inumidire tutto. A  questo punto, aggiungere l'acqua con il matcha e il malto sciolto. Se necessario, aggiungerne altra, quanto basta per riuscire a impastare.
Formare una palla e lasciare riposare mezzoretta in frigorifero.
Ner frattempo, sbucciare la mela, farla a fettine e metterla al microonde un minuto alla massima potenza, per ammorbidirla.
Accendere il forno a 180°
Stendere la frolla, foderare gli stampi, tagliare l'eccesso (io ho fatto dei biscottini con marmellata di lamponi) e spalmare la salsa mou sulla superficie, senza esagerare. Disporre le mele generosamente, spolverare con un velo di zucchero mascobado per caramellarle.
Cuocere per circa 15 minuti. Noterete la crosta che diventa leggermente dorata, mentre all'interno la frolla sarà verdissima. Consumata tiepida è... la fin du monde!!!!!



Ne ho fatta anche qualcuna al cacao con gli stessi ingredienti, sostituendo solo il matcha con il cacao amaro: très très gourmande.. et chic aussi!



Da me, questo dolce non ha visto sorgere il nuovo sole. Comunque, è consigliabile conservare in frigorifero ben coperta da pellicola e lasciare a temperatura ambiente almeno un'ora prima di consumarla.







Partecipo alla raccolta di Golosità vegane: Buona Pasqua Vegan





...e vi saluto: vado a Napoli da mia sorella, a misurarmi con la vera PASTIERA.... conosci il nemico per sconfiggerlo con la sua stessa moneta!!!



sabato 16 marzo 2013

Torta di mele, noci e salsa mou al sale di Cervia (vegan)

Colazione da domenica... anche se è sabato, ma noi prolunghiamo il piacere :)

Bene, è tutto inverno ho voglia di mangiare una bella tortazza di mele, di quelle che fanno mappazza, belle umide, che ad ogni morso non fanno "crock" ma "schacch".. e mi riduco a cucinarla in extremis, sul finire dell'inverno. Ovvio!

Qui è sempre la stessa storia: ogni volta che accendo il forno è la volta buona per provare quella ricetta che avevo letto da qualche parte; quando metto l'acqua in pentola per un semplice minestrone non resisto e finisco per tuffarci qualche cereale, qualche spezia che "secondo me ci sta troppo bene!"; parto seguendo una ricetta per filo e per segno e poi.... quel maledetto grillo in testa mi intima di stravolgerla, assecondando il mio presunto estro..
Ecco il motivo per cui in dispensa ho sempre 20 sacchettini e vasetti di cereali, legumi e farine a metà; soprattutto, ecco eprché non sono mai capace di cucinarmi una pasta al pomodoro o una... classica torta di mele.

E infatti questa non è la torta di mele della nonna, né la apple pie dell'altra nonna, quella col becco e 3 nipotini dai nomi avverbiali. Questa è vegan, compresa la salsa mou!

Le noci sono un surplus di vera classe, con le mele è uno degli abbinamenti dolci che preferisco.





Torta di mele, noci e salsa mou

(1 misurino = 1 vasetto di yogurt da 125g)

Per la salsa mou:
1 misurino di zucchero mascobado Altromercato
3 misurini di latte vegetale (io di avena)
1 pizzico di sale dolce di Cervia

Per la torta:
4 mele golden di media grandezza
80 g di olio di mais
2 cucchiai di semi di lino
latte di soia qb
4 misurini di farina (io di segale, di semola rimacinata e 00)
1 misurino di zucchero mascobado
1 cucchiaino di cannella macinata Altromercato
10 noci
un pizzico di sale
scorza di limone bio
1/2 bustina di cremor tartaro


Preparare la salsa mou, che nel mio caso è rimasta molto lenta, per fungere da accompagnamento a un dolce: scaldare una padella antiaderente con lo zucchero e versare piano il latte, aggiungere il sale e continuare a cuocere, finché non si addensa. Versare in vasetti di vetro sterilizzati.

Sbucciare 2 mele e frullare insieme a un po' di latte di soia, zucchero, semi di lino e olio. Deve risultare un composto spumoso e quasi liquido. Mentre i semi di lino formano la loro bella gelatina, sbucciare e tagliare le altre mele: una a fettine per la decorazione, l'altra a pezzettini. Irrorare con del succo di limone.
Scaldare il forno a 180°.
In una ciotola capiente setacciare le polveri e aggiungere piano il composto liquido. Io ho dovuto allungare con un po' di latte di soia, per rendere il composto più morbido. Aggiungere anche la scorza di limone grattuguata, le mele a pezzettini e le noci tritate grossolanamente, conservandone 3 o 4 per la copertura.
Oleare una tortiera, rivestire di carta forno e versare il composto. Decorare con la mela a fettine e le noci tritate.
Prima di infornare, spalmare giusto un cucchiaio di salsa mou sulla superficie, poi coprire con la carta di alluminio e infornare. Tenere coperto per almeno 20 minuti, poi togliere l'alluminio e terminare la cottura. Questa operazione serve per evitare che le mele in superficie brucino, essendo una cottura abbastanza lunga. In totale sono circa 50 minuti di cottura, ma dipende molto dal forno.

Appena tolta dal forno, spalmare altri 2 cucchiai di salsa mou, che verrà parzialmente assorbita dalla torta calda e la renderà lucida.

Servire con un cucchiaio di salsa mou scaldato appena al microonde. Goloserrima!




lunedì 3 dicembre 2012

Fondent vegan con cachi e cacao

Stanca e felice!
QUesto weekend io e Merlino abbiamo lavorato senza sosta per allestire un piccolo catering nello studio di un nostro amico artista. A giudicare dai complimenti, dobbiamo aver svolto un buon lavoro! Siamo tornati ieri sera stanchissimi, dopo 3 giorni di preparativi e "re-fill", come chiama lui l'attenzione verso i vassoi da riempire.. però siamo contentissimi :)
Inoltre, si avvicina il giorno che aspettiamo da mesi e mesi: giovedì.......... ARTIGIANO IN FIERA (Mi)! Stiamo contando i minuti, i secondi, i millesimi!!!!
Merlino ha sgomitato per arraffarsi un giorno di ferie, cosa al limite della possibilità umana, dato che seguono 3 giorni di festa (S. Ambrogio e Immacolata).. mi vengono in mente di quelle scene alla Fantozzi negli uffici!


Presto farò un compendio del nostro fantastico catering, ma ora vi lascio con una stupenda coccola pomeridiana, vegana e a cuor leggero (o quasi!). Ottima come cura per qualsiasi malanno di natura psicologic, se accompagnata da un rito di confessione o d'esploi, è tremendamente lenitiva, oh yes:






Leggere attentamente le istruzioni


FONDENT VEGAN CON CACHI E CACAO

Composizione chimica (per 3-4 tortini):

2 cachi molto maturi
2 cucchiai abbondanti di cacao amaro
3 cucchiai di olio di semi di girasole
1 vasetto di semi di lino lasciati 1 notte in ammollo in acqua
50 g di mandorle tostate
gocce di cioccolato o cioccolato fondente al 75%
125 g di farina 00
30 g di maizena
2 cucchiai di zucchero (se vi piace dolce, raddoppiate)
1 cucchiaino di lievito
1 ombra di cannella

Per lucidare: un cucchiaio di malto d’orzo e 1 cucchiaio di acqua calda







La sera prima riempire a metà un vasetto da yogurt con i semi di lino e coprire con acqua.
Il giorno dopo frullare i semi di lino con la polpa dei cachi. Sbattere con una frusta mentre si incorpora l’olio.
A parte, setacciare le polveri e inserire lo zucchero. Fare un buco al centro e inserire la parte liquida, mescolare bene e aggiungere all’ultimo le gocce di cioccolato.
Ungere e infarinare degli stampini, inserire il composto facendo attenzione a stare un dito al di sotto dell’orlo. Infornare a 180° per circa 25-30 minuti. Appena sfornati, spennellare la superficie con il malto sciolto nell’acqua calda.


Modalità d’uso:
Da consumarsi rigorosamente caldo, davanti a una tazza di buon tè e in dolce compagnia (anche le amiche vanno benissimo, qualora la dolce metà non ami il cioccolato……….).

Avvertenze:
Prima di divorare, attendere che il tortino scenda ad una temperatura più umana.

Controindicazioni:
Chiudetevi a chiave. I vicini fiuteranno l’odore e si inventeranno qualsiasi cosa per averne uno: un ladro gli ha rubato il frigorifero, i topi nella dispensa, il bimbo in preda a un calo di zuccheri etc.

Effetti collaterali:
Estasi cronica prolungata.
 








Partecipo al contest di Melizie in cucina  "Dolci da asporto" 



lunedì 19 novembre 2012

Biscotti SENZA: senza glutine, senza uova, senza latticini!

...eppure BUONISSIMI!! A me sono piaciuti da impazzire, li rifarò presto e cercherò di segnarmi le dosi corrette - scusate, ormai mi conoscete un pochino e sapete che vado sempre a spanne/cucchiai/vasetti/manciate!

Li ho cucinati per i miei compagni di avventure musicali, perché le nostre prove sono durissime, sputiamo sangue e sudiamo dalle ginocchia!!! ..così provvediamo sempre a portare qualche genere di conforto per allietare queste 2 ore di duro lavoro canoro :)

La nostra fantastica mezzosoprano non mangia glutine, perciò ho preparato questi dolcetti per tutti.

Credo che sia doveroso condividere tutto quando si è in compagnia, mi spiego: quelli di noi che appartengono alle categorie protette vegetariani-vegani-intolleranti-allergici, sanno bene cosa significa essere invitati a cena, magari da lontani parenti, amici di amici o addirittura suoceri e nonni acquisiti, ed essere serviti per primi con il proprio bel piatto (in genere straripante di roba), con la pietanza che fa per noi cucinata a parte -perché noi mangiamo solo due cose..- , mentre tutt'intorno i commensali si servono da vassoi colmi di "cose normali", si passano piatti da portata, discutono sulla cottura e sulla sapidità.
In tutto questo si suppone:
1. che tu FINISCA TUTTO QUELLO CHE HAI NEL PIATTO, che è stato cucinato con amore e fatica APPOSTA PER TE, che sei diverso dagli altri;
2. che tu debba di ringraziare l'ospite per la sua gentilezza e lodarne la maestria culinaria;
3. che tu, sotto gli occhi indiscreti degli altri commensali, fra i quali nel frattempo è calato un silenzio tombale, ti senta formulare le classiche domande sul tuo essere diverso, del tipo "ma non ti manca la carne? ma oltre alla verdura, cosa mangi? ma perché hai deciso così?"

..come se le cose che mangiamo noi facessero schifo, come se la nostra scelta fosse un autoflagellazione, un castigo auto-imposto per una colpa da espiare, maassì!


Mi piacerebbe raccontarvi di una cena cui sono stata invitata, alla quale erano presenti -post mortem ovviamente- la maggior parte delle specie animali, di mare, lago e terra....... ma mi limito ad accennarvela, altrimenti mi torna il magone!!

...e questo non è  imbarazzante secondo voi?? La cosa strana, è che i padroni di casa considerano queste accortezze nei confronti del "diversamente-edibile" un gesto di cortesia e premura, di grande sensibilità!
Voglio dire, hai tutta la vita per mangiare a tradimento quello che ti pare in casa tua, se una sera inviti qualcuno delle "categorie protette", ti costa davvero così tanto rinunciare al solito arrosto con le patate, o lasagne al ragù, o polenta e formaggio che sia?? Evidentemente sì, perché lo prevede l'etichetta. G U A I !!!!!! E pensare che esistono millemila buone cose, nel mio caso vegetariane, che potremmo mangiare insieme, commentare e apprezzare fra onnivori ed erbivori.. e ce ne sarebbe per mille cene! No, preferiamo fare così. E io sono ancor più lontano dal gregge, perché se invito a casa mia amici e parenti onnivori, non cucino carne (come potrei?!) e invece da gente come noi ci si aspetta sempre che offriamo l'alternativa carnivora per loro, dato che sono ospiti... NOI, LORO?!? Ma siamo tutti esseri umani o cosa!?

D'altro canto, come possiamo cambiare le cose? è questione di mentalità, non possiamo nemmeno biasimare queste persone che, a modo loro, si danno un gran da fare per farci contenti, anche noi diversamente edibili!



BISCOTTI "SENZA"

(con COCCO E CACAO)


Per circa 20 biscottini:
(le dosi sono, ahimè, approssimative)

100 g di farina di ceci bio
50 g di farina di riso bio
1 cucchiaio di maizena
40 g di zucchero di canna bio
1 cucchiaio di miele chiaro
50 g di olio di semi
1 bicchierino di acqua di fiori d'arancio
un pizzico di sale
1/2 cucchiaino di bicarbonato

cacao
cocco

Accendere il forno a 170 gradi.
Tostare la farina di ceci in padella, spegnere il fuoco prima che diventi scura.
setacciarla con le altre farine, aggiungere anche il sale, lo zucchero e il bicarbonato.
Scaldare leggermente il miele con 2 cucchiai d'acqua (o succo di mela, che non avevo purtroppo) e aggiungerlo al centro della fontana, con l'olio e l'acqua di fiori d'arancio.
Impastare con un cucchiaio di legno, il composto sarà appiccicoso, ma non eccessivamente, quindi aggiungere della farina se fosse necessario.

A questo punto, io ho diviso in due l'impasto per avere due gusti: a una parte aggiungere un cucchiaio di cacao amaro setacciato, all'altra un cucchiaio di cocco rapé.


Formare delle palline con le mani e schiacciarle leggermente una volta poste sulla placca rivestita di carta forno. Per i biscotti al cocco, passarli ancora nel cocco prima di appoggiarli sulla placca.

Cuocere in forno per circa 10-15 minuti, quando i biscotti iniziano a formare dei cretti, sono pronti.





Il risultato va oltre le mie aspettative: friabilissimi, per nulla "gommosi" e saporitissimi, la farina di ceci non si sente, anzi, conferisce al tutto una nota tostata e quasi nocciolata.


venerdì 24 agosto 2012

Panna cotta vegan con pesche e zafferano

..scaraventata di nuovo nel mondo del lavoro interinale, conservo un dolcissimo ricordo della Camargue!! Anche se per soli 4 giorni, ho davvero fatto il pieno di colori, odori, sapori, vento salmastro, sabbia tra le dita, sole sole e sole (anche troppo quest'anno, mi hanno detto)!
Enogastronomicamente parlando, siamo stati da dio!! E chi se lo immaginava che il piatto tipico fosse la paella, accompagnata da ottima sangria??! Ovviamente io ho ripiegato fantasticamente su altro, tipo fragranti caldi croissant alle mandorle, baguette, insalate al roquefort... e soprattutto sull'ottimo vino rosé locale.
Una piacevolissima sorpresa anche dal punto di vista gastronomico, che per me è imprescindibile in una vacanza come si deve :)

Dato che la Camargue abbonda di albicocche e pesche, vi propongo questo dessert al cucchiaio gustosissimo e vi lascio con un ricordo di questa magnifica regione



PANNA COTTA VEGAN ALLE PESCHE E ZAFFERANO



Per due porzioni:
200 ml di panna vegetale
1 pescanoce bio
1 cucchiaino da caffè di zafferano marocchino in pistilli
½ bicchiere di latte di soia
1 cucchiaio da minestra di zucchero (oppure di malto)
1 pezzo di scorza di limone bio
1 cucchiaino abbondante di agar agar

Scaldare il latte e lasciarvi in infusione lo zafferano per almeno 10 minuti, a fuoco spento. Nel frattempo tagliare la pescanoce grossolanamente, lasciando la buccia (è bio!). Filtrare il latte e aggiungerlo alla panna, rimettere sul fuoco con la scorza di limone e portare quasi a ebollizione. Inserire lo zucchero e l’agar agar, lasciar sobbollire per 4-5 minuti. Spegnere il fuoco, eliminare la scorza, inserire i pezzettini di pesca e frullare tutto. Rimettere sul fuoco per altri 2 minuti, controllando sempre che non faccia le bolle e mescolando spesso. Versare in stampi freddi, in silicone, ceramica o alluminio (in questo caso bagnarli con acqua fredda prima) e lasciar freddare a temperatura ambiente (anche se in questi giorni è un po’ sopra la media mi pare!). Riporre in frigo per almeno un paio d’ore. 












Camargue, 2012